Bersani sgambetta il PdL sul Biotestamento

A che scopo questa manovra “in zona Cesarini”, dopo che il discutibilissimo provvedimento sul fine-vita, opera della ormai ex maggioranza PdL-Lega, è giunto alla discussione finale in Senato? Bersani stoppa il provvedimento con la spiegazione che la ex maggioranza potrebbe impiegarlo come “tornaconto politico”.

Voglio credere in un soprassalto di saggezza che induca a fermare la macchina di una legge […] che fatta così è meglio non farla. Voglio credere che il centrodestra non si prenda la responsabilità di una spaccatura micidiale nel paese, oltre che in parlamento. Perché sarebbe aberrante su un tema del genere farne oggetto di chissà quale tornaconto politico.

Detto ciò, il capogruppo alla Camera Franceschini riesce improvvisamente in quello che in quattro anni di discussione di questa sbagliatissima legge non gli è mai riuscito: ovvero a imporre in conferenza dei Capigruppo il rinvio della discussione sul D.a.t. (Legge Dichiarazione anticipata di trattamento) a data da destinarsi. In altri tempi i democrats avrebbero sventolato ai quattro venti la loro impotenza (causa predominanza numerica della maggioranza) a contrastare le leggi abominevoli di PdL e Lega. Oggi basta che Bersani si alzi la mattina e dica “non voglio il Dat” che miracolosamente Franceschini riesce a sistemare tutto. Si tratta di una legge che è al termine del suo iter di approvazione. E’ alla terza lettura. E’ già stata approvata dal Senato una prima volta, e quindi dalla Camera, con modifiche. Sul provvedimento sono stati espressi almeno 203 voti, l’ultimo dei quali si è svolto in forma segreta nel Luglio 2011. I voti favorevoli furono 278, numero che testimoniava la non compattezza tanto della maggioranza che dell’opposizione. E’ probabile quindi che il deficit di leadership nel PdL abbia influito e non poco sulla neutralizzazione del disegno di legge. A destra – è chiaro – sono tutti impegnati a smobilitare (il party è finito).

Bersani ha parlato di “strumentalizzazioni politiche”. Ma le elezioni politiche sono ancora lontane. La sua premura riguarda quindi il “campo dei progressisti”. Bersani da un lato non ha intenzione di collaborare al varo definitivo della legge Dat per non vedersi attaccato da Renzi sul tema del fine-vita durante la campagna per la leadership del centrosinistra. Dall’altro il segretario vuole tenere occupate le posizioni più libertarie di Nichi Vendola. In definitiva la strumentalizzazione la sta operando anche lui. Anche perché il tempo in cui ci si indignava per le norme illiberali del Dat pare essere lontano anni luce. Questo Parlamento non è in grado di discutere mozioni sulla violenza contro le donne, figurarsi se può affrontare temi etici come il fine-vita.

Bersani ritiene che sia la ex maggioranza a giocare sporco sulla legge. Emanuela Baio (Api), non è della stessa opinione e racconta che “ad aver chiesto di riprendere e approvare il ddl sulle dichiarazioni anticipate di trattamento sono Api-Fli, Udc e Coesione Nazionale”. Raffaele Calabrò (Pdl) si è inalberato e ha quindi detto “Bersani ricorderà, a proposito della vecchia maggioranza, che col voto segreto oltre trenta parlamentari del Pd votarono a favore”. Eh sì, trenta come quei trenta che si oppongono a Vendola candidato alle primarie. Il gruppo di Fioroni. Chissà cosa pensano i cosiddetti teodem sullo sgambetto di Bersani al PdL. Sono ancora decisi a sostenere il segretario come loro candidato alle primarie?

Caos PD e Matrimonio Gay: il testo del documento della Commissione Diritti di Rosy Bindi

Si potrebbe dire, tanto rumore per nulla. Il caos dell’Assemblea Nazionale del PD non è grave per i contenuti bensì per l’intrinseca volontà di annichilire l’area liberale del partito, quella che ha prodotto nel corso del tempo i terzomozionisti, poi i rottamatori; l’area che ha fornito tanti punti di appoggio alla volontà di leadership di Matteo Renzi. Ecco, il voler impedire il voto sui tre ordini del giorno, due su matrimoni gay e uno sulle primarie, a firma dei vari Marino, Concia, Scalfarotto, Civati e via discorrendo, suona come un voler rimettere in riga questa disobbediente moltitudine.

Dico questo perché la storia del Documento finale prodotto dalla Commissione Diritti Civili costituita in seno alla Direzione del PD, è una storia travagliata e fatta di trattative e tentativi di mediazione che hanno prodotto decine di revisioni del medesimo documento. Uno degli estensori di tal documento è Michele Nicoletti, segretario Pd di Trento, ordinario di Filosofia politica nella stessa città. Nicoletti, in una intervista a L’Unità di un mese fa circa, spiegava come per realizzare questa difficilissima opera è stato scelto di non prendere una precisa “posizione politica, un sì e un no, sui temi presi in esame”. Questo perché altrimenti la mediazione era impossibile. Troppi distanti, l’ala liberal e quella cattolica. Occorreva trovare una formula più estesa, che impedisse in questa fase di incappare in elementi di divisione. Alla fine è stata scelta “la via dei principi fondamentali che devono essere terreno comune del Pd rispetto al tema dei diritti”. Il documento quindi contiene solo linee guida generali, svuotate della carica politica, dei valori. Si tratta solo di circonlocuzioni molto tecniche ma prive della necessaria concretezza e franchezza.

Il documento sui diritti civili cerca di affrontare, con la modalità sopra specificata, due temi principali: testamento biologico e unioni civili. Sul testamento biologico, e in generale sul potere biomedico, si afferma che:

  1. è essenziale incoraggiare, sostenere e rispettare il libero esplicarsi della scienza e dell’arte, ma al tempo stesso è del tutto evidente che tale immenso potenziale non possa essere lasciato alla nuda regolazione del mercato;
  2. L’integrità della persona deve essere rispettata;
  3. Occorre darsi gli strumenti, anche legislativi, affinché la persona possa esprimere, anticipatamente e con forme e modalità adeguate e consapevoli, i propri convincimenti e la propria volontà per le situazioni nelle quali potrebbe non essere più in grado di esprimerli
  4. occorre adoperarsi per estendere la tutela delle libertà personali a chi, versando in stati magari anche solo transitori di incapacità ad esprimersi, è, come soggetto debole, maggiormente esposto al rischio di manipolazione e bisognoso di protezione e di rispetto.

In sostanza, il punto 2 afferma che l’integrità personale deve essere rispettata, il punto 4 tende invece a prefigurare un “potere sopra la persona” – che quindi non ha più l’ultima parola su sé medesima – un potere opera in regime di sostituzione quando la persona risultasse incapace. Più avanti si specifica il divieto assoluto di eutanasia: “va assicurato il diritto ed il dovere del medico di non impartire al paziente stesso, il quale pure solleciti o acconsenta, trattamenti finalizzati a sopprimere la vita”.

In fatto di unioni civili, il testo di Nicoletti afferma che:

  1. non si può ignorare che nella società contemporanea le dinamiche sociali ed economiche, da un lato, e, dall’altro, le libere scelte affettive e le assunzioni di solidarietà hanno dato vita a una pluralità di forme di convivenza [no, non si può ignorare, questo lo sappiamo];
  2. esse appaiono meritevoli di riconoscimento e tutela sulla base di alcuni principi fondamentali.
    • principio della centralità del soggetto rispetto alle sue relazioni
    • principio del legittimo pluralismo, che implica il riconoscimento dei diritti e dei doveri che nascono nelle diverse formazioni sociali in cui può articolarsi la vita personale affettiva e di coppia;
  3. Tale riconoscimento dovrà avvenire secondo tecniche e modalità rispettose:
    • della posizione costituzionalmente rilevante della famiglia fondata sul matrimonio ai sensi dell’art. 29 Cost. e della giurisprudenza costituzionale;
    • dei diritti di ogni persona a realizzarsi all’interno delle formazioni sociali, che si declinano oggi in un orizzonte pluralistico secondo quanto espresso dalla Corte Costituzionale: «per formazione sociale deve intendersi ogni forma di comunità, semplice o complessa, idonea a consentire e favorire il libero sviluppo della persona nella vita di relazione, nel contesto di una valorizzazione del modello pluralistico. In tale nozione è da annoverare anche l’unione omosessuale, intesa come stabile convivenza tra due persone dello stesso sesso, cui spetta il diritto fondamentale di vivere liberamente una condizione di coppia, ottenendone – nei tempi, nei modi e nei limiti stabiliti dalla legge – il riconoscimento giuridico con i connessi diritti e doveri» (138/2010).
  4. Il PD quindi opera dunque per l’adeguamento della disciplina giuridica all’effettiva sostanza dell’evoluzione sociale, anche introducendo, entro i vincoli della Costituzione e per il libero sviluppo della personalità di cui all’art. 2, speciali forme di garanzia per i diritti e i doveri che sorgono dai legami differenti da quelli matrimoniali, ivi comprese le unioni omosessuali.

Questa formulona in giuridichese è stata studiata per evitare di dire “no ai matrimoni gay” e spaccare il partito, e nemmeno a dire “sì ai patti civili per le coppie di fatto” che avrebbe altrettanto spaccato il partito (Fioroni e la corrente cattolica, già molto critici in fase di elaborazione del documento). Devo però riconoscere a Nicoletti di esser stato più realista del Re:

Questa è solo una tappa, non il punto di arrivo finale. Un contributo che offriamo al partito e ai circoli come piattaforma di discussione. Nessuno ha mai pensato che questo documento esaurisse il tema dei diritti. Siamo partiti da una situazione in cui nell’Assemblea nazionale si erano votati documenti che riguardavano la scuola, la sanità, il lavoro ma non questo su questi temi. Ora c’è una riflessione che si sforza di inserire i diversi problemi all’interno di un quadro complessivo e non credo che questo lavoro vada banalizzato (L’Unità).

Testo Documento Diritti Civili – L’Unità

Testamento biologico, la maggioranza si divide sul Ddl Calabrò.

L’emendamento del deputato radicale del PdL, benedetto Della Vedova, è in realtà il testo voluto da Fini. La famigerata soft-law che regola il “fine vita” in maniera a-dogmatica e non clerico-diretta. L’emendamento è chiaramente un tentativo di disinnescare il testo approvato al Senato, inviso tanto al Presidente della Camera quanto ai deputati radicali e laici del PD.
Di fatto si punta a riaffermare la centralità dell’individuo e della sua opinione in materia di trattamenti sanitari, se espressa, e quando non espressa, a lasciare l’iniziativa ai familiari e ai medici. Laddove il ddl Calabrò prevede “l’assoluto divieto di interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiale, e stabilisce che le cosiddette Dat (Dichiarazioni anticipate di trattamento) siano, per il medico, non vincolanti”, si introducono alcuni paletti fissi (niente eutanasia e niente accanimento) “che lasciano però spazio alle decisioni del paziente, dei familiari, dei medici” (fonte FfwebMagazine). Così si esprime nel testo il pensiero finiano-Della Vedova:

si riconosce «il valore assoluto e non disponibile del consenso o del dissenso alle cure espresso dai pazienti capaci, e demanda ogni scelta di cura per le persone che versano in uno stato di incapacità al rapporto fra i loro familiari, gli eventuali rappresentanti legali e i medici, tenendo conto delle volontà precedentemente espresse dagli interessati, nel rispetto dei principi del codice di deontologia medica, delle norme civili e penali e del dettato costituzionale».

Pur non privo di una certa vaghezza – non crea infatti nessun istituto giuridico atto a raccogliere la volontà del singolo – negli effetti, l’emendamento introduce senza eccesso di regolamentazione, una forma debole di testamento biologico, lasciando aperta la possibilità al singolo individuo di esprimersi, quando capace, sui trattamenti sanitari a cui intende non essere sottoposto, in modalità non definite che possono essere anche scritture private, però vincolanti per il medico.

Ci sarà battaglia in aula. Il Pd ha presentato un centinaio di emendamenti, i Radicali più di duemila. Ma la partita vera si gioca nella maggioranza. Qui i finiani si giocano molte delle loro chance di poter veramente contare nelle scelte del governo. Lo scontro, se ci sarà, sarà aperto e drammatico, poiché dal suo risultato si determineranno i nuovi rapporti di forza fra Berlusconi e Fini e sarà testata la tenuta della maggioranza sull’altro tema che scotta, la giustizia. E dal fallimento del testo governativo si potranno aprire risvolti finora insperati e inattesi: anche una crisi di governo, secondo alcuni. Il ddl Calabrò è uno dei tanti scogli che si sono frapposti fra Berlusconi e il proseguimento del suo governo. I vescovi, in caso di una mancata difesa del principio della insospendibilità dei trattamenti di idratazione, potrebbero voltare la faccia definitivamente a Mr b e appoggiare una convergenza al centro fra casiniani e rutelliani. E quindi ridisegnare nuovamente il quadro politico italiano.

