Fusione Hera-Acegas-Aps, il PD si spacca a Forlì. Chi fermerà il piano Passera?

Forlì resiste. Il consiglio comunale della città, a maggioranza di centro-sinistra, ha votato contro la fusione dell’azienda multiutility dell’Emilia-Romagna, Hera, con Acegas e Aps, aziende analoghe delle province di Padova e Rovigo. Thomas Casadei, consigliere regionale del PD e esponente politico della città di Forlì, ha così commentato, in aperto contrasto con l’orientamento del Partito in tutta la regione Emilia-Romagna, che la decisione assunta dal consiglio comunale di Forlì è di estrema importanza sul piano politico e anche simbolico.

Con questa decisione si chiede al patto di sindacato di sciogliere il nodo della governance pubblica di Hera. E’ infatti urgente risolvere le contraddizioni che si sono determinate tra la gestione dei servizi a mercato liberalizzato e la gestione dei servizi regolamentati. Altrettanto urgente è la definizione di una normativa per i servizi pubblici locali, che sia coerente con i quesiti referendari sui beni comuni del 2011, e che porti ad una gestione dei servizi priva di rilevanza economica. Per i servizi pubblici locali – questo il punto decisivo – l’interesse dei cittadini deve prevalere sulle logiche finanziarie (Thomas Casadei, pagina Fb).

Il dissenso interno al Partito Democratico è emerso anche a Modena, dove invece i democrats hanno interrotto i rapporti con Sel e IDV ed hanno votato per la fusione suscitando i malumori di alcuni consiglieri, fra tutti Giulia Morini, giovane e civatiana, attivista dei movimenti per l’Acqua Pubblica. “Esprimerò voto difforme da quello del mio partito. Sulla fusione Hera-Acegas il confronto con la città non è stato sufficiente e l’operazione non garantisce la qualità della governance”, ha detto Giulia.

In sostanza, la fusione creerà una super azienda che tratta rifiuti, forniture di acqua, di gas, di energia. Il progetto di fusione fa parte di un più generale disegno di integrazione e concentrazione delle imprese multiutility in due grossi monopoli, uno operante a nordovest, l’altro a nordest. I cardini normativi di questo disegno si possono rintracciare nei Decreti Sviluppo a firma Corrado Passera. La spartizione dei mercati acqua-gas-luce-rifiuti del nord dovrebbe avvenire con la fusione di A2a più Iren  e di Hera più Acegas.

La prima fusione ha subito degli intoppi, anche a causa delle resistenze di Tabacci, nella sua veste di assessore al bilancio di Milano (A2a è partecipata dai comuni lombardi di Milano e di Brescia ). Ma, a quanto pare, Passera ha trovato un eccellente alleato nel Pd emiliano-romagnolo. L’idea di Passera è quella di far uscire i comuni dal controllo delle multiutility per dare un limite all’ingerenza del potere politico nella gestione delle nomine ma, al tempo stesso, di creare delle super aziende appetibili sul mercato finanziario e quindi scalabili dai gruppi bancari. L’idea di Passera è semplice: prevede l’ingresso di nuovi soci nella superutility, in primis, la Cassa Depositi Prestiti (al fine di pubblicizzarne il debito), ma in subordine fondi di investimento che potrebbero prendere il posto dei Comuni. E così realizzare di fatto la privatizzazione dei servizi (che il referendum del 2011 aveva scongiurato) della gestione dell’acqua, dell’energia e della gestione dei rifiuti.

Il progetto cui sta lavorando il ministero dello Sviluppo economico porta la firma degli esperti di McKinsey. Non deve stupire visto che lo stesso Passera ha iniziato la sua carriera negli uffici milanesi della società di consulenza. E che al ministero ha scelto come direttore generale del settore energia un manager proprio di derivazione McKinsey. L’incarico ha prodotto un “dossier” che suggerisce un percorso in più tappe per arrivare alla costituzione della Rwe italiana. Secondo quanto è stato possibile ricostruire, il progetto parte inizialmente dalla fusione tra A2a e Iren. Le due società (controllate dai comuni di Milano e Brescia la prima, da Genova, Torino, Piacenza, Parma e Reggio la seconda) metterebbero assieme le loro attività industriali; aprendo poi il loro capitale alla Cassa Depositi e Prestiti in modo da abbattere parte dell’indebitamento. In un secondo momento, si arriverebbe alla superutility vera e propria, con l’aggregazione di Hera (Bologna, Ravenna, Modena e un’altra quarantina di comuni dell’Emila- Romagna) e Acegas-Aps (Padova e Trieste). A differenza di altri studi, il dossier McKinsey non prevede l’ingresso in scena di Acea, che resterebbe, al momento, isolata. Ma non è questa l’unica esclusione. Dall’aggregazione delle attività industriali delle utility non farebbero parte le reti (elettricità, gas e acqua): restano nel patrimonio dei Comuni azionisti, in cambio di una parte delle loro quote azionarie (Repubblica, 28/05/2012).

