Berlusconi e Gazprom, l’ombra di società off-shore

Ieri Repubblica.it apriva con un articolo sulle relazioni pericolose di Berlusconi in Russia. I cablelogs di Wikileaks hanno svelato le preoccupazioni dell’amministrazione americana circa i rapporti fra il premier russo Putin e quello italiano, sulla politica energetica italiana e il ruolo di ENI in questa vicenda dai contorni oscuri. La premessa: ENI ha aperto il mercato interno a un concorrente e Washington sospetta che dietro questa “liberalizzazione” ci siano interessi commerciali di Berlusconi in prima persona. La relazione Roma-Mosca è puro businness, e ciò la rende pericolosa poiché è businness potenzialmente dannoso per gli interessi americani, sia economici che politici (che senso avrebbero poi le basi missilistiche Nato su un territorio come quello italiano dipendente energeticamente da Mosca e Tripoli?). Di fatto si è creato nel corso degli anni un asse del gas fra Gazprom ed ENI, allenza alimentata con fragore da Palazzo Chigi. Il trio D’avanzo, Greco, Rampini che firma l’articolo, cita l’episodio del biglietto di Berlusconi: una cena, a Milano, nel 2003, fra manager di ENi e manager di Gazprom e quella raccomandazione dei russi in favore di un certo Mentasti, l’uomo che cedette la San Pellegrino alla Nestlé. ENI vuole rinnovare i contratti con il gigante russo, Gazprom dal suo canto vuole inserirsi nel mercato italiano. Ci sono da decidere i vertici delle società che tratteranno la commercializione del gas, i cosiddetti acquirenti al Punto di Scambio Virtuale, ovvero quel punto del gasdotto in cui il gas diventa di proprietà di società italiane o aventi diritto alla commercializzazione in Italia del metano.

Dalla tasca, l’alto dirigente di Gazprom estrae un fogliettino come se fosse una santa icona che da sola avrebbe spazzato via ogni dubbio profano. Sopra c’è scritto: “Mentasti”. Gli italiani cadono dalle nuvole. Quel nome non l’hanno mai sentito. Chi è? Il russo spiega: “Ma come non conoscete il patron della San Pellegrino?”. Gli italiani sorridono: “Anche se gassata, l’acqua ha poco a che fare con il gas, bisogna che qualcuno glielo spieghi a questo Mentasti…”. Il russo non ride, agita ancora il foglietto e dice: “Druzia, amici, ma davvero non riconoscete la grafia del vostro capo di governo?”. Quelli di Eni fingono di non capire e chiedono: “… ma questo biglietto con questa grafia chi te l’ha dato?”. Risposta: “Da dove volete che venga, dal Cremlino!”. A conferma che la faccenda è molto seria perché molto voluta da Putin, gli uomini di Eni vengono invitati a stringere le sedie intorno al tavolo per far posto a un altro convitato che attende un cenno nell’albergo dall’altra parte di piazza della Repubblica, il Principe di Savoia. L’uomo si chiama Alexander Ivanovic Medvedev, è un amico d’affari del professor Fallico, è stato come Vladimir Putin un colonnello del Kgb, oggi è il numero due di Gazprom (Berlusconi, Putin e quel biglietto la vera storia del gas di Mosca – Repubblica.it).

Valentini, Fallico, Mentasti: un trio di nomi che connette Berlusconi e Gazprom. Sulle relazioni dei primi due non mi dilungo, visto l’esaustivo articolo di Repubblica. Ma Mentasti Granelli merita un approfondimento. In particolar modo è da chiarire il suo ruolo all’interno di Centrex. Centrex è la società intermediaria che vende il gas al Punto di Scambio Virtuale. Questo il suo CdA:

Consiglio di Amministrazione
– Dr. Thomas Kozich, Presidente
– Mag. Michael E. Klinger, MBA, Consigliere
– Stefano Gasparini, Segretario
CEA Centrex Italia Srl è registrata presso il “Registro delle Imprese di Milano” REA n° 1835547 (Centrex Italia).