    • Che la legge sul testamento biologico fosse destinata a far discutere lo sapevamo da tempo. Anche perché dallo scranno più alto di Montecitorio vi è chi l’ha caricata di fortissimi connotati ideologici
    • Il biotestamento rischia di diventare, così, non senza una sproporzione tra le differenti posizioni in campo, la cartina di tornasole della compattezza di maggioranza e opposizione
    • una quarantina di parlamentari del Pdl di fede finiana, ma non solo, hanno sottoscritto una proposta di Benedetto della Vedova, parlamentare radicale del Popolo delle libertà, che scompaginerebbe tutto l’impianto legislativo della famosa legge Calabrò licenziata dal Senato
    • La proposta, che sarebbe interamente sostitutiva di quella approvata da Palazzo Madama, rilancia l’ipotesi di soft law
    • “L’emendamento – dice della Vedova – riconosce il valore assoluto e non disponibile del consenso o del dissenso alle cure espresso dai pazienti capaci e demanda ogni scelta di cura per le persone che versano in uno stato di incapacità al rapporto tra i loro familiari, gli eventuali rappresentanti legali e i medici, tendendo conto delle volontà precedentemente espresse dagli interessati, nel rispetto dei principi del codice di deontologia medica, delle norme civili e penali e del dettato costituzionale”
    • Di fatto, l’emendamento della Vedova abolisce le Dat, le dichiarazioni anticipate di trattamento che dovrebbero contenere le volontà di un paziente per il suo fine vita, previste dalla legge del Senato, lasciando che a decidere della vita di chi si trova in condizione di incoscienza siano familiari e medici, secondo una logica del caso per caso
    • si potrebbe verificare né più e né meno di quanto è accaduto con Eluana Englaro, il caso in cui a decidere della volontà ex post di un paziente in stato vegetativo, qualora insorgessero controversie tra fiduciario e familiari, sarebbero i tribunali
    • un ibrido legislativo che – viene il sospetto – sia stato architettato solo per alzare la posta politica su questo tema, per creare all’interno della maggioranza i sempre più soliti distinguo
    • oltre 2600 gli emendamenti al testo sul biotestamento presentati in commissione Affari Sociali alla Camera: 2400 dei Radicali, 103 del Pd, 57 dell’Idv e cinque dell’Udc con Rocco Buttiglione come primo firmatario
    • ipotesi correttive arrivano anche dal Pdl: in particolare, cinque raccolgono ‘le proposte migliorative” del presidente dei deputati Fabrizio Cicchitto, del relatore Domenico Di Virgilio e del capogruppo in commissione Lucio Barani
    • Secondo il relatore di maggioranza, il testo del Senato è perfettibile. E per questo il numero di emendamenti all’esame della Commissione non potrà che migliorare l’impianto di fondo del ddl Calabrò
    • emendamenti “prevedono un ruolo dei familiari –afferma Di Virgilio – misure concrete di supporto ai pazienti in stato vegetativo e alle loro famiglie
    • la possibilità della sospensione di alimentazione e idratazione (che comunque non costituendo terapie non possono far parte della dichiarazione anticipata di trattamento)
    • Le proposte di Di Virgilio puntano anche a “estendere la normativa a tutti i casi in cui si riscontrino dal medico curante una incapacità di comprendere le informazioni e non solo nello stato vegetativo
    • Si sta per riapre alla Camera la “battaglia” sul testamento biologico e sul ddl Calabrò
    • Il termine per la presentazione degli emendamenti è scaduto alle 14 di oggi. Quelli elaborati e presentati dal Partito democratico sono più di cento
    • «Chiediamo alla maggioranza di cancellare lo scandalo dell’imposizione per legge dell’accanimento terapeutico» ha detto la capogruppo del Pd in commissione Affari sociali della Camera Livia Turco
    • Quello che però promette di scompaginare le pagine è l’emendamento, interamente sostitutivo del ddl Calabrò, presentato da Benedetto Della Vedova (Pdl).
    • Il testo prevede in sintesi un doppio «no», all’eutanasia e all’accanimento terapeutico, e stabilisce che in caso di contesa venga privilegiato il giudizio dei familiari d’accordo con il medico.
    • L’emendamento che ha Della Vedova come primo firmatario (un articolo unico di sette-otto commi) è stato sottoscritto da diversi parlamentari, molti dei quali vicini alle posizioni che su questo tema sono state espresse dal presidente della Camera, Gianfranco Fini, che aveva chiesto una formulazione «meno dogmatica» di quella votata dal Senato
    • L’idea – spiega Della Vedova – è quella di una “soft law” che quindi dica no all’eutanasia, no all’accanimento terapeutico ma che lasci la definizione della materia caso per caso
    • Se si tratta di un paziente non cosciente, si lascia la decisione relativa ai trattamenti ai familiari e ai medici in base al codice di deontologia medica
    • non fare una legge che comporti uno scontro tra le posizioni autodeterministiche e non autodeterministiche

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Lo sciopero della fame degli ammalati di SLA. Livelli minimi di assistenza e limite massimo dell’intervento medico.

Una donna a Brindisi, malata di SLA, chiede con il battito delle ciglia di essere lasciata morire. I medici le vogliono praticare la tracheotomia. La medesima sorte di Luca Coscioni, morto nel 2006, e di tutti i malati di SLA. Prima della fine avviene la paralisi dei muscoli polmonari. I medici non credono che la donna stia effettivamente "parlando" con il battito delle ciglia. Quindi intendono procedere con l’intervento. I familiari invece sostengono che la donna è sempre stata contraria all’accanimento terapeutico. Un’altra storia in cui la pratica medica tende ad avere il sopravvento sul volere dell’individuo. Una prevaricazione che una legge sul testamento biologico potrebbe prevenire.
Intanto continua lo scipero della fame degli ammalati di SLA e dell’on. Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata PD-Radicali. Lamentano un’assistenza sanitaria inadeguata e chiedono spiegazione sui finanziamenti stanziati nel 2007 e nel 2008 per i cosiddetti comunicatori, ovvero gli apparecchi che consentono al paziente di interagire con il mondo esterno. I soldi, promessi, non sono mai arrivati.

  • MARIA ANTONIETTA FARINA COSCIONI: PROSEGUE SCIOPERO DELLA FAME(QUINTO GIORNO) TRE GLI OBIETTIVI DELLA INIZIATIVA NONVIOLENTA E GANDHIANA, PER OTTENERE UNA RISPOSTA CHIARA ED ESAURIENTE DA UN GOVERNO E DA UN Vice-Ministro DELLA SALUTE DA TROPPO TEMPO SILENTI. OGGI SARO’ PRESENTE AI LAVORI DELLA CONSULTA DELLE MALATTIE NEUROMUSCOLARI ORE 15 VIA LUNGO TEVERE RIPA 1 SALA AUDITORIUM

    • Prosegue invece il mio sciopero della fame, un’iniziativa nonviolenta e gandhiana finalizzata a tre obiettivi precisi:

      1. rendere noto l’effettivo utilizzo dei finanziamenti stanziati nel 2007 e nel 2008 per i “comunicatori” di nuova generazione che consentono ai soggetti con gravi patologie e con compromissione della voce di interagire con il mondo esterno;

      2. rendere effettiva ed operativa l’approvazione della nuova versione dell’assistenza protesica del nuovo Nomenclatore, in modo che sia garantita la fornitura adeguata ad ogni persona con disabilità, prevista nello schema del DPCM sui nuovi LEA da un anno e mezzo al vaglio delle Autorità di governo centrali e regionali per gli aspetti di natura economico-finanziaria;

      3. adottare le linee guida cui le regioni si conformano nell’assicurare un’assistenza domiciliare adeguata per i soggetti malati di sclerosi laterale amiotrofica.

  • SVELATO L’INGANNO: NON E’ VERO CHE LA QUESTIONE SOLLEVATA DA SALVATORE USALA E DAGLI ALTRI MALATI DI SLA SIA ARENATA ALLA CONFERENZA STATO REGIONI. E’ IL MINISTERO DELLA SALUTE INADEMPIENTE, E CHE NON HA FATTO QUELLO CHE DOVEVA FARE, PUR AVENDO ASSICURATO DI AVERLO FATTO. Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni, giunta al settimo giorno di sciopero della fame, ha rilasciato la seguente dichiarazione: Al settimo giorno della mia iniziativa nonviolenta e gandhiana – lo sciopero della fame a fianco di Salvatore Usala e degli altri malati di SLA, anche loro scesi in sciopero della fame perché sia loro riconosciuto il diritto a un’assistenza adeguata cui hanno bisogno. Devo constatare, e denunciare, l’inerzia colpevole e il silenzio pervicace del Vice-Ministro della Salute Fazio. E’ evidentemente troppo impegnato per comunicare pubblicamente l’effettivo impegno sui LEA (livelli essenziali di assistenza) alla Conferenza Stato Regioni per la questione sollevata dai malati di SLA, da me e da altri 370 cittadini che si sono uniti alla mia lotta. Ne prendo atto e questo silenzio assordante non mi fa desistere. Giovedì ha avuto luogo a Roma la Consulta per le malattie neuromuscolari dove ho appreso con sorpresa che il ministero della Salute, rispondendo a una mia precisa interrogazione, ha detto il falso: ci aveva assicurato che la questione dello DPCM sui nuovi LEA era GIA’ approdata in sede di Conferenza Stato- Regioni, e che attendeva che venissero espletati gli adempimenti che a quella Conferenza spettano. Non è vero. Il Vice Ministro Fazio giovedi in Consulta ha dichiarato: "siamo molto vicini, all’invio dei LEA alla Conferenza Stato-Regioni. Quindi il contrario di quanto scritto 15 giorni prima. Cioè il Ministero non ha in realtà fatto nulla con la promessa di investire la Conferenza Stato e Regioni nei prossimi giorni. Ora dunque la nostra lotta si “arricchisce” di un altro obiettivo: – Il ministero finalmente deve fare quello che da tempo doveva fa

    • Un battito di ci­glia. Le palpebre si abbassano, quasi come parole scandite len­tamente. L’unico modo per ri­spondere, con il solo movimen­to che la malattia ancora le con­sente. M. S, 60 anni, da 15 ammala­ta di Sla, ricoverata da tre gior­ni all’ospedale di Brindisi, deve decidere se continuare a vivere grazie a un intervento di trache­otomia, oppure rinunciare, con la prospettiva di aprire gli oc­chi al massimo per altre due settimane.

    • la risposta non vale. Almeno per i medici. Che, per essere si­curi sul da farsi, segnalano il ca­so alla polizia. Così interviene la procura, che dispone una pe­rizia psichiatrica sulla donna, per accertare la sua reale capaci­tà di intendere e di volere

    • Nessun dubbio, secondo la famiglia, invece, su quello che M. avrebbe desiderato: morire, se le sue condizioni si fossero aggravate. Come avrebbe di­chiarato in tempi migliori, quando le parole le venivano spontanee e il corpo risponde­va ancora a semplici stimoli co­me tendere la mano per stringe­re quella di marito e figli.

    • Un buco nella trachea, preludio al respi­ratore meccanico, ultima tappa per i malati di Sla che incorro­no nella paralisi dei muscoli polmonari. Non per M., alme­no secondo la famiglia. Perché la donna non avrebbe mai ac­cettato la malattia, e soprattut­to, in passato, avrebbe esplicita­mente detto di voler morire. Nel 2001 la firma di M. S. com­pare sul sito dei Radicali, sotto l’appello al presidente Berlusco­ni di scienziati e ammalati per sostenere la candidatura di Lu­ca Coscioni nel comitato nazio­nale di bioetica.

    • Chissà se M. ha poi seguito l’epilogo della storia dell’economista ammala­to come lei, che nel 2006 rifiuta la tracheotomia, perché non avrebbe voluto vivere attacca­to a una macchina.

    • Coscioni muore il 20 febbraio per una crisi respiratoria. In dicembre lo segue Piergiorgio Welby, la cui storia si complica perché già attaccato al respiratore, chiede e ottiene di poterlo stac­care affinché la malattia faccia il suo corso

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Diritti civili: in USA Obama firma legge contro omofobia, in Italia la Camera vota per il sondino di stato.