Naturalmente contrari alla fusione i 5 Stelle: “La fusione Hera S.p.A. con Acegas sembra proprio un trucco col quale ignorare e raggirare l’esito dei referendum sull’acqua, consentendo l’ingresso in massa dei privati nella super-multiutility. Il grimaldello sono un paio di modifiche agli articoli 7 e 26 dello Statuto”, ha scritto Giovanni Favia, consigliere regionale del Movimento 5 Stelle.

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Ed ecco Favia intervistato (a pagamento?) da Pataccini su Rete7 – Punto Radio

Così potete giudicare anche voi:

Altri post sulla vicenda interviste a pagamento:

Emilia-Romagna: anche i 5 Stelle pagano le interviste in Tv

Grillo grazia Favia per le partecipazioni televisive a pagamento

M5S e presenze in Tv: cosa non convince della risposta di Favia

Presenze in Tv, Il Fatto Quotidiano imbroglia su Casadei (PD)

[Poi, giuro, parlo d’altro].

 

Presenze in Tv, Il Fatto Quotidiano imbroglia su Casadei (PD)

Thomas Casadei ospite a Salotto Blu

[La foto soprastante è relativa ad una partecipazione televisiva di Casadei, ma “Salotto Blu” non e’ pagamento. E’ infatti generalista e su temi vari. E’ di un’altra emittente tv rispetto a Teleromagna che manda in onda La mia Regione].

Diciamo subito che si tratta di una guerriglia giornalistica neanche troppo convincente. Da una parte Repubblica, che titola su Favia e i 5 Stelle e Grillo che parla di funerali quando non serve e di televisioni e radio locali che organizzano dibattiti a pagamento senza specificarlo;  dall’altra Il Fatto Quotidiano, che spara in home page le presunte dichiarazioni del consigliere regionale del PD, Thomas Casadei, il quale avrebbe ammesso che anche le apparizioni tv dei consiglieri regionali democratici avvengono a pagamento.

“Non poteva mancare il PD”, scrivono. E’ bastato “fare un viaggio furori dalle porte di Bologna”, sulla A14, specificano. Come dire: voi di Repubblica non fate le verifiche dei fatti. Noi del Fatto invece sì. Ce l’abbiamo nel titolo. Capirai. Citano Teleromagna e Telerimini, i cui uffici commerciali avrebbero venduto spazi tv a consiglieri regionali “di tutti i partiti”, PD compreso. Questa sconcertante rivelazione merita il Pulitzer, c’è da giurarlo. Se si tratta di propaganda, nulla di anomalo. Succede, soprattutto in tempi di campagna elettorale. Durante il 2012 deve essere senz’altro accaduto. Per via delle amministrative, eccetera.

Il problema è far passare questa affermazione per una ammissione di “colpevolezza”. Il messaggio che si vuol veicolare è analogo a quello imbastito da Repubblica sulle spalle di M5S, SeL, Lega, PdL. Vi ingannano, vanno in Tv ma niente di autentico: è tutto preconfezionato su misura dal partito, che paga con i soldi dell’istituzione regionale. Addirittura trovano in Thomas Casadei, consigliere regionale del PD, la “gola profonda” che smentisce il capogruppo Richetti, secondo cui la prassi seguita dal M5S “è immorale”.

La stessa emittente [Teleromagna] mette a disposizione un programma di circa 15 minuti, in cui gli eletti hanno la possibilità di spiegare cosa fanno e cosa hanno intenzione di fare. Si chiama “La mia Regione” ed è utilizzato anche dal gruppo regionale del Pd. “Abbiamo un regolare contratto – conferma il consigliere regionale del Pd Thomas Casadei, più volte seduto negli studi di Teleromagna – ma viene sempre indicato che si tratta di una trasmissione a cura del nostro gruppo politico” (Il Fatto Quotidiano).

Thomas Casadei ha risposto oggi con una nota stampa. Secondo Casadei l’articolo del Fatto presenta delle inesattezze. A mio avviso, tali inesattezza producono nel lettore la sensazione voluta, alla maniera dell’articolo di Repubblica nei confronti del M5S. Si tratta in fondo di bassa pratica di bottega. Repubblica attacca i 5 Stelle; il Fatto risponde contro il PD. Sapete quindi come si sono scelti la parte, entrambi.

