E’ immaginabile una elezione di Rodotà? No, non ci sono i numeri

Non ci sono i numeri, ok? Come spiegarlo, cari 5 Stelle? Il PD è spaccato in due, e quell’altra metà non voterà mai Rodotà, è chiaro? Non lo voterà semplicemente perché guarda al Pdl per un governo condiviso con quella (maledetta) parte. Quindi, la vostra ostinazione a portare avanti una candidatura che non unisce è sciocca, non serve al paese, e sicuramente vi farà perdere.

Questa in sintesi la situazione. Che potete leggere anche su Ciwati.it. Molto semplicemente.

Il vostro grido ‘a casa, a casa!’ a cosa sarà servito se fate vincere Berlusconi?

Annunci

Il battibecco di Vendola e Grillo fra vecchia e nuova politica. Primarie vs. E-democracy

Sì, Grillo ha fra gli aspetti che lo connotano in maniera negativa quello di disprezzare e svilire qualsiasi proposta politica diversa dalla sua. Qualsiasi modello che devia dalla sua – assolutamente presunta – democrazia dal basso, dal modello della e-democracy da lui tanto propagandato – ma sinora ancora non messo in pratica – è pattume.

Così accade che Grillo rompe l’elegia a Saviano fatta dai media che riferiscono a IDV – Il Fatto Quotidiano in primis. Lo fa davanti al pubblico del suo quarto e ultimo show al Gran Teatro di Roma. Dice Grillo: “Roberto Saviano, per carità, è bravissimo. Ma “Vieni via con me” è un programma Endemol. E di chi è la Endemol? Di Silvio Berlusconi. Dunque quando Saviano fa audience, a guadagnare è il Cavaliere. Se poi ci aggiungiamo che Saviano lancia accuse a destra e a manca, senza però fare mai mezzo nome, è facile capire perché Silvio goda come un riccio”. Tutto ciò dinanzi a una platea ammutolita. Nessuno se lo sarebbe aspettato. Grillo attacca Saviano insinuando sulla sua buona fede. Avverte i suoi sostenitori, che sono in larga parte anche i suoi, che Saviano è comuque a libro paga di B. Scrive per Mondadori; fa televisione per la Endemol, di cui Mediaset è azionista di maggioranza. L’idea che si instilla nello spettatore è che si può criticare Saviano, ma fino a un certo punto. Come se criticare Saviano sia come mettersi dalla parte di chi lo minaccia di morte. Se ci pensate, è la stessa sorte che capitò a Leonardo Sciascia quando affibiò a Giovanni Falcone l’etichetta di “professionista dell’antimafia”.

Quindi arriva Vendola. Vendola – lo rivela stasera il TG La7 – ha indici di gradimento pari a quelli attuali di Berlusconi (Berlusconi 38, Vendola 39, Fini 41). Il popolo di sinistra, dopo la diaspora del 2008, si sta lentamente ricompattando intorno alla sua figura. Molti di essi non credono più alla favola del lìder nuovo. Molti sono migrati verso IDV, forse con rimpianti. Molti si turano il naso nel PD e lottano affinché la dirigenza granitica del partito si faccia da parte e lasci crescere la nuova cultura politica democratica che è emersa soprattutto durante “Prossima Fermata Italia” alla Leopolda di Firenze o prima ancora durante la campagna per Ignazio Marino. Cosa credete che possa pensare di tutto questo fermento, Beppe Grillo? Vendola ha la gravissima colpa di “fare politica” da trent’anni. Poco importa che tipo di politica. Lui è dentro alla nomenklatura, e ciò è una ignominia.

Lui, Grillo, crede che il nuovo non sia Vendola, nonostante Vendola abbia fatto un buon uso della rete e dei network di La Fabbrica di Nichi. No, il nuovo è la Rete di giovani che fanno politica. Il nuovo è il rapporto orizzontale fra pari, il vecchio è il rapporto verticale fra rappresentato e rappresentante. Vendola è uno dei tanti di quelli che aspirano al comando. Solo è il più bravo a comunicare. Tutto qui.

Tutto qui? Vendola stasera, al Tg La7, sprona Bersani a non aver paura delle primarie, poiché esse sono lo strumento con cui il PD può uscire dal Palazzo della Casta e si riavvicina al suo popolo. Vendola, pur avendo a che fare con un partito che ha ben poco di democratico nella sua organizzazione gerarchica, che vive ancora di Comitati Centrali e Direzioni Nazionali, ha fatto proprio lo strumento delle primarie, segno identitario del PD. Vendola ha capito che le primarie servono a sé stesso come legittimazione di leadership ma anche come patente di estraneità alla Casta. Vendola ha il polso dell’umore dell’elettorato. Ha capito che l’elettore vuole contare. C’è una fortissima domanda di partecipazione, forse a causa della crisi del debito pubblico che sta erodendo ogni settore della vita civile, dall’istruzione, alla sanità, al lavoro.

