Bersani sgambetta il PdL sul Biotestamento

A che scopo questa manovra “in zona Cesarini”, dopo che il discutibilissimo provvedimento sul fine-vita, opera della ormai ex maggioranza PdL-Lega, è giunto alla discussione finale in Senato? Bersani stoppa il provvedimento con la spiegazione che la ex maggioranza potrebbe impiegarlo come “tornaconto politico”.

Voglio credere in un soprassalto di saggezza che induca a fermare la macchina di una legge […] che fatta così è meglio non farla. Voglio credere che il centrodestra non si prenda la responsabilità di una spaccatura micidiale nel paese, oltre che in parlamento. Perché sarebbe aberrante su un tema del genere farne oggetto di chissà quale tornaconto politico.

Detto ciò, il capogruppo alla Camera Franceschini riesce improvvisamente in quello che in quattro anni di discussione di questa sbagliatissima legge non gli è mai riuscito: ovvero a imporre in conferenza dei Capigruppo il rinvio della discussione sul D.a.t. (Legge Dichiarazione anticipata di trattamento) a data da destinarsi. In altri tempi i democrats avrebbero sventolato ai quattro venti la loro impotenza (causa predominanza numerica della maggioranza) a contrastare le leggi abominevoli di PdL e Lega. Oggi basta che Bersani si alzi la mattina e dica “non voglio il Dat” che miracolosamente Franceschini riesce a sistemare tutto. Si tratta di una legge che è al termine del suo iter di approvazione. E’ alla terza lettura. E’ già stata approvata dal Senato una prima volta, e quindi dalla Camera, con modifiche. Sul provvedimento sono stati espressi almeno 203 voti, l’ultimo dei quali si è svolto in forma segreta nel Luglio 2011. I voti favorevoli furono 278, numero che testimoniava la non compattezza tanto della maggioranza che dell’opposizione. E’ probabile quindi che il deficit di leadership nel PdL abbia influito e non poco sulla neutralizzazione del disegno di legge. A destra – è chiaro – sono tutti impegnati a smobilitare (il party è finito).

Bersani ha parlato di “strumentalizzazioni politiche”. Ma le elezioni politiche sono ancora lontane. La sua premura riguarda quindi il “campo dei progressisti”. Bersani da un lato non ha intenzione di collaborare al varo definitivo della legge Dat per non vedersi attaccato da Renzi sul tema del fine-vita durante la campagna per la leadership del centrosinistra. Dall’altro il segretario vuole tenere occupate le posizioni più libertarie di Nichi Vendola. In definitiva la strumentalizzazione la sta operando anche lui. Anche perché il tempo in cui ci si indignava per le norme illiberali del Dat pare essere lontano anni luce. Questo Parlamento non è in grado di discutere mozioni sulla violenza contro le donne, figurarsi se può affrontare temi etici come il fine-vita.

Bersani ritiene che sia la ex maggioranza a giocare sporco sulla legge. Emanuela Baio (Api), non è della stessa opinione e racconta che “ad aver chiesto di riprendere e approvare il ddl sulle dichiarazioni anticipate di trattamento sono Api-Fli, Udc e Coesione Nazionale”. Raffaele Calabrò (Pdl) si è inalberato e ha quindi detto “Bersani ricorderà, a proposito della vecchia maggioranza, che col voto segreto oltre trenta parlamentari del Pd votarono a favore”. Eh sì, trenta come quei trenta che si oppongono a Vendola candidato alle primarie. Il gruppo di Fioroni. Chissà cosa pensano i cosiddetti teodem sullo sgambetto di Bersani al PdL. Sono ancora decisi a sostenere il segretario come loro candidato alle primarie?

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Caos PD e Matrimonio Gay: il testo del documento della Commissione Diritti di Rosy Bindi

Si potrebbe dire, tanto rumore per nulla. Il caos dell’Assemblea Nazionale del PD non è grave per i contenuti bensì per l’intrinseca volontà di annichilire l’area liberale del partito, quella che ha prodotto nel corso del tempo i terzomozionisti, poi i rottamatori; l’area che ha fornito tanti punti di appoggio alla volontà di leadership di Matteo Renzi. Ecco, il voler impedire il voto sui tre ordini del giorno, due su matrimoni gay e uno sulle primarie, a firma dei vari Marino, Concia, Scalfarotto, Civati e via discorrendo, suona come un voler rimettere in riga questa disobbediente moltitudine.

Dico questo perché la storia del Documento finale prodotto dalla Commissione Diritti Civili costituita in seno alla Direzione del PD, è una storia travagliata e fatta di trattative e tentativi di mediazione che hanno prodotto decine di revisioni del medesimo documento. Uno degli estensori di tal documento è Michele Nicoletti, segretario Pd di Trento, ordinario di Filosofia politica nella stessa città. Nicoletti, in una intervista a L’Unità di un mese fa circa, spiegava come per realizzare questa difficilissima opera è stato scelto di non prendere una precisa “posizione politica, un sì e un no, sui temi presi in esame”. Questo perché altrimenti la mediazione era impossibile. Troppi distanti, l’ala liberal e quella cattolica. Occorreva trovare una formula più estesa, che impedisse in questa fase di incappare in elementi di divisione. Alla fine è stata scelta “la via dei principi fondamentali che devono essere terreno comune del Pd rispetto al tema dei diritti”. Il documento quindi contiene solo linee guida generali, svuotate della carica politica, dei valori. Si tratta solo di circonlocuzioni molto tecniche ma prive della necessaria concretezza e franchezza.