In ogni caso Casadei specifica che

una modalità è quella di veicolare il proprio messaggio politico e istituzionale, con specifico riferimento a provvedimenti, progetti e proposte, mediante forme strutturate, con titoli, contenuti e format mirati, entro campagne istituzionali e d’informazione tramite i vari mezzi di comunicazione (giornali, radio, televisioni, social network). In questo caso è chiaro lo specifico intento di servizio ai cittadini su ciò che viene realizzato o sui problemi aperti, con riferimenti espliciti al partito di appartenenza e alle finalità della comunicazione, con procedure regolamentate con appositi contratti e attingendo ai fondi che la Regione mette a disposizione delle «attività di comunicazione» dei diversi gruppi.

Prosegue Casadei affermando di aver partecipato, nella veste di consigliere regionale del PD, ad una trasmissione Tv progettata e mirata a queste funzioni, dal titolo “La mia Regione”, i cui contenuti “sono legati alle campagne istituzionali e di informazione promosse dal Gruppo PD”.  Ogni trasmissione era focalizzata su singoli temi specifici ed era evidente il richiamo al simbolo del partito.

Che a questa attività si accompagnino saltuariamente, per i singoli consiglieri, presenze a invito in singole puntate di trasmissioni generaliste o legate alla cronaca quotidiana rientra nella normale modalità di confronto e informazione politica. Per quel che ci riguarda ciò deve avvenire, e avviene, senza alcun pagamento da parte dei consiglieri. E così è sempre stato per quel che mi riguarda. Singole interviste a pagamento in trasmissioni televisive generaliste, che non distinguono il momento dell’informazione da quello più propriamente di propaganda, rischiano di configurare una pratica non appropriata e che presenta elementi di non chiarezza per i telespettatori.

Con queste righe Casadei pone un discrimine evidente, che Favia ha fatto molta fatica a individuare. Da un lato vi sono trasmissioni a carattere pubblicistico, create con lo scopo di divulgare il messaggio politico istituzionale. Dall’altro le trasmissioni quotidiane in cui si è invitati per parlare degli eventi di cronaca o simili.

Va da sé che i giornalisti del Fatto, Liuzzi e Zaccariello, affermano di aver visto alcune puntate de “La mia Regione”, reperite “in rete”. Ho voluto vederle anche io e non le ho trovate (vedi prossimo paragrafo). Ma sarà sicuramente un problema di inesperienza, loro che sono giornalisti avranno altri potenti motori di ricerca. Noi comuni mortali abbiamo Google e poco altro. Vi allego i link alle mie infruttuose ricerche:

Ricerca “teleromagna la mia regione” su sezione video di Google (ho cercato sino alla pagina 10, senza successo) : link

Ricerca video Youtube (appena sei risultati) – “teleromagna la mia regione”: link

Ricerca sul sito di Teleromagna: link

Grazie alla segnalazione di Giovanni Stinco sulla pagina Fb di Yes, political! è possibile vedere alcune puntate di ‘La Mia Regione’, quelle in cui è presente Casadei. Potete trovare i video nella pagina Youtube del consigliere PD, sotto il titolo “Politica in Movimento”. Sono evidentemente spazi di comunicazione politica dedicati a politici forlivesi, dal sindaco ai consiglieri comunali sino a Casadei. E’ chiaramente una trasmissione orientata a pubblicizzare le iniziative politiche dell’amministrazione di Forlì. A turno, gli invitati vengono introdotti a specifici argomenti come il futuro dei giovani o delle istituzioni locali. Negli ultimi filmati pubblicati non sono presenti, né in testa né in coda, riferimenti alla tipologia di comunicazione politica a pagamento ma non è chiaro se siano registrazioni complete o se in coda siano stati operati dei tagli. In apertura del filmato compare la scritta “un programma a cura della redazione politico-economica di Teleromagna” e il programma medesimo è condotto da Pier Giorgio Valbonetti. In quelli meno recenti, a circa due minuti e mezzo dall’inizio del filmato compare la scritta in sovraimpressione che specifica si tratti di “messaggio a pagamento”.

Ecco la foto che lo prova (in piccolo, sotto la scritta La politica in movimento):

Casadei, La Mia Regione, indicazione del “messaggio politico a pagamento”, Gruppo Assembleare PD E-R

Potete visionare voi stessi.

La mia Regione:

Fra l’altro, il titolo “La Politica in movimento” è uno slogan di Casadei: campeggia infatti sul suo sito, nella sezione dedicata, dove sono presenti i link alle puntate del 2011.

