Evasione Slot Machine, un ordine del giorno ora impegna il governo

Ci ha pensato Barbato (IDV), oggi:

FRANCESCO BARBATO. Vorrei intervenire su questo argomento per farlo mettere in votazione, perché la posta in gioco è molto importante: ci sono 98 miliardi di euro che sono appesi dal 2004. Un certosino accertamento della Guardia di Finanza – importante ed instancabile – ha determinato questo risultato: accertarono che i concessionari di giochi non collegarono con la rete telematica le slot machine, le macchinette. Poiché il tema è molto sentito, soprattutto dai cittadini, dal momento che 98 miliardi di euro corrispondono a cinque manovre economiche che stiamo approvando oggi. In Italia, in Liguria, per esempio c’è il MIL – Movimento indipendentista ligure – che lunedì scorso ha manifestato sotto la prefettura di Genova per sollevare la questione di questi 98 miliardi, sui quali la politica da tanti anni non mette naso, anzi, ha aiutato troppo spesso i concessionari dei giochi, perché da troppi anni i concessionari dei giochi hanno alimentato, dato soldi, finanziamenti ad una certa politica. Allora, noi vogliamo vedere, visto che il Governo ci ha dato parere favorevole, se anche il Parlamento è dalla parte dei cittadini o dei concessionari dei giochi. È per questa ragione che chiediamo la votazione.

PRESIDENTE. Passiamo ai voti.
Indìco la votazione nominale, mediante procedimento elettronico, sull’ordine del giorno Barbato n. 9/4829-A/121, accettato dal Governo. Pag. 210
Dichiaro aperta la votazione.
(Segue la votazione).

Dichiaro chiusa la votazione.
Comunico il risultato della votazione: la Camera approva (Vedi votazioni).

(Presenti 523
Votanti 444
Astenuti 79
Maggioranza 223
Hanno votato
247
Hanno votato
no 197).

Questa la composizione dei votanti ribelli alle indicazioni dei relativi Gruppi parlamentari:

Il PdL ha votato in massa contro l’Odg di Barbato; il PD – questo è clamoroso – si è diviso in due. Fatto non nuovo, ma nella fattispecie, inaccettabile. Fra i parlamentari PD che hanno votato contro, tutti i radicali, Michele Meta e Paolo Gentiloni.

AGOSTINI Luciano (PD) Contrario
BACHELET Giovanni Battista (PD) Astenuto
BARBI Mario (PD) Astenuto
BELLANOVA Teresa (PD) Contrario
BENAMATI Gianluca (PD) Contrario
BOCCI Gianpiero (PD) Astenuto
BOCCUZZI Antonio (PD) Astenuto
BONAVITACOLA Fulvio (PD) Contrario
BUCCHINO Gino (PD) Contrario
CALVISI Giulio (PD) Contrario
CAVALLARO Mario (PD) Contrario
CORSINI Paolo (PD) Contrario
CUPERLO Giovanni (PD) Contrario
D’ANTONI Sergio Antonio (PD) Astenuto
DE BIASI Emilia Grazia (PD) Astenuto
DUILIO Lino (PD) Contrario
ESPOSITO Stefano (PD) Contrario
FARINA COSCIONI Maria Antonietta (PD) Contrario
FARINONE Enrico (PD) Contrario
FEDI Marco (PD) Contrario
GAROFANI Francesco Saverio (PD) Astenuto
GASBARRA Enrico (PD) Contrario
GATTI Maria Grazia (PD) Contrario
GENOVESE Francantonio (PD) Contrario
GENTILONI SILVERI Paolo (PD) Contrario
GINOBLE Tommaso (PD) Astenuto
GIOVANELLI Oriano (PD) Astenuto
GNECCHI Maria Luisa (PD) Astenuto
GRASSI Gero (PD) Astenuto
LOLLI Giovanni (PD) Astenuto
MARROCU Siro (PD) Contrario
MARTINO Pierdomenico (PD) Contrario
MASTROMAURO Margherita Angela (PD) Contrario
MATTESINI Donella (PD) Astenuto
MELIS Guido (PD) Astenuto
MERLO Giorgio (PD) Contrario
META Michele Pompeo (PD) Contrario
MOTTA Carmen (PD) Astenuto
MURER Delia (PD) Contrario
NACCARATO Alessandro (PD) Astenuto
PEPE Mario (PD) Contrario
PISTELLI Lapo (PD) Contrario
PIZZETTI Luciano (PD) Contrario
POLLASTRINI Barbara (PD) Contrario
PORTAS Giacomo Antonio (PD) Contrario
RIGONI Andrea (PD) Contrario
ROSSOMANDO Anna (PD) Contrario
SANI Luca (PD) Astenuto
SANTAGATA Giulio (PD) Astenuto
SPOSETTI Ugo (PD) Contrario
TEMPESTINI Francesco (PD) Contrario
TRAPPOLINO Carlo Emanuele (PD) Contrario
ZAMPA Sandra (PD) Astenuto

