Complotto di Piazza Duomo, ora è possibile crederci.

Questo blog ha dato ampia evidenza alle ragioni del dubbio sull’influenza suina e il relativo vaccino, ampiamente e sospettosamente sponsorizzato dall’OMS. Non necessariaente Yes, political deve essere annoverato fra i blog “cospirazionisti”, anche in seguito a questo post.

Ebbene, dopo l’articolo comparso oggi sul Corriere della Sera, è legittimo credere alla tesi del complotto, della messinscena, del finto attentato al (finto) premier:

Nel testo, a firma di Monica Guerzoni, si parla del video – meglio sarebbe dire “dei” video, poiché sono più di uno – che circola su Youtube e su svariati blog come del “vessillo del partito del complotto”, ovvero di quel “fronte di chi pensa che la tragedia delle Torri gemelle sia nata in seno alla Ca­sa Bianca e che, allo stesso modo, Massimo Tartaglia sia stato assoldato da Palazzo Chi­gi”. Naturalmente, secondo l’autrice, “si sfida il senso del ridico­lo parlando dei fatti di piazza del Duomo”. E perché mai? Perché questo atteggiamento censorio? Lasciate a costoro il beneficio del dubbio. Anche perché di dubbi, in questa storia accaduta sotto gli occhi di tutti, sotto l’occhio delle telecamere e trasmessa in diretta, ce ne sono e non di poco conto. Non sono fesserie. Sono dubbi legittimi. E vi spiego perché.
Prima i dettagli visivi:
1 – scarsa compatibilità fra la traiettoria dell’oggetto così come la si vede dalle riprese televisive e il danno provocato (setto nasale rotto, un dente rotto, grande perdita di sangue);
2 – assenza di sangue sulla camicia, sulle mani; il sangue pare già rappreso, ha una macchia rossastra su tutta la guancia quando un attimo prima in auto era assolutamente privo di questo segno; il taglio sotto l’occhio compare in fotogrammi successivi al colpo ricevuto;
3- Berlusconi si copre il volto immediatamente con un sacchetto di plastica nero, nascondendo la parte colpita;
4 – l’auto non viene fatta defluire, neppure si percepisce l’urgenza di portarlo in ospedale; verrà poi condotto al S. Raffaele, a 10 km da Piazza Duomo, quando esiste un ospedale più vicino, a 3.5 km; eppure avrebbe potuto essere colpito a morte;
5 – la guardia del corpo che spinge Berlusconi in auto lo aiuta a coprirsi il volto; una volta in auto, la visuale viene completamente oscurata dalle guardie del corpo, impegnate più a salvaguardare la privacy del (finto) premier che a proteggerne la vita stessa; solo dopo questo “stacco” vediamo il sangue del Sovrano;
7 – poi c’è la scena del predellino con il sangue: qui le guardie del corpo fanno schermo a Berlusconi con giubbotti anti proiettile e una di esse sale persino sul tetto della vettura; resta solo un lato “sguarnito”, quello delle telecamere: chiunque avrebbe potuto aggirare le transenne e colpire da quella parte, assolutamente trascurata dalla security;
8 – Tartaglia viene catturato immediatamente; le guardie del corpo hanno preso l’attentatore a discapito della sicurezza del presidente del Consiglio; non ci sono notizie su un eventuale inseguimento, su reazioni della gente (La Russa sostiene di averlo salvato dal linciaggio, eppure Tartaglia non ha un solo graffio; prima di colpire indossa un cappello che successivamente non ha); Tartaglia non è scappato dopo quello che ha fatto, eppure ha il vantaggio di essere al di qua delle transenne; infatti la guardia del corpo si deve lanciare sulle persone. Di quanto accade con Tartaglia non si sa nulla;
9 – l’oggetto, l’arma del delitto, dov’è? Ci hanno mostrato soltanto una copia, ricordatelo bene.
E ora passiamo alle ragioni – per così dire – politiche che mi inducono a credere alla tesi del complotto:
– è scoppiata una improvvisa pace fra PD e PdL; D’Alema non smette di rilasciare interviste in cui legittima la “politica dell’inciucio”; il PdL ha battezzato la nuova linea politica “patto democratico”, una sorta di alleanza trasversale che crei il clima per riforme castiga-magistrati;
– l’assonanza dei toni di Bersani e Casini: oggi il Pierferdi invoca la pax democratica ammonendo che “chi genera paure alimenta l’odio” e che “Berlusconi deve inaugurare una stagione che “non preveda la distribuzione di odio, l’accanimento contro gli avversari ma una fase contrassegnata dal rispetto reciproco”, e così coglie l’occasione per aprire al disegno di legge sul Legittimo Impedimento, opera di un suo deputato, Vietti; di fatto è aperta la strada alla legge ponte che conduce al Lodo Alfano bis, constitutional version;
– l’accanimento prima di Cicchitto contro IDV e Travaglio, poi il tiro incorciato dei giornali di casa Mediaset, ovvero Libero e Il Giornale, contro il solo Travaglio, additato come “mandante morale”; infine Meluzzi, opinionista Mediaset nonché psichiatra, che scambia il nome di Tartaglia con Travaglio;
– last but not least. il suddetto articolo del Corsera a firma della Guerzoni, in cui addirittura dal PD si danno da fare per smentire l'”assurda” teoria del complotto:

  • Tutte «scempiaggini», prende nettamen­te le distanze Beppe Fioroni, responsabile Welfare del Pd. «Ma smettiamola… Se la ri­produzione del Duomo lo colpiva sulla tem­pia il premier poteva morire — e qui Fioro­ni parla da medico —. Ma quale complotto! Il confronto politico rimanga nell’ambito della saggezza».
  • il filmato che sprona «spegnete la tv accendete il cervello» irretisce miglia­ia di sostenitori
  • Il video arriva dopo l’affondo del presi­dente del Senato Renato Schifani contro i social network, paragonati ai gruppi extra­parlamentari degli anni ’70. E certo non è sfuggito all’entourage del presidente del Consiglio
  • «Ho visto qualcuno di questi video — conferma Daniele Capezzone — e siamo di­nanzi a qualcosa che definirei microterrori­smo »

Ovviamente la sola supposizione che il video “complottista” sia una risposta del web all’attacco di Schifani rasenta l’incredibile. E Capezzone farebbe meglio a specificare i termini e a chiamare le cose con il proprio nome. Il quadro d’insieme mostra compatibilità con una messinscena fatta apposta per creare un clima di consenso alle cosiddette “riforme”, necessarie e impellenti da sempre in questo paese, oggi una priorità condivisa da tutto il quadro partitico, ma che celano dietro l’etichetta di “modifica volta a dare un migliore assetto alle istituzioni”, la volontà di risolvere una volta per tutte il nodo giustizia-Berlusconi.
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Censurare Internet, il Governo prepara il decreto.

Così i fan di Tartaglia su Facebook hanno innescato la reazione governativa che testé ha rispolverato una serie di misure che il Ministro dell’Interno teneva nel cassetto, misure inapplicabili, pena la limitazione della libertà d’espressione, ovvero della libertà di internet.
Ecco cosa studia Maroni:
– attribuzione al Gip e non al Pm del compito di avviare la procedura giudiziaria;
– sanzioni pecuniarie;
– filtri alla libera navigazione.
Ora, quali diritti viola l’attribuzione al Gip di questa competenza? Il diritto alla difesa è garantito? Le sanzioni pecuniarie saranno applicate come provvedimento amministrativo, quindi a prescindere dal giudizio di un Tribunale, oppure verrà garantito il diritto a un giusto processo? Iil decreto rispetterà il quadro normativo definito recentemente dal Parlamento Europeo attraverso il Pacchetto Telecom e il famigerato Emendamento 138? I filtri sono sostanzialmente censura. Vietano all’utente, al netizen, di frequentare liberamente il web, ovvero di scegliere i siti e i contenuti che più preferisce.
L’articolo di Michele Ainis pubblicato su La Stampa.it pone in luce alcuni aspetti significativi che meritano di essere sistematizzati qui di seguito:

  • tre fattori per parlare di libertà d’espressione che minaccia la libertà e la dignità personale

– posizione del parlante;
– il mezzo che si usa per parlare;
– dipende da cosa dico;

  • due condizioni:

– sussistenza di una specifica intenzione delittuosa;
– pericolo immediato.

