Formigoni ineleggibile, pronto il decreto? La risposta del ministro Raffaele Fitto.

Formigoni sembra avviarsi al muro della verità: entro lunedì verranno discussi i ricorsi contro la sua candidatura a Governatore della Lombardia per il terzo mandato elettivo consecutivo, vietato dalla legge 165/2004. Dalla parte del PdL non starebbero a guardare: sarebbe pronto un contro ricorso contro Vasco Errani (PD) in Emilia-Romagna. Giocano a puntarsi la pistola alla tempia. Ma al Governo sono pronti agli estremi rimedi:

la notizia di questa mattina (fonte Radio Radicale), circa l’impossibilità del terzo mandato di Formigoni, è che il governo Berlusconi starebbe pensando a un decreto per ‘sanare’ la situazione. Uno scandalo internazionale che conferma che avevamo ragione.
Il decreto fornirebbe l’interpretazione ‘autentica’ (sì, ciao) ribadendo la retroattività (incredibile) e rinviando alla normativa regionale la ‘precisazione’ della norma. «Uno schema non molto solido», commenta Angiolini. La retroattività è uno pseudo-argomento e, oltre a essere ovvio, lo dicono tutti (fonte: ciwati).

Un decreto d’urgenza senza che urgenza ci sia, fatto alla buona per tamponare “in corsa” la falla, che in definitiva rappresenterebbe una dimostrazione dell’illegittimità della candidatura di Formigoni (ed Errani).

Stamane, in aula al Senato, il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, ha risposto all’interpellanza del senatore PD Stefano Ceccanti – sostenitore della teoria della non retroattività della norma – con l’argomentazione che la causa di ineleggibilità – l’aver esperito i due mandati consecutivi – della legge 165/2004, art. 2, comma 1, lett. f, seguirebbe la medesima sorte delle altre cause indicate sempre all’art. 2, lettere dalla a alla e:

Il divieto del terzo mandato del presidente della Regione, stabilito per legge nel 2004, “non opera per le prossime elezioni regionali”. Lo chiarisce il ministro dei Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, rispondendo a un’interrogazione presentata dal senatore del Pd Stefano Ceccanti.

Il ministro precisa che è “fortemente radicata sul piano giuridico la tesi della non immediata applicabilità della disposizione statale, sulla base del tenore letterale dell’articolo 2, che espressamente rinvia alla legge regionale attuativa; detta tesi, che trova conferma anche nella giurisprudenza della Cassazione, porta a ritenere che le disposizioni dell’articolo 2 della legge 165/2004 sono, pertanto, destinate a produrre effetti dopo l’adozione delle leggi regionali sulla materia” (fonte: Regionali/ Fitto: Divieto terzo mandato non vale in queste elezioni – Politica – Virgilio Notizie).

Ceccanti ha riportato sul proprio blog parte della risposta dubbiosa che ha rivolto al ministro Fitto:

  • poggiando sulle sentenze della Cassazione (n. 4327 del 2005 e n. 16898 del 2006), il Governo ritiene che il principio del divieto di mandati immediatamente successivi al secondo non sia vigente fino alla legge elettorale regionale che lo recepisca.
  • Ciò consentirebbe alle Regioni di rinviare a propria discrezione un principio fissato dal legislatore in modo chiaramente autoapplicativo. La legge 165/2004 (lettera f) del comma 1 dell’art. 2) è chiaramente scritta in modo da essere auto-applicativa
  • Viceversa – aggiunge Ceccanti – le sentenze della Cassazione fanno riferimento ad altre disposizioni della medesima legge che, con tutta evidenza, sono scritte in modo da regolare l’attività legislativa regionale futura senza essere auto-applicative. L’analogia – conclude il senatore del Pd – è quindi impropria con la lettera f) che è invece stata scritta per trovare diretta applicazione e che deve trovarla sin dalla prossima tornata” (ceccanti | Il Cannocchiale blog).