Obama ha firmato oggi un provvedimento che equipara le violenze contro i gay agli atti di razzismo e xenofobia. In Italia, il ddl Concia, analogo al provvedimento dell’amministrazione USA, è stato affossato da Lega e UDC per mero calcolo strategico, con il concorso di colpa di buona parte della maggioranza e del PD che non ha difeso il documento riportandolo in commissione. Il provvedimento a firma della ministra Carfagna? Non pervenuto.
Oggi alla Camera, in Commissione Affari Sociali, si è votato sul testamento biologico nel testo aprovato al Senato, ovvero la cosiddetta bozza Calabrò che impone il sondino di Stato: per 24 voti a 17 (anche la Binetti ha votato contro) è passata la mozione per la quale si deve ripartire da quel testo così com’è, senza nessuna riformulazione. La maggioranza ha mostrato un atteggiamento di chiusura alquanto discutibile, e ha ancora una volta incassato i voti favorevoli dell’UDC. Un brutto presagio in vista di quel che farà Bersani in tema di alleanze elettorali: può il neo-segretario accettare un’alleanza con un partito così sbilanciato in senso clericale?

  • Gay/ Obama firma legge contro violenze su omosessuali

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    • La Casa Bianca aveva promesso di passare all’azione sulla questione dei diritti civili e Barack Obama firmerà nel pomeriggio americano una legge specifica contro le violenze nei confronti dei gay.

    • Il testo – un allegato al budget della Difesa – prende il nome di Matthew Shepard, studente di college torturato e ucciso nel 1998, e di James Byrd, un uomo di colore che nello stesso anno fu legato a un’auto e trascinato per diversi chilometri a Jasper, in Texas

    • con la nuove legge le violenze contro i gay vengono accomunate a quelle scatenate da motivi razziali, religiosi o etnici

    • La firma di Obama conclude una lunga battaglia da parte delle associazioni per i diritti dei gay, da ultima la Human Right Campaign

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    • La discussione sul testamento biologico alla Camera ripartirà dal testo sul fine vita uscito dal Senato, il cosiddetto ddl Calabrò

    • A favore della proposta del relatore Di Virgilio (Pdl) hanno votato, in commissione Affari sociali, 24 esponenti della maggioranza con l’Udc, mentre i contrari sono stati 18

    • Il relatore Di Virgilio ha illustrato la sua proposta dicendosi pronto a prendere in considerazioni modifiche nel corso dell’iter del provvedimento alla Camera. La Commissione dovrebbe stabilire la data del 12 novembre come data ultima per la presentazione degli emendamenti.

    • Protesta l’opposizione che chiedeva di partire da un testo modificato rispetto a quello licenziato da palazzo Madama. Una possibilità che sembrava più concreta dopo l’apertura, nei mesi scorsi, da parte del presidente della Camera Gianfranco Fini.

    • si parla di dialogo ma si pratica lo scontro e perciò abbiamo votato contro l’adozione del testo Calabrò come testo base della discussione alla Camera", protesta la capogruppo Pd in commissione Affari sociali Livia Turco

    • Anche i deputati dell’Idv Silvana Mura e Antonio Palagiano parlano di ”un atto di arroganza e al tempo stesso dimostra che sul testamento biologico si vuole seguire una linea di chiusura

    • Ma il vero colpo di scena della giornata è stato il voto contrario, alla proposta del relatore Di Virgilio di ripartire dal testo uscito dal Senato, della pattuglia dei ‘teodem’ guidati da Paola Binetti. "Ho votato contro pur condividendo il testo dell’impianto – ha spiegato ai giornalisti Paola Binetti – perché mi sarebbe sembrato più corretto, da parte del relatore, dire subito che si intendeva ripartire da lì senza tenerci in sospeso, in una sorta di ‘suspence’ per tutto questo tempo"

    • Il relatore, Giuseppe Di Virgilio, dal canto suo si dice "negativamente sorpreso dalla votazione contraria dei teodem, perché siamo nel bicameralismo, non si può ignorare il lavoro di un ramo del Parlamento, che ha registrato ben settanta votazioni in un iter del provvedimento che è durato mesi. Mi sono anche detto pronto – ha sottolineato Di Virgilio – a migliorare il testo e a fare tutto il possibile per renderlo più vicino ai bisogni della gente"

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Testamento biologico e diritto di cura. Marino e Farina Coscioni per la libertà dell’individuo.

Interventi di Maria Antonietta Farina Coscioni e Ignazio Marino su testamento biologico e libertà di cura.

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  • “Non si possono ignorare gli interrogativi sul fine vita e sulla fecondazione” | Ignazio Marino

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    • durante la presentazione del libro “Nelle tue mani”, tenutasi al Festival della Salute in corso a Viareggio ha affermato che “ci sono degli interrogativi, sul fine vita e sulla fecondazione, che non possiamo ignorare e non possiamo affrontare senza ascoltare il parere della comunita’ scientifica
    • Uno Stato puo’ anche decidere di non darsi una legge riguardo a questi temi, cosa che peraltro ritengo sbagliata, ma non puo’ fare una legge del genere ignorando il parere degli esperti.
    • uesta la strada che e’ stata imboccata in Italia sul testamento biologico e sulla fecondazione assistita
  • BIOTESTAMENTO MARINO (PD) NECESSARIA UNA LEGGE SUL FINE VITA – Agenzia di stampa Asca

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    • Ci sono degli interrogativi, sul fine vita e sulla fecondazione, che non possiamo ignorare e non possiamo affrontare senza ascoltare il parere della comunita’ scientifica. Uno stato puo’ anche decidere di non darsi una legge riguardo a questi temi, cosa che peraltro ritengo sbagliata, ma non puo’ fare una legge del genere ignorando il parere degli esperti. Ed e’ questa la strada che e’ stata imboccata in Italia sul testamento biologico e sulla fecondazione assistita
    • ‘E’ necessario garantire a tutti le cure – ha aggiunto Marino, ricordando alcuni dolorosi episodi con cui si e’ confrontato durante la sua carriera di chirurgo specializzato in trapianti – ma lasciare al paziente la scelta se sottoporsi o meno a quelle cure. Non spetta al medico stabilire quali cure applicare, e’ la societa’ a dover prendere queste decisioni
    • Ma una legge e’ necessaria – ha avvertito – non dobbiamo pensare che in sua assenza nessuno prenda decisioni del genere: in questo stesso momento probabilmente in una delle rianimazioni d’Italia un medico sta facendo una scelta di vita o di morte riguardo a un paziente. Perche’ non dovremmo poter intervenire su un dilemma di questa importanza o lasciare che una persona a noi cara possa farlo?
    • ‘La Chiesa ha fatto dei passi straordinari nei confronti della scienza e del concetto di morte. Un merito soprattutto le va riconosciuto: quello di tenere sempre viva l’attenzione su temi di questo tipo, di far si’ che non vengano accantonati e dimenticati
    • Marino si e’ soffermato sull’importanza del dialogo tra medico e paziente. ”Stabilire un buon rapporto umano e’ fondamentale – ha concluso Ignazio Marino – innanzitutto per risolvere le situazioni di ansia, ma anche per arrivare prima alla diagnosi e intervenire cosi’ sui costi della sanita’
  • «Morte cerebrale, rivedere i criteri» – Corriere della Sera

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    • In gioco c’è la decisione su quale sia il momento che segna il passaggio tra la vita e la morte. Una scelta cruciale anche per dare il via al trapianto d’organi.
    • sei scienziati di livello internazionale sostengono una tesi destinata a fare discutere: «I criteri attualmente in uso per stabilire la morte cerebrale sono troppo rigidi — dicono —. Bisogna rivederli in modo da tener conto della pratica clinica»
    • Si dovrebbe evitare di ispirarsi a una rigida ortodossia, mantenendo invece un’apertura mentale su un tema così complesso e controverso
    • Vanno riconsiderate definizioni troppo rigide come la cessazione “irreversibile” “di tutte le funzioni”, “dell’intero cervello”, perché è convinzione comune l’inapplicabilità di tali criteri nella pratica clinica
    • Capofila dell’appello è il chirurgo dei trapianti Ignazio Marino (Pd), presidente della Commissione d’inchiesta sul sistema sanitario nazionale al Senato. Di fianco a lui Giovanni Boniolo (Fondazione Ifom e facoltà di Medicina di Milano); Bernardino Fantini (Università di Ginevra); John Harris (Università di Manchester); Robert Truog (Harvard Medical school) e Stuart Youngner (Case Western Reserve University).
    • Si stanno ancora scoprendo molti aspetti clinici, legali, sociali della morte cerebrale — sottolineano i sei esperti —. Il concetto evolve in relazione alle differenze culturali e religiose. È necessario mantenere aperta la discussione con il mondo non scientifico
    • Gli scienziati spiegano le loro convinzioni in un documento che sarà pubblicato sul prossimo numero della rivista Nature
    • È messo in discussione il protocollo internazionale utilizzato per stabilire la morte cerebrale negli ultimi 41 anni. I criteri oggi in uso — coma, perdita irreversibile di qualsiasi funzionalità cerebrale e impossibilità di una respirazione autonoma — sono, infatti, quelli definiti nel 1968 dall’Harvard Medical School che aveva cambiato la definizione di morte basandosi non più sull’arresto cardiocircolatorio, ma sull’encefalogramma piatto
    • Il punto di non ritorno, ovvero l’irreversibilità, esiste ed è determinabile — ribatte sempre da Viareggio Alessandro Nanni Costa, direttore del Centro nazionale trapianti (Cet) —. Sappiamo che ciò che viene perso è la capacità complessiva del cervello e la sua capacità di recupero
    • Il tema era stato trattato già l’anno scorso anche da L’Osservatore Romano: per la storica Lucetta Scaraffia la messa in dubbio dei criteri di Harvard apre «nuovi problemi per la Chiesa cattolica, la cui accettazione del prelievo degli organi da pazienti cerebralmente morti» si regge «soltanto sulla presunta certezza scientifica che essi siano effettivamente cadaveri»

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Chi decide di trattare sulla RU486? La Finocchiaro?

Sì, è esploso l’effetto Marino. Nel senso che quello che Marino diceva e dice dall’inizio della sua campagna per la segreteria, è che gli altri sfidanti non sono in grado di mantenere una posizione unitaria sui temi etici. La realtà, ahimè, ha superato "l’immaginazione" – intuizione –  di Marino: il caso della RU486 si è generato da una decisione della segreteria, quindi anche di Franceschini, di lasciar decidere il gruppo parlamentare, guidato dalla Finocchiaro. La quale si è messa in contatto con – badate bene – il sen. GASPARRI, proprio lui, e gli ha proposto un sì bipartisan in commissione purché sia pronunciato dopo il congresso Pd, e qui è chiaro che la Segreteria e la Finocchiaro non volevano scoperchiare il pentolone dei temi etici, quando già è in atto la discussione alla Camera sul famigerato DDL Calabrò che istituisce il sondino di Stato per tutti noi gioiosi prossimi morenti comatosi.
Invece il mefistofelico Gasparri ha teso un trappolone e il castello di carte è crollato: Dorina Bianchi si è dimessa da relatrice ed è scoppiato il secondo bubbone (il primo è quello calabro dei brogli nei circoli).
Franceschini sta tremando. Teme di perdere al Nord. Allora da una parte cerca di dipingersi come novello laico, fautore di una politica dei diritti civili; dall’altro si attiva per sottrarre il partito da una divisione certa sugli aspetti cogenti del testamento biologico e dell’aberrante disegno di legge del governo, sul quale sta per scatenarsi un dibattito furente di cui la pillola abortiva ne è solo il prologo.
C’è chi scrive sul web – lo riporto in coda a questo post – di Marino come di colui che cerca solo lo scontro e non ha niente da dire. Ci si chiede se questo fantomatico autore di articoli sia connesso con la realtà fattuale oppure sia deviato in mondi paralleili: è esattamente chi difende quelli da cui deve guardarsi. Tale sedicente cronista avrebbe per esempio fatto una cosa giusta dare una risposta alla seguente domanda: quando un confronto pubblico fra dei candidati è una inutile rissa cercata solo per avere un po’ di visibilità? Perché continuare a stigmatizzare chi vuole incrementare il livello – basso –  di democraticità di questo partito? Di cosa hanno paura tutti?

