Fra inni e toponomastica creativa, il sindaco di Alessandria porta l’Acqua pubblica in Borsa.

L'idea di Fabbio: quotare l'acqua in Borsa.

Ha scatenato un putiferio di critiche, il sindaco di Alessandria, Piercarlo Fabbio, PdL. Prima per la decisione dell’ufficio toponomastica del comune di intitolare una via a Bettino Craxi, e per la par condicio, un corso a Girogio Almirante, della quale lui se ne è lavato le mani:

  • Il sindaco Fabbio risponde alle critiche per le intitolazioni a Craxi e Almirante

    • il sindaco di Alessandria Piercarlo Fabbio si svincola dalle critiche che lo hanno interessato negli ultimi giorni in seguito all’intitolazione di una via a Bettino Craxi e di un largo a Giorgio Almirante
    • Il primo cittadino ribadisce di non essere competente della materia in questa fase dell’iter e che si esprimerà quando la proposta di intitolazione passerà nelle sue mani, a capo della Giunta. Fabbio non nasconde poi che il suo potere discrezionale sarà fortemente limitato dal fatto che la Commissione Toponomastica abbia deciso a larga maggioranza

Poi si è inventato cantautore ed ha scritto ed interpretato una sorta di inno (un po’ démodé) dedicato alla città, su musiche opera di un dipendente del comune. Tutto ciò ha suscitato una ridda di critiche, di ilarità, spesso legata alla sua prestazione canora poco intonata. Ma l’allegro sindaco ha preso un’altra stecca, ben più grave, passata sotto silenzio:

    • Fabbio: “per Alessandria un 2010 impegnativo, ma ricco di progetti”:
      In tema di Aziende Partecipate, il sindaco annuncia anche la prossima quotazione in Borsa del Gruppo Amag. “La legge ci impone di cedere almeno il 40% delle nostre partecipazioni aziendali, ma per Amag sarebbe da stolti, perché è una realtà efficiente e in forte attivo – prosegue Fabbio. Stiamo quindi studiando la possibilità di quotare in Borsa il 25% del Gruppo, che attualmente è valutato nel suo complesso circa 100 milioni di euro”

Amag è l’azienda multiservizi acqua e gas del comune. La Multiutility di casa. Cosa ne farà il sindaco di questo importante settore? Non venderà ai privati, no. Lo quoterà in Borsa. Azioni della Multiutility alessandrina verranno collocate in Borsa per la quota del 25%. Questo per ripianare il debito comunale che le altre aziende di servizi hanno accumulato. In barba al diritto del cittadino di avere a disposizione acqua potabile a tariffe accessibili. La collocazione in Borsa è di fatto un “giro di carte”: si svuota l’azienda del suo profitto, azzerandone gli investimenti, per dirottare il surplus all’interno del bilancio comunale. E’ il modello della multiutility semipubblica, che ha però ancora rilevanti aspetti da prendere in esame, dei quali i consigli comunali dovrebbero discutere e i cittadini dovrebbero preoccuparsene, più che essere distratti da inni e da titolazioni di vie. Poiché “i comuni sono azionisti (detengono la proprietà) e, allo stesso tempo, attraverso l’assegnazione del servizio ‘in house’ (che l’Europa giustamente ci contesta), affidano il servizio pubblico alla società di cui sono proprietari (quindi a se stessi), senza gara d’appalto. Inoltre controllano (o dovrebbero farlo) l’operato delle multiutilities (di cui sono proprietari)”.

  • Alcune linee di indirizzo necessarie affinché il servizio fondamentale non sia messo in pregiudizio:
    • istituire una Autorità indipendente di tutela dei consumatori
    • intervento regolatore regionale in materia tariffaria con maggiori capacità di verifica
    • obiettivi vincolanti legati agli aspetti ambientali anche con meccanismi di premialità
    • tutte le reti e gli impianti devono essere e restare di proprietà pubblica
    • proprietà di tutti gli approvvigionamenti
    • le strategie industriali dell’impresa vanno confrontate con orizzonti temporali a medio e lungo termine non con le trimestrali di Borsa, sempre orientate al brevissimo periodo
    • le strutture organizzative devono essere rese più leggere, senza inutili e costose bardature politiche e con poteri e responsabilità limpide e verificabili pubblicamente
    • non possiamo eludere il tema dei comuni proprietari, controllori e controllati (fonte: Multiutilities | Nelle tue mani)

Con tutte le riserve che si posono avere su questo tipo di operazioni, le Multiutilities sono la manna dal cielo per i comuni italiani. E naturalmente il settore idrico è quello che è maggiormente appetibile dagli operatori privati: con investimenti nulli,  e grazie anche al mancato controllo sulle tariffe, permette di realizzare profitti con la rete di distribuzione di proprietà altrui. Un vero affare:

    • il processo di privatizzazione del servizio idrico è iniziato da metà degli anni 90. Attraverso diversi provvedimenti legislativi si è andata affermando la gestione privata
    • diverse conseguenze sui cittadini, in primis c’è stato un aumento costante negli anni delle tariffe perché, oltre ai costi di gestione, il soggetto privato deve prevedere all’interno della tariffa, così come dice la legge, un profitto che noi come cittadini e utenti paghiamo al gestore
    • all’inizio degli anni 90, gli investimenti annui erano pari a circa 2 miliardi di euro l’anno, oggi si registrano investimenti pari a circa 700 milioni di euro l’anno
    • da una parte un innalzamento delle tariffe per garantire il profitto ai soggetti e ai gestori privati e dall’altra una diminuzione degli investimenti e anche della qualità del servizio
    • se io sono un soggetto privato e devo gestire un servizio, e quindi anche distribuire una risorsa, l’obiettivo che mi pongo sarà quello di aumentare la quantità di prodotto che vendo anno dopo anno, tant’è vero che in Italia i “piani di ambito” che sono i piani attraverso i quali si gestisce la risorsa idrica, prevedono nei prossimi anni un aumento dei consumi pari al 18% circa
    • i gestori privati prevedono un aumento di quella che è la vendita del proprio prodotto
    • i cittadini possono promuovere delle raccolte firme all’interno del territorio della propria Provincia e comune, per stimolare il Consiglio Comunale o il Consiglio Provinciale a approvare delle deliberazioni che modifichino lo Statuto comunale tramite l’inserite del riconoscimento del diritto umano all’acqua e tramite l’inserimento del riconoscimento del servizio idrico come servizio pubblico – locale privo di rilevanza economica