Non credo sia buon giornalismo quel giornalismo che nasconde le fonti (a meno che non si mettano in pericolo delle vite, ma non è questo il caso). Tanto più se lo fa per raccontare una realtà aggiustata. Ho già espresso la mia sul caso dei 5 Stelle e potete prenderne atto leggendo gli ultimi post in merito (qui, qui e qui). Mi sono focalizzato sui 5 Stelle, sebbene sia una pratica, quella di pagare per apparire, in voga un po’ in tutta l’opposizione (intendo PdL, Lega, UDC). La precisazione di Casadei non equivale ad una ammissione, come ci vuol far credere il Fatto Q e come hanno ribattuto tutti gli altri quotidiani (Il Giornale: la doppia morale del PD). Casadei ha specificato che vi sono due livelli, uno informativo in senso pubblicistico, di divulgazione propagandistica delle attività istituzionali, spesso focalizzato su specifiche argomentazioni; l’altro meramente di informazione televisiva legata alla cronaca politica.

Potete comprendere come un articolo ben costruito – ma facilmente “falsificabile” (cioè smascherabile) – come quello de Il Fatto costituisca una pezza d’appoggio per la difesa dei 5 Stelle, ma rischia di essere in un certo senso controproducente. Poiché le parole di Favia erano chiare: “noi” dei 5 Stelle paghiamo ma siamo trasparenti, quelli del PD chissà come spendono i soldi pubblici dei gruppi consiliari. Poi arrivano i giornalisti de Il Fatto e ci spiegano che anche quelli del PD pagano. Allora dov’è il marcio? Se pagano per andare in Tv, dietro regolare contratto, come i 5 Stelle, l’allarme di Favia – indagate su di loro! – è assolutamente pretestuoso. E’ come gettar acqua su un incendio mai scoppiato. Complimenti per la sinergia.

Infatti, Favia è già partito a testa bassa contro Casadei:

Non si è fatta attendere – pure in questa occasione – la replica del consigliere regionale del Movimento 5 stelle, Giovanni Favia (anch’egli coinvolto nello scandalo-interviste), che dice: ‘’E’ un fatto gravissimoAvevano detto di essere gli unici che non acquistavano. Mi sentiro’ con gli altri capigruppo per le iniziative da prendere. Il Pd si vergogni. Ora voglio vedere se si fara’ un’operazione verita’, se Bianca Berlinguer e gli altri tg daranno con lo stesso peso questa notizia. Se avessi mentito io o nascosto i fatti, cosa avrebbero detto di me?’’ (Il Resto del Carlino).

[Post aggiornato]

Macché Berlusconi, è Giovanni Favia il vero vincitore. Tutta la verità sulle Elezioni Regionali 2010.

Ci sono almeno cinque verità che queste elezioni hanno portato all’evidenza di tutti, verità che a Porta a Porta fanno parecchia fatica a vedere, forse per miopia, forse per astigmatismo.