Le puntate precedenti:

1 – Chi ha raccomandato Corallo? – il ruolo della Farnesina nel caso del Re delle slot

2 – Il Bubbone delle Slot Machine: 98 miliardi

3 – Caraibi, Corallo e Walfenzao: i nomi chiave del caso Fini-Tulliani

Il Testo dell’Odg

Atto CameraOrdine del Giorno 9/4829-A/121

presentato da

FRANCESCO BARBATO

testo di

venerdì 16 dicembre 2011, seduta n.562

La Camera,
premesso che:
il provvedimento in esame si compone di 49 articoli raggruppati in quattro titoli, le cui disposizioni, nella loro eterogeneità, sono finalisticamente legate dal perseguimento di un triplice obiettivo: la crescita, l’equità ed il consolidamento dei conti pubblici;
inoltre, si tratta di un provvedimento collegato alla manovra di finanza pubblica rivolto ad attuare gli obiettivi concordati in sede europea per i nostri conti pubblici e per stimolare la crescita;
disposizioni alternative potevano comunque essere definite nel rispetto dei saldi finali, in particolare per quanto concerne il reperimento di nuove entrate attenuando le misure che gravano sui contribuenti, sulle prime case, o che aumentano le accise sui carburanti e le aliquote per il calcolo dell’IVA, oppure che taglieggiano le pensioni;
la legge attribuisce all’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato – AAMS – un’ampia potestà nell’emanazione di disposizioni in materia di giochi pubblici dirette ad assicurare maggiori entrate;
il comma 3 dell’articolo 2 del decreto-legge n. 138 del 2011 (ora legge n. 148 del 2011) prevede che l’AAMS possa, con propri decreti dirigenziali, emanare tutte le disposizioni in materia di giochi pubblici utili al fine di assicurare maggiori entrate;
a titolo esemplificativo, e non esaustivo, la norma elenca una serie di ambiti in cui con i decreti emanati dall’AAMS sarà possibile dettare disposizioni, tra i quali anche la variazione della misura del prelievo erariale unico (PREU);
tale ultima previsione suscita dubbi di costituzionalità, in quanto rimette ad una fonte secondaria emanata da un’autorità amministrativa (decreto dirigenziale) la determinazione dell’entità di una prestazione di natura patrimoniale. Sarebbe opportuno che, nel pieno rispetto della riserva di legge prevista all’articolo 23 della Costituzione, la fonte di rango primario – in questo caso, lo stesso decreto-legge – quanto meno circoscriva puntualmente l’ambito dell’attività normativa rimessa all’autorità amministrativa;
le liti in cui sono parti i concessionari dei giochi e l’Amministrazione finanziaria dello Stato, aventi ad oggetto violazioni degli obblighi inerenti alle concessioni e pendenti alla data odierna davanti alla Corte dei conti hanno ad oggetto importi rilevantissimi pari complessivamente a circa 98 miliardi di euro;
un’indagine condotta nel 2007 sul settore dei giochi pubblici da una commissione ministeriale guidata dall’allora Sottosegretario per l’economia e le finanze Altiero Grandi e dal generale della Guardia di finanza Castore Palmerini aveva evidenziato un’enorme truffa ai danni dello Stato, per una cifra ammontante a 88 miliardi di euro;
nel luglio 2006, la Corte dei conti aveva delegato le attività investigative in merito al nucleo speciale frodi telematiche della Guardia di finanza di Roma;
oltre al danno erariale, durante l’indagine è emersa la possibile infiltrazione di soggetti appartenenti alla criminalità organizzata in seno ad una delle società concessionarie, mentre risultano pendenti in proposito alcuni procedimenti di carattere penale affidati a diversi pubblici ministeri;
inoltre, la procura della Corte dei conti ha citato in giudizio dieci concessionari ed i controllori inadempienti dell’Amministrazione autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS), contestando violazioni degli obblighi del concessionario, che non aveva provveduto a collegare gli apparecchi per il gioco d’azzardo per permetterne il controllo in tempo reale, come previsto dalla legge e che non aveva versato all’Erario ingenti somme relative al prelievo erariale dovuto sui proventi dei citati apparecchi di gioco;
la mancata connessione delle slot machine ha determinato, infatti, oltre al venir meno delle garanzie del dichiarato «gioco legale», a causa del consistente volume di «giocate» sfuggite al computo delle imposte, un ingente danno erariale;
in particolare l’erario non incamerava il prelievo erariale unico (PREU), il cui pagamento sarebbe stato evaso, o eluso con modalità di pagamento forfettarie, da parte delle società concessionarie; l’articolo 39, comma 13, del decreto-legge n. 209 del 2003, convertito, con modificazioni, dalla legge n. 326 del 2003, prevede, infatti, che agli apparecchi di gioco, collegati in rete, si applichi un prelievo erariale unico;
nel caso in cui gli apparecchi non trasmettano i dati del contatore di gioco viene applicato un PREU forfettario: tale PREU forfettario non è peraltro previsto da alcuna norma, e la determinazione della base imponibile presenta alcuni elementi di criticità, in ragione del fatto che essa viene calcolata sulla media delle giocate degli apparecchi in rete;
il settore dei giochi e delle scommesse ha realizzato un fatturato di circa 61 miliardi di euro nel 2010 è stato, fatturato che potrebbe raggiungere, nel 2011, i 70 miliardi di euro;
tale andamento del gettito riflette evidentemente la disperazione e la paura dei cittadini del nostro Paese, mentre è preoccupante l’aggravamento del fenomeno delle ludopatie;
diventa urgente un intervento organico in materia di giochi che consentirebbe di acquisire risorse da chi può e deve metterle a disposizione,