Il documento sui diritti civili cerca di affrontare, con la modalità sopra specificata, due temi principali: testamento biologico e unioni civili. Sul testamento biologico, e in generale sul potere biomedico, si afferma che:

  1. è essenziale incoraggiare, sostenere e rispettare il libero esplicarsi della scienza e dell’arte, ma al tempo stesso è del tutto evidente che tale immenso potenziale non possa essere lasciato alla nuda regolazione del mercato;
  2. L’integrità della persona deve essere rispettata;
  3. Occorre darsi gli strumenti, anche legislativi, affinché la persona possa esprimere, anticipatamente e con forme e modalità adeguate e consapevoli, i propri convincimenti e la propria volontà per le situazioni nelle quali potrebbe non essere più in grado di esprimerli
  4. occorre adoperarsi per estendere la tutela delle libertà personali a chi, versando in stati magari anche solo transitori di incapacità ad esprimersi, è, come soggetto debole, maggiormente esposto al rischio di manipolazione e bisognoso di protezione e di rispetto.

In sostanza, il punto 2 afferma che l’integrità personale deve essere rispettata, il punto 4 tende invece a prefigurare un “potere sopra la persona” – che quindi non ha più l’ultima parola su sé medesima – un potere opera in regime di sostituzione quando la persona risultasse incapace. Più avanti si specifica il divieto assoluto di eutanasia: “va assicurato il diritto ed il dovere del medico di non impartire al paziente stesso, il quale pure solleciti o acconsenta, trattamenti finalizzati a sopprimere la vita”.

In fatto di unioni civili, il testo di Nicoletti afferma che:

  1. non si può ignorare che nella società contemporanea le dinamiche sociali ed economiche, da un lato, e, dall’altro, le libere scelte affettive e le assunzioni di solidarietà hanno dato vita a una pluralità di forme di convivenza [no, non si può ignorare, questo lo sappiamo];
  2. esse appaiono meritevoli di riconoscimento e tutela sulla base di alcuni principi fondamentali.
    • principio della centralità del soggetto rispetto alle sue relazioni
    • principio del legittimo pluralismo, che implica il riconoscimento dei diritti e dei doveri che nascono nelle diverse formazioni sociali in cui può articolarsi la vita personale affettiva e di coppia;
  3. Tale riconoscimento dovrà avvenire secondo tecniche e modalità rispettose:
    • della posizione costituzionalmente rilevante della famiglia fondata sul matrimonio ai sensi dell’art. 29 Cost. e della giurisprudenza costituzionale;
    • dei diritti di ogni persona a realizzarsi all’interno delle formazioni sociali, che si declinano oggi in un orizzonte pluralistico secondo quanto espresso dalla Corte Costituzionale: «per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri» (138/2010).
  4. Il PD quindi opera dunque per l’adeguamento della disciplina giuridica all’effettiva sostanza dell’evoluzione sociale, anche introducendo, entro i vincoli della Costituzione e per il libero sviluppo della personalità di cui all’art. 2, speciali forme di garanzia per i diritti e i doveri che sorgono dai legami differenti da quelli matrimoniali, ivi comprese le unioni omosessuali.

Questa formulona in giuridichese è stata studiata per evitare di dire “no ai matrimoni gay” e spaccare il partito, e nemmeno a dire “sì ai patti civili per le coppie di fatto” che avrebbe altrettanto spaccato il partito (Fioroni e la corrente cattolica, già molto critici in fase di elaborazione del documento). Devo però riconoscere a Nicoletti di esser stato più realista del Re:

Questa è solo una tappa, non il punto di arrivo finale. Un contributo che offriamo al partito e ai circoli come piattaforma di discussione. Nessuno ha mai pensato che questo documento esaurisse il tema dei diritti. Siamo partiti da una situazione in cui nell’Assemblea nazionale si erano votati documenti che riguardavano la scuola, la sanità, il lavoro ma non questo su questi temi. Ora c’è una riflessione che si sforza di inserire i diversi problemi all’interno di un quadro complessivo e non credo che questo lavoro vada banalizzato (L’Unità).

Testo Documento Diritti Civili – L’Unità

Testamento biologico, la maggioranza si divide sul Ddl Calabrò.

L’emendamento del deputato radicale del PdL, benedetto Della Vedova, è in realtà il testo voluto da Fini. La famigerata soft-law che regola il “fine vita” in maniera a-dogmatica e non clerico-diretta. L’emendamento è chiaramente un tentativo di disinnescare il testo approvato al Senato, inviso tanto al Presidente della Camera quanto ai deputati radicali e laici del PD.
Di fatto si punta a riaffermare la centralità dell’individuo e della sua opinione in materia di trattamenti sanitari, se espressa, e quando non espressa, a lasciare l’iniziativa ai familiari e ai medici. Laddove il ddl Calabrò prevede “l’assoluto divieto di interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiale, e stabilisce che le cosiddette Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento) siano, per il medico, non vincolanti”, si introducono alcuni paletti fissi (niente eutanasia e niente accanimento) “che lasciano però spazio alle decisioni del paziente, dei familiari, dei medici” (fonte FfwebMagazine). Così si esprime nel testo il pensiero finiano-Della Vedova:

si riconosce «il valore assoluto e non disponibile del consenso o del dissenso alle cure espresso dai pazienti capaci, e demanda ogni scelta di cura per le persone che versano in uno stato di incapacità al rapporto fra i loro familiari, gli eventuali rappresentanti legali e i medici, tenendo conto delle volontà precedentemente espresse dagli interessati, nel rispetto dei principi del codice di deontologia medica, delle norme civili e penali e del dettato costituzionale».

