Scandalo Lavitola-Tarantini, se Feltri dice che è violata la privacy di Silvio

Dallo scandalo escort, D’addario, olgettine, ecc., siamo passati allo scandalo estorsione, ricatti, sotterfugi. Tarantini, il guru della prostituzione barese, è finito in galera insieme alla moglie; Valter Lavitola, sedicente cacciatore di scoop ai Caraibi, direttore di un derelitto l’Avanti! nonché sordido partecipante di riunioni clandestine di logge massoniche deviate (P4?), è invece in Bulgaria, da oggi nella fattispecie di ‘latitante’.

I due avrebbero estorto a B. diverse migliaia di bigliettoni da 500. Si dice, al fine di preservarlo dalle insidie dell’inchiesta di Bari, dove l’unico indagato fu Tarantini e un’abile manovra di stampa cercò di rovesciare su D’Alema lo scandalo delle escort e della corruzione nella sanità (cosa che peraltro può essere avvenuta veramente ma che poco ha a che fare con il traffico di organi sessuali femminili fra Arcore e Palazzo Grazioli).

Tant’è, stasera Vittorio Feltri si scandalizza perché le conversazioni private del premier sono finite nuovamente sotto intercettazione e questa giustizia è scandalosa – non la storia di Lavitola e Tarantini, no no – perché calpesta i diritti di un parlamentare. Udito questo fine ragionamento, mi sovvengono alcune considerazioni:

  1. B. è stato identificato dalla Procura nel corso delle indagini come vittima del duo Lavitola-Tarantini;
  2. il telefono intercettato non era – almeno a prima vista – il telefono di B.: “Si parlano l’uno su un cellulare panamense, l’altro con una scheda wind intestata a tale Ceron Caceres, cittadino peruviano. L’uno e l’altro sono Valter Lavitola e Silvio Berlusconi. Entrambe le schede sono un’idea del direttore dell’Avanti, che poche settimane prima ha consegnato a Palazzo Grazioli le sim card e i telefoni che poi il premier userà con lui” (Il Fatto Q).
Detto questo, l’inutile chiacchiera che domani verrà esibita in prima pagina da Libero e da Il Giornale contro i giudici è il solito polverone sollevato ad arte al fine di non far capire niente ai lettori. Tarantini estorce sì dei soldi a B. per mentire ai giudici, ma mente nell’interesse di B. ed è imbeccato da Lavitola. Lavitola ha un rapporto strettissimo con B., quasi ingiustificato e ingiustificabile. In queste intercettazioni, B. parla con Lavitola e poi Lavitola convince Tarantini a non patteggiare e a sostenere davanti alla procura la tesi della non consapevolezza di B. che si trattasse di prostitute.
Diverso il tema della pubblicabilità o meno di certi passaggi delle telefonate. Forse irrilevanti a capire il quadro estorsivo della vicenda – anche B. si sfoga al telefono con gli amici… – potevano essere stralciate o secretate. Intanto però si è scoperto che Lavitola parlava al telefono con B. anche della questione Fini-Tulliani e che alcune di queste telefonate sono finite nei brogliacci dell’inchiesta. Chissà che non si debba aggiornare di fretta e furia la sentenza sulla casa di Montecarlo.
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Pugliagate, la trasversalità della tangente. Non solo PD nelle inchieste di Bari.