impegna il Governo

a prendere le opportune iniziative, anche legislative, fatte salve le prerogative del Parlamento, volte a:
consentire una definizione dei contenziosi esistenti in materia di concessioni attualmente in corso, definizione che potrebbe consentire il reperimento di nuove risorse anche cospicue non gravando sui cittadini;
inserire il mancato collegamento degli apparecchi di gioco alla rete telematica tra i casi di evasione tributaria per i quali l’articolo 5 del decreto legislativo n. 74 del 2000 prevede la pena della reclusione da uno a tre anni;
inibire la possibilità di concorrere all’assegnazione o al rinnovo delle concessioni in materia di giochi e scommesse alle società che abbiano in corso un contenzioso per inadempienze contrattuali nei confronti di amministrazioni pubbliche, ovvero nei cui confronti sussistano iscrizioni a ruolo, relative a tributi o contributi, definitive scadute e non versate.
9/4829-A/121.Barbato, Messina, Borghesi.

Montecarlo e il ruolo della Farnesina: chi ha raccomandato Corallo?

La scorsa settimana, Corrado Formigli, nel corso della puntata di Annozero, ha rivelato che il nome di Francesco Corallo è stato proposto come Console Onorario di Sint Maarten in una serie di email intercorse fra la Farnesina e il Console di Miami, tale Marco Rocca. Il quale, indagando su Corallo, venne a conoscenza della parentela sconveniente (il padre Gaetano, condannato per associazione a delinquere). Tanto che rispose picche. Formigli rese noto che, nei giorni delle pressioni fatte dalla Farnesina, la moglie di Rocca ebbe un “incidente” automobilistico (l’auto andò a fuoco). Un atto intimidatorio contro il console, ultimo baluardo della legalità della diplomazia italiana? Il giorno dopo lo scoop di Formigli, Frattini annunciò un’indagine interna sull’intera procedura eseguita.