  • La prima: il crollo del PdL. Alle Regionali 2009, circa dieci mesi or sono, il partito del Presidente del Consiglio totalizzava a livello nazionale una percentuale del 35.3%; e durante tutto lo scorso anno, secondo i sondaggisti, raggiungeva picchi del 40%. Poi, l’autunno, e il crollo. Anche i sondaggi lo hanno notato, anche Termometro Politico con l’analisi delle Medie Mobili e delle Curve Polinomiali, aveva intuito il trend negativo dei berluscones. Ma il dato delle regionali è chiaro ed univoco: il PdL è ridotto al livello del PD, pochissimo più sù, 26.78 contro 26.10 (e devono ricorrere alla seconda cifra decimale per metter in evidenza il pur esiguo scarto). Berlusconi, per quanto dica il contrario, ne esce a pezzi. Il partito fa acqua da tutte le parti, ha fatto pasticci a non finire nella presentazione delle liste e non ha tenuto nei confronti della Lega. Altro che vittoria.
  • Secondo: la Lega non ha sfondato in Lombardia, ma soltanto in Veneto, regione tradizionalmente leghista e secessionista (ricordate quei pazzi che volevano secedere Venezia occupando il campanile di San Marco? E il Life, Liberi Imprenditori Federalisti Europei, sindacato di Imprenditori contro le tasse di Roma e a favore dell’evasione fiscale, nasce proprio da lì, tanto che ha come simbolo una simil-bandiera di San Marco); nel Veneto la Lega guadagna circa l’8% rispetto alle Europee, in Lombardia passa dal 22.7 al 26.2, restando comunque sottoordinata al PdL; in Piemonte vince sì la Presidenza di Regione, ma resta lontana dal PdL guadagnando un misero 1% rispetto alle Europee. Semmai, la Lega, con il voto di domenica e lunedì, apre la stagione dalla “fuga da Roma”: via il ministro Zaia, via il capogruppo alla Camera Cota, la mossa di arrocco del Carroccio, in rifugio al Nord per pretendere l’agognato Federalismo Fiscale;
  • il PD? Non scende, non sale. Bersani è come se non ci fosse. Il forte calo del PdL non è intercettato dal PD. Nessun travaso di voto. Meglio l’astensione, devono aver pensato. E così si spiega la scarsa affluenza alle urne: manca l’alternativa alla maggioranza. Bersani, da ottobre, non fa che parlarne, e parlarne. Nulla di più. L’alleanza parziale e variegata con l’UDC di Casini pare oggi più come un tentativo maldestro, privo della necessaria convinzione. E dire che volevano silurare Vendola. lui, da solo, ha indicato la via maestra, in puro stile Politica 2.0, ovvero tanto web ma anche tanta partecipazione giovanile. Ora il rischio è che il PD si lasci incantare dalle sirene berlusconiane delle riforme istituzionali (che nascondono invero la demolizione della giustizia, pro domo sua). Saprà Bersani resistere alla tentazione?
  • Cervelli Fertili: Luisa Capelli, indipendente IDV nel Lazio – sua l’etichetta – non ce l’ha fatta a diventare consigliere regionale, ma due dei pochi cervelli fertili di questa tornata elettorale si sono insediati nei consigli Regionali di Lombardia e Emilia-Romagna. Per Giuseppe civati è una riconferma, a suon delle diecimila preferenze raccolte. Oggi Civati ha risposto ad alcuni commenti dei lettori sul suo blog: “Silvia mi dice: «guida la rivolta dei giovani, o la va, o la spacca». Arianna grida: «o ci ascoltano, o ci facciamo un altro partito». Facciamo così, mi metto a disposizione, ma da solo non vado e non intendo andare da nessuna parte. Mi piace la banda se è larga e se guarda al Pd. Raccogliamo le nostre delusioni, facciamone un bel falò e cerchiamo di convertirle in qualcosa di positivo, che ne dite? Parte il ‘caucus’ virtuale (come se fossimo in Iowa). E magari poi ci si vede «di persona, personalmente», anche” (Civati); certo, è bene che parti, il “caucus”, è bene che si metta in moto, che produca rumore, che le scosse arrivino sino alla sedia del segretario, magari passando per Vendola. Laggiù, in Puglia, qualcosa si è mosso. Ma senza Milano non si va da nessuna parte. L’altro porta il nome di Thomas Casadei, cervello fertilissimo, le cui idee certamente troveranno assonanze con Civati; di fatto, una nuova classe dirigente si sta profilando all’orizzonte del 2012, basterebbe agevolare la sucessione;
  • Last, but not least, l’identità del vero vincitore di queste elezioni regionali non è quella di Berlusconi. Nemmeno quella del deturpato volto di Bossi, neppure di quella del meno sveglio figlio di bossi, tal Renzo da Brescia, capello mosso e incolto. No. Non è di Pietro. E’ Giovanni Favia, candidato governatore per il Movimento 5 Stelle, lista Beppe Grillo. Lui, da solo, ha raccolto 161.000 voti, circa 40.000 più del Movimento nella sola Emilia-Romagna. Giovanni è riuscito in un’impresa impossibile: ha parlato non di sé, non di partiti, non di strategie, non di coalizioni, nemmeno di Beppe Grillo. Ha portato l’evidenza delle idee del Movimento alla gente, quelle della Carta di Firenze, le ha discusse in piazza, le ha sottoposte alla verifica degli altri componenti del Mov 5 Stelle, pur non senza qualche difficoltà. Su questo blog Giovanni ha ricevuto qualche critica, quando vi fu qualcuno che, ad inizio anno, imbastì un articolo sulle primarie del Movimento, finite prima ancor di cominciare, sulla base delle dichiarazioni di tal Valerio D’alessio, poi migrato in tutta fretta sull’arca dell’IDV bolognese, capeggiata da Grillini, quello dell’Arcigay. E lui accettò di parlare, di spiegare, e così si è reso trasparente agli altri, mettendo dinanzi a sé il bene comune che è la buona politica delle 5 Stelle piuttosto che dar vita a un tedioso teatrino di litigi fra candidati alle primarie del Movimento medesimo. Con un budget ristrettissimo, appena 15.000 euro, Favia (insieme a Bono in Piemonte, a Fico in Campania, a Crimi in Lombardia) è riuscito a coagulare sul Movimento un così largo consenso che gli ha permesso di guadagnare ben due seggi. Il 7% al debutto è cosa grande. E fa ben sperare per il futuro. Che su una persona così abile e preparata si faccia carico della costruzione del Movimento 5 Stelle, dando concretezza a quell’ideale di democrazia diretta e partecipata che viene posto a suo fondamento. Per tale ragione, per la realizzazione di questo scopo, chi scrive non è d’accordo sulla rinuncia annunciata da Grillo del rimborso elettorale: 200-300.000 euro presi solo perché eletti, sono forse da buttare? Che mettano tutto in rete, i bilanci, le note spese, che spieghino agli elettori come spenderli questi soldi, al solo fine di rendere concreto il progetto del Movimento dal basso. Come pretendere sennò di aver voce in capitolo alle Politiche 2012? Creare una rete democratica, questo deve essere l’obiettivo del Movimento e di Favia. Sperando che leggano questo post.
Silvia mi dice: «guida la rivolta dei giovani, o la va, o la spacca». Arianna grida: «o ci ascoltano, o ci facciamo un altro partito». Facciamo così, mi metto a disposizione, ma da solo non vado e non intendo andare da nessuna parte. Mi piace la banda se è larga e se guarda al Pd. Raccogliamo le nostre delusioni, facciamone un bel falò e cerchiamo di convertirle in qualcosa di positivo, che ne dite? Parte il ‘caucus’ virtuale (come se fossimo in Iowa). E magari poi ci si vede «di persona, personalmente», anche.