Stefano Gasparini, che in questo organigramma compare come segretario di Centrex, è stato in passato Chief Financial Officer di EPA Thessaloniki, oscietà di Eni Group; prima ancora Finance Manager, Foreign Companies per Eni Gas & Power Division; un remoto passato in RCS Mediagroup. Ma Centrex è una società controllata indirettamente da Gazprom. Un manager di formazione ENI migra in una società del colosso russo. Questo potrà sembrare normale, e forse lo è. Meno normale se si leggono le parole di Roman Kupchinsky. Kupchinsky, riportando una notizia di Bloomberg del 18 Ottobre 2005, racconta della denuncia di una  Commissione Parlamentare italiana nei confronti dell’accordo ENI-Gazpromexport, “accordo che avrebbe consentito Gazpromexport, guidata dal vice CEO di Gazprom, Alexander Medvedev, che è anche presumibilmente uno dei “cardinali invisibili” del torbido Centrex Group in Europa, a partecipare nella vendita di gas russo per i consumatori domestici italiani” (Berlusconi, Centrex, Hexagon 1 and 2 and Gazprom – The Jamestown Foundation).

Si tratta di subentrare all’ Eni nella negoziazione di 2 miliardi di metri cubi di gas, circa il 10% di quanto acquistato dalla russa Gazprom e rivenduto all’ ingrosso italiano. Si tratta poi di trovare spazio per il combustibile nei tubi dell’ Eni che da Tarvisio lo smistano a imprese e amministrazioni, e ottenere margini che a spanne porteranno alla nuova nata 50-60 milioni di euro l’ anno di utile netto […] L’ Antitrust da tempo chiede a Eni di potenziare la capacità dei tubi, e venderne una parte; Eni ne ha piazzato in Borsa il 50%, entro il 2007 deve scendere sotto il 20%, ma di questo non vi è certezza. Comunque l’ Eni, che farà spazio al gas di Mentasti nei tubi, finora colma molto bene tutti i pertugi delle proprie condotte con gas intermediato dalla stessa (Gas, tutti i misteri della partita russa, Repubblica.it – Archivio 2005).

Nodo della contestazione era l’assetto proprietario di Centrex Italia, allora chiamata Central Energy Italian Gas Holding (CEIGH), parte di Centrex Group, che in quell’accordo giocava la parte del leone. La medesima Commissione Parlamentare, nella sua azione investigativa, avrebbe rivelato che “un importante uomo d’affari italiano di nome Bruno Mentasti Granelli, noto per essere un amico intimo di Silvio Berlusconi, detiene la proprietà del 33 per cento di CEIGH attraverso due società, Hexagon Prima e Hexagon Seconda, entrambi registrate allo stesso indirizzo di Milano”, mentre “Gazprom, società russa a controllo statale, detiene il 25 per cento delle azioni di CEIGH tramite ZMB, la controllata tedesca di Gazpromexport, mentre Centrex Europe Energy Gas AG con sede a Vienna vale il 41,6 per cento” (Berlusconi, Centrex, Hexagon 1 and 2 and Gazprom – The Jamestown Foundation). Le relazioni di Mentasti-Granelli con Berlusconi emersero subito: erano soci a Telepiù. Chi si nasconde dietro Hexagon Prima ed Hexagon Seconda (nomi che ricordano da lontano le 22 holdings in cui si disperdeva il capitale sociale della Fininvest, da Holding Italiana Uno a Holding Italiana Ventidue)? Per giunta dietro Centrex c’è il vuoto:

Centrex, dopo tutto, ha inviato i suoi profitti ad una società off-shore denominato Ventures Siritia a Cipro, che poi ha trasmesso i guadagni ad un’altra società ombra, OOO Rubin, un business con un indirizzo falso in un condominio a Mosca (Berlusconi, Centrex, Hexagon 1 and 2 and Gazprom – The Jamestown Foundation).