Durante la settimana, quelli de Il Giornale e di Libero si sono arrovellati per far ricadere il sospetto della raccomandazione non già su Frattini, come verrebbe facile pensare, ma su Gianfranco Fini, ex ministro della Difesa nel precedente governo Berlusconi. Tanto che Feltri e soci scovano una copia delle email mandate al Console di Miami. Queste email sono state inviate dal Segretario Generale della Farnesina, Giampiero Massolo. E Massolo, secondo Libero, sarebbe un funzionario della diplomazia italiana appartenente alla “filiera” finiana. Massolo ha fatto pervenire una lettera a Libero in cui smentisce l’apparteneza a questa o a quella corrente politica. Poi aggiunge:

La segnalazione circa l’aspirazione di Corallo mi è pervenuta, tra le tante che ricevo in ragione del mio incarico, da persona che conosco da tempo, che non ha alcun rapporto con la politica, né tantomeno con ambienti legati al presidente Fini (Libero, 13/10/2010, pag. 6).

Ergo, la ricostruzione fatta da Libero è frutto di invenzione. D’altronde, il curriculum di Massolo, funzionario della Farnesina di lungo corso, è limpido oltreché lunghissimo (comincia nel 1978). E’ dal 2008, fra le altre cose, Sherpa del G8. Viene nominato Segretario Generale il 12 settembre 2007: la massima aspirazione per un diplomatico. Perché dovrebbe compromettersi per una raccomandazione, un “favore” ad un amico che non è neanche in politica? Massolo rivela che lo scambio di email è durato non più di qualche giorno, e non c’è stato spazio per i dubbi sulla reputazione di tale Corallo.

Quindi? Molto rumore per nulla? Libero e Il Giornale hanno cercato timidamente di rigirare il bubbone Corallo-slot machine contro Fini. Ma il colpo gli è rimasto in canna. Massolo non è finiano poiché a Fini non deve alcunché: la sua carriera era già una carriera di vertice all’interno della Farnesina. E la pista Saint Lucia si è completamente sfaldata. Come mai Il Giornale e Libero non approfondiscono il caso del documento del ministro della Giustizia di quell’isola? E come mai Lavitola è uscito di scena?

E se scoppia il bubbone delle slot machines?

 

A sx, Urso; a dx, Laboccetta

 

 

Sui giornali è tutto un fiorire di articoli che parlano della questione Saint Lucia dal versante delle slot machines, ovvero della concessionaria Betplus, gruppo Atlantis World Group, la multinazionale dei casinò al cui vertice compare misteriosamente James Walfenzao, che ha sede proprio nell’isola del mistero Tulliani/Lavitola/Francis/Walfenzao. Una società che i monopoli non sanno attribuire ad alcuna proprietà nota. Di che cosa si occupa Betplus? Certo, anche delle scommesse online. C’è pure il sito:

In Italia B Plus Giocolegale Ltd è presente dal 2004 in qualità di concessionaria dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) per l’attivazione e la conduzione operativa della rete per la gestione telematica degli apparecchi da divertimento intrattenimento con vincita in denaro (New Slot). Nel 2006, nell’ottica di espansione e consolidamento della posizione di mercato, il gruppo B PLUS, ottiene la concessione dell’Amministrazione Autonoma dei Monopoli di Stato (AAMS) per la gestione dei giochi pubblici, scommesse ippiche e sportive e per l’esercizio dei giochi a distanza. Nel 2008 il gruppo B PLUS stipula partnership strategiche con importanti Software House per lo sviluppo di nuovi prodotti di gioco della categoria Skill Games (giochi di abilità a distanza) – Betplus.

