IDV, gli applausi a De Luca e la nuova linea politica di Di Pietro. Ma nel PD si apre la “Terza Via”.

Così Di Pietro cambia marcia e mette IDV sulla scia del PD di Bersani. Mentre il segretario PD gioca su due sponde (a Orvieto, dove si è riunita l’Area Marino per un workshop che ne rinnova l’attività portata avanti durante le primarie, si spreca in sorrisoni al fianco di Emma Bonino e Ignazio Marino, quando al congresso IDV si pregia di aver fatto “digerire” alla platea la candidatura di De Luca in Campania), Di Pietro smorza i toni della sua politica e consegna IDV, senza apertamente manifestarlo, al progetto di ulivismo partitico che aveva vinto al congresso PD.
IDV era alla svolta: doveva mettersi alle spalle quella gestione familistica, personalistica, patrimonialistica del partito mostrata in questi anni e oggetto di pesanti critiche dalla Base IDV. Lo stesso Travaglio, pur rinnovando la sua predilizione per l’ex pm di Mani Pulite, ultimo baluardo alla prepotenza berlusconiana, così si è espresso alla vigilia del congresso:

Su De Luca ha “vinto” la linea dei paletti. Di Pietro ha suggerito tre condizioni: non votarlo, votarlo, o porre dei paletti. Non ha nemmeno provato a aggiungere la quarta opzione, ovvero quella di chiedere al PD di proporre un altro nome. O così, o consegnare la Campania ai Casalesi. Con il terrore è riuscito a fare esplodere la platea nell’applauso. A completare l’opera ci ha pensato lo stesso De Luca, ben conscio di parlare a un pubblico sensibile sui temi cari alla sinistra, come il lavoro:

  • Ma De Luca evidentemente ha scelto le parole giuste. “Sono pronto a sottoscrivere un codice etico. Io sono un altro Sud, quello che combatte e non ha paura della legalità. La mia accusa per truffa e concussione è dovuta al fatto che ho chiesto la cassa integrazione per 200 operai licenziati, ma sono orgoglioso. C’è chi tra le frequentazioni ha gli operai; altri invece che le hanno con i casalesi, i camorristi e gli estorsori”
  • i delegati applaudono il loro presidente. “La magistratura indaghi a 360°”. “Che nessuno si difenda dai processi ma nei processi”. “Chi è condannato metta la firma sotto le dimissioni”. La vulgata è quella del Tonino nazionale: “Basta con i primari che non sanno distinguere un bisturi da un cavatappi”
  • L’Idv è con De Luca. Lui ha il volto provato: “Oddio, e che è! – dice uscendo dalla sala – Gli esami non finiscono mai, mi hanno catapultato qui come la Madonna pellegrina”
  • Luigi De Magistris invece è furibondo. In sala ad ascoltare l’imputato nemmeno c’è andato. “Che è, il processo breve? L’applausometro? No, non mi interessa. Di Pietro è il leader, ma io sono campano e conosco i problemi, che non sono le favolette che ha raccontato De Luca. E poi magari sarà condannato tra dieci anni, quando avrà già finito di governare” (fonte: L’Idv “assolve” De Luca con standing ovation – Politica&Palazzo | l’AnteFatto | Il Cannocchiale blog).

Con De Luca, Di Pietro comincia la fase della “costituzionalizzazione” dell’IDV. Non sarà più il partito della piazza, non sarà più il partito che scende nelle piazze, accanto a Grillo, a Flores D’Arcais, al Popolo Viola. Dall’opposizione, all’alternativa, questa la transizione che compierà IDV. Come qualcuno ha intelligentemente rilevato, le stesse parole d’ordine di Bersani alle primarie PD:

    • molti non capiranno e altri si metteranno di traverso. Come Luigi De Magistris – ala «sinistra» del movimento e gelosissimo custode di quel giustizialismo tanto caro all’Idv – che non fa mistero di non apprezzare la svolta proposta da «Tonino» e si dice apertamente indisponibile, per esempio, a sostenere il candidato Pd (De Luca) alla presidenza della Regione Campania; o come il discusso ma onnipresente Gioacchino Genchi, che ha voluto spiegare ai congressisti come e perché l’aggressione milanese a Silvio Berlusconi sia del tutto inventata (salvo dover poi dire, causa il putiferio scatenatosi, che il suo ragionamento era stato frainteso)
    • evidente delusione da parte delle diverse anime del network presenti nella platea del Marriot, da ex girotondini al «popolo viola», da giustizialisti tutti d’un pezzo a ex comunisti in cerca di nuove certezze

Nessuno spazio, nessuna parola, nessuna visibilità per il dissenso interno a IDV. Francesco Barbato, l’esponente della Mozione “Itinerante” Base IDV-Barbato-Parole Civili, è stato relegato in secondo piano. Nemmeno ha trovato menzione sul sito ufficiale del congresso. La mozione di opposizione praticamente non è mai esistita, per Di Pietro, cliccate per credere:

In definitiva, IDV rischia di trovarsi in opposta direzione alla linea di tendenza interna e limitrofa al PD: ieri, l’Area Marino si è ufficialmente concretizzata come laboratorio politico del PD e diventa la testa di ponte di quella che è stata chiamata “Terza Via” dell’ulivismo popolare, l’alter ego dell’ulivismo partitico, quello sconfitto alle primarie in Puglia e dalla real politik di Bersani nel Lazio. Se da un lato, si assiste al fallimento della politica delle alleanze partitiche, dei cosiddetti cartelli elettorali, privi di una reale coesione interna e all’affermarsi di una coscienza collettiva omogenea della sinistra, dall’altro lato avviene l’accodamento di IDV alla logica della convenienza elettorale. Una scelta sbagliata e fuori tempo che rischia di svuotare IDV di tutto il carico di buoni auspici che gli si erano affastellati addosso.

  • tags: no_tag

    • è arrivata la Terza Via per il Pd. Anche se per la verità sarebbe la primissima, la via originaria, quella che coltivavano oltre dieci anni fa Prodi, Parisi, Veltroni
    • La fa intravedere (in maniera un po’ vaga in verità) Sergio Chiamparino. Ne scrivono in diversi su Europa, sul Foglio. Proverà a farne suo manifesto politico la mozione di Ignazio Marino, a convegno questo fine settimana
    • Tutto si deve all’avventura parallela di Nichi Vendola e di Emma Bonino. Che sono accomunati non dalla prospettiva di una rinascita della sinistra radicale/antagonista (evento fantapolitico che nulla ha a che vedere con quanto accade in Puglia e nel Lazio), bensì dal dato mascroscopico evidenziato ieri su Europa da Elisabetta Ambrosi: entrambi sono diventati immediatamente catalizzatori delle speranze, delle passioni e del consenso della stragrande maggioranza di iscritti, militanti ed elettori del Pd. Pur senza essere, né Vendola né Bonino, non solo iscritti al Pd, ma neanche tanto amici visti numerosi precedenti a dir poco conflittuali.
    • il successo della coppia Vendola-Bonino fa venire in mente è quella di un maxi-Pd (Nuovo Ulivo, lo chiama Chiamparino, Grande Pd lo chiamò Giuliano Ferrara tempo fa) che abbatta gli steccati dei partiti fondatori del 2007 e si espanda a rappresentare l’intera area del centrosinistra, travolgendo naturalmente anche la cristalleria degli attuali rapporti di forza interni fra correnti e nomenklature: cocci peraltro già tutti in terra, dopo le fuoriuscite più o meno eccellenti, la frammentazione di Area democratica, il ruolo di battitrice libera di Rosy Bindi, la dimostrata impossibilità per Bersani di tenere le propaggini territoriali sotto controllo, la sua prevedibile autonomizzazione rispetto a D’Alema
    • la suggestione di Bettini, Chiamparino, Marino eccetera non travolge solo la chincaglieria: travolge la linea politica sulla quale Bersani ha stravinto primarie e congresso.
    • Noi chiamiamo quest’ultima ipotesi Terza Via – in sfregio alla scaramanzia – perché un Pd così allargato non era né il Pd di Veltroni (che forse avrebbe voluto farlo in questo modo, ma venne chiamato alla segreteria in un contesto molto diverso, rigido, post-fusione Ds-Margherita) né tanto meno il Pd di Bersani.
    • vorrebbe essere l’esatto contrario: un partito più compatto nell’identità, di ambizioni proprie più ridotte, che lascia spazio a sinistra e al centro a forze autonome, diverse da sé e coalizionabili in un “nuovo centrosinistra”
    • questa idea di sovvertire dopo appena quattro mesi l’esito politico del congresso
    • la logica coalizionale di Bersani e D’Alema ha mostrato gravi limiti al primo impatto con la realtà, in questa fase di preparazione alle Regionali. Mettere insieme sigle e siglette, non c’è niente da fare, non funziona
    • sulla scena si sono affacciati personaggi con una dote personale di credibilità e consenso
    • il risiko delle geometrie variabili è saltato e tutti i partiti si sono dovuti regolare di conseguenza: non è ancora venuto il momento della loro ripristinata centralità, semmai verrà. D’Alema non ha smesso di dover soffrire per colpa di quelli che chiama cacicchi.
    • non sarebbe solo il Pd a dover dimostrare una insospettabile verve rifondativa: radicali, vendoliani, verdi, tanti altri dovrebbero abbandonare le logiche ristrette nelle quali si sono sempre mossi. E anzi sarebbe per loro particolarmente difficile farlo se le avventure personali di Vendola e Bonino dovessero andar bene
    • l’avvio della campagna elettorale regionale restituisce l’immagine arcinota di un popolo di centrosinistra con un fortissimo senso di appartenenza unitaria, del tutto indifferente alle tattiche di partito e pronto, appena gliene si dà l’occasione, a capovolgerle

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Annunci