Ci fu un passaggio precedente che coinvolse l’austriaca Centrex, prima proprietà di una misteriosa holding del Liechtenstein, la Idf, poi passata di mano alla Gazprombank di Andrey Akimov proprio nel 2005:

Una prima sforbiciata, peraltro, è stata data da Mosca con l’austriaca Centrex, rompendone la vecchia struttura di controllo per affidarla dallo scorso anno alle mani dell’ italiano Massimo Nicolazzi, ex Eni con esperienza pluriennale nella Lukoil di Vagit Alekperov (un altro italiano, Enrico Grigesi, ex Snam, ha invece lasciato Centrex Italia per guidare l’ ex municipalizzata di Como)  Fondata nel 2003, già nel 2005 la Centrex era scomparsa dalla lista delle società affiliate a Gazprom e Gazprombank, e risultava controllata, via una Centrex Group basata a Cipro, da una società del Liechtenstein: la Idf […] I soci della Idf sono rimasti sconosciuti fino al 2009, quando è emerso che sin dal 2005-06 l’ 80% è stato venduto alla Russische Kommerzial Bank, controllata svizzera del colosso bancario russo Vtb […] Doppio comparto La Idf, si è scoperto in seguito, ha sempre funzionato come un fondo esclusivo di investimenti (il principale in Centrex) ed è probabile che molti sconosciuti soci eccellenti – di nazionalità russa ma non solo – siano ormai usciti da anni […] La Idf, nell’ ultimo rendiconto disponibile al 2008, risultava possedere attivi per 283 milioni di dollari, suddivisi su due comparti. Il Gas1, investito appunto in Centrex e, per poche centinaia di migliaia di dollari, in titoli della Lukoil e della siberiana Surgutneftegaz. Il secondo, Energie1, con pochi titoli Total, Bp, ancora Surgutneftegaz, e azioni e bond di società energetiche non quotate che in apparenza potrebbero fare capo a Dubai e alle Barbados (Gazprom Nuovi equilibri per il colosso russo del gas).

Insomma, secondo voi è anormale che gli americani fossero perlomeno incuriositi dal genere di link che collega Berlusconi e Putin? Questa vicenda, come tutte le vicende di società off-shore, si perde nel nulla. Ma certamente ci sono responsabilità politiche del governo. E’ evidente che non è stato fatto l’interesse generale nel permettere a Gazprom di metter piede nel mercato italiano del gas, peraltro non in una cornice di libero mercato, ma in regime di monopolio di ENI. E se si scoprissero interessi personali di Berlusconi nelle società Hexagon Prima e Seconda (sono tutte registrate a Milano, così come Centrex Italia) sarebbe forse il colpo finale a questo sistema di potere. Grazie anche a Wikileaks.

Lavitola cala l’asso: ecco la email di Walfenzao

Eccola, la email che Lavitola teneva nascosta nel taschino. E’ agli atti dell’inchiesta dell’Attorney General di St. Lucia, Mr. Doddy Francis. E’ per tale ragione che Lavitola ha rischiato l’incriminazione da parte degli inquirenti di Saint Lucia.

Lo scrivente è quel James Walfenzao più volte citato nell’arco della vicenda come l’amministratore delle società Timara e Primtemps, nonché presidente o simile di The Corpag Group, la madre di tutte le off-shore, se così si può dire. L’indirizzo email di Walfenzao corrisponde a quanto pubblicato qui:

La email è stata trafugata dal pc di Michael Gordon, secondo Lavitola titolare della Corporate Agents St. Lucia Ltd, sita al numero 10 di Manoel Street a Castries, stesso indirizzo di Timara e Primtemps. Corparate Agents è una società controllata da The Corpag Group. Figura fra le filiali di Corpag, nei Caraibi. E’ un mistero su chi ha trafugato la email. Gordon figura come destinatario della missiva, insieme a Evan Hermiston, socio della Corporate Agents, nonché esperto di off-shore. L’indirizzo email di entrambi riporta l’estensione di candw.lc, che corrisponde a un sito di webmail gratuite di Saint Lucia. Di primo acchito non si può affermare che le email siano false.