Ancora l’altra sera Ignazio La Russa a Porta a Porta ha usato l’inchiesta di Bari sulla sanità per colpire il PD e per evidenziare che quello è il vero bubbone, e non le frequentazioni di Berlusconi con le escort.
Peccato che il sistema Tarantini fosse assolutamente trasversale. Peccato che il filone sanità dell’inchiesta non interessi solo il sen. Tedesco, ex assessore regionale alla sanità della giunta Vendola, ma anche, e cito nell’ordine come riportato da Il Riformista qualche giorno fa, articolo caduto nel dimenticatoio, i seguenti senatori:
– sen. Salvatore Mazzaracchio: è stato membro della Commissione parlamentare d’inchiesta sul servizio sanitario fino al 17 novembre 2008! Ha recentemente firmato un ddl costituzionale di modifica dell’articolo 21, "con previsione del divieto di pubblicazioni lesive della dignità della persona e del diritto alla riservatezza " (come dire, manifestate in difesa dell’art. 21? E noi ve lo modifichiamo);
– sen. Guido Viceconte: è un medico chirurgo, ex sottosegretario al Min. Infrastrutture e Trasporti nel precedente governo Berlusconi;
– sen. Luigi D’ambrosio: è segretario della 12a Commissione Permanente – Igiene e Sanità, la stessa commissione che ha votato per l’indagine conoscitiva sulla RU486.
Ovviamente trattasi di indiscrezioni. Ciò che colpisce è che tutti e tre i senatori hanno a che fare con la sanità, quindi sono in posizione di esercitare il potere che deriva della funzione ricoperta. Nell’articolo si parla di una imminente retata. Finora non è avvenuta, ma c’è da scommetterci, la nuova scossa non tarderà oltre, forse si aspetta la pronuncia della Consulta sul Lodo, al fine di evitare inutili sovrapposizioni. Ma il procuratore capo Laudati ha fretta: presto si decideranno le candidatura in vista delle regionali in Puglia, e non può aspettare oltre.

  • Retata bipartisan  – di Fabrizio d’Esposito – Voci di un’imminente nuova scossa giudiziaria a Bari

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    • A Bari è in arrivo un’altra scossa giudiziaria

    • la procura del nuovo capo Antonio Laudati, subentrato in questo mese a Emilio Marzano, ha fretta di chiudere i numerosi faldoni sul verminaio della sanità pugliese.

    • Laudati, infatti, è riuscito laddove il suo predecessore aveva fallito: mettere insieme, attorno a un tavolo, i pubblici ministeri delle varie inchieste vecchie e nuove, e tutte con al centro l’onnipresente Giampaolo Tarantini

    • Marzano invece, pressato dal suo mandato ormai a termine e angustiato dal suo futuro, aveva ottenuto solamente una tregua tra i pm.

    • aveva frenato l’offensiva dei colleghi contro Desirèe Digeronimo

    • La svolta che Laudati sta imprimendo potrebbe quindi portare a una clamorosa retata bipartisan.

    • I nomi degli indagati

    • Sono parlamentari, in prevalenza del centrodestra, che farebbero parte del sistema Tarantini

    • Intercettazioni e riscontri provenienti dai vari filoni (Scelsi, Nicastro e Rossi, Digeronimo) proverebbero uno scenario di corruzione sedimentatosi da anni, senza soluzione di continuità tra le giunte di centrodestra e quella di Nichi Vendola.

    • ex assessore regionale Salvatore Mazzaracchio, che oggi siede a Palazzo Madama per il Pdl

    • altri tre senatori. Due, ancora, del Pdl: l’ex sottosegretario Guido Viceconte e il presidente dell’ordine dei farmacisti di Bari Luigi D’Ambrosio Lettieri. E uno del Pd: Alberto Tedesco, altro ex assessore regionale alla Sanità. Un quartetto cui si deve aggiungere Salvatore Greco detto Tato, a sua volta figlio di un ex senatore forzista, Mario, e nipote di Antonio e Vincenzo Matarrese.

    • Tutti avrebbero avuto rapporti con Tarantini, alimentando un sistema devastante a base di favori, appalti e nomine pilotate, festini con escort e cocaina

    • Il sistema Tarantini, appunto, rigorosamente bipartisan perché il poterismo è un virus che contagia sia la destra sia la sinistra

    • la fretta di Laudati per accelerare il blitz su Sanitopoli deriverebbe anche da contingenze politiche.

    • Al procuratore capo, infatti, non sfugge la circostanza che nella primavera del prossimo anno si terranno le regionali in Puglia.