L’interpretazione di Ceccanti ha grosse analogie con quella riportata nel testo del ricorso dei cinque ribelli del PD, Angiolini, Civati, Martinelli, Monguzzi e Sarfatti:
– la norma avrebbe i crismi, secondo un’altra sentenza della Cassazione (sent. Sez. I, n. 2001 del 2008) di una “ineleggibilità originaria”, ovvero il diveto di terzo mandato “attiene piuttosto alla configurazione complessiva del governo dell’ente ed al modo di intendere la rappresentanza politica”;
– “la ragione del divieto di rielezione immediata, dopo una pluralità di mandati elettivi consecutivi” è “quella di evitare che sia frenato il ricambio delle persone a copertura di incarichi più importanti di governo, nonché quella prevenire il formarsi di posizioni personali di pre-potere politico. E’ pertanto logico che il divieto di rielezione dopo più mandati consecutivi valga,    e  possa essere fatto valere, dall’inizio del procedimento elettorale, come pre-requisito del suo stesso corretto svolgimento”; al contrario, l’elezione ne risulterebbe fortemente condizionata, con il rischio della dichiarazione di ineleggibilità a livello consiliare o giudiziale con la conseguenza delle dimissioni del Governatore appena eletto e lo scioglimento del Consiglio Regionale medesimo;
– inoltre, le sentenze citate da Fitto, riguardano nella fattispecie l’art. 2, comma 1, lett. a, nonché l’art. 3 lett. a della medesima legge – entrambe disposizioni non sufficientemente determinate – quindi non riferiscono esplicitamente alla lettera f;
–  “In altre parole,” viene sostenuto nel testo del ricorso, “nelle sue pronunce n. 4327 del 2005 e 16898 del 2006, la Corte di Cassazione non va contro la tradizione legislativa, dottrinale e giurisprudenziale sopra illustrata e, quindi, non esclude affatto che la normativa statale di “principio” della l. n. 165 del 2004 possa essere di immediata e pronta applicazione, ma più semplicemente, in rapporto a norme di “principio” indeterminate e giocoforza bisognose di specificazione in fase applicativa, si rifiuta di considerare superata la previgente disciplina”.

Insomma, un bel garbuglio giuridico al quale è necessario che la giurisprudenza metta ordine. Prima che arrivi il governo.

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Regionali, divieto di terzo mandato: il silenzio del PD, il silenzio di tutti.

Il PD in Umbria rischia la presidenza. Ed è pure dilaniato dalla faida fra bersanian-dalemiani e veltru-franceschiniani: fatto che ha consigliato alla gran parte del Partito di ripiegare sulla Lorenzetti, presidente in carica, benedetta dai sondaggi, ma con un piccolo neo: è al terzo mandato elettivo. Ecco come ne parlano:

    • Il "Gruppo Democratiche e Democratici di Foligno per la Lorenzetti Presidente" sostengono la candidatura di Maria Rita Lorenzetti alla Presidenza della Giunta Regionale per le elezioni del 2010

    • Gli attuali contrasti fondati esclusivamente sul divieto a priori circa il terzo mandato della Presidente Lorenzetti, senza un confronto politico sul Progetto per l’Umbria e su chi può meglio rappresentarlo, non ci convince e ci preoccupa perché prefigura una idea di politica, nelle istituzioni e nel Partito Democratico, che esclude l’ascolto e il confronto sui problemi che toccano migliaia di persone e le loro condizioni di vita.

    • Maria Rita Lorenzetti è in grado di garantire la CONTINUTA’ e l’INNOVAZIONE necessarie in virtù della sua esperienza politica ed amministrativa

Ora, la querelle del divieto di terzo mandato, prescritto da Legge dello Stato n. 165/2004, all’art. 2 comma 1, lett. f, non ha ancora raggiunto i media del mainstream nazionale. Striscia come nelle trincee nelle colonne dei blog e in documenti a carattere giuridico – ce ne sono almeno tre che circolano in rete, e ognuno risponde alla domanda "da quando si applica il divieto di terzo mandato" in maniera diversa e sollevando interrogativi diversi.
In primis fu il prof. Stefano Ceccanti a fugare il dubbio, stabilendo:
– la liceità della sospensione del diritto fondamentale di elettorato passivo "per evitare che esso, pur nella sua natura di diritto politico fondamentale, non diventi ab-solutus, cioè illimitato, ossia capace di intaccare direttamente la natura democratica del nostro ordinamento, rendendo alcuni eletti a vita, uomini o donne che siano, a discapito di altri";
– l’immediata applicabilità della norma contenuta nel comma 1-f dell’art. 2 della predetta legge, in virtù della sua "compiutezza;
– la norma è fonte di grado inferiore, una legge statale, di principio, limitativa di un diritto fondamentale;
– pertanto, stante alla "indubbia e unanime collocazione dottrinale del diritto di elettorato passivo, sancito dall’art. 51, comma primo della Costituzione, nel novero dei diritti politici fondamentali, questa collocazione porta con sé l’illegittimità di
interpretazioni che possano condurre a una retroattività dei limiti introdotti con legge".