Ho tentato una traduzione del testo:

Signori,

Queste due società (Timara+Primtemps, nel titolo della email) hanno attirato l’attenzione della stampa italiana. A quanto ci sembra (precedentemente non conoscenza di ciò) vi è un connessione politica che è emersa in un grande conflitto/scandalo, ora che Berlusconi e Fini (precedentemente partner in politica) stanno litigando. La sorella del cliente sembra avere un forte legame con uno degli uomini politici coinvolti.
Mentre la maggior parte del fango viene gettato dalla stampa controllata da Berlusconi, giornali anche più seri come il Corriera della Sera ne stanno scrivendo.
Il mio nome è stato citato come regista; nessun commento sul fatto che abbiamo fatto qualcosa di sbagliato. Nonostante sia molto fastidioso.
Queste aziende sono state utilizzati per comprare un piccolo appartamento in MC. Abbiamo trovato il valore basso e siamo andati dal notaio per verificare. Il notaio ha spiegato che il prezzo (l’appartamento è stato ereditato da una vecchia signora che è morta, era in cattive condizioni/non mantenuto etc); il notaio ha spiegato che era soddisfatto del valore e non poteva trasferire il bene per un valore troppo basso in quanto egli deve riscuotere le tasse di trasferimento per lo Stato.
Si può essere avvicinati dai giornalisti- Io suggerisco che noi dobbiamo soltanto non rispondere. Stiamo considerando di dimetterci; per primo, voglio sentire dal cliente ciò che egli ha da dire.
Vi terrò informati.
Ho solo pensato che fosse giusto farvi sapere.
Saluti,
James

Ammessa la validità del documento, su cui si può dubitare, eccovi le mie considerazioni:

  1. stupisce come il sistema delle off-shore si sia messo in allarme appena qualche giorno dopo le rivelazioni de Il Giornale; Walfenzao si è impaurito per il solo fatto di esser stato avvicinato da giornalisti e perché il suo nome era citato sui giornali, non solo quelli di B., ma anche sul più serio (!) Corriere della Sera;
  2. Walfenzao nella email dice di aver parlato con il notaio che ha redatto l’atto di trasferimento circa il prezzo pattuito, secondo W. troppo basso; il notaio gli ha riferito che l’immobile era in cattive condizioni;
  3. il notaio riferisce che non può trasferire il bene a un prezzo troppo basso; quindi 300mila euro sono pochi o no? A me pare una contraddizione: W. trova il prezzo basso, va dal notaio che gli riferisce di non poter vendere a un prezzo più basso ancora. Ma il fatto che l’appartamento fosse in cattivo stato è riportato anche qui;
  4. W. pensa di dimettersi (dalla Timara e dalla Primtemps?); dice che ne parlerà con il clinete;
  5. il cliente sembra proprio essere Tulliani; ha una sorella legata a uno dei politici coinvolti nel conflitto fra Berlusconi e Fini.

(continua…)

Il piccolo Tulliani: fatti anche tu la tua società off-shore. Cos’è Corpag Group

Gira in rete una traduzione della lettera del ministro della Giustizia, Lorenzo Rudolph Francis, che riporta un breve sunto dell’architettura di società off-shore dietro l’acquirente dell’appartamento di Montecarlo. Questo il passaggioche più mi interessa segnalarvi, ammesso e concesso che la traduzione si vera:

Queste compagnie sembrano condividere lo stesso agente, Corporate Agent (Santa Lucia) Ltd, così come lo stesso indirizzo al numero 10 di Manoel Street , Castries, Santa Lucia. Mentre la Jaman Directors Ltd agiva come responsabile sia di Printemps Ltd che di Timara Ltd è stata rimpiazzata da Corporate Management Ltd e comunque i suoi azionisti sono rimasti nominalmente gli stessi di Corporate Management Nominees.