La sorte di Betplus in Italia è legata strettamente – coincidenze? – ad esponenti di An. Lo rivelò già nel 2004 un’indagine di L’Espresso. Emerse il legame con Francesco Corallo, figlio di Gaetano, di cui già abbiamo parlato abbondatemente qui. E sulle medesime tracce giunse anche Il Secolo XIX, nel 2007:

Il nome di Corallo era già emerso nel corso dell’inchiesta del Secolo XIX di tre anni fa, nel pieno di una duplice bagarre. Quella sui clamorosi risultati di una commissione d’inchiesta sui giochi, presieduta dall’allora sottosegretario Alfiere Grandi, che aveva evidenziato storture macroscopiche nel mondo delle slot machine. E l’indagine del Gat (il gruppo antifrodi tecnologiche della Finanza) sulle società concessionarie. Da quegli accertamenti spuntò la maxi-sanzione da 98 miliardi di euro contestata oggi dalla Corte dei conti (Lo scandalo delle slot può inguaiare i finiani, Bonazzi-Menduni, Il Secolo XIX, 07/10/10, p. 1).

Di quei 98 miliardi, almeno 30 sono dovuti dalla AWG. Francesco Barbato, deputato di IDV, autore dell’interrogazione parlamentare sulle slot e le società concessionarie, intervistato da Il Fatto, alla domanda “c’è stato secondo lei un appoggio di An a Corallo e Atlantis?”, risponde ricordando come “nel 2006, grazie alle intercettazioni disposte dal pm Woodcock, abbiamo scoperto che Laboccetta e Proietti intervenivano in favore della Atlantis per evitare la revoca della concessione a causa dei suoi inadempimenti” (Gli ex di Alleanza nazionale hanno protetto Atlantis, Il Fatto Quotidiano, 07/10/10, p. 2-3).

Quindi Atlantis fa lobbing in An per difendere i propri interessi (ovvero, non pagare la multa per aver frodato il fisco). Ma ora che An non c’è più? anzi, ora che gli ex aennini si sono divisi fra fedeli a Berlusconi e ribelli al soldo di Gianfranco Fini, chi è che difende AWG?

Sì, perchè se Laboccetta è rimasto dalla sponda destra, altrettanto non si può dire dell’avvocato Lanna. Lanna fornì assistenza legale per la stesura di alcune concessioni per AWG, ma è anche stato commissario della federazione napoletana di An (1998), per quattro anni, fino al 2002, vice-coordinatore regionale, dal 2005 presiede – grazie allo sponsor di Adolfo Urso (esponente di Generazione Italia, fa parte di FLI) – la Simest, la finanziaria a controllo pubblico per l’internazionalizzazione delle imprese italiane (fonte Il Secolo XIX, cit.). Sempre Barbato per Il Fatto: “oggi Lanna è nel gruppo dirigente e nel comitato esecutivo di FareFuturo mentre Proietti è stato nominato da Fini addirittura responsabile finanza del gruppo di Futuro e libertà”. Il link di Lanna con AWG vi sembra debole? prendete in considerazione questi altri due aspetti:

  1. “dal 2001 a oggi, tutte le volte che il centrodestra è stato al governo, la delega per i giochi è sempre stata appannaggio di uomini di An: prima Manlio Contento e poi Alberto Giorgetti” (Il Secolo XIX, cit.);
  2. “da anni tanto Urso quanto Laboccetta sono sa tra i più fieri sostenitori della necessità di aprire nuovi casinò in tutta Italia” (ibidem).

Sulla vicenda delle multe, intanto, si è pronunciato il Consiglio di Stato. Queste in sintesi le conclusioni della giustizia amministrativa:

  • Le maxi penali da 98 miliardi di euro irrogate dalla Corte dei Conti ai danni dei concessionari delle slot machine saranno rimodulate dal ministero dell’Economia e ridotte a poche decine di milioni di euro, attraverso modifiche da introdurre con la stipula di un nuovo atto aggiuntivo alla convenzione;
  • [per il Consiglio di Stato] il limite massimo delle penali irrevocabili al concessionario non dovrebbe essere comunque superiore all’ 11% del valore medio del compenso per la gestione telematica degli apparecchi da gioco spettante al concessionario nello stesso anno, secondo i dati dei cespiti della gestione riferita a quell’anno in possesso dell’Aams (Virgilio Notizie).

Le società richiedevano proprio questo, una rimodulazione. Ovvero un grosso sconto. Dicono che “se il governo non risolve questa faccenda, saremo in difficoltà anche per versare la seconda rata della concessione delle videolottery»” (Il Secolo XIX, cit.). Il processo alla Corte dei Conti riprenderà il prossimo lunedì.