Le domande da porsi a questo punto sono le seguenti: 1) la posizione dei fan all’interno dei gruppi su Facebook che inneggiano a Tartaglia, quale è? Quella di semplici individui che chiacchierano come se fossero al bar, oppure di persone che rivestono una determinata responsabilità? 2) Il mezzo scelto, ovvero Facebook, ha davvero attendibilità? Una minaccia al (finto) premier scritta su Facebbok ha lo stesso valore di una lettera minatoria o di una informativa del servizio segreto che annuncia attentati contro di lui? 3) la minaccia può davvero essere raccolta e trasformata in azione? 4) Esiste cioè l’intenzione concreta di procurare un danno? E il pericolo è imminente?
Naturalmente la risposta è implicita nella superficialità di un mezzo come Facebook. I rapporti che si formano nel social network non è detto siano rapporti di amicizia effettivamente praticati. L’amicizia su Facebook può significare semplice affinità. Magari pure di migliaia di persone che mai si sono viste in faccia, e mai si vedranno. E pure ciò che si dice può non avere il valore di una espressione seria ed essere puramente occasionale, priva di profondità e di ragionamento; in una parola, futile. Questo dovrebbero cercare di considerare, i titolari dell’esecutivo. Dovrebbero dare il giusto peso alle parole, e verificare quando esse preludono all’azione. Sul web, la parola è quasi sempre scissa dall’azione. E la condanna solo sulla base di una parola, è una condanna preventiva che ricorda i peggiori regimi politici.

    • Giovedì il Consiglio dei ministri esaminerà nuove, più rigide norme sulle manifestazioni e su internet. Lo ha annunciato il ministro degli Interni Roberto Maroni, parlando di "misure più adeguate e urgenti" per cui è ipotizzabile che il governo agisca per decreto

    • Tra i provvedimenti in esame, a quanto è dato di sapere, ci sarebbero: l’attribuzione al Gip del compito di adottare provvedimenti cautelari quando si ravvisi l’urgenza di un intervento, sanzioni pecuniarie per chi commette in rete istigazione a delinquere e apologia di reato e persino il tentativo di rendere più difficoltosa la navigazione sul web verso quei siti che istigano alla violenza o fanno apologia di reato, attraverso una serie di filtri

    • sarebbero state messe sul tavolo tutte le difficoltà di un intervento che andrebbe ad incidere, come ha ammesso lo stesso ministro, sulla libertà personale e sulla privacy dei cittadini, arrivando dunque alla conclusione che l’unica possibilità concreta è quella di cercare di rendere più difficoltosa la navigazione verso certi siti

    • dove i "filtri" già esistono (come in Cina, in Iran negli Emirati Arabi Uniti) la navigazione verso quei siti diventa impossibile. Nel caso di Facebook, ad esempio, per rendere irraggiungibile una singola pagina, si finirebbe per mettere off limits l’intero network

    • ruolo del Gip, il suo intervento sarebbe ipotizzato nei casi in cui c’è la necessità di evitare che sul web si compiano attività di istigazione a delinquere e apologia di reato. L’informativa degli investigatori che monitorano costantemente la rete non arriverebbe più ai pm ma direttamente ad un giudice che, con un provvedimento motivato, ordinerebbe agli amministratori la chiusura del blog, del sito o del gruppo

    • Lo squilibrato che ha ferito Berlusconi raccoglie 50 mila fan tra i navigatori della Rete. Significa che la Rete è a sua volta squilibrata? Significa che ha urgente bisogno di una camicia di forza, o almeno d’una museruola? Calma e gesso, per favore. E per favore smettiamola d’invocare giri di vite e di manette sull’onda dell’ultimo episodio che la cronaca ci rovescia addosso.