Pur non privo di una certa vaghezza – non crea infatti nessun istituto giuridico atto a raccogliere la volontà del singolo – negli effetti, l’emendamento introduce senza eccesso di regolamentazione, una forma debole di testamento biologico, lasciando aperta la possibilità al singolo individuo di esprimersi, quando capace, sui trattamenti sanitari a cui intende non essere sottoposto, in modalità non definite che possono essere anche scritture private, però vincolanti per il medico.

Ci sarà battaglia in aula. Il Pd ha presentato un centinaio di emendamenti, i Radicali più di duemila. Ma la partita vera si gioca nella maggioranza. Qui i finiani si giocano molte delle loro chance di poter veramente contare nelle scelte del governo. Lo scontro, se ci sarà, sarà aperto e drammatico, poiché dal suo risultato si determineranno i nuovi rapporti di forza fra Berlusconi e Fini e sarà testata la tenuta della maggioranza sull’altro tema che scotta, la giustizia. E dal fallimento del testo governativo si potranno aprire risvolti finora insperati e inattesi: anche una crisi di governo, secondo alcuni. Il ddl Calabrò è uno dei tanti scogli che si sono frapposti fra Berlusconi e il proseguimento del suo governo. I vescovi, in caso di una mancata difesa del principio della insospendibilità dei trattamenti di idratazione, potrebbero voltare la faccia definitivamente a Mr b e appoggiare una convergenza al centro fra casiniani e rutelliani. E quindi ridisegnare nuovamente il quadro politico italiano.

    • Che la legge sul testamento biologico fosse destinata a far discutere lo sapevamo da tempo. Anche perché dallo scranno più alto di Montecitorio vi è chi l’ha caricata di fortissimi connotati ideologici
    • Il biotestamento rischia di diventare, così, non senza una sproporzione tra le differenti posizioni in campo, la cartina di tornasole della compattezza di maggioranza e opposizione
    • una quarantina di parlamentari del Pdl di fede finiana, ma non solo, hanno sottoscritto una proposta di Benedetto della Vedova, parlamentare radicale del Popolo delle libertà, che scompaginerebbe tutto l’impianto legislativo della famosa legge Calabrò licenziata dal Senato
    • La proposta, che sarebbe interamente sostitutiva di quella approvata da Palazzo Madama, rilancia l’ipotesi di soft law
    • “L’emendamento – dice della Vedova – riconosce il valore assoluto e non disponibile del consenso o del dissenso alle cure espresso dai pazienti capaci e demanda ogni scelta di cura per le persone che versano in uno stato di incapacità al rapporto tra i loro familiari, gli eventuali rappresentanti legali e i medici, tendendo conto delle volontà precedentemente espresse dagli interessati, nel rispetto dei principi del codice di deontologia medica, delle norme civili e penali e del dettato costituzionale”
    • Di fatto, l’emendamento della Vedova abolisce le Dat, le dichiarazioni anticipate di trattamento che dovrebbero contenere le volontà di un paziente per il suo fine vita, previste dalla legge del Senato, lasciando che a decidere della vita di chi si trova in condizione di incoscienza siano familiari e medici, secondo una logica del caso per caso
    • si potrebbe verificare né più e né meno di quanto è accaduto con Eluana Englaro, il caso in cui a decidere della volontà ex post di un paziente in stato vegetativo, qualora insorgessero controversie tra fiduciario e familiari, sarebbero i tribunali
    • un ibrido legislativo che – viene il sospetto – sia stato architettato solo per alzare la posta politica su questo tema, per creare all’interno della maggioranza i sempre più soliti distinguo
    • oltre 2600 gli emendamenti al testo sul biotestamento presentati in commissione Affari Sociali alla Camera: 2400 dei Radicali, 103 del Pd, 57 dell’Idv e cinque dell’Udc con Rocco Buttiglione come primo firmatario
    • ipotesi correttive arrivano anche dal Pdl: in particolare, cinque raccolgono ‘le proposte migliorative” del presidente dei deputati Fabrizio Cicchitto, del relatore Domenico Di Virgilio e del capogruppo in commissione Lucio Barani
    • Secondo il relatore di maggioranza, il testo del Senato è perfettibile. E per questo il numero di emendamenti all’esame della Commissione non potrà che migliorare l’impianto di fondo del ddl Calabrò
    • emendamenti “prevedono un ruolo dei familiari –afferma Di Virgilio – misure concrete di supporto ai pazienti in stato vegetativo e alle loro famiglie
    • la possibilità della sospensione di alimentazione e idratazione (che comunque non costituendo terapie non possono far parte della dichiarazione anticipata di trattamento)
    • Le proposte di Di Virgilio puntano anche a “estendere la normativa a tutti i casi in cui si riscontrino dal medico curante una incapacità di comprendere le informazioni e non solo nello stato vegetativo
    • Si sta per riapre alla Camera la “battaglia” sul testamento biologico e sul ddl Calabrò
    • Il termine per la presentazione degli emendamenti è scaduto alle 14 di oggi. Quelli elaborati e presentati dal Partito democratico sono più di cento
    • «Chiediamo alla maggioranza di cancellare lo scandalo dell’imposizione per legge dell’accanimento terapeutico» ha detto la capogruppo del Pd in commissione Affari sociali della Camera Livia Turco
    • Quello che però promette di scompaginare le pagine è l’emendamento, interamente sostitutivo del ddl Calabrò, presentato da Benedetto Della Vedova (Pdl).
    • Il testo prevede in sintesi un doppio «no», all’eutanasia e all’accanimento terapeutico, e stabilisce che in caso di contesa venga privilegiato il giudizio dei familiari d’accordo con il medico.
    • L’emendamento che ha Della Vedova come primo firmatario (un articolo unico di sette-otto commi) è stato sottoscritto da diversi parlamentari, molti dei quali vicini alle posizioni che su questo tema sono state espresse dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, che aveva chiesto una formulazione «meno dogmatica» di quella votata dal Senato
    • L’idea – spiega Della Vedova – è quella di una “soft law” che quindi dica no all’eutanasia, no all’accanimento terapeutico ma che lasci la definizione della materia caso per caso
    • Se si tratta di un paziente non cosciente, si lascia la decisione relativa ai trattamenti ai familiari e ai medici in base al codice di deontologia medica
    • non fare una legge che comporti uno scontro tra le posizioni autodeterministiche e non autodeterministiche