Allroa, se è vero che AWG faceva lobbing su Alleanza Nazionale, se ne deduce che tale legame sia proseguito con lo scioglimento di An e la sua confluenza nel PdL. E ora che Fini ha rotto con Berlusconi, e che taluni lo hanno seguito per il Mar Morto (Lanna, Urso) mentre altri restano con il Faraone (Laboccetta), quale l’atteggiamento di AWG nei confronti dei finaini? E’ plausibile che AWG abbia preferito il link rimasto all’interno del PdL? E se sì, è plausibile che qualcuno in AWG abbia prestato soccorso sul caso Fini/Montecarlo?

NB.: anche il giornale ha titolato sull’argomento concessioni AWG e rapporti con An, ma pubblica l’articolo in quarta pagina, non già in prima come ci si aspetterebbe (eppure potrebbe diventare l’arma letale contro Fini). Invece Laboccetta minaccia querele anche per Il Fatto.

Caraibi, Corallo e Walfenzao, i nomi chiave del giallo Fini-Tulliani

Avrete letto l’articolo di Marco Lillo su Il Fatto. Si parla della vocazione di An per i “casinò”, della vacanza a Sint Maarten, isoletta caraibica poco distante da Saint Lucia, di Fini e della ex moglie con Amedeo Laboccetta, amico di Francesco Corallo, il leader mondiale del gioco d’azzardo (una foto di Gianfranco Fini e Amedeo Laboccetta con le rispettive consorti – si intravede Daniela Di Sotto che era ancora la signora Fini – scattata a Saint Marteen nell’agosto del 2004 nel ristorante del casino di Corallo, Marco Lillo su Il Fatto). Si disse che Fini andò solo per fare le immersioni. Ma tant’è, Laboccetta ora è rimasto dall’altra parte, con B. e Fini si è imparentato con i Tulliani.
Francesco Corallo controlla Atalntis World. Atlantis è titolare di tre casino a Saint Marteen, due a Santo Domingo e uno a Panama. Per diversificare il proprio “prodotto”, è titolare di una concessione del Governo Italiano “al fine di gestire alcuni aspetti dell’industria del gioco in Italia” (così sul loro sito). Atlantis World Group esiste dal 1992. Ha sede a Cupecoy, nelle Antille Olandesi e gestisce anche:

Beach Plaza Casino (100%)
Hotel V Centenario Inter-Continental and Casino V Centenario (100%)
Paradise Plaza Casino (100%).

Chi è Corallo?

  • la sua biografia suscita qualche ambascia. Nel 1999 in Bolivia, come raccontò L’ Espresso, il suo nome fu fatto in relazione alla scoperta di alcuni casinò clandestini e a un traffico di droga, in cui era coinvolto il suo amico Marino Diodato, marito di una nipote del dittatore Hugo Banzer, titolare in Italia di una società per la commercializzazione di slot machines. Ma non fu neanche mai processato
  • Anni prima, quando il padre Tanino fu protagonista dello scandalo di Sanremo, il tentativo di mettere le mani sulla casa da gioco pagando mazzette a politici della Dc e del Psi, che costò anche la prigione all’ ex sindaco di Imperia e oggi ministro Claudio Scajola, poi assolto, Francesco aveva soltanto 22 anni
  • a tutt’ oggi non c’ è nessuna conferma del rapporto della Drug Enforcement Agency che vuole Francesco in “elevata posizione” nel clan mafioso Santapaola (Nuovi casinò: An e gli amici d’azzardo – Repubblica.it » Ricerc – 2005).

Ora, si dà il caso che Corallo sia un incensurato. Lo scrivono in tutti gli articoli. Lui dice che i casinò se li è fatti da solo. Sarà ma il padre tentò di scalare il casinò di Sanremo, una volta. Coincidenze. Sappiate che Corallo ha anche un giornale a Sint Maarten. E a Sint Maarten ci sono solo tre giornali:

Quale quello di Corallo? Non sono riuscito a risalire. Non vi è alcuna indicazione sull’editore. Ironia della sorte, in uno di questi – The Daily Herald – vi è persino una rubrica dedicata alla lettere dei lettori all’editore, pensate un po’. Che non risponde mai.