Grillo da anni paventa il default per l’Italia. Grillo pure ha la percezione della domanda di partecipazione che promana dal paese. L’ha evocata per primo e l’ha impiegata per costruire un movimento che vorrebbe essere l’applicazione pratica dell’ideale ottocentesco della democrazia diretta, quel modello che totalizza l’individuo e lo trasforma nel “cittadino in armi”, un individuo che perde la sfera della privatezza per immergersi pienamente nella dimensione pubblica, che può essere solo politica. Grillo stigmatizza la Casta, ovvero il rapporto verticale rappresentato-rappresentante e propone un modello tecnologizzato. Una agorà virtuale, che è però una macchina, ovvero la rete delle macchine coordinate insieme dalla macchina centrale, dalla quale passa tutto il canale informativo. L’ideologia egalitaria della rete è anch’essa menzognera: alla fine, dentro i gangli della comunicazione web, esistono dei centri verso cui orientarsi. I cyber-individui non sono tutti alla pari: esistono dei master che guidano la web-massa intorno a piattaforme comunicative. Anche il web diventa rapporto uno-molti (il blog di Grillo suo malgrado lo è). E anche la politica via web deve confrontarsi con il problema del numero e della rappresentanza. La realtà è che non cambia nulla: nella società si è creata una situazione di blocco tale per cui la classe dirigente rimane tale e quale a sé stessa. Ma la società ribolle e da essa scaturiscono nuove leadership che cercano di affermarsi su piani relazionali alternativi a quelli preesistenti. Capitò così quando a crollare era l’Ancien Régime: la borghesia inventò la stampa e i libri. Si creò una sfera pubblica che era anche il luogo della critica del potere. Oggi è il turno del web. Ma i dilemmi di allora sono quelli di oggi, e chi crede che il tecnicismo di Internet applicato alla politica sia interamente sostitutivo della forma della rappresentanza politica si sbaglia e perde il suo tempo. Ecco il peccato di Grillo: lo sdegno verso la società attuale gli impedisce di comprendere che la rappresentanza non è del tutto superabile e che la necessità impellente è di ripristinare quella circolazione delle élite che è vitale per la riproduzione della società intera. Ciò che invece le primarie possono consentire di fare.

La metafisica di Vendola e una nuova narrazione della realtà

Impressioni circa il discorso di chiusura di Nichi Vendola al congresso di Sinistra Ecologia e Libertà a Firenze. Punto primo: se a destra da quindici anni esiste il Cavaliere Nero che mette a soqquadro l’ordine costituzionale, a sinistra oggi sorge un antieroe nel corpo del “ragazzo di Terlizzi” che da qualche anno governa la Puglia. La Puglia dell’energia rinnovabile. La Puglia del mistico e della taranta. Di Avetrana e del pozzo nero dove siamo tutti nostri sprofondati come cadaveri quindicenni, nati un brutto giorno del 1994, a Marzo, il 27.

Parafrasando Nichi, “ci eravamo smarriti, ora ci siamo ritrovati”. L’orrore che proviamo per lo stupro quotidiano delle regole della democrazia, del lavoro e della convivenza civile deve lasciar spazio alla nuova speranza caldeggiata da Vendola. E’ qui che la Sinistra deve risorgere:

Cosa significa vincere a sinistra? Significa far vincere le persone che oggi pensano che non troveranno mai lavoro e che domani ritrovano la speranza

Ma ammonisce Nichi, il risorgimento a sinistra non è una restaurazione, né una operazione di maquillage, di restauro conservativo: la sinistra risorge “non per tornare in un luogo antico”, poiché sarebbe un errore pensare di fare “una sommatoria di frammenti, pensando che la sommatoria possa costituire una forza che, invece, è solo un fatto politico e non algebrico”. Non ci si deve innamorare del partito, del nome, dello scranno, del titolo, della diaria parlamentare. Non il partito, quindi, ma la “partita” – le elezioni 2013 (o 2011?). Poiché la melma che governa, la politica del fango e del dossieraggio, non è l’unica dimensione verso la quale ci si debba adeguare, in quell’equilibrio dicotomico fra berlusconismo e antiberlusconismo che ha caratterizzato questi quindici anni. No. Esiste “un’Italia migliore” e “dobbiamo dare voce a questa Italia migliore, dobbiamo raccontarla, dobbiamo fare evidenza alle persone che non hanno voce e che ogni giorno si impegnano per costruirla”. Il mondo, dice Nichi,  non è quello ‘spazio immobiliare’ che va da Montecarlo ad Antigua.