    • come ha scritto il giudice Holmes nella sua più celebre sentenza, vecchia ormai di un secolo – la tutela più rigorosa della libertà d’espressione non proteggerebbe un uomo che gridasse senza motivo «al fuoco» in un teatro affollato, scatenando il panico. Insomma, dipende

    • dipende dall’intreccio di tre fattori differenti

    • In primo luogo, gioca la posizione del parlante. Altro è se racconto le mie ubbie agli amici raccolti attorno al tavolo di un bar, altro è se le declamo a lezione, soffiandole all’orecchio di fanciulli in soggezione davanti alla mia cattedra

    • nei manuali di diritto si distingue tra «manifestazione» ed «esternazione» del pensiero. La prima è una libertà, riconosciuta a ogni cittadino; la seconda è un potere, vale per i cittadini investiti di pubbliche funzioni, e ovviamente copre uno spazio ben più circoscritto. Ma non c’è potere in Internet. C’è solo libertà

    • In secondo luogo, dipende dal mezzo che uso per parlare. Il medesimo aggettivo si carica d’assonanze ora più forti ora più fioche se lo leggo su un giornale che ho scelto d’acquistare, oppure se mi rimbalza dentro casa quando accendo la tv. Ma è un’edicola la Rete? No, e non ha nemmeno l’autorità dei telegiornali. È piuttosto una piazza, sia pure virtuale. Un luogo in cui si chiacchiera, senza sapere bene con chi stiamo chiacchierando

    • Le chiacchiere, poi, hanno sempre un che d’aereo, di leggero

    • sono sempre parole in libertà. Meglio: sono lo specchio dei nostri umori, dei nostri malumori. Sbaglieremmo a infrangere lo specchio

    • E in terzo luogo, certo: dipende da che cosa dico. Se metto in palio mille dollari per chi procurerà lo scalpo di Michele Ainis, probabilmente offendo la legge sulla tutela degli scalpi, e in ogni caso lui avrebbe qualcosa da obiettare. Ecco infatti la soglia tra il lecito e l’illecito: quando la parola si fa azione, quando l’idea diventa evento

    • a due condizioni, messe nero su bianco da decenni nella giurisprudenza americana: che vi sia una specifica intenzione delittuosa; che sussista un pericolo immediato

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Le parole di Fini, un altro Duomo in bocca a Berlusconi. Il cortocircuito della maggioranza. Cicchitto contro Travaglio e Maroni contro internet.

Ferri corti. Nonostante la degenza di Berlusconi in ospedale, Fini non rinuncia al suo ruolo di opposizione interna al governo e critica duramente la decisione dell’esecutivo di mantenere la fiducia sulla legge finanziaria. Le parole del Presidente della Camera producono immediatamente malumori e piccoli litigi: Roberto Cota della Lega rinuncia a parlare, Italo Bocchino ha un diverbio con Cicchitto, ovvero con il suo capogruppo.
Il tutto è stato preceduto dall’informativa del Governo sulla vicenda dell’aggressione. L’intervento dello stesso Cicchitto ha risuonato nell’aula per le durissime accuse contro quella che definisce campagna d’odio condotta dal network Repubblica-L’Espresso, il Fatto, Santoro e Di Pietro, e da terroristi mediatici come Travaglio. Questo, secondo l’analisi di Cicchitto, avrebbe "armato" la mano di un folle.
In sostanza, i falchi fedelissimi di Berlusconi tuonano in parlamento l’ira del (finto) premier. Mettere a fuoco l’assemblea, l’obiettivo. Alfano dice, in un’intervista, che le colpe del clima di violenza verbale fra maggioranza e opposizione non sono equamente divise. Loro avrebbero soltanto difeso il (finto) premier. Di fatto oggi non si sono risparmiati nell’uso della vicenda a proprio vantaggio politico. Hanno, di fatto, capitalizzato il gesto del Tartaglia. I media, giornali e tv, sono un coro pro Berlusconi. Ispirano il pietismo della gente. In poche parole, creano consenso. E trasformano un danno fisico in una bomba mediatica. Se non fosse che è capitato per mano di Uno Qualunque, si direbbe che è una regia perfetta.