A un mese dal voto per le primarie, letti e riletti quei numeri, lunedì sera Dario Franceschini alla fine si è deciso: «Nei congressi delle grandi città e al Nord, Ignazio Marino è troppo alto. Bisogna intervenire». E’ proprio così. Inatteso ma oramai lampante, è esploso l’«effetto Marino». Certo per ora nei congressi di sezione ha votato circa il 37% dei tesserati, ma nelle realtà urbane del centronord va decisamente forte il semisconosciuto chirurgo, campione dei temi etici: a Milano è attestato al 30%, allo stesso livello di Franceschini, a Torino è al 19%, a Firenze al 14%, mentre a Roma, col 25,2%%, ha preso più voti del segretario in carica. A questo punto Franceschini lo ha capito: Marino, il candidato anti-appa-rato se alle Primaire sfonda nell’elettorato «intransigente», il segretario è spacciato. Perché il suo progetto è quello di provare a ribaltare il risultato delle sezioni (favorevoli a Pier Luigi Bersani), proponendosi al più vasto popolo delle Primarie come l’outsider, come l’interprete del rinnovamento possibile.

E’ per questo motivo che lunedì sera Franceschini ha deciso una vera e propria svolta laica, uscendo allo scoperto con un’intervista all’«Espresso» da «cattolico molto adulto». La Chiesa? «Non può dire ad un parlamentare come deve votare». Il Pd e i temi etici? «Fino a poco tempo fa c’era solo la libertà di coscienza, poi c’è stata la posizione prevalente, ma ora il Pd dovrà avere una sola posizione». L’eutanasia? «La sospensione delle cure deve essere decisa del diretto interessato o di chi l’ha amato. Lo Stato deve fermarsi fuori dalla camera di quella persona». La pillola anti-abortiva? «La legge sull’aborto nessuno la mette in discussione e dunque se esiste un modo meno invasivo per la donna perché opporsi?». Gay assenti nelle feste del Pd? «Nessuna discriminazione».

Una svolta laica corroborata anche con un intervento molto netto sulla querelle che si stava aprendo nel Pd attorno alla cosiddetta pillola abortiva. Due giorni fa la senatrice pd Dorina Bianchi, cattolica vicina ai Teodem, aveva votato sì ad un’indagine conoscitiva sulla pillola RU486 decisa dalla Commissione Sanità del Senato e aveva anche accettato di fare la relatrice. Sembrava un’iniziativa a titolo personale della Bianchi, impressione rafforzata da una lettera di ieri mattina di Franceschini alla capogruppo Anna Finocchiaro («Sull’indagine conoscitiva decide il Gruppo»), fino a quando, riunita l’assemblea dei senatori, si è scoperto come stavano le cose. La Finocchiaro ha raccontato che il Pd aveva concordato col Pdl il sì all’indagine, ma a condizione che questa si svolgesse «dopo il congresso del Pd». Una ricostruzione dei fatti che ha spiazzato e sorpreso diversi senatori: l’esperta Finocchiaro aveva pubblicamente ammesso di aver trattato col capogruppo Pdl Maurizio Gasparri e con Antonio Tomassini, uno dei medici di Berlusconi, sulla base di un singolare scambio: sì alla indagine, in cambio di una tempistica che non interferisse nel dibattito congressuale. E ricevendo in cambio una decisione velenosa: l’inchiesta si concluderà due giorni dopo la conclusione della conta del Pd. In serata, per effetto delle polemiche suscitate, l’unica che si è dimessa è stata Dorina Bianchi, che ha rinunciato all’incarico di relatrice.

Con gli altri sfidanti che provano a convergere sul suo terreno preferito, Ignazio Marino fa ironia: «Franceschini e Bersani? Poverini, non possono avere posizioni chiare sui temi etici perché sono bloccati dalle posizioni inconciliabili di coloro che li sostengono».

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    • Sì al confronto con la gente, su internet e soprattutto nelle piazze. Ma no al confronto-scontro con un avversario che in passato non ha esitato a strumentalizzare tristi vicende di cronaca per danneggiare la reputazione del PD e di tutti i suoi militanti, a favore di un proprio tornaconto di visibilità.
    • Dunque Bersani e Franceschini, che a questo partito hanno dato concretamente molto, non devono accettare questo invito da chi insegue e pensa di utilizzare i riflettori esclusivamente per cercare la rissa, la bagarre, l’insulto gratuito, o peggio l’offesa personale. E poi questa smania di Marino la trovo quantomeno sospetta. Tipica di chi non ha un serio programma alle spalle.

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L’attacco dei clerical su RU486 e testamento biologico. Marino interviene su coppie di fatto e adozioni.

Ieri Bagnasco ha criticato la sentenza del Tar, oggi prontamente Carlo Giovanardi si è prodigato in suo aiuto e ha stilato per i parlamentari più distratti un promemoria che ricordi loro il caso Englaro e cosa "ci sia da fare" per evitare che si ripeta. Ovviamente l’allusione è al DDL Calabrò, il testo approvato in Senato che obbliga il medico a reiterare la nutrizione artificiale anche in presenza di un diniego precedentemente espresso dal paziente ora non più cosciente. Insomma, la legge del sondino di Stato.
Lo stesso Calabrò, con l’aiuto di Dorina Bianchi del PD, ha votato in Commissione Sanità al Senato a favore dell’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva RU486: un atto inutile, se i parlamentari avessero voluto conoscere gli effetti della RU486 per valutarne la compatibilità con la legge sull’aborto n. 194, avrebbero potuto leggersi l’abbondante documentazione scientifica.
Intanto Marino interviene sulla questione dei diritti civili e delle coppie di fatto esprimendosi nuovamente a favore delle unioni civili sia per le coppie dello stesso sesso che per le coppie etero. La specificazione doverosa che il Senatore ha voluto fare sgombra il dubbio sull’aspetto ghettizzante che una normativa simil civil partnership inglese avrebbe potuto far insorgere: infatti il Civil Partnership Act inglese contiene una norma che vieta l’accesso alle CP alle coppie etero, elemento che di converso crea uno stigma discriminatorio verso le coppie omo.

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    • I gruppi parlamentari della Commissione Igiene e Sanità del Senato hanno dato parere favorevole, all’unanimità, all’indagine conoscitiva sulla pillola abortiva, che prima dell’estate aveva avuto il via libera alla commercializzazione da parte dell’Agenzia italiana del farmaco.
    • L’indagine, che secondo il presidente della Commissione, Antonio Tommasini, sarà "sobria e tecnico-scientifica" durerà circa 70 giorni e potrebbe partire già da questo fine settimana. I relatori dell’indagine saranno Raffaele Calabrò (PDl) e Dorina Bianchi (Pd).
    • ”Sono particolarmente soddisfatto del parere favorevole raggiunto all’unanimità dalla Commissione Sanità", ha dichiarato il capogruppo del Pdl al Senato, Maurizio Gasparri.
    • Mentre l’Italia dei Valori esprime perplessità per la scelta di due relatori che hanno posizioni simili sul tema, alcuni esponenti del Pd contestano la scelta di avviare l’inchiesta.
    • "Va bene fare una ricognizione delle esperienze italiane per capire quale può essere la migliore prassi di utilizzo della pillola", spiega Anna Finocchiaro, capogruppo del Pd al Senato. "Trovo però bizzarro il modo in cui questa indagine è stata proposta dal centro-destra e trovo strumentale, pretestuoso e poco serio che il governo abbia bisogno di un’indagine parlamentare per emanare le sue linee guida quando, invece, sa cosa fare"
    • Anche Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Pd e Livia Turco, capogruppo del Pd in commissione Affari Sociali di Montecitorio, non approvano la decisione
    • ”Non capisco come una commissione del Senato che ha compiti legislativi abbia deciso di trasformarsi in uno strumento per giudicare sperimentazioni cliniche già effettuate i cui risultati sono stati approvati da tempo dalla Fda e dall’Aifa”, dichiara Marino. "Mi chiedo se è davvero questo il modo più corretto di utilizzare le risorse del Senato".
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    • Il testo approvato al Senato, dopo la dolorosa vicenda di Eluana Englaro, dovrà essere convertito in legge e già lo scontro si preannuncia fortissimo
    • lo schieramento di maggioranza sembra compatto nel difendere il testo di Palazzo Madama. Nell’opposizione i distinguo sono maggiori, c’è poi chi, come il senatore Ignazio Marino, candidato alla segreteria del Partito Democratico, sostiene le ragioni di una visione laic
    • Già la Commisione Affari sociali è oggi al lavoro per accogliere eventuali modifiche al testo approvato al Senato
    • la vera battaglia avverrà nell’Aula della Camera e che lo scontro sarà forte lo dimostra l’appello odierno del sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Carlo Giovanardi che sollecita il Parlamento «a legiferare in maniera tale che un caso come quello di Eluana, non debba più ripetersi»
    • Giovanardi rende noto di aver distribuito «a tutti i deputati un piccolo promemoria sul caso Eluana Englaro perchè nel dibattito sul testamento biologico si conoscano due elementi fondamentali di verità che impongono il Parlamento di intervenire. Il primo – riferisce lo stesso Giovanardi – è la dichiarazione firmata dal dottor Riccardo Massei, primario di rianimazione dell’ospedale di Lecco che ebbe Eluana in cura dopo l’incidente, secondo il quale una persona giovane, con quel tipo di trauma, ha grandi possibilità di recupero con risultati positivi attraverso un lavoro di riabilitazione, che può durare da uno a 5 anni, ma che può anche approdare ad uno stato vegetativo permanente o persistente
    • Il parere dell’opposizione non cattolica è diametralmente opposto. Lo dimostrano le parole del senatore Ignazio Marino, medico e candidato alla segreteria del Pd, che già aveva proposto una legge in merito al testamento biologico.
    • Un paese come l’Italia – dice Marino – non può scrivere una legge in materia di cure mediche senza tenere presente le conoscenze scientifiche di quel momento, se una persona non può respirare da sola oggi si può mantenere in via attraverso una procedura che permette di mantenerla in vita. Se invece una persona perde la capacità di inghiottire, in quel caso con un tubo inserito nello stomaco può essere nutrita. Si tratta di cure mediche, è quindi bizzarro che il Senato abbia detto che non sono cure mediche.
    • chi meglio della famiglia può stabilire se volere o non volere quelle cure, non certo lo stato con una legge
    • il punto di riferimento deve essere la Carta costituzionale: «Io penso che un paese laico come l’Italia deve utilizzare un metodo laico nella lettura della Costituzione. Esiste l’articolo 32 che dice che la salute è un diritto degli individui
    • Fu un idea di un giovane Aldo Moro il quale pensava che nessuna cura poteva essere obbligatoria. Il principio è già chiaro dunque: noi non dobbiamo confondere il compito di un Parlamento con il compito della Chiesa
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    • Noi vogliamo parole chiare su tutto. Sui diritti civili noi diciamo con chiarezza che dobbiamo ottemperare alle indicazioni dell’Europa, quindi si’ alle unioni civili, si’ alle adozioni ai singoli. E sì alle unioni gay
    • "Noi vogliamo parole chiare su tutto. Sui diritti civili noi diciamo con chiarezza che dobbiamo ottemperare alle indicazioni dell’Europa, quindi si’ alle unioni civili, si’ alle adozioni ai singoli.
    • mi riferisco alle unioni civili di un milione e mezzo di persone che in Italia, pur avendo tre figli, se uno dei due si ammala, nel momento in cui entra rianimazione diventa un estraneo per l’altro e l’altro non puo’ neanche entrare a fargli una carezza sulla guancia
    • Il Circolo di Cultura Omosessuale Mario Mieli esprime soddisfazione per le parole pronunciate dall’esponente del Pd, l’unico finora ad avere espresso a chiare lettere la propria posizione rispetto ai temi della questione omosessuale e transessuale
    • In questo periodo in cui tutta la comunità glbt è sotto pressione a causa degli ultimi, incresciosi avvenimenti, le parole laiche e democratiche del senatore Marino oltre che confortanti, speriamo siano di stimolo per tutto il suo Partito” commenta Rossana Praitano, Presidente del Circolo
    • E’ indubbio infatti che è sempre più necessaria una posizione chiara della sinistra rispetto alla questione omosessuale e transessuale, come anche rispetto ai temi etici.
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    • Probabilmente arriverà secondo, ma se dovesse riuscire a scalzare la leadership che in questo momento vede Luigi Bersani in pole position per la guida alla segreteria Pd, probabilmente lo scenario politico italiano muterebbe parecchio.
    • il candidato alla poltrona di segretario Pd, Ignazio Marino, ha speso parole nette ed encomiabili su quello che intende fare sul fronte dei diritti civili, probabilmente facendo sobbalzare dalla poltrona qualche porporato e, magari anche l’ala conservatrice del suo stesso partito.
    • Noi diciamo con chiarezza – ha replicato Marino alla domanda del conduttore – che dobbiamo ottemperare alle indicazioni dell’Europa sui diritti civili. Quindi sì alle unioni di fatto e anche sì alle adozioni ai singoli
    • Ignazio Marino ha visto ultimamente, almeno nelle grandi città dove ha parlato in pubblico, salire di molto il gradimento tra coloro che dovranno eleggere il nuovo segretario Pd
    • Marino ritiene che a livello nazionale la sua mozione supererà ”il 10-15%, che e’ un grande successo. Alle primarie di popolo io penso di avere la possibilita’ di vincere la segreteria del Pd
    • Dalla sua, Marino, ha la chiarezza e l’intelligenza di affermare idee e principi di libertà che molti, nel Pd, scansano o intendono non occuparsene
    • avrebbe voluto un contraddittorio pubblico e/o televisivo con gli altri due candidati. “E’ già tutto scritto nelle rispettive mozioni”, è stata la riposta

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Bagnasco ci vuole imporre l’alimentazione forzata. Bagnasco vuole imporsi sulla morte.