    • Ciò che però il capo dei pubblici ministeri non ha potuto evitare sinora è stato l’incrocio delle notizie già uscite con le primarie del Partito democratico. E qui irrompe sulla scena il fattore Emiliano. Nel senso del sindaco di Bari, già magistrato, che oggi corre per la segreteria regionale con una mozione personale, contro tutte le correnti del Pd.

    • Emiliano sta cavalcando la tigre giudiziaria (anche perché il suo vero obiettivo sarebbe la candidatura a governatore, nonostante le smentite) ma in procura il suo nome è associato al primo fascicolo su Tarantini

    • Emiliano chiese persino l’archiviazione dell’inchiesta e lui recentemente si è difeso dicendo che si trattava di un trucchetto usato spesso dai pm per poi riaprire il caso in presenza di fatti nuovi e iniziare così a far decorrere daccapo i termini di chiusura per le indagini preliminari.

    • nel 2003, il faldone passò a Roberto Rossi (del pool sulla pubblica amministrazione, il cui capo Di Napoli andrà via tra poco destinazione Brindisi), che ha notificato gli avvisi agli indagati solo sei anni dopo, nel luglio scorso

    • Laudati è però consapevole che ogni sua decisione deve essere ponderata con la massima cautela possibile. Soprattutto per evitare un altro smacco come quello del fermo non convalidato dal gip a Tarantini

    • Tarantini non venne arrestato quando doveva esserlo. Ed è stato fermato quando invece non ce n’era bisogno

    • Il riferimento è al periodo di fine giugno e inizio luglio scorsi. Scelsi, raccontano, sarebbe stato convinto sin da allora delle manette. Vari fattori (la transizione Marzano-Laudati, due gip donne amiche di Tarantini) lo costrinsero a rinviare

    • Chi è d’accordo con la tesi del gip sulla «lealtà processuale» di Tarantini, in contrapposizione al pericolo di fuga e di inquinamento delle prove denunciati dalla procura, fa notare che ai magistrati l’uomo chiave di Sanitopoli ha raccontato molto, non poco

    • Soprattutto ha fatto salire a tre il numero delle escort che avrebbero fatto sesso a pagamento con il premier.

    • che ruolo potrebbe avere avuto lui nel mistero dell’sms di minaccia a una ragazza di Palazzo Grazioli, considerato che alcune “invitate” del premier hanno poi smentito ai finanzieri i racconti di Tarantini?

    • Lo snodo decisivo è la cocaina. Le quantità rivelate da lui non corrispondono a quelle riferite da altri indagati e testimoni, senza contare la diversa intepretazione che gip e pm assegnano alla polverina bianca usata come possibile strumento per scalare potere e amicizie influenti

    • Tarantini sarebbe terrorizzato da possibili ritorsioni delle cosche criminali di Bari. In pratica, teme anche di essere ucciso.

    • Poi c’è la faida interna al centrodestra pugliese in vista delle regionali e che ha avuto già un preludio feroce alle ultime europee con la guerra delle preferenze. In atto vi sono riposizionamenti in cerca di nuovi equilibri per il futuro, visto anche che il centrodestra è dato per vincente alle regionali in Puglia

    • Nella difesa di Tarantini compare invece Nico D’Ascola, legato professionalmente a Niccolò Ghedini, il guardasigilli-ombra del Cavaliere. Sembra quasi uno scontro tra centro e periferia.

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Commissione Marino da lunedì in Puglia. Lo scandalo sanità s’allarga.

L’indagine condotta da Digeronimo/Nicastro ha disvelato oramai la presenza di un livello superiore. Il denaro delle tangenti per gli appalti della sanità sarebbe transitato ai livelli nazionali. Il tramite, il sen. Alberto Tedesco. Ma anche altri esponenti della maggioranza di centro-sinistra.
Insomma, lo scandalo non ha ancora raggiunto l’apice. Lo raggiungerà – forse – se verranno inseriti nel registro degli indagati anche questi dirigenti nazionali, una volta appurato il loro grado di coinvolgimento e/o di informazione al riguardo di tali pratiche.
Senz’altro il giudizio politico non può che essere una condanna. Il fallimento della coalizione mostra la contingenza della questione morale. Con l’aggravante che si smerciato sui diritti degli individui, sulla sanità, su un diritto fondamentale. In Puglia come in Campania, permane l’esigenza di un profondo rinnovamento della classe politica, collusa, indistintamente intricata – insieme alla parte concorrente  – nel mondo affaristico malavitoso che orbita intorno a quel bieco personaggio che risponde al nome di Tarantini.