FABRIZIO CICCHITTO. Signor Presidente, invio al Presidente Berlusconi il saluto e l’augurio a nome del gruppo parlamentare del Popolo della Libertà e di milioni di nostri iscritti ed elettori (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud).
Quello che è avvenuto – l’aggressione a Berlusconi, la contestazione organizzata e aggressiva di ben due manifestazioni a Milano, le migliaia di solidarietà a Tartaglia su Facebook – è il segno che stanno penetrando nel profondo di settori, fortunatamente assai minoritari, della nostra società i veleni prodotti dalla campagna di odio iniziata fin dal 1994 (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
In questa campagna di odio non è vero che siamo tutti uguali, perché essa è da sempre concentrata contro una sola persona, contro Silvio Berlusconi. Essa si è avvalsa nel corso degli anni dei materiali più diversi; ultimamente essa è ripartita dai gossip, ma poi si è concentrata su due accuse infamanti e terribili: la mafiosità e la responsabilità delle stragi del 1992-1994.
A condurre questa campagna è il network composto dal gruppo editoriale Repubblica-Espresso, da quel mattinale delle procure che è Il Fatto Quotidiano, da una trasmissione televisiva condotta da Santoro e da un terrorista mediatico di nome Travaglio (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania), da alcuni pubblici ministeri che hanno nelle mani alcuni processi tra i più delicati sul terreno del rapporto tra mafia e politica e che nel contempo vanno nei più vari talk show televisivi a demonizzare Berlusconi….

FURIO COLOMBO. Questi sono i toni bassi (Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)!

FABRIZIO CICCHITTO. …e da un partito, l’Italia dei Valori, il cui leader Di Pietro sta in questi giorni evocando la violenza, quasi voglia tramutare lo scontro politico durissimo in atto in guerra civile fredda, e poi questa in qualcosa di più drammatico (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).
È condotta anche, onorevole Bersani, da qualche settore giustizialista del suo partito. Come se ne esce? A nostro avviso non con esercitazioni puramente verbali, destinate a lasciare il tempo che trovano, ma andando al cuore del problema: disinnescando, cioè, con leggi funzionali all’obiettivo l’uso politico della giustizia, che è il cancro che ha distrutto la prima Repubblica e che sta corrodendo anche la seconda (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud).
Se si prende il toro per le corna – lo dico rispondendo in termini politici all’appello del Presidente della Repubblica – si può iniziare un cammino virtuoso, procedendo ad una grande riforma istituzionale, ad una grande riforma della giustizia, ad un’incisiva riforma dei regolamenti parlamentari e all’istituzione del federalismo fiscale.

Aggiungo per chiarezza che non possono essere messe sullo stesso piano, neanche dalle nostre autorità istituzionali, due problematiche assai diverse: quella di chi, magari con un linguaggio non diplomatico, ha invocato una riforma costituzionale, compresa quella della Corte costituzionale, recuperando le obiezioni fatte a suo tempo da Palmiro Togliatti e da Calamandrei, e quella di quei pubblici ministeri che hanno fatto trattenere il fiato al Paese e alla comunità internazionale in attesa che gli oracoli di nuovo conio, gli Spatuzza e i fratelli Graviano, pronunciassero i loro verdetti, anzi, le loro atipiche sentenze (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud)! Si è verificato a questo proposito, onorevole Presidente, un’ulteriore asimmetria, perché mentre quell’invocazione ad una grande riforma è stata duramente contestata, gli attacchi di tutti i tipi rivolti ad una carica dello Stato eletta dalla maggioranza del popolo non hanno avuto finora una chiara e netta risposta.

Questo è lo stato della questione, detto con senso di responsabilità, ma anche con la dovuta fermezza da parte di un gruppo che vede il suo leader in ospedale, colpito da uno squilibrato, la cui mano è stata armata da una spietata campagna di odio, il cui obiettivo è il rovesciamento di un legittimo risultato elettorale (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania).

FURIO COLOMBO. Non puoi armare la mano di uno squilibrato!

FABRIZIO CICCHITTO. I termini della questione sono chiarissimi e con chiarezza li abbiamo esposti. A questo punto, ognuno deve assumersi le sue responsabilità. Ci auguriamo che l’aggressione e il ferimento subiti da Silvio Berlusconi possano servire a qualcosa di positivo e che dal male possa venire il bene (Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà, Lega Nord Padania e Misto-Movimento per le Autonomie-Alleati per il Sud – Congratulazioni).