Ecco, la Nuova Sinistra secondo Vendola è una nuova narrazione del paese. Una narrazione che non insegue la Lega e non impiega il vocabolario di altri, bensì reagisce al promontorio della paura e dell’odio su cui si erge il leghismo raccontando del diverso attraverso la lingua del cosmopolitismo.

Ci si deve congedare dall’idea di una bellezza come virilità, come fisicità che resiste alla prova del tempo, in un olimpo pacchiano racchiuso tra Dioniso ed Apicella.

“La bellezza è nella singolarità straordinaria dell’uomo, è nello sguardo dei bambini, nella vita che vuole essere tutelata e non mercificata”. La vita non è merce, il lavoro non è merce poiché parlare di lavoro significa parlare di persone e non di cose. Ed è possibile immaginare – sottolineate immaginare – un mondo del lavoro, dell’impresa, del sapere che “si propone l’obiettivo di produrre ricchezza non solo misurabile con i parametri del PIL, ma fatta di valori ambientali e sociali”. Non solo misure, indicatori, ma valori.

Lavoro: oggi è come uno specchio andato in frantumi. Noi, con quello specchio, guardavamo la realtà. Oggi è tutto spot televisivo, è tutto carosello pubblicitario. Non c’è mai la vita vera.

E la realtà bussa allo schermo televisivo, prova lo stesso ad irrompere nel salotto di casa nonostante l’arbitraria manipolazione sistematica messa in atto dall’informazione servile e prona al Capo Unico del panorama televisivo. Una realtà che non collima più, e forse non è mai coincisa, con le semplificazioni messe in opera per creare quel consenso fittizio, quello sì un mero fatto statistico, di cui la Destra si è servita per far proprio il plebiscito di tutti i giorni che sottende al vivere civile di una Nazione. Una realtà molteplice in cui non ci si può più nascondere. Occorre perciò ridare voce all’istanza di nuovi diritti che è stata strozzata e disconosciuta pur di fabbricare alleanze al centro dello schieramento politico: è possibile e necessario “poter parlare con la Chiesa del diritto di due persone dello stesso sesso di amarsi”.

Amici e amiche del Family Day, voglio chiedervi: ma cosa ha ferito la vostra vita, l’amore omosessuale o il liberismo, l’impoverimento, le politiche sociali che vi hanno abbandonato?

E quando afferma di non voler “nascondere la propria fede cristiana”, compie un salto quantico smaterializzando la sua diversità – l’orientamento sessuale – e tratteggiando sé medesimo come la pecorella smarrita che torna alla casa del Signore. E’ proprio sulla Croce che diviene quasi evangelico narrando della differenza fra i legni del potere (i manganelli) e del potere dei due legni (la croce). Io sono innamorato – dice Nichi – di quel Cristo che è morto sulla Croce. Contro quell’idea di cristianesimo e di Dio che fa guerre e stermini, che protegge i ricchi e dimentica i poveri. Invece quella croce racconta un’altra storia: una storia che mi incanta, che annuncia un Regno non attraverso i legni del potere ma attraverso il potere dei legni.

Due legni in croce, quattro chiodi e una corona di spine. Un capovolgimento straordinario di un’intera iconografia del potere.

La nuova resistenza: Saviano candidato governatore in Campania?