Per contro, la ricorstruzione di Ceccanti ha subito un duro attacco dal parere dello Studio Legale Vittorio Angiolini:
– la norma  si configura come “principio fondamentale” sulla base dell’art. 122 della Costituzione: la legge statale stabilisce i pèrincipi fondamentali a cui la legge regionale deve ispirarsi;
– la non retroattività della norma contenuta nel comma 1 lett. f, sulla base del principio assoluto di irretroattività di norme volte a circoscrivere l’elettorato passivo, è “giuridicamente insostenibile” poiché il carattere retroattivo viene in questo contesto travisato;
– l’irretroattività della legge consiste nell’applicare una nuova disciplina legislativa solo a fatti verificatisi posteriormente alla sua entrata in vigore, con esclusione non solo di fatti e vicende al momento di detta entrata in vigore ormai esauriti, ma anche a fatti o vicende nel momento dell’entrata in vigore in corso di svolgimento, e perciò intrapresi in precedenza, sotto la vigenza di una disciplina diversa;
– l’ art. 2, comma 1 lett. f) della l. n. 165 del 2004 non detta alcuna disciplina innovativa, ed anzi non detta alcuna disciplina che abbia la benché minima influenza sul conferimento e sull’espletamento dei primi due mandati consecutivi come Presidente della Regione;
– Formigoni, invece, così come Lorenzetti, non è affatto in una posizione di non-conoscenza del divieto di terzo mandato, poiché tale norma sussiste dal 2004, ben prima di essersi proposto per la terza volta Governatore della Lombardia. Egli è quindi pienamente informato circa il divieto.

Infine, Margherita Raveraira solleva l’ulteriore questione definita dall’art. 2, comma 1, lettera d, che "attribuisce ai Consigli regionali la competenza a decidere sulle ineleggibilità nei confronti dei propri componenti e del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto (fatta salva la competenza del’autorità giudiziaria a decidere sui relativi ricorsi), senza nulla prevedere sul regime da applicarsi al limite, di cui alla lett. f)". Chi decide sulla ineleggibilità del Governatore? E’ chiaro che l’Assemblea mai voterà contro il proprio Presidente. Il comma 1-d è una norma sulla quale già la Corte Costiotuzionale – sent. n. 84/2006 – si espresse in maniera critica: essa "non assicura la genuinità della competizione elettorale, nel caso in cui l’ineleggibilità sia successivamente accertata; induce il cittadino a candidarsi violando la norma che, in asserito contrasto con la Costituzione, ne preveda l’ineleggibilità; non consente che le cause di ineleggibilià emergano, come quelle di incandidabilità, in sede di presentazione delle liste agli uffici elettorali”. Di fatto, la decisione sulla ineleggibilità non viene valutata al momento della candidatura, bensì nella successiva fase dell’esame da parte dell’Assemblea, quindi a "fatto compiuto", lasciando agli eventuali contestatori la sola eventualità della via giudiziaria. La legge non ha alcun carattere preventivo in fatto di ineleggibilità, né tantomeno prefigura un percorso univoco per la valutazione dei casi di ineleggibilità stessa, lasciando pericolosamente aperta la strada per un contenzioso giudiziario infinito.

I link ai documenti:
Margherita Raveraira:  IL LIMITE DEL DOPPIO MANDATO ALLA IMMEDIATA RIELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE: UNA QUESTIONE COMPLESSA.

Stefano Ceccanti: IL TETTO AI MANDATI QUALIFICA L’ORDINAMENTO REGIONALE, MA NON È APPLICABILE PRIMA DEL 2015

Vittorio Angiolini: Limite all’elezione del Presidente delle Regioni ordinarie dopo due mandati consecutivi

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Mozioni a confronto. Dall’analisi di Stefano Ceccanti.

Un tentativo di rielaborazione lessicale attraverso parole chiave dell’analisi delle tre mozioni dei candidati alla segreteria del PD ripresa dal sito di Pietro Ichino – analisi a firma di Stefano Ceccanti, con una appendice aggiuntiva su 3 temi: “Politica e Giustizia”; “Lavoro, Welfare”; “Ambiente e Energia”. Bersani 1 riferisce al discorso di presentazione della candidatura di Bersani; Bersani 2 alla mozione così come è stata depositata (per Ceccanti esistono delle incongruenze tali da sdoppiare il Bersani pensiero).