Gigliotti: PD in Calabria, voto mercenario. Risultati di circolo in Emilia-Romagna.

Voto nei circoli PD in Emilia-Romagna (riprendo da fb):

I risultati provvisori (321 circoli su 688) sono sicuramenti positivi.

NAZIONALE
BERSANI: 57,83% (12726 )
FRANCESCHINI: 32,04% (7051)
MARINO: 10,12% (2226)

REGIONALE
BONACCINI: 53,48% (11767)
BASTICO: 33,08% (7269)
CASADEI: 11,64% (2562)

Particolarmente brillante il risultato nella federazione di Forlì, patria di Thomas Casadei (24 circoli su 38):

NAZIONALE
BERSANI: 50,34% (886)
FRANCESCHINI: 26,76% (471)
MARINO: 22,90% (403)

REGIONALE
BONACCINI: 38,98% (686)
BASTICO: 18,07% (318)
CASADEI: 41,82% (736)

Intanto in Calabria la situazione del partito è sempre più caotica: mozione Franceschini ritirata, commissione di garanzia dimissionaria per metà dei suoi componenti, silenzio dei bersaniani. Oggi Fernanda Gigliotti torna a scrivere alla Segreteria del Partito.

Caro Bersani, Caro Franceschini,

Il ritiro della Mozione Franceschini dalla competizione congressuale nelle province di Reggio Calabria e Vibo Valentia, e le dimissioni di buona parte della commissione regionale di garanzia, sono il segno evidente del vulnus politico e regolamentare che abbiamo fin dall’inizio di questa farsa congressuale, espresso in solitudine.
La degenerazione di oggi ha avuto origine nelle primarie del 2007 quando denunciai che era in atto un’OPA nei confronti del costituendo PD, diretta ad ottenere il controllo del partito e quindi il governo della Regione. Un’OPA diretta e conclusa da quel gruppo di odierni bersaniani che all’epoca portò a votare a sostegno della lista Bindi, elettori che nulla avevano a che fare con il PD, alterando il dato di partecipazione al congresso, che evidentemente non era indice di entusiasmo politico, ma di afflusso di voti mercenari al seguito del Presidente.
Quella anomalia, quella infezione acuta, si è trasformata con il tesseramento in una malattia cronica, in occupazione del Partito Democratico da parte di un gruppo di potere che non c’entra nulla, caro Bersani, con nessuno di noi e con il partito democratico che anche tu ci hai detto di volere!!
La politica e il confronto congressuale è schiacciato da rapporti di forza dopati costruiti solo per difendere rapporti di potere e di clientela. Mi riferisco alla assoluta mancanza di dialettica congressuale, al fuoco incrociato tra franceschiniani e bersaniani (che hanno reso impraticabili circoli e congressi e reso labili i confini tra confronto e rissa), alle migliaia di mamme, mogli, figli, amanti che sono state/i chiamate/i e portate/i a votare nei circoli chiave, dove non si poteva fare a meno di far vedere che il congresso si celebrava. Gente ignara, tolta dalle loro occupazioni domestiche e quotidiane e portate a votare qualcosa o qualcuno solo perché qualcun altro glielo ha chiesto! Gente che non ha mai partecipato alla vita del partito, che non ha mai contribuito a decidere nulla, ma che ha affidato la propria esistenza a qualcuno che in cambio gli chiede un voto, un po’ di qua e un po’ dall’altra parte. Un meccanismo infernale che ha costretto anche noi della Mozione Marino a tesserare amici e parenti perché in questo partito, come nei clan mafiosi, se non hai una famiglia numerosa non conti nulla!
E non oso immaginare quello che accadrà alle primarie allorché tutti i precari della sanità calabrese, tutti quelli con la spada di Damocle di un concorso o di una stabilizzazione sub judice, tutti i 400 nuovi assunti nell’Arpacal, saranno chiamati a rapporto affinché possano cominciare a sdebitarsi, con il loro voto, per un’assunzione che forse spettava solo loro per meriti e titoli e non per devozione alla causa dei Bersaniani calabresi.