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Lo sciopero della fame degli ammalati di SLA. Livelli minimi di assistenza e limite massimo dell’intervento medico.

Una donna a Brindisi, malata di SLA, chiede con il battito delle ciglia di essere lasciata morire. I medici le vogliono praticare la tracheotomia. La medesima sorte di Luca Coscioni, morto nel 2006, e di tutti i malati di SLA. Prima della fine avviene la paralisi dei muscoli polmonari. I medici non credono che la donna stia effettivamente "parlando" con il battito delle ciglia. Quindi intendono procedere con l’intervento. I familiari invece sostengono che la donna è sempre stata contraria all’accanimento terapeutico. Un’altra storia in cui la pratica medica tende ad avere il sopravvento sul volere dell’individuo. Una prevaricazione che una legge sul testamento biologico potrebbe prevenire.
Intanto continua lo scipero della fame degli ammalati di SLA e dell’on. Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata PD-Radicali. Lamentano un’assistenza sanitaria inadeguata e chiedono spiegazione sui finanziamenti stanziati nel 2007 e nel 2008 per i cosiddetti comunicatori, ovvero gli apparecchi che consentono al paziente di interagire con il mondo esterno. I soldi, promessi, non sono mai arrivati.

  • MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI: PROSEGUE SCIOPERO DELLA FAME(QUINTO GIORNO) TRE GLI OBIETTIVI DELLA INIZIATIVA NONVIOLENTA E GANDHIANA, PER OTTENERE UNA RISPOSTA CHIARA ED ESAURIENTE DA UN GOVERNO E DA UN Vice-Ministro DELLA SALUTE DA TROPPO TEMPO SILENTI. OGGI SARO’ PRESENTE AI LAVORI DELLA CONSULTA DELLE MALATTIE NEUROMUSCOLARI ORE 15 VIA LUNGO TEVERE RIPA 1 SALA AUDITORIUM

    • Prosegue invece il mio sciopero della fame, un’iniziativa nonviolenta e gandhiana finalizzata a tre obiettivi precisi:

      1. rendere noto l’effettivo utilizzo dei finanziamenti stanziati nel 2007 e nel 2008 per i “comunicatori” di nuova generazione che consentono ai soggetti con gravi patologie e con compromissione della voce di interagire con il mondo esterno;

      2. rendere effettiva ed operativa l’approvazione della nuova versione dell’assistenza protesica del nuovo Nomenclatore, in modo che sia garantita la fornitura adeguata ad ogni persona con disabilità, prevista nello schema del DPCM sui nuovi LEA da un anno e mezzo al vaglio delle Autorità di governo centrali e regionali per gli aspetti di natura economico-finanziaria;

      3. adottare le linee guida cui le regioni si conformano nell’assicurare un’assistenza domiciliare adeguata per i soggetti malati di sclerosi laterale amiotrofica.