Il Cardinale Angelo Bagnasco, nella sua reprimenda di oggi contro l’amoralità di certa politica, ha infilato in mezzo a discorsi in difesa di Boffo (chi?) dichiarazioni scontertanti sulla sentenza del Tar del Lazio in materia di libertà di cura. Per Bagnasco non dovrebbe esserci libertà di coscienza in fatto di fine-vita, non dovrebbe esserci scelta se restare attaccati a macchine che ti autoalimentano e vivere in forma vegetativa senza più possedere la percezione del reale, senza più poter esprimere neppure il dolore, oppure lasciarsi al destino della morte. L’individuo, dietro la scusante che non possa essere lasciato senza il nutrimento vitale, viene così sottratto anche nell’attimo finale e reso oggetto di un potere, quello medico, che non trova confine e in quanto tale diventa – secondo questa logica –  il nuovo assolutismo.
Naturalmente tutto ciò è passato sotto silenzio. Bagnasco ha addirittura spiegato come il testo elaborato al Senato nei giorni di Eluana, il famigerato DDL Calabrò, che sottrae l’individuo alla "pericolosità" del libero arbitrio, della libertà di decidere e di compiere azioni, per rettificarlo in un forma apoplettica costretta alla vita dal nutrimento artificiale.

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    • Il Pontefice istiga i farmacisti a non vendere quelle che definisce “medicine anti-vita”, cioè le pillole antifecondative e la RU 486;

      in pratica a violare le leggi dello Stato;

    • giorni fa dal Vaticano arrivava un ukase contro alcuni sacerdoti “colpevoli” di non aver condiviso la posizione assunta dalle gerarchie sul caso Englaro e il testo di legge sul testamento biologico della maggioranza: una pessima legge che non tiene conto la volontà del paziente, e contraddice il principio di libertà di cura
    • Quei sacerdoti hanno rivendicato il diritto di ognuno di vivere la propria vita, e di poter anche di morire in pace, «quando non c’è speranza di migliorare le proprie condizioni di esistenza umana». Li ringrazio quei sacerdoti: sono la prova che c’è un mondo di credenti sommerso, mortificato; che si vorrebbe restasse tale, ignorato; un mondo che vive con sofferenza le scelte della gerarchia; cristiani adulti, che sanno coniugare fede a misericordia, buon senso e senso buono.
    • il Governo si affanna in rassicurazioni: fa sapere che si verificherà con rigore la compatibilità della legge sull’aborto con l’uso della pillola RU 486; e per quanto riguarda il testamento biologico conferma che non sono discutibili alimentazione e idratazione anche contro la volontà dell’interessato; il ministro Sacconi propone perfino una sorta road map per il Parlamento: immediata approvazione di quelle norme, e rinvio a soluzioni più condivise quelle relative alle dichiarazioni anticipate di trattamento. Proposta inaccettabile, da rinviare al mittente.
    • Basterebbe che ci fosse adeguata informazione da parte del servizio pubblico e tutto sarebbe diverso: l’opinione pubblica vigilerebbe e ne chiederebbe conto.
    • il problema di questo Paese è la sostanziale incapacità di saper distinguere fra legge e precetto morale; fra reato e peccato, fra pena e penitenza
    • La battaglia da combattere è per la libertà della ricerca scientifica e per affermare i diritti umani fondamentali alla vita, alla salute, a una vita dignitosa fino all’ultimo istante che ciascuno considera degno di essere vissuto, scegliere di vivere senza sentirsi dire da altri: questo lo puoi o non lo puoi fare.
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    • Riguardo al fine-vita, infine, «Tema sul quale abbiamo dovuto purtroppo registrare in questi ultimi giorni un pronunciamento quanto meno ambiguo, attendiamo una legge che possa scongiurare nel nostro Paese altre situazioni tragiche come quella di Eluana», dunque una legge in linea «con il lavoro prezioso» svolto dal Senato. Il cardinale si è così riferito anche al recente pronunciamento in materia del Tar del Lazio nel quale si esprimeva una valutazione favorevole alla possibilità di rinunciare a determinate cure anche per i pazienti in coma qualora la loro volontà in questo senso venisse ricostruita. «È ora alla Camera – ha aggiunto il porporato – l’articolato di legge già approvato al Senato, che attende di essere discusso in sede di Commissione. Nel rispetto delle prerogative del Parlamento, ci limitiamo ad auspicare che un provvedimento, il migliore possibile, possa essere quanto prima varato a protezione e garanzia di una categoria di soggetti tra i più deboli della nostra società, senza lasciarsi fuorviare da pronunciamenti discutibili». «In questo senso – ha spiegato il cardinale – il lavoro già compiuto al Senato è prezioso, perchè dice la volontà di assicurare l’indispensabile nutrimento vitale a chiunque, quale che sia la condizione di consapevolezza soggettiva».
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    • Bagnasco ribadisce poi la contrarietà della Chiesa alla commercializzazione della pillola abortiva Ru486, recentemente decisa dall’agenzia Italiana del Farmaco (Aifa), dal momento che la sua diffusione favorirebbe "una mentalità secondo cui l’aborto stesso finisce per essere considerato un anticoncezionale"
    • La Cei – prosegue il porporato – si attende che l’indagine parlamentare prevista sul tema permetta di arrivare ad una "maggiore verità" sugli effetti letali ("casi avversi") che il farmaco ha avuto in alcune occasioni sulle donne che lo hanno assunto.
    • La decisione dell’Aifa è "solo apparentemente rispettosa della libertà – dice Bagnasco – in quanto annulla i diritti di una delle parti in causa, la più indifesa, cioè della vita appena affiorata ma già reale. E anche nei confronti della donna il principio di precauzione poteva e doveva suggerire altre cautele".
    • Il presidente della Cei ribadisce inoltre le posizioni dei vescovi italiani sulla bioetica e riferendosi alla recente sentenza del Tar del Lazio afferma: "Riguardo al fine-vita, tema sul quale abbiamo dovuto purtroppo registrare in questi ultimi giorni un pronunciamento quanto meno ambiguo, attendiamo una legge che possa scongiurare nel nostro Paese altre situazioni tragiche come quella di Eluana", dunque una legge in linea "con il lavoro prezioso" svolto dal Senato.
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    • ‘Il medico deve fare di tutto per salvare una vita, ma la decisione finale se accettare o meno un trattamento deve spettare al paziente. Questa e’ la mia idea di medicina”. Cosi’ il senatore Ignazio Marino, PD in un’intervista al Secolo XIX.
    • ”e’ essenziale cercare di alleviare il piu’ possibile la sofferenza e garantire il massimo di assistenza fino all’ultimo. Come uomo, medico e politico – afferma – non me la sento, invece, di aiutare una perona a morire con un’iniezione o veleno per bocca’
    • Sono, spiega, ”assolutamente” contrario all’eutanasia: ”lo dice anche il codice deontologico dei medici in Italia: no all’eutanasia e al suicidio assistito.
    • Mentre c’e’ scritto che bisopgna sempre rispettare le volonta’ del paziente e della famiglia”.

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Il Tar boccia l’ordinanza Sacconi. Le cure mediche non possono essere imposte.

Il Tar del Lazio ha sancito la rilevanza costituzionale del diritto del paziente a essere curato nei limiti da egli stesso pretesi. E’ una questione che coinvolge il diritto di rango costituzionale della libertà personale:

Parte primaDIRITTI E DOVERI DEI CITTADINI

TITOLO I – RAPPORTI CIVILI

Art. 13.

La libertà personale è inviolabile.

Non è ammessa forma alcuna di detenzione, di ispezione o perquisizione personale, né qualsiasi altra restrizione della libertà personale, se non per atto motivato dell’Autorità giudiziaria e nei soli casi e modi previsti dalla legge.

I disabili in stato vegetativo non possono essere discriminati e la loro facoltà di non avvalersi di determinate cure vale anche se non sono più in grado di esprimerla.
Di fatto la sentenza affossa il DDL Calabrò, prima che questo sia legge dello Stato. Il provvedimento di Sacconi era stato adottato con urgenza, ma era stato ricompreso, nella sua sostanza, nella bozza di legge del governo sul fine vita.
Le dichiarazioni di Vittoria Franco e Ignazio Marino.

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    • A nessuno possono essere imposte alimentazione e idratazione forzata, nè cosciente nè incosciente, e anche in caso di stato vegetativo un cittadino può esprimere ex post la propria volontà di interrompere terapie giudicate inutili, comprese proprio alimentazione e idratazione.
    • Il Tar del Lazio – accogliendo un ricorso del Movimento difesa dei Cittadini all’ordinanza Sacconi emanata lo scorso anno, nei giorni del caso Eluana – boccia di fatto la legge sul testamento biologico già approvata alla Camera e al vaglio del Senato, dove si precisa invece che alimentazione e idratazione artificiali sono atti imprescindibili che il malato in stato vegetativo non può rifiutare tramite una dichiarazione anticipata di trattamento.
    • I pazienti in stato vegetativo permanente – si legge nella sentenza – che non sono in grado di esprimere la propria volontà sulle cure loro praticate o da praticare e non devono in ogni caso essere discriminati rispetto agli altri pazienti in grado di esprimere il proprio consenso, possono, nel caso in cui loro volontà sia stata ricostruita, evitare la pratica di determinate cure mediche nei loro confronti
    • il paziente "vanta una pretesa costituzionalmente qualificata di essere curato nei termini in cui egli stesso desideri, spettando solo a lui decidere a quale terapia sottoporsi
    • Il TAR, nella sentenza n. 8560/09, ha evidenziato che si tratta di questioni che coinvogono il "diritto di rango costituzionale quale è quello della libertà personale che l’art. 13 (della Costituzione, ndr) qualifica come inviolabile"
    • la convenzione internazionale sui diritti delle persone con disabilità che impone che venga loro garantito il consenso informato
    • il Tribunale Amministrativo ha sottolineato come il rilievo costituzionale dei diritti coinvolti esclude che gli stessi possano essere compressi dall’esercizio del potere dell’autorità pubblica
    • La conseguenza è l’esclusione della giurisdizione del giudice amministrativo spettando, in caso di violazione dei principi richiamati dal TAR, al giudice ordinario garantire il pieno rispetto dei diritti della dignità e della libertà della persona.
    • Vittoria Francio, PD. "La sentenza del Tar del Lazio è
      molto importante e conferma quanto sostenuto dalla sentenza della Corte di Cassazione, sempre a proposito del caso Englaro, che stabiliva che la libertà della persona rispetto alle terapie è una libertà assoluta.
      Invece di mostrare così tanta arroganza nei confronti dei valori costituzionali emanando norme che li contraddicono e li disattendono – sottolinea Vittoria Franco – il governo farebbe bene ad avere riguardo per queste sentenze, che vanno nel senso del pieno rispetto dei principi della nostra Carta fondamentale, come è appunto il diritto all’autodeterminazione del paziente. Adesso – conclude la senatrice del Pd – ci aspettiamo che il governo e la maggioranza tengano conto di questo pronunciamento del Tar del Lazio nel processo di legiferazione sul testamento biologico".
    • Ignazio Marino, PD. "La sentenza del Tar del Lazio
      chiarisce molte ambiguità che si erano create in occasione della drammatica vicenda di Eluana Englaro. Il Tar infatti afferma che non è possibile imporre l’alimentazione e l’idratazione artificiale ad un paziente, nemmeno nel caso si trovi in stato vegetativo permanente"
    • Beppino Englaro. "Eluana vuol dire libertà pura in uno Stato di diritto. Non esiste nessuna ‘norma Englaro’: Englaro ha solo sollevato un problema davanti alla magistratura e ha avuto delle risposte, in primis mi riferisco alla sentenza della Corte Suprema di Cassazione". Così Beppino Englaro commenta le ultime dichiarazioni del ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che in una nota ha ribadito l’urgenza di una ‘norma Englaro’, ovvero una leggina che ricalchi sostanzialmen¡te il disegno di legge "salva-Eluana", varato all’unani¡mità dal Consiglio dei ministri per evitare che alla donna venissero sospese le cure così come era sta¡to deciso dai giudici.