CONGRESSO PD: LE TRE MOZIONI A CONFRONTO
SEI PUNTI PER CERCARE LE DIFFERENZE TRA LE MOZIONI FRANCESCHINI, BERSANI E MARINO

rielaborazione dell’Analisi di Stefano Ceccanti:

1. La forma partito del Pd

– Franceschini: PARTECIPAZIONE DELIBERATIVA (affidare agli iscritti le scelte del partito e l’elezione degli organi territoriali, affiancando a loro gli elettori, da chiamare nei momenti delle grandi scelte);
– Marino: DIREZIONE, PARTECIPAZIONE DISCUSSIONE DELIBERAZIONE (direzione politica chiara, frutto della partecipazione dei suoi aderenti e dei suoi sostenitori…. coinvolgimento, partecipazione, apertura);
– Bersani 1: PARTECIPAZIONE CIRCOSTRITTA (La sovranità appartiene agli iscritti che, sulla base di regole, la delegano in determinate occasioni agli elettori);
– Bersani 2: PARTECIPAZIONE CIRCOSTRITTA E REGOLATA (La sovranità appartiene agli iscritti, che la condividono con gli elettori nelle occasioni regolate dallo statuto);

2. Il Pd nel sistema politico

– Franceschini: CENTROSINISTRA (Non torneremo indietro, ad un centro-sinistra col trattino);
– Marino: AREA PROGRESSISTA (Un partito che si prenda cura degli elettori di tutto lo schieramento progressista);
– Bersani 1: SINISTRA (Io parlo di un Partito Democratico con il profilo di un partito di una sinistra democratica e liberale);
– Bersani 2: SINISTRA-CENTRO-SINISTRA (il Pd e tutto il centrosinistra; ispirazione del cattolicesimo democratico e della sinistra democratica e liberale);

3. Il retroterra sociale del Pd

– Franceschini: NO DUALISMO (il mondo del lavoro di oggi è fatto insieme da lavoratori e imprenditori; Gli imprenditori sono una parte del mondo del lavoro e una parte di noi democratici);
– Marino: CULTURA ECONOMICA AUTONOMA (darsi una cultura economica autonomA; una società a imprenditorialità diffusa è un valore perché porta le persone ad auto organizzarsi responsabilmente);
– Bersani 1: CON LAVORO AUTONOMO SE IN REGOLA (un imprenditore privato, cooperativo, artigiano, commerciante che sta nelle regole fa pienamente parte del nostro progetto, è un protagonista del nostro progetto!”
– Bersani 2: LAVORO E IMPRESA (Noi siamo il partito dei lavori e dei ceti produttivi);

4. Quale sistema politico

– Franceschini: BIPOLARISMO, NO PARLAMENTARISMO (Non torneremo nemmeno indietro a scelte politiche né accetteremo leggi elettorali che spostino a dopo il voto la scelta delle alleanze);
– Marino: BIPOLARISMO, UNINOMINALE, NO LISTE BLOCCATE (legge elettorale che stabilizzi il bipolarismo, che ridia ai cittadini, attraverso i collegi uninominali, la possibilità di scelta dei propri rappresentanti);
– Bersani 1: DIALOGO, SISTEMA MISTO (evitare quindi ogni ritorno al proporzionalismo puro; nell’ambito di un bipolarismo; visibilità del quadro di alleanze e della loro stabilità;sistemi misti; dialogando con tutte le forze politiche e parlamentari interessate a opporsi ai rischi di deformazione della democrazia);
Bersani 2: DIALOGO, PARLAMENTARISMO RAFFORZATO O PRESIDENZIALISMO MASCHERATO (un modello parlamentare rafforzato in alternativa a formule più o meno mascherate di presidenzialismo; legge elettorale da elaborare in collaborazione con chi crede ad un bipolarismo maturo);

5. Le coalizioni

– Franceschini: NO ULIVISMO, ALLEANZE PROGRAMMATICHE (Non torneremo a quella stagione delle coalizioni frammentate e litigiose; Formeremo una alleanza che dia agli italiani la garanzia di un programma condiviso e realizzabile);
– Marino: ALLEANZE PROGRAMMATICHE E VALORIALI (Un partito che abbia un forte respiro maggioritario, che costruisca le proprie alleanze a partire dal proprio profilo, non in base alla convenienza elettorale);
– Bersani 1: ULIVISMO, TRACCIARE CAMPO DELL’ALTERNATIVA DI SINISTRA (L’originaria ispirazione dell’Ulivo non può essere rimossa; si deve accompagnare all’esigenza di riconoscere l’autonomia e la responsabilità di altre forze del Centrosinistra e dell’opposizione; riorganizzazione del campo dell’alternativa);
– Bersani 2 : ALLEANZE PROGRAMMATICHE (La vocazione maggioritaria non significa rifiutare le alleanze, ma, al contrario, renderle possibili, perché costruite nella chiarezza, sulla base di vincoli programmatici);