La Commissione d’Inchiesta sulla sanità pubblica – presieduta da Ignazio Marino – sarà da lunedì a Bari per ascoltare i giudici Digeronimo e Nicastro, onde avviare le necessarie indagini ispettive.

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    • BARI – Imprenditori e politici parlavano liberamente al telefono, facendo anche i nomi di personaggi nazionali ai quali sarebbe arrivato il denaro, frutto di un "patto criminale".
    • Si sposta così ad un livello superiore l’indagine della procura antimafia di Bari sull’intreccio fra imprenditoria e sanità regionale, nella quale sono già state indagate 16 persone e per la quale il 7 e 8 settembre prossimi sarà a Bari la commissione parlamentare d’inchiesta sul sistema sanitario.
    • cinque partiti di centrosinistra, i cui referenti avrebbero dovuto ricambiare il denaro ricevuto con generosi appalti
    • acquisiti bilanci e documentazione bancaria di Pd, Prc, Socialisti autonomisti dell’ex assessore regionale alla sanità Alberto Tedesco (ora senatore Pd e principale indagato), di Sinistra e Libertà (del governatore Vendola) e della Lista Emiliano, facente capo al sindaco di Bari.
    • incrociando le prime verifiche sulla documentazione con le intercettazioni delle telefonate fra Tedesco e alcuni imprenditori, sembrerebbe prendere corpo l’ipotesi che cifre a più zeri sarebbero state versate a politici regionali e nazionali.
    • Microspie, piazzate per otto mesi nella stanza dell’ex assessore alla sanità, avrebbero poi registrato altri accordi, proposti da manager disponibili a finanziare i partiti di centrosinistra in cambio di "forniture e servizi" da svolgere in regime di monopolio
    • Si tratta a questo punto di comprendere quale direzione abbia preso il flusso di denaro e da dove provenisse. L’ipotesi è che i soldi, prelevati da fondi neri delle società e occultati sotto false voci in bilancio, sarebbero stati dati ai politici locali e, in un successivo momento, sarebbero transitati nelle disponibilità dei referenti nazionali
    • la gestione dell’attività sarebbe stata spartita fra Alberto Tedesco e dirigenti e funzionari apparentemente fedeli all’imprenditore barese Gianpaolo Tarantini, lo stesso che avrebbe gestito un giro di escort portate anche a Palazzo Grazioli.
    • La "società" fra Tarantini e Tedesco si sarebbe poi infranta sulla reciproca concorrenza nella fornitura di protesi sanitarie in tutta la regione. E non sarebbe un caso che, come emerge dalle indagini, le nomine dei direttori generali della Asl venivano fatte su indicazione dello stesso ex assessore seguendo logiche di ritorno elettorale. Egualmente, gli appalti sarebbero stati affidati a chi era in grado di garantire un numero congruo di voti.
    • Ne parleranno martedì in Prefettura a Bari, dinanzi ai senatori della commissione, i pm titolari delle due più grosse inchieste: Desirée Digeronimo e Lorenzo Nicastro
    • scoperto un nuovo triangolo sesso, affari e politica, nel quale sarebbe coinvolto Tarantini e un altro ex assessore della prima Giunta Vendola.
    • Il politico avrebbe promesso a donne posti di lavoro e consulenze alla Regione o a Unioncamere Puglia, in cambio di prestazioni sessuali. Tra le sue accompagnatrici, anche una escort "offerta" da Tarantini, per ottenere appalti

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