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La schizofrenia di Casini. Critica Marino, plaude a Fini. Laicità non è laicismo.

Hanno inaugurato un nuovo partito che coalizzerà al centro i rutelliani, i teodem del PD, Fini, l’UDC e così via.
Lui, il Pierferdi, dice che guarda al congresso PD con la speranza che non accetti i toni laicisti e anticattolici di Marino.
Eppure solo il giorno prima le sue mani si sono spelacchiate a furia di applaudire l’intervento di Fini, in parte incentrato sulla legge del testamento biologico. Le obiezioni di Fini hanno trovato d’accordo anche Buttiglione. Fini ha citato il Catechismo di Ratzinger. Allora tutti hanno deposto le armi.
Eppure l’idea di una legge – definita soft law – sul testamento biologico lanciata già in estate dalle colonne di FareFuturo, la fondazione politica di Fini, esiste già, è il testo Marino depositato in Senato. Quali sarebbero i toni anticattolici, on. Casini? Ma di che parla? Il testo Marino è molto vicino alla catechesi di Ratzinger citata dal Presidente della Camera. Cosa credete di aver scoperto? Sono mesi che dai banchi del PD vi giungono inviti a fermare l’iter del DDL Calabrò e a riflettere sulle cosenguenze di un testo che renderebbe gli individui oggetti posseduti da macchine. Un testo scritto sull’onda emotiva del caso Englaro, sotto la pressione delle gerarchie ecclesiali, senza alcun criterio, non avendo in vista i diritti degli individui, ma solo l’intenzione di compiacere chi risiede all’oltretevere.
E’ chiaro che Casini parteggia per Bersani. La manovra è fin troppo evidente. Costruire un partito nuovo al centro fa parte di questo disegno. E Marino è una anomalia che va neutralizzata.

  • Ignazio, nel rispondere a Casini che oggi, a Chianciano, aveva definito i suoi toni “ laicisti e anticattolici”, ha ricordato “all’onorevole Casini che un bravo cattolico prima di tutto non racconta bugie sugli altri e per questo non accetto l’etichetta immotivata che vorrebbe attribuirmi di anticattolico. Sono convinto che in politica ci debba essere una netta divisione tra la vita di un cattolico, la sua fede e il suo ruolo istituzionale. Nonostante io abbia da sempre una salda fede cattolica e segua gli insegnamenti della religione cristiana, credo profondamente nella laicità della politica. Allo stesso tempo, sono consapevole del ruolo essenziale che i cristiani hanno nella vita pubblica e del contributo che da essi può venire a una visione alta e nobile dell’agire politico. Ma, come del resto diceva anche Aldo Moro: ‘L’autonomia è la nostra assunzione di responsabilità, è il nostro modo personale di rendere un servizio e di dare, se è possibile, una testimonianza ai valori cristiani nella vita sociale’”. Ignazio ha poi concluso, dicendo che “sui diritti civili, e in particolare sul testamento biologico, l’onorevole Casini dovrebbe guardare ed ispirarsi alle scelte politiche fatte dai suoi colleghi nel Partito Popolare Europeo, in particolare a quelle esemplari di Angela Merkel”.

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    • La fine del bipartitismo sognato dal Pd e dal Pdl tuttavia, ci tiene a precisare il leader dell’Udc, non significa che non si possa costruire "un bipolarismo europeo come quello tra il centro e la sinistra socialista che c’è in Germania"
    • occorre "cambiare questo sistema politico" e "il grande centro – dice Casini rivolgendosi direttamente al fondatore di Repubblica Eugenio Scalfari, feroce critico di tale progetto – è l’unico in grado di farlo.
    • l’Udc "non accetterà un’alleanza organica sul territorio nazionale: se vogliamo mandarli a casa perché dovremmo fare un’alleanza organica col Pd o col Pdl?
    • Nel momento in cui diciamo che non fanno il bene del paese perché dovremmo allearci con l’uno o con l’altro? Mica siamo schizofrenici…"
    • Accettare un’alleanza nazionale oggi, secondo il leader Udc, "negherebbe l’impianto politico dell’Udc e ci renderebbe subalterni politicamente agli uni o agli altri"
    • E sempre in funzione del ‘grande centro’, l’Udc guarda al congresso del Partito democratico con attenzione e tifando neanche troppo velatamente Pierluigi Bersani. Casini non lo dice esplicitamente ma rileva "la fine del Pd a vocazione maggioritaria" creato da Veltroni e raccolto da Franceschin
    • Il Pd, suggerisce Casini, "deve fare una scelta strategica, trasmettere l’idea di un paese diverso. Noi guarderemo al congresso, vedremo se ci hanno convinto, vedremo se hanno risolto il problema del rapporto col mondo cattolico perché non si può pensare di accettare i toni laicisti e anticattolici del neoclericalismo laico di Marino e poi dialogare con i cattolici"
    • martedì, partirà il tesseramento del nuovo partito di centro, forse si chiamerà Partito della nazione, ma il segretario dell’Udc, Lorenzo Cesa, fa sapere che non è stato ancora deciso
    • Il congresso fondativo ci sarà l’anno prossimo dopo le Regionali anche se Casini si mostra già forte tanto che a Berlusconi e Bossi che "ogni tanto fanno circolare la favola metropolitana delle elezioni anticipate" dice: "Facciamole, siamo pronti, qui c’è un partito che alle prossime elezioni sarà la decisiva forza di cambiamento con ben altre presenze di quelle che oggi si vedono qui"
    • Sulle "altre presenze" non va oltre ma il nome del presidente della Fiat, Luca Cordero di Montezemolo, è stato più volte evocato nella tre giorni a Chianciano.  "Tra i nostri interlocutori c’è Rutelli, magari Fini, forse anche Montezemolo", dice a Libero il presidente dell’Udc Rocco Bottiglione.
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    • «Sono cose che dice il catechismo, ma ci sono dei passaggi anche in Paolo VI, nel suo messaggio al congresso dei medici cattolici», «si tratta di un tema delicatissimo, sul quale non possono esserci posizioni tagliate con l’accetta», e invece, «nel testo del Senato non c’è mai la parola famiglia. Non c’è mai, capite?».
    • parlando dell’opportunità di «deporre la becera e grossolana contrapposizione tra laici e cattolici per scrivere una bella pagina parlamentare e politica sul biotestamento», il presidente della Camera ha estratto una citazione giusta giusta per sostenere la sua tesi: il Catechismo, scritto ai tempi da Joseph Ratzinger in persona, allora prefetto della Congregazione per la dottrina della fede.
    • «L’interruzione di procedure mediche onerose, pericolose, o sproporzionate rispetto ai risultati attesi può essere legittima», ha letto Fini dal palco nello stupore generale, «Le decisioni devono essere prese dal paziente, o da coloro che ne hanno legalmente il diritto, rispettando sempre la ragionevole volontà e gli interessi legittimi del paziente». E ancora: «L’uso di analgesici per alleviare le sofferenze.. può essere moralmente conforme alla dignità umana, se la morte (…) è soltanto prevista e tollerata come inevitabile».
    • Un colpo a effetto, questo del Catechismo, che Fini aveva pronto da mesi. Ammonticchiato sulla sua scrivania insieme a passi della Dottrina della fede e citazioni di Paolo VI («dovere del medico è alleviare le sofferenze, invece di voler prolungare una vita che non è più pienamente vita umana»). Pezze d’appoggio per dimostrare che la Chiesa non è soltanto quella che vuole leggi come il testo sul fine vita del Senato. E che, dunque, anche le sue posizioni («bisogna tener conto della volontà del paziente,della famiglia, e del collegio medico») non sono per forza contrarie a quelle.
    • Buttiglione, delegato dall’Udc ad occuparsi del biotestamento con Vietti, si trova perfettamente d’accordo. Su almeno due punti «il ruolo della famiglia, che non può essere ignorato». E il ricorso alle terapie del dolore: «Quello di Eluana rappresenta l’1% dei casi: di solito il problema è quello del dolore in prossimità della morte. E io credo che, anche se abbreviano la vita, gli analgesici vadano utilizzati. Avevo presentato una proposta di legge, nella quale si sosteneva proprio questo».
    • Potrebbero diventare emendamenti Udc, alla Camera. A dimostrazione che una buona fetta della Chiesa – «anche monsignor Fisichella» dicono – davvero non sarebbe soddisfatta del testo del Senato.
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Contro il DDL Calabrò, per il testamento biologico. Mina Welby, Anna Paola Concia, Ignazio Marino.

Mina Welby, a un dibattito – Alessandria, ieri.

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Dopo il discorso di Fini pronunciato a Gubbio, i sostenitori di una legge sul testamento biologico hanno una speranza in più di veder mutato il testo becero del DDL Calabrò, il disegno di legge approvato in Senato nei giorni di Eluana, il testo di matrice santa romana ecclesia dove si ingiunge all’individuo in fin di vita il trattamento sanitario obbligatorio.

Alla imminente ripresa dei lavori parlamentari, forse in Parlamento ci sarà occasione di veder comparire la cosidetta “fronda” finiana, l’opposizione interna al governo, e forse di rimettere al centro del dibattito del congresso PD la questione della bioetica, affrontata a viso aperto e con parole chiare solo dalla mozione terza, la mozione Marino, e che invece vede in agguato un pericoloso papocchio fra i teodem binettiani, i franceschiniani loro alleati, l’UDC prossima alleata, e il PDL governativo. L’approvazione del DDL Calabrò alla Camera nello stesso testo rischia di ridurre ulteriormente i gradi di democrazia di questo paese. Nonché di privare l’individuo del diritto fondamentale della libertà di cura.

di Anna Paola Concia – deputata PD.
Caro direttore, mi spaventa questo momento della nostra vita politica e, per tante ragioni, mi inquieta. Mi spaventa perché siamo in un momento di grande confusione, di guerre senza esclusioni di colpi tra potere politico e mondo dell’informazione (guerre con responsabilità diffuse).
In un momento in cui dopo tanto tempo sembra incrinarsi il rapporto tra l’attuale maggioranza e le gerarchie ecclesiastiche torna alla ribalta la legge sul testamento biologico che deve essere approvata in seconda lettura alla Camera. Arriva dal Senato un testo controverso, un testo che ha diviso il Paese, un testo liberticida e che va contro la Costituzione.
II testamento biologico affronta problemi che ci riguardano tutti, ma proprio tutti: la malattia, la libertà di cura, i limiti della scienza, i più elementari diritti individuali, il rapporto tra naturalità della morte e artificiosità della vita. Niente di più materiale insomma. Eppure, con la “sciatteria” che contraddistingue questo nostro disgraziato Paese, questo argomento così delicato viene trattato come merce di scambio ora dagli uni ora dagli altri, sbandierato come sigillo della fedeltà del Governo alle gerarchie ecclesiastiche e ovviamente di tutti quelli e quelle che dentro il Parlamento rispondono alle stesse. Merce di scambio tra un Governo e una Chiesa che vuole avere il potere di regolare le scelte private dei cittadini. Perché, ci ricorda Chiara Saraceno, mai come oggi è evidente quanto la Chiesa non sia interessata ai comportamenti privati dei politici (in linea di massima neanche noi) bensì alle loro azioni politiche nei settori che le stanno a cuore.
Eccolo il baratto più becero che ci apprestiamo a vedere sotto i nostri occhi tra governanti e Chiesa: e in questo baratto verrà fatta a pezzi la nostra libertà, le nostre scelte fondamentali che devono rimanere solo nostre, queste sì, private come quella di cura, di chi amare, se mettere al mondo un figlio. Ecco il pessimo clima in cui si inserisce la legge sul testamento biologico. Ecco la mia inquietudine: e sale quando leggo che la mia compagna di partito Paola Binetti addirittura afferma che al centro del congresso del Pd «deve esserci libertà di coscienza». Esagerata. Abbiamo scoperto che è davvero una donna di vedute larghe e secolarizzata sui comportamenti umani delle persone, basta che siano eterosessuali e che seppure omosessuali non pratichino. Qualche giorno fa. sempre su questo giornale, ci ha regalato perle di saggezza su Boffo. Alla domanda: «Può un omosessuale dirigere Avvenire?» ha risposto paragonandolo al cleptomane che non ruba. Non ce l’ha fatta stavolta a dire che siamo malati: forse Franceschini le ha sconsigliato di fare queste affermazioni. Anche lei è in pieno congresso come gli altri. Ma la sua natura è più forte di qualsiasi diktat congressuale e ieri si è spinta fino al punto di dire che Berlusconi sarebbe capace di fare cose buone se mandasse avanti il testo Calabro sul testamento biologico.
Berlusconi sarà felice che anche la Binetti gli possa perdonare le scappatelle in cambio di una legge ideologica che le permetterà di portare a termine le sue crociate!
Contro tutto questo mi batterò, invece, insieme a quell’altro cattolico che si chiama Ignazio Marino. Perché come ci dice Claudia Mancina nel suo ultimo libro “La laicità al tempo della bioetica”, chi fa leggi non può rendere conto in modo esclusivo alla sua coscienza: nella sua coscienza deve trovare posto anche la necessità di evitare di imporre la sua visione del mondo a concittadini che non la condividono. Lotterò con tutti quelli che interpretano il mandato parlamentare in questo modo, perché possiamo diventare la maggioranza che approvi una legge sul testamento biologico rispettosa della costituzione, della vita, della morte e della coscienza altrui.