6. Laicità:

– Franceschini: LAICITA’ COME PRINCIPIO, RISPETTO – DIALOGO – CONDIVISIONE – LAICITA’ COME GARANZIA (Ci ascolteremo, dialogando; Rispetteremo fino in fondo chi non si sentirà di condividerla; principio intoccabile della laicità dello statO; laicità, dunque, oggi è la garanzia della libertà di tutti, credenti in una fede o non credenti, nello spazio pubblico);
– Marino: LAICITA’ COME METODO, CONCEZIONE ESTENSIVA, LAICITA’ DETERMINANTE DELL’AGIRE – INTERESSE GENERALE (La laicità è un metodo: significa affrontare ogni questione con rigore e con la massima obiettività possibile, nell’interesse generale e non di una parte sola; Standard europei per laicità e diritti; TESTAMENTO BIOLOGICO, UNIONI CIVILI, ABORTO, CONTRASTO OMOFOBIA);

– Bersani 1 E 2: LAICITA’ COME PRINCIPIO – RISPETTO, SALVAGUARDIA (Il principio di laicità è la nostra bussola; laicità si nutre di rispetto reciproco e di neutralità; impegno per la loro salvaguardia, promozione del dialogo interculturale e interreligioso, mutuo apprendimento; i democratici hanno formulato proposte di legge largamente condivise sulle convivenze civili, sul testamento biologico e sulla libertà religiosa, che vanno rilanciate senza tentennamenti in Parlamento e nel Paese – DICO);

7. Politica e Giustizia:

– Franceschini: NO COLLUSIONE MAFIA – CERTEZZA PENA – CONFLITTO D’INTERESSI- LOTTA AL DDL INTERCETTAZIONI (la nostra priorità sul fronte sicurezza deve essere la lotta al ddl intercettazioni, che indebolirebbe in modo grave tutta l’attività investigativa; Occorre recidere con decisione i rapporti, ancora esistenti, fra mafia e politica; velocizzazione dei processi per una effettività delle pene; difendere l’efficienza e l’autonomia non la politicizzazione della magistratura; vogliamo difendere l’autonomia della magistratura; Il centrosinistra ha colpe precise non aver approvato una normativa sul conflitto d’interessi  quando era maggioranza dal 1996 al 2001);
– Marino: SEPARAZIONE FUNZIONE MAGISTRATI/GIUDICI, AUTONOMIA MAGISTRATURA, CERTEZZA DELLA PENA, CONFLITTO D’INTERESSI, INFORMAZIONE LIBERA, PLURALISMO (Risolvere il conflitto di interessi; Garantire un’informazione libera e plurale; Regolare il mercato televisivo e (soprattutto) le reti: concorrenza (in particolare per quanto riguarda il mercato pubblicitario), libertà, pluralismo; magistratura autonoma e indipendente, risposta del servizio-giustizia tempestiva e chiara; Certezza delle pene; efficacia investigativa della magistratura requirente e dei Corpi di Polizia giudiziaria; Realizzare, a proposito della distinzione fra Pubblico Ministero e giudicanti, la separazione di funzioni, non invece di carriere);
– Bersani: UGUAGLIANZA, CONFLITTO D’INTERESSI (Noi crediamo che la legge debba essere uguale per tutti; risolvere il problema del conflitto di interessi che in tutti questi anni è andato aggravandosi, mettendo in pericolo la libertà di informazione, il rango civile del Paese e perfino l’immagine internazionale);