  • SVELATO L’INGANNO: NON E’ VERO CHE LA QUESTIONE SOLLEVATA DA SALVATORE USALA E DAGLI ALTRI MALATI DI SLA SIA ARENATA ALLA CONFERENZA STATO REGIONI. E’ IL MINISTERO DELLA SALUTE INADEMPIENTE, E CHE NON HA FATTO QUELLO CHE DOVEVA FARE, PUR AVENDO ASSICURATO DI AVERLO FATTO. Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, giunta al settimo giorno di sciopero della fame, ha rilasciato la seguente dichiarazione: Al settimo giorno della mia iniziativa nonviolenta e gandhiana – lo sciopero della fame a fianco di Salvatore Usala e degli altri malati di SLA, anche loro scesi in sciopero della fame perché sia loro riconosciuto il diritto a un’assistenza adeguata cui hanno bisogno. Devo constatare, e denunciare, l’inerzia colpevole e il silenzio pervicace del Vice-Ministro della Salute Fazio. E’ evidentemente troppo impegnato per comunicare pubblicamente l’effettivo impegno sui LEA (livelli essenziali di assistenza) alla Conferenza Stato Regioni per la questione sollevata dai malati di SLA, da me e da altri 370 cittadini che si sono uniti alla mia lotta. Ne prendo atto e questo silenzio assordante non mi fa desistere. Giovedì ha avuto luogo a Roma la Consulta per le malattie neuromuscolari dove ho appreso con sorpresa che il ministero della Salute, rispondendo a una mia precisa interrogazione, ha detto il falso: ci aveva assicurato che la questione dello DPCM sui nuovi LEA era GIA’ approdata in sede di Conferenza Stato- Regioni, e che attendeva che venissero espletati gli adempimenti che a quella Conferenza spettano. Non è vero. Il Vice Ministro Fazio giovedi in Consulta ha dichiarato: "siamo molto vicini, all’invio dei LEA alla Conferenza Stato-Regioni. Quindi il contrario di quanto scritto 15 giorni prima. Cioè il Ministero non ha in realtà fatto nulla con la promessa di investire la Conferenza Stato e Regioni nei prossimi giorni. Ora dunque la nostra lotta si “arricchisce” di un altro obiettivo: – Il ministero finalmente deve fare quello che da tempo doveva fa

    • Un battito di ci­glia. Le palpebre si abbassano, quasi come parole scandite len­tamente. L’unico modo per ri­spondere, con il solo movimen­to che la malattia ancora le con­sente. M. S, 60 anni, da 15 ammala­ta di Sla, ricoverata da tre gior­ni all’ospedale di Brindisi, deve decidere se continuare a vivere grazie a un intervento di trache­otomia, oppure rinunciare, con la prospettiva di aprire gli oc­chi al massimo per altre due settimane.

    • la risposta non vale. Almeno per i medici. Che, per essere si­curi sul da farsi, segnalano il ca­so alla polizia. Così interviene la procura, che dispone una pe­rizia psichiatrica sulla donna, per accertare la sua reale capaci­tà di intendere e di volere

    • Nessun dubbio, secondo la famiglia, invece, su quello che M. avrebbe desiderato: morire, se le sue condizioni si fossero aggravate. Come avrebbe di­chiarato in tempi migliori, quando le parole le venivano spontanee e il corpo risponde­va ancora a semplici stimoli co­me tendere la mano per stringe­re quella di marito e figli.

    • Un buco nella trachea, preludio al respi­ratore meccanico, ultima tappa per i malati di Sla che incorro­no nella paralisi dei muscoli polmonari. Non per M., alme­no secondo la famiglia. Perché la donna non avrebbe mai ac­cettato la malattia, e soprattut­to, in passato, avrebbe esplicita­mente detto di voler morire. Nel 2001 la firma di M. S. com­pare sul sito dei Radicali, sotto l’appello al presidente Berlusco­ni di scienziati e ammalati per sostenere la candidatura di Lu­ca Coscioni nel comitato nazio­nale di bioetica.

    • Chissà se M. ha poi seguito l’epilogo della storia dell’economista ammala­to come lei, che nel 2006 rifiuta la tracheotomia, perché non avrebbe voluto vivere attacca­to a una macchina.

    • Coscioni muore il 20 febbraio per una crisi respiratoria. In dicembre lo segue Piergiorgio Welby, la cui storia si complica perché già attaccato al respiratore, chiede e ottiene di poterlo stac­care affinché la malattia faccia il suo corso

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Diritti civili: in USA Obama firma legge contro omofobia, in Italia la Camera vota per il sondino di stato.

Obama ha firmato oggi un provvedimento che equipara le violenze contro i gay agli atti di razzismo e xenofobia. In Italia, il ddl Concia, analogo al provvedimento dell’amministrazione USA, è stato affossato da Lega e UDC per mero calcolo strategico, con il concorso di colpa di buona parte della maggioranza e del PD che non ha difeso il documento riportandolo in commissione. Il provvedimento a firma della ministra Carfagna? Non pervenuto.
Oggi alla Camera, in Commissione Affari Sociali, si è votato sul testamento biologico nel testo aprovato al Senato, ovvero la cosiddetta bozza Calabrò che impone il sondino di Stato: per 24 voti a 17 (anche la Binetti ha votato contro) è passata la mozione per la quale si deve ripartire da quel testo così com’è, senza nessuna riformulazione. La maggioranza ha mostrato un atteggiamento di chiusura alquanto discutibile, e ha ancora una volta incassato i voti favorevoli dell’UDC. Un brutto presagio in vista di quel che farà Bersani in tema di alleanze elettorali: può il neo-segretario accettare un’alleanza con un partito così sbilanciato in senso clericale?