È stato inoltre confermato che Corporate Management Nominees inc e Corporate Management St. Lucia Limited agivano su ordine di Mr. James Walfenzao di Corpag Services Usa di Miami, Florida, e Mr. Anthoine Izeelar della Jasaon Sam a Monaco. In relazione agli obblighi degli agenti registrati a Santa Lucia, una richiesta di informazioni era stata formalizzata ai corrispondenti della Corpag Service Usa. […]

Dai documenti arrivati dai corrispondenti è stato anche possibile accertare che il beneficiario della compagnia è il signor Giancarlo Tullianiche ha ricevuto istruzioni sulla compagnia utilizzando i servizi di Jasaon Sam e di Corpag Services Usa (vedi: Il Fatto e Forum Finanzaonline).

Se ne deduce che Tulliani si sarebbe avvalso dei servizi di The Corpoag Group, sede di Miami. E The Corpag Group ha un sito in cui spiega i propri servizi, che sono: Tax (treaty) driven structures, (International) Business Companies, Partnerships and Limited Liability, E-commerce, Private Foundations, Trusts, Ship and yacht registration. A noi diciamo che interessa il campo delle International Business Companies. Che cosa offre Corpag?

  • Zero, o bassa tassazione, le società internazionali di Business (“IBC”) possono essere utilizzate per diversi scopi.
  • Tassazione: l’attività commerciale può essere strutturata in modo che i profitti vengono realizzati in modo tale da ridurre al minimo la loro soggettività tributaria, per esempio nel finanziamento, royalty o strutture commerciali.
  • Semplicità: fatta eccezione per le imprese regolamentate, come banche o altre istituzioni finanziarie, queste giurisdizioni rendono relativamente semplice da impostare e mantenere le imprese.
  • Anonimato: dalla realizzazione di operazioni effettuate in nome di una società privata, il nome del principale sottostante può essere tenuto fuori dalla documentazione.
  • Capitalizzazione sottile: le giurisdizioni offshore non tendono ad imporre regole di “capitalizzazione sottile” in materia di società, permettendo loro di essere costituite con un investimento azionario puramente nominale.
  • Le Società internazionali di affari sono utilizzati per esempio per operazioni uniche, servono come personali holding o società di top-holding dalla struttura a tassazione guidata, quali il finanziamento, royalty o strutture commerciali. Inoltre le IBC sono spesso utilizzate da clienti in paesi che hanno norme rigorose in materia di scambi in valuta estera.

Ed è estremamente facile, aggiungo io, farsi la propria società, personale e personalissima. Sul sito trovate tutti i recapiti. Buona fortuna.

Fini parla, insinuazioni e calunnie per eliminarmi. Così si distrugge la democrazia

Il video e il discorso integrale di Fini sul caso Tulliani-Montecarlo:

Tutte le parole di Fini contro B.:

  • a qualcuno dà fastidio che a destra si parli di legalità;
  • non ho mai ricevuto nemmeno un semplice avviso di garanzia;
  • a differenza di altri, non strillo contro la magistratura, attendo con fiducia l’esito delle indagini
  • personalmente non ho nè denaro, nè barche nè ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse
  • in questa vicenda non è coinvolta l’amministrazione della cosa pubblica o il denaro del contribuente. Non ci sono appalti o tangenti, non c’è corruzione nè concussione
  • penso a faccendieri professionisti, a spasso nel Centro America da settimane (a proposito, chi paga le spese?)
  • giornali e televisioni non possono diventare strumenti di parte, usati non per dare notizie e fornire commenti, ma per colpire a qualunque costo l’avversario politico
  • per quel che mi riguarda ho certamente la coscienza a posto

La trascrizione del discorso:

Purtroppo da qualche tempo lo spettacolo offerto dalla politica è semplicemente deprimente.