Maroni annuncia la censura su Internet:


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Tartaglia, furia iconoclasta contro l’inganno della mimesis.

Il volto del Leader tumefatto, la fissità dello sguardo, la paresi della bocca, ieri a Milano: immagini di uno sfregio fatto all’icona dell’ambiguità. Lui, l’uomo che si è fatto da sé, o forse no, l’uomo che è portatore del nuovo, o forse no, l’uomo che rivoluziona la politica e fa di sé e del suo corpo l’essere stesso, l’incarnazione del potere, eccolo, immobile come può essere solo un monarca improvvisamente nudo davanti al popolo.

La molteplicità degli sguardi e degli atteggiamenti che egli porta con sé da anni allontanano il semplice ossevatore dalla verità storica dell’uomo e del politico. Il Berlusconi capo di famiglia, il Berlusconi donnaiolo, il Berlusconi tradizionalista, il Berlusconi rivoluzionario, il Berlusconi attentatore stragista, il Berlusconi pacifista, il Berlusconi filorusso e quello filoamericano, tutto questo disordine e questa sovrapposizione di voci ha finito per ispirare la mano di uno qualunque, uno che ha vissuto nell’anomia fino al giorno scorso, ma che conosceva bene i mille volti del suo antagonista. Tartaglia o Signor Nessuno, poco importa.

Ciò che ha fatto più danno al volto del (finto) premier è la sua stessa parola e la profondissima distanza dai fatti.

Perché se la parola vera, è franca, libera, allora colui che dice il vero disvela sé stesso. Non nasconde ciò che pensa. Attraverso la parola, l’uomo rende conto al mondo di sé stesso. E’ il socratico rapporto armonico fra logos e bios, l’armonia fra logos e praxis. La connessione fra parlare e vivere implica l’accordo fra le parole e i  fatti, poiché le parole senza il sostegno dei fatti sarebbero prive di senso. La parola libera non è solo opinione. E’ corrispondenza fra ciò che è detto e ciò che è fatto.

All’opposto, la minaccia della mimesis, ovvero della maschera, della riproduzione del vero, investe il logos, il contenuto, e la parola non è più disvelazione di se stessi. Essa è tradita, poiché è tradita l’unicità del parlante. Verità è disvelarsi con la parola senza voler essere qualcun altro. Colui che pratica la parola libera rende conto al mondo della verità su se stesso, di essere unico al mondo. E’ questo status ontologico dell’essere uno che interessa. La minaccia del bios come verità unica del parlante. La rottura operata dalla mimesis – l’imitazione, la pantomima – nell’unicità del parlante comporta il problema di doversi confrontare con una persona radicalmente frammentata, disorganizzata. Colui che esercita la mimesis non lascia dietro sé un’unica traccia. Il disegno che le sue azioni e le sue parole fanno di esso è confuso, non è una traccia, non è un disegno, bensì una molteplicità di segni di molteplici personalità non disvelabili pienamente.


– Io sono Oz; il Grande e Terribile Oz. Perché mi cercate? Si guardarono ancora intorno nella sala e, non vedendo nessuno, Dorothy domandò: – Dove sei? […] Tutti guardarono da quella parte e rimasero semplicemente allibiti. Perché proprio nell’angolo che il paravento aveva tenuto nascosto, stava un ometto piccolo, calvo e rugoso, dall’espressione attonita non men che la loro. […] – Credevo che Oz fosse una enorme testa, – mormorò Dorothy (L. Frank Baum, Il mago di Oz).
Il Mago di Oz non è una enorme testa, non è un Mago, non è un Mostro di cui aver timore: quando il Mago di Oz disvela di non essere ciò che dice di essere, allora il Leone e il Boscaiolo di Latta si scagliano su di lui. Questo ispira la mimesis, questo ispira l’infinita ipocrisia del parlante che non è vero poiché non è unico ma duplice e perciò minaccioso. La violenza come ultimo atto di verità nella torbida miscela di rappresentazione e imitazione che infesta la sfera pubblica.