Ebbene, Il Fatto ha mostrato come James Walfenzao, l’amministratore di Primtemps e Timara Ltd, le due società off-shore con sede a Saint Lucia che si sono scambiate l’appartamento ex An di Montecarlo, è anche il consulente, l’amministratore e il prestanome di Francesco Corallo. Walfenzao, su alcuni siti, è addirittura indicato come il presidente di Corpag Group. L’idea che mi è venuta è che Walfenzao gestisca, per tramite della Corpag Group, una serie di grossi clienti. Non a caso Primtemps e Timara hanno sede nell’ufficio della Corpag a Saint Lucia: Manoel Street, 10, Castries, come indicato qui. E’ innegabile quindi che Primtemps e Timara siano creature di Walfenzao. E come scrive Red Stripe 2010, il vero proprietario delle due società off-shore non lo sapremo mai. Poiché è mission di Walfenzao far perdere le traccia del titolare:

Un  Trust, o ancora meglio una stiftung, serve a questo, a tenere segreto tutto, ma proprio tutto. Sopratutto serve a tenere segreti patrimonî ingenti, milioni e milioni di €uri, non bilocali e Ferrari (Red Stripe 2010, cit.).

Infatti, “il trust è un contratto tra un individuo (Settlor) che trasferisce alcuni beni di sua proprietà (the Trust fund) a una o più persone (the trustees) con le istruzioni, che sono giuridicamente vincolanti per gli amministratori, che gli amministratori dovrebbero tenere il fondo fiduciario a condizioni prescritte (the beneficiaries).I Trust può essere revocabile o irrevocabile” (Red Stripe 2010, cit.). Il trust serve a mantenere la riservatezza sulla provenienza del capitale.

Walfenzao, un mister x, insomma. A cui Tulliani domiclia le bollette di Rue Princess Charlotte. L’avvocato Ellero, autore di quella polpetta avveleneata (definizione di Luca Barbareschi, finiano doc), che sabato scorso ha quasi scagionato Tulliani proprio quando tutti attendenvano il discorso registrato di Fini, oggi suggerisce sempre a mezzo stampa che Tulliani può essere un mediatore. Uno che lavora in campo immobiliare e che ha piazzato un appartamento insignificante, inutilizzato, alla modica somma di 300mila euro, e per questo si è guadagnato la prelazione per l’affitto dei locali.

Pensate, l’accostamento Walfenzao-Corallo è parso palese persino a quelli de Il Giornale. Che lungimiranza. Così scrivono oggi:

Walfenzao è dunque «presente» a Saint Lucia, dove è tra i riferimenti della Corporate Agent Saint Lucia ltd. È presente negli Usa, come corrispondente della Corpag di Miami, al 999 di Brickell Avenue. Ma come è noto è anche a Montecarlo, dove abita con la moglie in avenue Princesse Grace, a un solo portone di distanza dalla sede della Jason Sam. Una quasi ubiquità anche più impressionante, considerando che Walfenzao controlla, per conto dell’imprenditore italiano di gioco autorizzato (in Italia) e casinò (ai Caraibi) Francesco Corallo, la Uk Atlantis Holding Plc, una delle società del gruppo (Il Giornale).

Troppo spesso, in questa vicenda, abbiamo solcato il Mare delle Antille. Visitando addirittura tre isole: Santo Domingo, Saint Lucia e ora Sint Maarten (l’isola di Corallo). Ma il mare nostrum della politica è alquanto melmoso. Dicevo che Corallo aveva in Italia Laboccetta come amico e amministratore. Laboccetta è poi diventato parlamentare nel 2008 e ha fatto rapidamente carriera in Transatlantico (un altro mare melmoso). Tanto che ora è un papabile sottosegretario nell’eventuale rimpasto di governo che Berlusconi intende fare dopo il 29 Settembre.