  • Gay/ Obama firma legge contro violenze su omosessuali

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    • La Casa Bianca aveva promesso di passare all’azione sulla questione dei diritti civili e Barack Obama firmerà nel pomeriggio americano una legge specifica contro le violenze nei confronti dei gay.

    • Il testo – un allegato al budget della Difesa – prende il nome di Matthew Shepard, studente di college torturato e ucciso nel 1998, e di James Byrd, un uomo di colore che nello stesso anno fu legato a un’auto e trascinato per diversi chilometri a Jasper, in Texas

    • con la nuove legge le violenze contro i gay vengono accomunate a quelle scatenate da motivi razziali, religiosi o etnici

    • La firma di Obama conclude una lunga battaglia da parte delle associazioni per i diritti dei gay, da ultima la Human Right Campaign

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    • La discussione sul testamento biologico alla Camera ripartirà dal testo sul fine vita uscito dal Senato, il cosiddetto ddl Calabrò

    • A favore della proposta del relatore Di Virgilio (Pdl) hanno votato, in commissione Affari sociali, 24 esponenti della maggioranza con l’Udc, mentre i contrari sono stati 18

    • Il relatore Di Virgilio ha illustrato la sua proposta dicendosi pronto a prendere in considerazioni modifiche nel corso dell’iter del provvedimento alla Camera. La Commissione dovrebbe stabilire la data del 12 novembre come data ultima per la presentazione degli emendamenti.

    • Protesta l’opposizione che chiedeva di partire da un testo modificato rispetto a quello licenziato da palazzo Madama. Una possibilità che sembrava più concreta dopo l’apertura, nei mesi scorsi, da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini.

    • si parla di dialogo ma si pratica lo scontro e perciò abbiamo votato contro l’adozione del testo Calabrò come testo base della discussione alla Camera", protesta la capogruppo Pd in commissione Affari sociali Livia Turco

    • Anche i deputati dell’Idv Silvana Mura e Antonio Palagiano parlano di ”un atto di arroganza e al tempo stesso dimostra che sul testamento biologico si vuole seguire una linea di chiusura

    • Ma il vero colpo di scena della giornata è stato il voto contrario, alla proposta del relatore Di Virgilio di ripartire dal testo uscito dal Senato, della pattuglia dei ‘teodem’ guidati da Paola Binetti. "Ho votato contro pur condividendo il testo dell’impianto – ha spiegato ai giornalisti Paola Binetti – perché mi sarebbe sembrato più corretto, da parte del relatore, dire subito che si intendeva ripartire da lì senza tenerci in sospeso, in una sorta di ‘suspence’ per tutto questo tempo"

    • Il relatore, Giuseppe Di Virgilio, dal canto suo si dice "negativamente sorpreso dalla votazione contraria dei teodem, perché siamo nel bicameralismo, non si può ignorare il lavoro di un ramo del Parlamento, che ha registrato ben settanta votazioni in un iter del provvedimento che è durato mesi. Mi sono anche detto pronto – ha sottolineato Di Virgilio – a migliorare il testo e a fare tutto il possibile per renderlo più vicino ai bisogni della gente"

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Testamento biologico e diritto di cura. Marino e Farina Coscioni per la libertà dell’individuo.

Interventi di Maria Antonietta Farina Coscioni e Ignazio Marino su testamento biologico e libertà di cura.

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  • “Non si possono ignorare gli interrogativi sul fine vita e sulla fecondazione” | Ignazio Marino

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    • durante la presentazione del libro “Nelle tue mani”, tenutasi al Festival della Salute in corso a Viareggio ha affermato che “ci sono degli interrogativi, sul fine vita e sulla fecondazione, che non possiamo ignorare e non possiamo affrontare senza ascoltare il parere della comunita’ scientifica
    • Uno Stato puo’ anche decidere di non darsi una legge riguardo a questi temi, cosa che peraltro ritengo sbagliata, ma non puo’ fare una legge del genere ignorando il parere degli esperti.
    • uesta la strada che e’ stata imboccata in Italia sul testamento biologico e sulla fecondazione assistita
  • BIOTESTAMENTO MARINO (PD) NECESSARIA UNA LEGGE SUL FINE VITA – Agenzia di stampa Asca

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    • Ci sono degli interrogativi, sul fine vita e sulla fecondazione, che non possiamo ignorare e non possiamo affrontare senza ascoltare il parere della comunita’ scientifica. Uno stato puo’ anche decidere di non darsi una legge riguardo a questi temi, cosa che peraltro ritengo sbagliata, ma non puo’ fare una legge del genere ignorando il parere degli esperti. Ed e’ questa la strada che e’ stata imboccata in Italia sul testamento biologico e sulla fecondazione assistita
    • ‘E’ necessario garantire a tutti le cure – ha aggiunto Marino, ricordando alcuni dolorosi episodi con cui si e’ confrontato durante la sua carriera di chirurgo specializzato in trapianti – ma lasciare al paziente la scelta se sottoporsi o meno a quelle cure. Non spetta al medico stabilire quali cure applicare, e’ la societa’ a dover prendere queste decisioni
    • Ma una legge e’ necessaria – ha avvertito – non dobbiamo pensare che in sua assenza nessuno prenda decisioni del genere: in questo stesso momento probabilmente in una delle rianimazioni d’Italia un medico sta facendo una scelta di vita o di morte riguardo a un paziente. Perche’ non dovremmo poter intervenire su un dilemma di questa importanza o lasciare che una persona a noi cara possa farlo?
    • ‘La Chiesa ha fatto dei passi straordinari nei confronti della scienza e del concetto di morte. Un merito soprattutto le va riconosciuto: quello di tenere sempre viva l’attenzione su temi di questo tipo, di far si’ che non vengano accantonati e dimenticati
    • Marino si e’ soffermato sull’importanza del dialogo tra medico e paziente. ”Stabilire un buon rapporto umano e’ fondamentale – ha concluso Ignazio Marino – innanzitutto per risolvere le situazioni di ansia, ma anche per arrivare prima alla diagnosi e intervenire cosi’ sui costi della sanita’
  • «Morte cerebrale, rivedere i criteri» – Corriere della Sera