Da settimane non si parla dei tanti problemi degli italiani, ma quasi unicamente della furibonda lotta interna al centrodestra.

Da quando il 29 luglio sono stato di fatto espulso dal Popolo della libertà con accuse risibili, tra cui spicca quella di essere in combutta con le procure per far cadere il governo Berlusconi, è partita una ossessiva campagna politico giornalistica per costringermi alle dimissioni da Presidente della Camera, essendo a tutti noto che non è possibile alcuna forma di sfiducia parlamentare.

Evidentemente a qualcuno dà fastidio che da destra si parli di cultura della legalità, di legge uguale per tutti, di garantismo che non può essere impunità, di riforma della giustizia per i cittadini e non per risolvere problemi personali.

In 27 anni di Parlamento e 20 alla guida del mio partito non sono mai stato sfiorato da sospetti di illeciti e non ho mai ricevuto nemmeno un semplice avviso di garanzia.

Credo di essere tra i pochi, se non l’unico, visto le tante bufere giudiziarie che hanno investito la politica in questi anni.

E’ evidente che se fossi stato coinvolto in un bello scandalo mi sarebbe stato più difficile chiedere alla politica di darsi un codice etico e sarebbe stato più credibile chiedere le mie dimissioni.

Così deve averla pensata qualcuno, ad esempio chi auspicava il metodo Boffo nei miei confronti, oppure chi mi consigliava dalle colonne del giornale della famiglia Berlusconi di rientrare nei ranghi se non volevo che spuntasse qualche dossier – testuale – anche su di me, “perchè oggi tocca al Premier, domani potrebbe toccare al Presidente della Camera”. Profezia o minaccia?

Puntualmente, dopo un po’, è scoppiato l’affare Montecarlo.

So di dovere agli italiani, e non solo a chi mi ha sempre dato fiducia, la massima chiarezza e trasparenza al riguardo.

I fatti:

An, nel tempo, ha ereditato una serie di immobili. Tra questi, nel 1999, la famosa casa di Montecarlo, che non è una reggia anche se sta in un Principato, 50-55 metri quadrati, valore stimato circa 230 mila euro. Essendo in condizioni quasi fatiscenti e del tutto inutilizzabile per l’attività del Partito, l’11 luglio 2008 è stata venduta alla Società Printemps, segnalatami da Giancarlo Tulliani. L’atto è stato firmato dal Segretario amministrativo, senatore Pontone da me delegato, un autentico galantuomo che per 20 anni ha gestito impeccabilmente il patrimonio del partito, e dai signori Izelaar e Walfenzao.

Il prezzo della vendita, 300 mila euro, è stato oggetto di buona parte del tormentone estivo. Dai miei uffici fu considerato adeguato perchè superava del 30 per cento il valore stimato dalla società immobiliare monegasca che amministra l’intero condominio.

Si poteva spuntare un prezzo più alto? E’ possibile. E’ stata una leggerezza? Forse. In ogni caso, poichè la Procura di Roma ha doverosamente aperto una indagine contro ignoti, a seguito di una denunzia di due avversari politici e poichè, a differenza di altri, non strillo contro la magistratura, attendo con fiducia l’esito delle indagini.

Come ho già avuto modo di chiarire, solo dopo la vendita ho saputo che in quella casa viveva il Signor Giancarlo Tulliani.
Il fatto mi ha provocato un’arrabbiatura colossale, anche se egli mi ha detto che pagava un regolare contratto d’affitto e che aveva sostenuto le spese di ristrutturazione.
Non potevo certo costringerlo ad andarsene, ma certo gliel’ho chiesto e con toni tutt’altro che garbati. Spero lo faccia, se non fosse altro che per restituire un po’ di serenità alla mia famiglia.