Oggi l’anima del PD che abbiamo sognato è in ginocchio e dopo due anni di “bavaglio” non poteva non implodere in un congresso senza confronto dialettico ma animato da solo scontro di potere e di clientela. Oggi anche il PD calabrese ha molte anime, ma lo spirito guida non è la inclusività di un pensiero politico plurale, ma la convivenza di più bande, di più clan familiari al suo interno. Noi non ci distinguiamo tra cattolici, laici, progressisti, liberali o teodem! Noi ci distinguiamo se siamo uomini di Loiero, Bova, Adamo, Oliverio, ecc. E’ una multiproprietà senza regole condivise che si autoassolve, che si autoincensa e crede di essere autosufficiente e non si accorge del suo isolamento all’interno del quadro politico di centrosinistra che sta delineandosi nel panorama regionale.
Ma il dato ancora più raccapricciante è che le mancate scelte di ieri e di oggi causeranno il vero scontro di domani che è ancora tutto da registrare, per quanto già ampiamente annunciato, all’interno della mozione Bersani. Chi la spunterà? Loiero, Bova o Lo Moro?
E’ questo il PD che vuoi caro Bersani? Ed è su questi metodi che intendi costruire il radicamento del PD nel territorio?
On.le Bersani quello che gli stanno consegnando in Calabria non è un Partito democratico serio, ma è una bomba ad orologeria che le scoppierà tra le mani perché un Partito Democratico Europeo non può più prendersi “questi voti” e poi fare la morale al berlusconismo.

Nocera Terinese, 25 settembre 2009
Avv. Fernanda Gigliotti
Candidata alla segreteria regionale del PD – Mozione Marino

Mozione Marino: no al nucleare, sì alle civil partnership. Le parole di Casadei, Gozi, Fusco.

Mentre Marino è in Lombardia – sarà alle 18.30 alla festa Democratica a Milano – raccogliamo in questo post i pareri di Marino e di Ileana Argentin sul nucleare, di Enrico Fusco, candidato in Puglia per la mozione terza, sulle civil partnership, di Casadei e Gozi sulla crisi economica.

Nucleare: l’art. 25 della cosiddetta Legge Sviluppo stabilisce che entro sei mesi devono essere definiti i criteri di scelta dei luoghi che ospiteranno le centrali nucleari. Scajola ha dichiarato che questi criteri saranno stabiliti entro il prossimo mese di Febbraio. Secondo il ministro, “Laddove esite una centrale nucleare, dove in tutto il mondo e’ successo c’e’ lo sviluppo dell’economia, c’e’ la crescita dei cervelli dei nostri giovani, c’e’ la crescita delle professionalita’: mai andare contro il progresso”.

Ecco la sua ideologia: mai andare contro il progresso. Il progresso prevale sulle persone, sui cittadini, sulla salute dei cittadini. Per il progresso siamo disposti ad accettare di vivere meno a lungo, di morire di tumore, di essere sottoposti alle chemiterapie. Per il progresso, questo e altro.

Ileana Argentin, candidata alla segretaria regionale del Lazio per la Mozione Marino, ha affermato oggi che ”Pian de Gangani, nel comune di Montalto di Castro, è una delle località indicate nello studio commissionato dal Governo per individuare i siti delle quattro centrali nucleari di terza generazione”. Ileana ha poi chiesto al Presidente della Regione Lazio Piero Marrazzo “di convocare immediatamente un consiglio regionale straordinario per organizzare un ferma opposizione a questa ipotesi. Credo che la stessa cosa debba farla il presidente della Provincia di Viterbo, Alessandro Mazzoli, in difesa del proprio territorio e della salute dei cittadini”. Infatti, Montalto di Castro sarebbe inserita in un elenco di dieci possibili siti, attualmente all’esame del Governo. La scelta di Pian de Gangani si baserebbe su tre caratteristiche principali, che già negli anni Settata avevano portato alla costruzione di una centrale nucleare, bloccata con il referendum del 1987, quanto l’avanzamento dei lavori aveva superato l’80%. Gli altri siti indicati nello studio evocato da Argentin sono: Monfalcone (Gorizia), Scanzano Jonico (Matera), Palma (Agrigento), Oristano, Chioggia (Venezia), Caorso (Piacenza), Trino Vercellese (Vercelli), Termini Imerese (Palermo), Termoli (Campobasso).