  • La dichiarazione di Ignazio sul testamento biologico | Ignazio Marino

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    • Ignazio ha oggi detto, facendo seguito alle parole di Fini, di “sperare che le parole del Presidente della Camera facciano riflettere il Parlamento e in particolare il Popolo della Libertà”
    • “c’è bisogno di un dibattito approfondito, di ascoltare gli esperti della materia, i medici, le associazioni dei pazienti. E poi serve un confronto politico libero dai pregiudizi e dalle logiche di appartenenza ad un partito o a uno schieramento. La legge sul testamento biologico interessa ogni individuo e per questo il Parlamento deve tenere conto anche dell’orientamento generale della popolazione.
    • non si può ignorare quello che pensa la gente, altrimenti ci ritroveremo con una legge che non servirà a nessuno.
    • mi auguro davvero che alla Camera si riesca ad avviare un dibattito pacato e costruttivo, che si riprendano i principi generali contenuti nel mio disegno di legge e che si riesca a migliorare il pessimo testo di legge votato a Palazzo Madama

Biopotere e Individuo. Testamento Biologico, una nuova resistenza.

Medicina e potere. Il nesso è forte. Il potere politico fa propria la medicina per impiegarla come strumento di controllo e soggezione. Il concetto è centrale – ricordo a memoria – in un saggio di Michel Foucalt sul cosiddetto “biopotere”, una forma totalitaria che sussume la vita, la scorpora, la controlla per orientarla secondo una logica. In questo sistema, l’individuo smette di possedere diritti. E’ un oggetto che non può sfuggire alle statistiche. Deve essere normalizzato. Il biopotere tende a normalizzare l’umanità nel suo divenire, nascita-vita-morte, per renderlo prevedibile, quindi innocuo. La mortalità – come la natalità – è un numero da governare. A ciò che resta dell’individuo, la morte offre l’unica vita di uscita, l’unica libertà possibile.

Leggendo del nuovo libro di Ignazio Marino sulla questione del rapporto medicina-paziente/individuo-politica (nel senso della gestione burocratica dell’apparato che sottende al diritto alla salute), mi ritornano in mente le mie letture sul biopotere e sulla medicina come “macchina che produce malattie”, nella definizione scandalistica data da Ivan Illich. La “nemesi medica”, quel processo per cui la medicina da scienza della guarigione diventa politica di controllo e strumento di soggezione, induce ad alcune riflessioni. Il biopotere non può permettere devianze. Come tale, irrigimenta lo sviluppo dell’individuo in forme consolidate. L’individuo è l’anomalia. Quando nasce, entra sullo scenario del mondo con il suo carico destabilizzante poiché capace di parola e azione (può esser spunto in questo senso una lettura di Hannah Arendt). Il biopotere non è privo di concorrenza: il cattolicesimo ha la medesima pretesa di controllare il momento della nascita, di controllare il momento della morte, di accompagnare l’individuo nel suo percorso di vita condizionandone i comportamenti, rendendoli allo stesso modo del biopotere, prevedibili. All’individuo, capace di parola e azione, viene prescritto cosa dire e come agire. Biopotere e cattolicesimo agiscono sul medesimo piano. E quindi entrano in conflitto. Il biopotere pretende di sapere cosa è giusto per l’individuo, al momento della nascita e al momento della morte. Il cattolicesimo pretende di sapere cosa è giusto per l’individuo al momento della nascita e al momento della morte. Il conflitto è insanabile e si consuma sul corpo della persona, che viene costretto a restare in vita, a nascere o a non nascere, a vivere secondo forme determinate.

In questo senso mi pare che il pensiero di Marino introduca la centralità dell’io, del soggetto, che pensa e agisce. Marino si muove in una prospettiva arendtiana. Allora il testamento biologico è lo strumento di difesa di sé. Solo l’individuo, l’io, può decidere per il proprio corpo. Nel momento della salute, la persona decide in coscienza quale è il destino per sé stessa. Lo fa per difesa. Per difendere la propria sfera privata. Lasciare la decisione alla persona significa abbandoanre il terreno del conflitto fra i biopoteri e raggiungere la terra della neutralità, che è terra di pace.

La difesa della sfera privata e dell’intangibilità del corpo sono la vera urgenza in fatto di privacy. Il Testamento Biologico si presenta qui come una nuova forma di resistenza, una resistenza che non è più collettiva, ma che si è fatta individuale poiché oggi la guerra è mossa sul piano dei diritti della persona.

Di seguito, la recensione di Stefano Rodotà su La Repubblica; una riflessione intorno alle idee di Ivan Illch; un’altra recensione sul libro di Marino.

La Repubblica – Data 04-09-2009 – Pagina 44 – “Nelle tue mani”, il nuovo libro di Ignazio Marino

  • DA WELBY A ELUANA IL MEDICO E IL POTERE

STEFANO RODOTÀ

Un libro sul potere, che può divenire prepotenza, ma può anche far nascere una più intensa responsabilità, soprattutto quando viene esercitato nei confronti di chi si trova in una situazione di particolare debolezza, qual è quella di chi affida al medico sé e la propria salute. E questo il filo lungo il quale si dipana la riflessione di Ignazio Marino (Nelle tue mani. Medicina, fede, etica e diritti,Einaudi, pagg. 227, euro 18), che parte proprio dal ” potere di vita e di morte ” che il medico si vede attribuito dall’aver scelto una professione che accompagna l’esistenza nell’intero suo ciclo, spesso obbligandolo a “scelte tragiche”, a prendere decisioni che possono andare oltre lo stesso paziente, toccano la sua famiglia, possono incidere sulla società, interrogando la stessa politica. Marino unisce esperienza diretta e analisi di questioni generali, componendo un quadro che fa cogliere un insieme di collegamenti e mostrando così quali debbano essere gli interventi necessari per fronteggiare i dilemmi che la medicina pone a ciascuno di noi. Non è soltanto un espediente narrativo il richiamo ai casi concreti, alle persone con le quali Marino ha stabilito rapporti nella sua attività professionale tra l’Italia e gli Stati Uniti. Solo così è possibile cogliere una realtà sfaccettata, dove ogni vicenda è diversa da tutte le altre e, quindi, sfida le pretese di regole rigidamente uniformi, che impediscano al medico di manifestare proprio la virtù di chi sa cogliere la specificità del singolo caso, e di intervenire nel modo più adeguato. Questo, però, non significa riconsegnare lapersona a un potere medico del tutto discrezionale, autoritario. Basta considerare l’attenzione di Marino per la “alleanza terapeutica” tra medico e paziente, ben diversa dal modo in cui altri la prospettano con il fine di imporre una nuova subordinazione della persona al potere del terapeuta. Nel libro, infatti, vi sono due fermi principi di riferimento: la salute come diritto fondamentale dell’individuo; il consenso della persona come condizione ineliminabile per qualsiasi intervento medico.
Questi riferimenti consentono a Marino una ricostruzione attenta dei casi che hanno più influenzato la discussione italiana, quelli di Piergiorgio Welby e di Elauna Englaro. Ma soprattutto gli permettono di indicare il perimetro all’interno del quale non solo si deve svolgere l’attività del medico, ma dove trova regola e limite pure l’intervento della politica, del legislatore. L’andamento del libro è proprio questo: un continuo misurare le affermazioni di carattere generale sulla realtà, quella, ineludibile, della vita delle persone. Ne risulta una argomentazione netta, che non evita le questioni critiche, anzi le mette in evidenza, e che proprio per questo è libera da condizionamenti ideologici.
Si chiarisce così anche uno degli equivoci più pesanti della discussione italiana, che identifica l’attenzione pubblica per i problemi della vita e della salute con l’imposizione di un’etica di Stato. Altro, infatti, è il ruolo del pubblico: apprestare le strutture che consentono ai due principi ricordati prima, salute come diritto e volontà libera della persona, di trovare piena e concreta attuazione. E, via via che si avvicina a questo nodo, il libro assume i toni di una impietosa requisitoria, che mette a nudo i vizi di gestione di una riforma sanitaria che si è allontanata dalla sua ispirazione, garantire a tutti un diritto fondamentale. Marino non fa sconti a nessuno. Né al Parlamento, “provinciale”, incapace di un vero contatto con la realtà; né alla classe medica, “orientata più dall’avidità che da un sincero senso di “missione”; né a un business della sanità dove troppo spesso il profitto cancella ogni altro criterio.
Se l’indignazione muove la sua denuncia, a essa segue una puntuale indicazione dei rimedi. Non si potrebbe trovare un lavoro più “propositivo”, dove è delineata una vera “riforma della riforma”. Bisogna tenerne conto, perché la cattiva politica è sempre figlia della cattiva cultura.

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    • la medicina diventa una macchina per creare consumatori incapaci di avere consapevolezza e saper autogestire la propria salute.
    • i sintomi di supermedicalizzazione sociale, quando la cura della salute si tramuta in un articolo standardizzato, come se fosse un prodotto industriale, stabilendo inoltre che cosa è “deviante” rispetto al concetto di salute;
    • l’imperialismo diagnostico (il quale scompone la vita, nei suoi vari periodi, si in una serie di segmenti di rischio, che devono sempre essere sottoposti a supervisione medica), serve a privare gli individui della capacità di intervenire nel mondo e modificare ciò che gli provoca disagio
    • La civiltà medica ha ridotto il dolore a problema tecnico e lo ha privato del significato personale, trattandolo allo stesso modo per tutti.
    • Invece il dolore è il sintomo di un confronto con la realtà e non può essere “oggettivamente misurabile”
    • L’uomo occidentale, secondo Illich, ha perso anche il diritto di presiedere all’atto di morire e viene espropriato della libertà di scelta su di sé e sulla propria salute.
    • Illich auspica invece che “nessuna assistenza dovrà essere imposta a un individuo contro la sua volontà: nessuna persona, senza il suo consenso, potrà essere presa, rinchiusa, ricoverata, curata o comunque molestata in nome della salute”. La riflessione di Illich resta ancora attuale.
    • I problemi e i limiti della medicina occidentale che egli aveva individuato si esplicano oggi nella grande manipolazione operata dalle multinazionali farmaceutiche che crea non solo nuovi ammalati, ma con la complicità del potere politico mira ad escludere del tutto la possibilità di una reale prevenzione e la libertà di scelta terapeutica.
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    • mi resi conto di un problema che diventava sempre piu’ pressante e risiedeva nello scollamento marcato tra la base storica, i simpatizzanti democratici e i vertici di un partito che, nell’esigenza di conciliare gli opposti, rischiava di snaturarsi e soprattutto di apparire ambiguo, perdendo di credibilita
    • e’ l’analisi di Ignazio Marino, chirurgo e senatore del Partito Democratico, ora in corsa per la leadership del Pd, contenuta nel libro ‘Nelle tue mani – medicina, etica, e diritti’ (Einaudi)
    • Il volume affronta la questione del testamento biologico, delle decisioni sui trapianti, dei progressi tecnologici e della durata della vita, ricordando i casi di Eluana Englaro e di Piergiorgio Welby.
    • I cittadini chiedono una cosa sola: poter lasciare delle indicazioni sulle cure che vorranno e su quelle che non vorranno, se un giorno perderanno la coscienza e con essa la possibilita’ di esprimere il consenso alle terapie. Chiedono, in parole semplici, la liberta’ di decidere’.
    • ma che paese e’ – si chiede – un paese che limita la liberta’ dei cittadini rispetto all’invasione del proprio corpo da parte della tecnologia medica? Che paese e’ un paese dove i medici sono costretti a nutrire e idratare artificialmente i pazienti perche’ lo prevede la legge? un paese che ha perso il suo umanesimo e forse anche il buon senso’
    • Secondo Marino, c’e’ un’altra considerazione da fare: ‘In nessun altro Paese al mondo si e’ riusciti a scrivere in una legge che idratazione e nutrizione artificiali non sono trattamenti sanitari, perche’ nessuno ha avuto l’arroganza di affermazioni cosi’ contrarie alla conoscenza scientifica’.
    • Nella maggior parte dei casi – sottolinea- le leggi sono state scritte chiedendo aiuto alle persone che conoscono la scienza e possono essere di conforto per evitare di produrre l’obbrobrio legislativo a cui siamo arrivati.
    • una legge contro: contro la liberta’ di scelta, contro i medici, contro i malati e i familiari, contro chi si confronta con la malattia che avanza inesorabilmente e si interroga sulla fine della vita
    • La questione e’ piu’ complessa e riguarda l’approccio della societa’ italiana ai temi eticamente sensibili, o meglio ai diritti civili: avra’ un atteggiamento laico, sapra’ ascoltare le ragioni della scienza e sapra’ tradurle in soluzioni nell’interesse di tutti, soprattutto dei piu’ deboli, oppure si pieghera’ sottomettendosi all’ideologia degli schieramenti e alla logica dell’uno contro l’altro?