8. Lavoro, Welfare:

– Franceschini: WELFARE ESTENSIVO UNIVERSALE, QUOTE ROSA, RIFORMA PENSIONI, DISINCENTIVI PRECARIATO (Sviluppare istituti di welfare non solo statali, ma territoriali e sociali; la parità tra generi sia semplicemente garantita da una vera selezione sui talenti e le qualità personali; legge sul riequilibrio della rappresentanza fra uomini e donne ad ogni livello nella vita pubblica; misure di sostegno all’occupazione femminile,  dirette alla condivisione dei ruoli nella famiglia e alla conciliazione fra lavoro e vita personale; recuperare il principio della flessibilità del pensionamento proprio della legge Dini del 1995: in particolare fissando una fascia di età comune per uomini e donne, all’interno della quale ciascuno possa scegliere il pensionamento sulla base delle proprie condizioni di lavoro e di vita familiare e personale; garantire a tutti i lavoratori una base comune di tutele e opportunità; contrastare l’abuso dei contratti a termine, rendere conveniente le assunzioni a tempo indeterminato con misure di incentivo/disincentivo;
– Marino: MERITO, FLEXSECURITY (BOZZA ICHINO), CONTRATTO UNICO, SALARIO MINIMO, CONGEDO POST PARTO CONDIVISO, (Restituire dignità e valore al lavoro, valorizzando meriti e talenti; maggiori garanzie ai lavoratori, abbassare i costi contrattuali delle imprese, fare ricorso alla flessibilità intesa non come precarietà, ma come possibilità di arricchimento personale e professionale, in un percorso di vita che consenta tanto l’investimento sulla propria professionalità che la garanzia di una protezione; Affermare il principio della flexsecurity: salario minimo, garanzie di reddito per chi perde il lavoro; un contratto individuale di lavoro unico, a tempo indeterminato, con salario minimo garantito e garanzie di reddito a protezione; formazione continua, vero e proprio diritto della persona e del lavoratore; Introdurre il congedo dopo parto diviso obbligatoriamente alla pari tra il padre e la madre);
– Bersani: SUPERAMENTO DUALISMO INSIDERS-OUTSIDERS, REDDITO MINIMO, NUOVA FORMA CONTRATTAZIONE PRIVILEGIANDO 2 LIVELLO (PREMI PRODUTTIVITA’), WELFARE DONNE, RIFORMA PENSIONI (Riformare il welfare vuol dire superare il dualismo del mercato del lavoro, che colpisce soprattutto i giovani, aprendo dei processi univoci di inserimento e di stabilità del lavoro; introdurre un reddito minimo di inserimento; estendere la qualità del sistema sanitario e renderlo sostenibile; innalzare la qualità dei servizi in modo da offrire alle donne una base sicura per affrontare i diversi momenti della vita, dal lavoro, alla maternità, all’istruzione alla cura delle relazioni; Chi non trova lavoro o ha perso il lavoro, dipendente o autonomo, deve poter contare su un sostegno universale al reddito e su efficaci servizi pubblici di formazione e reinserimento; occuparsi di salario minimo, anche per vie contrattuali, sollecitare una contrattazione che assicuri il potere d’acquisto e distribuisca meglio i guadagni di produttività; L’innalzamento flessibile e volontario dell’età pensionistica)

9. Ambiente e Energia:

– Franceschini: TECNOLOGIA, ADATTABILITA’ SISTEMA PRODUTTIVO (uso intelligente delle tecnologie, e promuova forme di organizzazione produttiva adattabile e intelligente);
– Marino: ECOLOGISMO, ENERGIE RINNOVABILI, NO NUCLEARE, RIUSO-RICICLO-DISTRUZIONE, RIFIUTI ZERO (Convertire l’Italia allo sviluppo ecologico; Contrastare il nucleare, pur continuando la ricerca, sostenendo un piano energetico nazionale che punti su efficienza energetica; incentivi per la riduzione di emissioni inquinanti; adottare la carbon tax; nuove tecnologie: eolico d’alta quota, solare a concentrazione, produzione di energia dagli scarti dell’agricoltura (biomasse), energia geotermica di terza generazione; ordine di priorità nel trattare i nostri rifiuti: prima riusare, poi riciclare, quindi trattare con tecniche innovative al fine di ridurre al massimo la parte residua da incenerire, avvicinamento graduale all’obiettivo “rifiuti zero”);
– Bersani: GREEN ECONOMY, CONOSCENZA, TECNOLOGIE, SOLARE-MEZZOGIORNO, INCENTIVI STATALI (Una vera green economy è anche una green society, cioè in definitiva società della conoscenza: nuove produzioni e nuovi consumi, saperi e diffusione di tecnologie, formazione e buone pratiche; Italia può diventare un Paese all’avanguardia nell’utilizzo delle fonti rinnovabili e per il risparmio energetico e su queste basi si può assegnare al Mezzogiorno una missione di crescita tecnologica e di sviluppo economico; aumentare la richiesta di nuove tecnologie che non viene sufficientemente dal tessuto produttivo).