Forse Saviano non accetterà, e non posso dargli torto. Ma la proposta di Claudio Fava – Sinistra e Libertà – di proporre Roberto Saviano, lo scrittore di Gomorra, che vive da anni nell’isolamento con una taglia della camorra sulla testa, alla candidatura di governatore della Campania, induce a una riflessione.
Ovvero, non posso non essere d’accordo con Fava sulla esigenza di una risposta alla deliquenza organizzata che si costituisce in potere pubblico sostituendosi a quello legittimo occupandone le istituzioni. In una parte del paese, lo Stato ha abdicato. Laddove non c’è legalità, lo Stato ha compiuto passi indietro. Insieme ad esso, anche la società civile si è ritratta, impaurita dalle possibili ritorsioni, ha smesso di essere partecipe della cosa pubblica, lasciando che essa sia tradotta in mero fatto privato e criminoso. Il passo decisivo, in cui la fine dello Stato sarà cosa fatta, verrà compiuta alle Regionali. Il voto in Campania, in assenza di un forte candidato del centro-sinistra, potrà premiare colui che passa al nome di Mr. Gomorra. L’uomo dei Casalesi.
Ma al centro-sinistra un candidato forte come può esserlo Saviano potrebbe non bastare. Il centro-snistra deve porre al centro la questione della legalità in primis al proprio interno. In particolar modo, deve farlo il PD. Il PD non può continuare a fare finta di nulla. Bersani non può farlo. Al Sud – ma non solo, anche al Nord per molti suoi amministratori si pone la questione del conflitto di interessi – per il PD è emergenza legalità: i casi della giunta Vendola in Puglia, di personaggi scomodi come Agazio Loiero in Calabria, che con tutta probabilità verrà ricandidato, di Bassolino in Campania, sono sotto gli occhi di tutti e impediscono di risolvere la questione con la semplice assunzione di un candidato simbolo della lotta alle mafie. Bersani deve aprire il partito al rinnovamento, o sarà la fine, che porta il nome di Mr. Gomorra. Occorre rompere il patto di non belligeranza fra Stato e Mafie. Occorre dare un segnale, introdurre una discontinuità con il passato. Abbiamo detto del PD. Abbiamo parlato in altre circostanze dell’Italia dei Valori. Di De Magistris e dell’istanza di legalità che esso raccoglie. Scegliere i candidati regionali di coalizione attraverso le primarie può essere quel segno. Per una nuova resistenza, ispirata ai giovani partigiani del ’43 che scelsero la lotta contro il nazifascismo anziché l’ignavia, servono innazitutto persone al di fuori di qualsiasi dubbio. Serve il coraggio di aprirsi al nuovo e di abbandonare logiche politiche di spartizione di cariche e di regalie attraverso le nomine. Serve anche ritrovare una nuova unità a sinistra. Serve ritrovarsi tutti sotto l’unica egida di un Partito dei Lavoratori, che sussuma in sé le istanze ecologiste, socialiste e radicali. Serve abbandonare il campanilismo delle sigle e dei partiti personali, e in questo modo riprenderci la politica.

    • ho chiesto pubblicamente la tua disponibilità a candidarti

    • Non è stato uno sgarbo né una forzatura ma una necessità civile. Perché a Napoli, fra qualche mese, ci giochiamo non solo il destino della tua regione ma un’idea di nazione.

    • se pensa cioè di potersi riscattare dal giogo delle mafie e dei sospetti, dai furti di verità e di memoria, dall’impunità che s’è fatta sistema. O, altrimenti, se questo paese si è ormai arreso alla forza degli eventi, al corso inevitabile delle peggiori cose

    • Il candidato che la destra quasi certamente presenterà si chiama Nicola Cosentino, sottosegretario del governo Berlusconi, uomo forte del PDL in Campania e «uomo a disposizione dei Casalesi», secondo le dichiarazioni di quattro collaboratori di giustizia, acquisite dalla Procura di Napoli. Falso, dice Cosentino. Vero, dicono i suoi accusatori.

    • Chiunque al posto suo avrebbe fatto un passo indietro

    • Chiunque: non Cosentino. Che continua a fare il sottosegretario e oggi si candida a governare la sua regione. Io c’ho i voti, fa sapere: e noi gli crediamo.

    • Che si fa, dunque, se Cosentino e il suo partito sceglieranno di sfidare il senso della decenza? Gli si contrappone un notabile di segno politico contrario? Si va in cerca d’un candidato comunque, purché abbia il cartellino penale pulito? Si derubrica questa elezione come un fatto locale, una cosa di periferia?

    • caro Saviano, se Cosentino dovesse candidarsi, ti chiedo di fare la tua parte accettando di candidarti anche tu

    • Conosco già la tua obiezione che è stata anche la mia per molti anni: che c’entro io con la politica? Quando ammazzarono mio padre, pensai la stessa cosa: la mia vita è qui, mi dissi, continuare il mestiere suo e mio, scrivere, dire, capire.

    • la scrittura, una scrittura disposta a mettere in fila nomi e fatti, è un impegno civile capace da solo di riempire una vita

    • però arrivano momenti della vita in cui capisci che ti tocca far altro. E fare altro, fare di più, a volte vuol dire la fatica della politica, affondare le mani e la vita in questa palude per provare a portarci dentro un po’ d’alito tuo, un po’ della tua storia

    • Ci fu una generazione di ragazzi, nel ’43, costretti dalla notte all’alba a improvvisarsi piccoli maestri delle loro vite. Lasciarono le case, le donne, gli studi e per un tempo non breve si presero sulle spalle il mestiere della guerra. Se siamo usciti dalla notte di quella barbarie, lo dobbiamo anche a loro.