Prima di divenire parlamentare, Laboccetta ha rischiato di finire nel mezzo dello scandalo delle slot, una maxi evasione di 98 miliardi di euro, rimasta impunita, scoperta anni fa da due giornalisti de Il Secolo XIX. Le società che gestiscono le slot hanno truffato il fisco taroccando le macchinette in modo tale che risultassero disconnesse dalla rete con lo Stato per la maggior parte del tempo:

la Procura regionale della Corte dei Conti del Lazio aveva inoltrato ai concessionari del settore New Slot una richiesta di risarcimento di 98 miliardi, limati poi a 90. I magistrati contabili contestavano il mancato collegamento degli apparecchi alla rete telematica dello Stato, quello che permette  di controllare l’entità delle giocate e di applicare quindi l’imposta che grava, il Preu. Nonchè il mancato rispetto di alcuni livelli di servizio nella trasmissione dei dati degli apparecchi di gioco. In pratica le concessionarie, non collegando le slot ai terminali statali, hanno sottratto al fisco miliardi di euro di tasse (fonte).

Tra i gestori fraudolenti vi erano: Snai, Hbg, Cirsa Italia, Sisal Slot, Cogetech Codere Network, Lottomatica Videolot Rete, Gmatica, Gamenet e Atlantis World Giocolegale, la filiale di Atlantis World in Italia, di cui Laboccetta era amministratore delegato. Lui dice di essersi dimesso anzitempo. Ben prima dello scandalo. Ma poteva non sapere? Chi potrà mai dirlo, al momento non mi risulta alcuna inchiesta della magistratura, nemmeno mi risulta che la multa (30 mld per la Atlantis) sia mai stata pagata.

Walfenzao-Corallo-Laboccetta (ma lui smentisce e ha annunciato querela a La Repubblica per quell’articolo di Giusppe D’Avanzo nel quale si anticipava l’equazione che sto per farvi) sembrano connessi fra di loro. Stupitevi, lo dice anche Il Giornale, il che viene da sorridere per tanta lucidità giornalistica:

Walfenzao controlla la Uk Atlantis attraverso due società – la Corporate Management St. Lucia ltd e la Corporate Management Nominees, inc – che la missiva del ministro della Giustizia Francis cita come società che controllano Printemps e Timara, e che detengono le azioni della Jaman directors, una delle altre off-shore. E le due società legate ad Atlantis, secondo la lettera, «agivano su ordine» sia di Walfenzao che di Izelaar. Dunque, c’è un legame diretto tra la compravendita della casa di Montecarlo e il gruppo di Corallo. Vicino all’ex An, tanto che Amedeo Laboccetta, già parlamentare del partito di Fini (e ora nel Pdl) ed ex rappresentante per l’Italia della Atlantis World di Corallo, portò al ristorante del casinò Beach Plaza di Saint Marteen anche Gianfranco Fini, nel 2004, per una cena a cui partecipò anche Checchino Proietti, braccio destro del presidente della Camera. E uomo che, per la procura di Potenza che indagò sulla vicenda (la Corte dei Conti constatò un ammanco nelle casse dell’erario di oltre 31 miliardi di euro), si spese con i monopoli italiani per evitare che l’Atlantis perdesse la licenza per il gioco legale in Italia (Il Giornale, cit.).

Malpica e Chiocci, gli autori della ricostruzione degli intrighi di Walfenzao per Il Giornale, promettono ulteriori sviluppi che dovrebbero giungere addirittura dalla penna di Lavitola, impegnato, così è scritto, a recuperare una email di un collega giornalista in cui un tale, proprietario di una società a Montecarlo “diceva all’agente concessionario delle società a Santa Lucia, che è un alto magistrato, che in Italia era in corso uno scontro molto duro tra Fini e Berlusconi” e ceh avrebbe preso presto la “decisione […] di rescindere l’incarico a seguito della «pubblicità negativa relativamente anche alla mia persona»” (Il Giornale).

A mio avviso permangono ancora dei punti oscuri. Per esempio: qaule il rapporto fra Walfenzao e Tulliani? Chi conduce Tulliani agli uffici della Corpag di Montecarlo? Tulliani ha un rapporto collaborativo con Walfenzao, come suppone l’avv. Ellero? E poi, quale il rapporto fra Fini e Laboccetta? E fra Fini e Corallo? Vi anticipo che il prossimo scoop de Il Giornale tenderà a rievocare quella vacanza del 2004 a Sint Maarten. Ci sarà tanto di foto, vedrete.