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    • In gioco c’è la decisione su quale sia il momento che segna il passaggio tra la vita e la morte. Una scelta cruciale anche per dare il via al trapianto d’organi.
    • sei scienziati di livello internazionale sostengono una tesi destinata a fare discutere: «I criteri attualmente in uso per stabilire la morte cerebrale sono troppo rigidi — dicono —. Bisogna rivederli in modo da tener conto della pratica clinica»
    • Si dovrebbe evitare di ispirarsi a una rigida ortodossia, mantenendo invece un’apertura mentale su un tema così complesso e controverso
    • Vanno riconsiderate definizioni troppo rigide come la cessazione “irreversibile” “di tutte le funzioni”, “dell’intero cervello”, perché è convinzione comune l’inapplicabilità di tali criteri nella pratica clinica
    • Capofila dell’appello è il chirurgo dei trapianti Ignazio Marino (Pd), presidente della Commissione d’inchiesta sul sistema sanitario nazionale al Senato. Di fianco a lui Giovanni Boniolo (Fondazione Ifom e facoltà di Medicina di Milano); Bernardino Fantini (Università di Ginevra); John Harris (Università di Manchester); Robert Truog (Harvard Medical school) e Stuart Youngner (Case Western Reserve University).
    • Si stanno ancora scoprendo molti aspetti clinici, legali, sociali della morte cerebrale — sottolineano i sei esperti —. Il concetto evolve in relazione alle differenze culturali e religiose. È necessario mantenere aperta la discussione con il mondo non scientifico
    • Gli scienziati spiegano le loro convinzioni in un documento che sarà pubblicato sul prossimo numero della rivista Nature
    • È messo in discussione il protocollo internazionale utilizzato per stabilire la morte cerebrale negli ultimi 41 anni. I criteri oggi in uso — coma, perdita irreversibile di qualsiasi funzionalità cerebrale e impossibilità di una respirazione autonoma — sono, infatti, quelli definiti nel 1968 dall’Harvard Medical School che aveva cambiato la definizione di morte basandosi non più sull’arresto cardiocircolatorio, ma sull’encefalogramma piatto
    • Il punto di non ritorno, ovvero l’irreversibilità, esiste ed è determinabile — ribatte sempre da Viareggio Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cet) —. Sappiamo che ciò che viene perso è la capacità complessiva del cervello e la sua capacità di recupero
    • Il tema era stato trattato già l’anno scorso anche da L’Osservatore Romano: per la storica Lucetta Scaraffia la messa in dubbio dei criteri di Harvard apre «nuovi problemi per la Chiesa cattolica, la cui accettazione del prelievo degli organi da pazienti cerebralmente morti» si regge «soltanto sulla presunta certezza scientifica che essi siano effettivamente cadaveri»

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Chi decide di trattare sulla RU486? La Finocchiaro?

Sì, è esploso l’effetto Marino. Nel senso che quello che Marino diceva e dice dall’inizio della sua campagna per la segreteria, è che gli altri sfidanti non sono in grado di mantenere una posizione unitaria sui temi etici. La realtà, ahimè, ha superato "l’immaginazione" – intuizione –  di Marino: il caso della RU486 si è generato da una decisione della segreteria, quindi anche di Franceschini, di lasciar decidere il gruppo parlamentare, guidato dalla Finocchiaro. La quale si è messa in contatto con – badate bene – il sen. GASPARRI, proprio lui, e gli ha proposto un sì bipartisan in commissione purché sia pronunciato dopo il congresso Pd, e qui è chiaro che la Segreteria e la Finocchiaro non volevano scoperchiare il pentolone dei temi etici, quando già è in atto la discussione alla Camera sul famigerato DDL Calabrò che istituisce il sondino di Stato per tutti noi gioiosi prossimi morenti comatosi.
Invece il mefistofelico Gasparri ha teso un trappolone e il castello di carte è crollato: Dorina Bianchi si è dimessa da relatrice ed è scoppiato il secondo bubbone (il primo è quello calabro dei brogli nei circoli).
Franceschini sta tremando. Teme di perdere al Nord. Allora da una parte cerca di dipingersi come novello laico, fautore di una politica dei diritti civili; dall’altro si attiva per sottrarre il partito da una divisione certa sugli aspetti cogenti del testamento biologico e dell’aberrante disegno di legge del governo, sul quale sta per scatenarsi un dibattito furente di cui la pillola abortiva ne è solo il prologo.
C’è chi scrive sul web – lo riporto in coda a questo post – di Marino come di colui che cerca solo lo scontro e non ha niente da dire. Ci si chiede se questo fantomatico autore di articoli sia connesso con la realtà fattuale oppure sia deviato in mondi paralleili: è esattamente chi difende quelli da cui deve guardarsi. Tale sedicente cronista avrebbe per esempio fatto una cosa giusta dare una risposta alla seguente domanda: quando un confronto pubblico fra dei candidati è una inutile rissa cercata solo per avere un po’ di visibilità? Perché continuare a stigmatizzare chi vuole incrementare il livello – basso –  di democraticità di questo partito? Di cosa hanno paura tutti?