    • che c’entra la resistenza con la lotta alle mafie? Che centrano i nazisti? Che c’entra Casal di Principe? Io invece credo che tu capisca. In gioco è il diritto di chiamarci ancora nazione. Quel diritto oggi passa da Napoli, dalle cose che diremo, dalle scelte che faremo. O dai silenzi in cui precipiteremo.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

E in Germania ritorna la sinistra. Si chiama Linke.

E’ un cartello elettorale, per ora, non un vero partito unitario; sono divisi in piccole sette, ma vincono le elezioni. La Linke è, per molti osservatori "di sinistra" italiani, un nuovo modello. Che sarebbe opportuno esportare per creare la spalla "a sinistra" per una allenaza con il PD – che in un’ottica bersaniana avrebbe i connotati ulivisti della macro-coalizione con l’UDC. Le persone "a sinistra" ci sono. Vanno solo ricomposte le fratture multiple. Sinistra e Libertà può rappresentare un punto di partenza. Risolvendo i personalismi, annullando i monopartiti. Certo. Una missione impossibile.

  • COMMENTO 01/09/2009 * | Luciana Castellina La lezione tedesca

    tags: no_tag

    • una perdita oltre il previsto della Cdu e la spettacolare crescita della Linke in due laender dell’est e, ben più sorprendente, anche in uno dell’ovest
    • quanto in Italia non è riuscito ai gruppi a sinistra del Pd (che pure è assai peggio della Spd), in Germania ha funzionato.
    • le due principali forze che l’hanno costruita, la Pds, erede diretta della certo non gloriosa Sed che ha governato per quasi mezzo secolo la Repubblica democratica, e la sinistra di un partito socialdemocratico (la Spd) e di un sindacato fortemente anticomunista, non avrebbero potuto essere più lontane
    • Espressione, l’una, di un elettorato insediato all’est, e, l’altra, di un pezzo di movimento operaio radicato nelle grandi fabbriche dell’Occidente.
    • attenzione centrale ai problemi sociali del lavoro dipendente; l’impegno posto nel costruire assieme una nuova cultura comune, un compito affidato essenzialmente alla Fondazione Rosa Luxemburg, che conta ormai molte sedi anche all’estero, e che svolge un ruolo prezioso nello stimolare nuove analisi e nuove riflessioni collettive, un lavoro che somiglia assai poco a quello delle proliferanti omologhe italiane
    • non mancano neppure nella Linke settarismi, idiosincrasie, bisticci, tensioni fra chi sta al governo, come nel land di Berlino, e chi all’opposizione.
    • Inevitabili quando a lavorare assieme si trovano vecchi quadri sindacali, giovanissimi no-global (specie nella ex Pdf), anziani abitanti della Repubblica democratica, vittime della colonizzazione occidentale. Ma, fin d’ora, l’esperimento ha retto alla grande.
    • La seconda considerazione riguarda la Spd che ha continuato a perdere ovunque, sia pure senza che si verificasse il crollo che tutti si attendevano. E però la crisi di questo partito non potrebbe apparire più grave.
    • è ormai chiaro che adesso non potrà fare a meno di fare i conti con la nuova sinistra, cresciuta nonostante ogni tentativo di delegittimarla, compiuto anche a costo – come è accaduto in Assia – di mandare in rovina la Spd di questo Laender, imponendole di rinunciare al governo pur possibile e così di aprire la strada alla rivinciata conservatrice.
    • Le elezioni di domenica hanno reso esplosivo lo scontro già aperto nel partito, anche se – a un mese dalle elezioni politiche federali – tutti si guarderanno bene dal renderlo pubblico.
    • è quasi certo che nella Sahr, nonostante gli anatemi del centro, il leader della locale Spd finirà per fare un governo con Verdi e Linke; che in Turingia, invece, questa coalizione non si farà perché è la Linke che avrebbe eventualmente il diritto alla presidenza del land perché forte del 10 per cento di voti in più dei socialdemocratici.
    • La Merkel, pur bastonata dall’elettorato, nonostante i suoi tentativi di smarcarsi dal conservatorismo del proprio stesso partito, un’alternativa ce l’ha: la coalizione con i liberali che hanno aumentato considerevolmente i propri voti. Non è una certezza, ma un’ipotesi credibile sì.
    • È la Spd che non sa che dire se rinuncia a priori a un progetto che unisca anche Verdi e Linke.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.