E’ stato scritto: ma perchè venderla ad una società off shore, cioè residente a Santa Lucia, un cosiddetto paradiso fiscale? Obiezione sensata, ma a Montecarlo le off shore sono la regola e non l’eccezione.

E sia ben chiaro, personalmente non ho nè denaro, nè barche nè ville intestate a società off shore, a differenza di altri che hanno usato, e usano, queste società per meglio tutelare i loro patrimoni familiari o aziendali e per pagare meno tasse.

Ho sbagliato? Con il senno di poi mi devo rimproverare una certa ingenuità. Ma, sia ben chiaro: non è stato commesso alcun tipo di reato, non è stato arrecato alcun danno a nessuno. E, sia ancor più chiaro, in questa vicenda non è coinvolta l’amministrazione della cosa pubblica o il denaro del contribuente. Non ci sono appalti o tangenti, non c’è corruzione nè concussione.

Tutto qui? Per quel che ne so tutto qui.
Certo anche io mi chiedo, e ne ho pieno diritto visto il putiferio che mi è stato scatenato addosso, chi è il vero proprietario della casa di Montecarlo?
E’ Giancarlo Tulliani, come tanti pensano? Non lo so. Gliel’ho chiesto con insistenza: egli ha sempre negato con forza, pubblicamente e in privato. Restano i dubbi? Certamente, anche a me. E se dovesse emergere con certezza che Tulliani è il proprietario e che la mia buona fede è stata tradita, non esiterei a lasciare la Presidenza della Camera.
Non per personali responsabilità – che non ci sono – bensì perchè la mia etica pubblica me lo imporrebbe.

Di certo, in questa brutta storia di pagine oscure ce ne sono tante, troppe. Un affare privato è diventato un affare di Stato per la ossessiva campagna politico-mediatica di delegittimazione della mia persona: la campagna si è avvalsa di illazioni, insinuazioni, calunnie propalate da giornali di centrodestra e alimentate da personaggi torbidi e squalificati.
Non penso ai nostri servizi di intelligence, la cui lealtà istituzionale è fuori discussione, al pari della stima che nutro nei confronti del Sottosegretario Letta e del Prefetto De Gennaro.

Penso alla trama da film giallo di terz’ordine che ha visto spuntare su siti dominicani la lettera di un Ministro di Santa Lucia, diffusa da un giornalista ecuadoregno, rilanciata in Italia da un sito di gossip a seguito delle improbabili segnalazioni di attenti lettori.

Penso a faccendieri professionisti, a spasso nel Centro America da settimane (a proposito, chi paga le spese?) per trovare la prova regina della mia presunta colpa. Penso alla lettera che riservatamente, salvo finire in mondovisione, il Ministro della Giustizia di Santa Lucia ha scritto al suo Premier perchè preoccupato del buon nome del paese per la presenza di società off shore coinvolte non in traffici d’armi, di droga, di valuta, ma di una pericolosissima compravendita di un piccolo appartamento a Montecarlo.

Ma, detto con amarezza tutto questo, torniamo alle cose serie. La libertà di informazione è il caposaldo di una società aperta e democratica. Ma proprio per questo, giornali e televisioni non possono diventare strumenti di parte, usati non per dare notizie e fornire commenti, ma per colpire a qualunque costo l’avversario politico. Quando si scivola su questa china, le notizie non sono più il fine ma il mezzo, il manganello. E quando le notizie non ci sono, le si inventano a proprio uso e consumo. Così, con le insinuazioni, con le calunnie, con i dossier, con la politica ridotta ad una lotta senza esclusione di colpi per eliminare l’avversario si distrugge la democrazia. Si mette a repentaglio il futuro della libertà. Chi ha irresponsabilmente alimentato questo gioco al massacro si fermi, fermiamoci tutti prima che sia troppo tardi. Fermiamoci pensando al futuro del paese. Riprendiamo il confronto: duro, come è giusto che sia, ma civile e corretto.
Gli italiani si attendano che la legislatura continui per affrontare i problemi e rendere migliore la loro vita. Mi auguro che tutti, a partire dal Presidente del Consiglio, siano dello stesso avviso. Se così non sara’ gli italiani sapranno giudicare. E per quel che mi riguarda ho certamente la coscienza a posto.