A un mese dal voto per le primarie, letti e riletti quei numeri, lunedì sera Dario Franceschini alla fine si è deciso: «Nei congressi delle grandi città e al Nord, Ignazio Marino è troppo alto. Bisogna intervenire». E’ proprio così. Inatteso ma oramai lampante, è esploso l’«effetto Marino». Certo per ora nei congressi di sezione ha votato circa il 37% dei tesserati, ma nelle realtà urbane del centronord va decisamente forte il semisconosciuto chirurgo, campione dei temi etici: a Milano è attestato al 30%, allo stesso livello di Franceschini, a Torino è al 19%, a Firenze al 14%, mentre a Roma, col 25,2%%, ha preso più voti del segretario in carica. A questo punto Franceschini lo ha capito: Marino, il candidato anti-appa-rato se alle Primaire sfonda nell’elettorato «intransigente», il segretario è spacciato. Perché il suo progetto è quello di provare a ribaltare il risultato delle sezioni (favorevoli a Pier Luigi Bersani), proponendosi al più vasto popolo delle Primarie come l’outsider, come l’interprete del rinnovamento possibile.

E’ per questo motivo che lunedì sera Franceschini ha deciso una vera e propria svolta laica, uscendo allo scoperto con un’intervista all’«Espresso» da «cattolico molto adulto». La Chiesa? «Non può dire ad un parlamentare come deve votare». Il Pd e i temi etici? «Fino a poco tempo fa c’era solo la libertà di coscienza, poi c’è stata la posizione prevalente, ma ora il Pd dovrà avere una sola posizione». L’eutanasia? «La sospensione delle cure deve essere decisa del diretto interessato o di chi l’ha amato. Lo Stato deve fermarsi fuori dalla camera di quella persona». La pillola anti-abortiva? «La legge sull’aborto nessuno la mette in discussione e dunque se esiste un modo meno invasivo per la donna perché opporsi?». Gay assenti nelle feste del Pd? «Nessuna discriminazione».

Una svolta laica corroborata anche con un intervento molto netto sulla querelle che si stava aprendo nel Pd attorno alla cosiddetta pillola abortiva. Due giorni fa la senatrice pd Dorina Bianchi, cattolica vicina ai Teodem, aveva votato sì ad un’indagine conoscitiva sulla pillola RU486 decisa dalla Commissione Sanità del Senato e aveva anche accettato di fare la relatrice. Sembrava un’iniziativa a titolo personale della Bianchi, impressione rafforzata da una lettera di ieri mattina di Franceschini alla capogruppo Anna Finocchiaro («Sull’indagine conoscitiva decide il Gruppo»), fino a quando, riunita l’assemblea dei senatori, si è scoperto come stavano le cose. La Finocchiaro ha raccontato che il Pd aveva concordato col Pdl il sì all’indagine, ma a condizione che questa si svolgesse «dopo il congresso del Pd». Una ricostruzione dei fatti che ha spiazzato e sorpreso diversi senatori: l’esperta Finocchiaro aveva pubblicamente ammesso di aver trattato col capogruppo Pdl Maurizio Gasparri e con Antonio Tomassini, uno dei medici di Berlusconi, sulla base di un singolare scambio: sì alla indagine, in cambio di una tempistica che non interferisse nel dibattito congressuale. E ricevendo in cambio una decisione velenosa: l’inchiesta si concluderà due giorni dopo la conclusione della conta del Pd. In serata, per effetto delle polemiche suscitate, l’unica che si è dimessa è stata Dorina Bianchi, che ha rinunciato all’incarico di relatrice.

Con gli altri sfidanti che provano a convergere sul suo terreno preferito, Ignazio Marino fa ironia: «Franceschini e Bersani? Poverini, non possono avere posizioni chiare sui temi etici perché sono bloccati dalle posizioni inconciliabili di coloro che li sostengono».

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    • Sì al confronto con la gente, su internet e soprattutto nelle piazze. Ma no al confronto-scontro con un avversario che in passato non ha esitato a strumentalizzare tristi vicende di cronaca per danneggiare la reputazione del PD e di tutti i suoi militanti, a favore di un proprio tornaconto di visibilità.
    • Dunque Bersani e Franceschini, che a questo partito hanno dato concretamente molto, non devono accettare questo invito da chi insegue e pensa di utilizzare i riflettori esclusivamente per cercare la rissa, la bagarre, l’insulto gratuito, o peggio l’offesa personale. E poi questa smania di Marino la trovo quantomeno sospetta. Tipica di chi non ha un serio programma alle spalle.

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