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Testamento Biologico: Sacconi a CL, approvare il DDL Calabrò. Questa barbarie.

Il Ministro Sacconi al congresso CL vuol far passare il messaggio che il DDL Calabrò, il testo che nega la volontà dell’individuo in fatto di fine vita e di pratiche mediche, possa essere approvato in maniera indolore, e solo secondariamente si potrà trovare un accordo sulle modifiche.

Ma parte della maggioranza – non solo i laici del PD e i radicali – è contro questo testo.

  • Dal blog di Maria Antonietta Farina Coscioni, deputata radicale-PD, co-presidente dell’Associazione Luca Coscioni.

    • Il ministro Sacconi prosegue da giorni con il suo inaccettabile mantra: si procede a colpi di maggioranza approvando i due punti inaccettabili del testo Calabrò su testamento biologico e fine vita, imponendo anche a chi non lo desidera alimentazione e idratazione artificali; poi sul resto, con comodo, si troverà un intesa.
    • Proposta che va respinta al mittente. Innanzitutto nel merito: viene brutalmente mortificata la volontà della persona con una norma di chiaro sapore incostituzionale. E si vuole condurre in porto l’operazione impedendo dibattito, discussione, confronto.
    • esigenza di portare quanto prima in dono alle gerarchie vaticane la legge che oltretevere desidera sul testamento biologico; calpestando anche le perplessità e i dissensi che in misura crescente si manifestano in queste ore nello stesso centro destra
    • Sono almeno una sessantina i parlamentari della maggioranza che hanno annunciato il loro dissenso
    • A questi miei colleghi rivolgo un pubblico invito.
    • Chiedo a quanti si oppongono al testo di legge retrogrado e punitivo, che non ha riscontro in nessun altro paese d’Europa e d’Occidente, di intervenire in Commissione Affari Sociali, alla ripresa a settembre dei lavori parlamentari, per dare corpo e sostanza al loro NO. Chiedo inoltre ai miei colleghi del PD di assumere una posizione chiara di opposizione al testo Calabrò, e specificatamente sui punti che il ministro Sacconi intende far approvare nella semi-clandestinità e senza dibattito parlamentare. Non è questione di laici contro cattolici, ma di laici contro clericali.
    • La battaglia da combattere è, da una parte, per la libertà di ricerca scientifica; dall’altra per affermare i diritti umani fondamentali: alla vita, alla salute, a una vita dignitosa fino all’ultimo istante che ciascuno considera degno di essere vissuto. Questa è la posta in gioco, è bene che se ne sia tutti consapevoli e coscienti.
  • “Il Parlamento è sovrano, ma proprio per cercare un più vasto consenso sul testamento biologico si potrebbe intanto approvare la leggina che il Consiglio dei ministri varò unanimemente sulla vicenda Englaro” il ministro del Lavoro, Maurizio Sacconi, a margine del meeting di Comunione e Liberazione a Rimini, parla della legge sul testamento biologico. “Una leggina che riconosca il diritto inalienabile all’alimentazione e all’idratazione, soprattutto per le persone non autosufficienti rinviando a una riflessione più ponderata tutta la disciplina sulla indicazione anticipata di trattamento” aggiunge il ministro.

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    • La strada indicata oggi dal ministro della Salute Sacconi, che da Rimini ha proposto di approvare, in attesa che la Camera esami il ddl sul testamento biologico uscito dal Senato, la cosiddetta leggina Englaro sul bio-testamento “e’ una strada assolutamente sbagliata”.
    • “quella che il ministro della Sanita’ chiama leggina e’ un ddl approvato da questo Consiglio dei Ministri all’unanimita’ e che ha trovato il giudizio di incostituzionalita’ del Quirinale”
    • Marino, che al Senato si e’ battuto in prima linea per una legge ‘laica’ sul testamento biologico, dice che senz’altro questa posizione del ministro “suscitera’ polemiche perche’ non si puo’ scrivere una in una legge che l’idratazione e l’alimentazione siano obbligatori”
    • E’ stato proprio l’ordine dei medici – ricorda Marino – a ribadire un concetto chiaro: che inserire un tubo di plastica nello stomaco ed inserire sostanze chimiche sono atti medici che richiedono il consenso informato e di conseguenza un cittadino deve poter avere la liberta’ di decidere se vuole essere sottoposto o no ad una terapia. L’idratazione e l’alimentazione – sottolinea Marino – sono diritti inalienabili non e’ di questo che stiamo parlando: nessuno, ribadisco con forza, ha mai pensato di sottrarre a persone che necessitano di assistenza l’idratazione e l’alimentazione. Stiamo proponendo invece ai cittadini italiani di indicare a quali terapie vogliono essere sottoposte e quali no”.

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Testamento biologico: soft law è il testo Marino.

Nelle file del PDL non c’è convinzione riguardo al testo del DDL Calabrò sul fine vita. Sul sito di FareFuturo, la fondazione di Gianfranco Fini, da qualche giorno campeggia l’articolo sul testamento biologico a firma di un deputato PDL, Benedetto Della Vedova. In questo articolo si avanza la proposta di elaborare una soft law, cioè una legge che lasci spazio alla discrezionalità del singolo, alla coscienza individuale, una legge non di stampo "totalitario", bensì una legge minima.
Questa apertura ha molti aspetti di comunanza con il DDL n. 10, il DDL Marino, di cui si riporta un estratto della relazione di apertura:

Introdotto negli Stati Uniti nel 1991, il   living will,  o direttiva anticipata di volontà, mira a proteggere dal rischio di accanimento terapeutico il paziente non più in possesso delle proprie facoltà di intendere e di volere. Si tratta di desideri che si esprimono in vita per scegliere una fine dignitosa, limitare le sofferenze inutili determinate da un prolungamento artificiale dell’agonia e rifiutare alcune terapie futili ed eccessivamente invasive. Il medico ha il dovere di tenere conto di queste disposizioni nel momento in cui si accinge ad assistere un malato che non ha più una ragionevole speranza di miglioramento ed è sollevato dal dover prendere delle decisioni in maniera autonoma, senza conoscere quali siano le intenzioni e le volontà del paziente.

Tale strumento tuttavia non deve essere rigido e il medico deve mantenere la propria libertà di giudizio per valutare quando è il caso di proseguire le terapie e quando invece è più giusto fermarsi, evitando un accanimento che non rispetterebbe la dignità del paziente.

[…] Rispettare un testamento biologico non dovrebbe mai portare ad agire contro il benessere del paziente, come invece potrebbe accadere, paradossalmente, nel caso di un documento redatto in maniera poco chiara o pericolosamente restrittiva. Nello svolgere la propria professione, ogni medico chiama in causa l’esperienza, la casistica, la letteratura scientifica e a volte anche l’intuizione. Per questo un documento che stabilisca vincoli troppo stretti non serve a scongiurare l’accanimento terapeutico, ma potrebbe addirittura minare la concreta possibilità di recupero di un paziente non impossibilitato al recupero dell’integrità intellettiva.

 L’obiettivo è, infatti, che ognuno maturi individualmente la propria scelta, nella serenità di valutazioni personali: ciò costituirebbe un notevole passo avanti rispetto a decisioni prese in modo paternalistico da medici o familiari. In presenza di dichiarazioni anticipate di volontà è fondamentale tuttavia la presenza di un garante, definito «fiduciario» – figura introdotta dal disegno di legge – che tuteli le indicazioni, ma che sappia, anche, sulla base di un solido e significativo rapporto personale, interpretare le volontà del paziente, così come può avere un ruolo significativo l’intervento di un comitato etico nei casi più complessi.

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    • Rivendichiamo l’indipendenza dei cittadini nella scelta delle terapie, come scritto nella Costituzione.
    • Rivendichiamo tale diritto per tutte le persone, per coloro che possono parlare e decidere, e anche per chi ha perso l’integrità intellettiva e non può più comunicare, ma ha lasciato precise indicazioni sulle proprie volontà.
    • Chiediamo che la legge sul testamento biologico rispetti il diritto di ogni persona a poter scegliere.
    • Chiediamo una legge che dia a chi lo vuole, e solo a chi lo vuole, la possibilità di indicare, quando si è pienamente consapevoli e informati, le terapie alle quali si vuole essere sottoposti, così come quelle che si intendono rifiutare, se un giorno si perderà la coscienza e con essa la possibilità di esprimersi.
    • Chiediamo una legge che anche nel nostro Paese dia le giuste regole in questa materia, ma rifiutiamo che una qualunque terapia o trattamento medico siano imposti dallo Stato contro la volontà espressa del cittadino.
    • Vogliamo una legge che confermi il diritto alla salute ma non il dovere alle terapie.
    • Vogliamo una legge di libertà, che confermi ciò che è indicato nella Costituzione. 
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    • Ascoltando le ragioni che confortano una linea normativa massimalista e intransigente come quella che emerge dal ddl Calabrò, sembrerebbe che la legge sul fine vita debba dettare una disciplina che rappresenti, in nuce, il compendio della moralità civile che è richiesta all’uomo contemporaneo di fronte alle lusinghe del “secolo”, alle promesse della scienza e alla tentazione della felicità profana.
    • Il fatto che sul fine vita alla politica sia chiesto di ristabilire il “vero” senso della vita – come patrimonio condiviso di un popolo o di una comunità – ha qualcosa di intrinsecamente, anche se inconsapevolmente, totalitario.
    • imporre l’alimentazione naso-gastrica a Eluana (o la respirazione forzata a Welby) è moralmente uguale a negarla a quanti invece potrebbero esserne, altrettanto autoritativamente, privati contro la propria volontà
    • se il sottosegretario alla Salute, Eugenia Roccella, afferma che la «qualità della vita non è uno standard oggettivo», non possiamo che dichiararci concordi. Ma proprio per questo, non possiamo condividere l’idea che il primato della persona e un concetto irriducibilmente soggettivo della qualità e della dignità della vita umana possano portare a una legge che, in modo astrattamente generalizzato, nega ai pazienti che versano in stato di incapacità l’adempimento delle volontà dettate in vista di un evento destinato a coronare e concludere una vicenda umana individuale e irriducibilmente soggettiva.
    • Avanzo nuovamente una proposta di superamento del clima di scontro che si sta inevitabilmente dlineando, tra e dentro i partiti quanto nella società e che ho già presentato, in altra sede, come una sorta di “disarmo bilaterale”.
    • Una legge prescrittiva, sia nel senso dell’autodeterminazione che nel senso dell’etero-determinazione dei pazienti, non potrebbe fondarsi nel nostro paese su di una ampia condivisione parlamentare.
    • Sarebbe perciò preferibile una soft law che si limitasse a stabilire (anzi, per meglio dire, a ribadire) il no all’eutanasia attiva e all’accanimento terapeutico, e che per il resto istituisse una sorta di “riserva deontologica” sulla materia del fine vita, demandando al rapporto tra i pazienti, i loro fiduciari e i medici – nel rispetto dei principi del codice di deontologia e del dettato costituzionale – la decisione in ordine a ogni scelta di cura.
    • Su questa piattaforma è possibile, avendo tutti rinunciato a qualcosa, coagulare una maggioranza ampia e trasversale: si potrebbe fare una legge di un solo articolo, che non coltivasse l’ambizione di tagliare, come una spada, il bene dal male, ma si limitasse a rendere praticabili rapporti terapeutici (e quindi anche morali) che oggi rischiano di essere intralciati dalla occhiuta, rigida e in fondo cieca vigilanza del legislatore.

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