Lorenzo Rudolph Francis, conferenza stampa a sorpresa: la lettera è vera

Aggiornamento ore 21.25, il video della conferenza stampa sul sito di La Repubblica. Attenzione: l’audio corrisponde al testo riportato nei sottotitoli, ma il video no. Curioso che non ci sia nemmeno mezza immagine di questa conferenza stampa. Eppure erano presenti tre giornalisti italiani. Forse i soli sull’isola.

Vodpod videos no longer available.

Udite, udite: la lettera del ministro Francis è vera. Lo spiega lui stesso, in una conferenza stampa dopo che il consiglio di gabinetto presiduto dal premier King si è riunito oggi. Questa l’agenzia APCom che spiega i fatti:

Il ministro della Giustizia di St.Lucia L. Rudolph Francis, annuncia telefonicamente al ‘Fatto Quotidiano’ che al termine di una riunione del Governo dell’isola in corso, si terrà una conferenza stampa in cui verrà fornita – riferisce il sito del quotidiano italiano- una versione ufficiale del Governo sulla lettera pubblicata dai giornali (prima a Santo Domingo e poi in Italia) nella quale si attribuisce la proprietà della società off shore che ha comprato la casa di Montecarlo a Giancarlo Tulliani, fratello della compagna del Presidente della Camera. Il ministro Francis ha spiegato che è in corso una riunione del governo. Una volta terminata inizierà la conferenza stampa: “Si prevede entro un paio d’ore”, quindi presumibilmente entro le 17 e 30. Il ministro si è rifiutato di commentare le precedenti dichiarazioni della telefonata della serata di ieri e ha detto: “non confermo e non smentisco nulla” (APCom).

Poi Il Fatto Quotidiano ha informato che la conferenza stampa ha avuto luogo proprio stasera alle 18 a Saint Lucia, presideuta dallo stesso ministro della Giustizia Francis. L’intervento è durato pochi minuti alla presenza di tre giornalisti italiani, a quanto sembra.

Qualcosa però non torna. Francis era stato raggiunto telefonicamente da Il Fatto ieri sera. Questa la cronistoria completa:

Alle 20 e 06 un funzionario invita via mail i nostri cronisti a contattare il ministero di Grazia e Giustizia. Alle 20 e 30, dopo un lungo inseguimento telefonico, il Guardasigilli risponde dalla Svizzera: “Quel documento è vero, faremo un comunicato ufficiale la prossima settimana”. Verso le 22 e 30 un sedicente amico della moglie del ministro degli Esteri di Saint Lucia chiama Annozero: “Da due settimane l’isola è piena zeppa di agenti segreti libici, russi e italiani travestiti da turisti” (Il Fatto).

Ieri sera il ministro era in Svizzera e quest’oggi compare a Saint Lucia. Deve essere rientrato precipitosamente nella capitale di Saint Lucia. Non vi era un via vai di 07 russi, libici e italiani? Una confusione tale che ha suggerito ai governanti del paese di svignarsela in Svizzera (sempre secondo Il Fatto). A me sembra che si sia fatto molto rumore per nulla. Ancora non ho visto una copia leggibile di quella lettera. E voi?

Domani parlerà Fini, ma non in conferenza stampa. Fini invierà un discorso per mezzo di Youtube ai siti di Futuro e Libertà. Una palese ammissione di inadeguatezza. Fini ha timore delle domande? Che cosa dirà domani, senza alcun contradditorio? Questa è una mossa sbagliata. Ma le cose sono precipitate, irrimediabilemte. E volgono a favore di B.