  • Questo PD, che si regge sull’arbitrio di pochi, dove è lecito tutto e suo contrario

    • Enrico Fusco. Avvocato barese e omosessuale. Candidato alla Segreteria regionale del PD in Puglia. E’ stato radicale, e “radicale” dice di sentirsi ancora
    • Sono laico e libertario, antiproibizionista e non violento
    • Ho amato, per usare le parole che Pasolini non poté pronunciare, la passione dei Radicali, il loro coraggio laico, il loro essere eroici e sognatori. Poi l’amore è finito, resta il Dna.
    • Lo statuto del PD, invece, è  assai rigido sulla questione della doppia tessera. La vieta tassativamente. Un partito, come ogni associazione privata, è libero di vietare “appartenenze multiple”, sia chiaro; eppure io non riesco a non vedere l’errore politico nella preclusione di quella polifonia culturale che è il sale di un partito progressista
    • Il PD deve diventare quel partito inclusivo, che è delineato nella sua carta dei valori. Al momento ci sono troppe finte regole.
    • è grave che non si discuta e non si decida. Il “maanchismo” è la tomba della democrazia e sta diventando la tomba del PD. Gli elettori si allontanano perché il PD non è carne e neppure pesce, un matrimonio tra consanguinei che ha generato un mostro
    • Il PD, in questo momento, si regge sull’arbitrio di pochi, dove è lecito tutto ed il contrario di tutto. Qualcuno ricorderà la deputata inciliciata e le sue uscite illiberali sulla patologia di cui sarebbero affetti gli omosessuali: la stessa deputata sarebbe stata espulsa perfino dal club di Topolino, mentre è rimasta nel PD
    • Quando sono entrato nel Partito Democratico, ho giurato a me stesso che vi avrei portato il mio DNA laico e libertario, nel tentativo di lavorare dall’interno per fare del Partito Democratico il partito che aspettiamo da due anni, dalla sua costituzione.
    • Un partito in cui si sia capaci di discutere e di decidere e, una volta deciso, di passare all’azione senza continui distinguo, paletti e veti incrociati. Un partito esemplare che pratichi le cose che dice, che si assuma la responsabilità di quello che propone, che sia riformista prima di tutto di se stesso, che lavori ad una idea di società.
    • La mozione congressuale scritta da Ignazio Marino mi calza a pennello, come un abito cucito su misura, e ho accettato la candidatura alla segreteria regionale della Puglia del PD per tenere fede all’impegno che avevo preso con me stesso.
    • Quanto alla signora Binetti, conosco bravi specialisti che potrebbero aiutarla a curare la gravissima malattia dalla quale è affetta: l’omofobia.
    • Il Di.Co. è stato un aborto giuridico. Franceschini e Bersani sul tema non vanno oltre un generico “occorre risolvere il problema”, senza dire come
    • Marino ha avuto il coraggio di proporre la soluzione della Civil Partnership, strumento giuridico inventato in Germania per superare l’ostracismo verso il matrimonio omosessuale
    • Io sono per la parità assoluta dei diritti tra coppie gay e non gay: vorrei il matrimonio, e le ordinanze delle Corti di Appello di Venezia e Trento vanno evidentemente in questo senso.
    • Tuttavia, mi rendo conto che – al momento- troppo forte è l’opposizione della quarta camera, la CEI
    • mi dico che la partnership va bene per risolvere il problema nell’immediato. Ma occorre avviare una discussione seria sul punto per arrivare al matrimonio ed alle adozioni da parte dei gay. È un problema di uguaglianza sostanziale tra gli esseri umani
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    • No alle alleanze con l’Udc. A dirlo è il candidato segretario regionale del Partito democratico per la Mozione Marino, Thomas Casadei: “Non dimentichiamoci che Tabacci non e’ il segretario dell’Udc e che l’Udc e’ anche il partito di Cuffaro”.
    • Casadei da’ comunque un buon giudizio “sui mandati” di Vasco Errani, anche se chiede di “tenere separato il congresso” dalla questione ricandidatura o meno
    • “Fanno male quei leader nazionali che vengono qui a dire di ricandidarlo – dice Casadei -. Il congresso non deve essere discusso sugli organigrammi e le questioni interne”. “Errani comunque ha fatto molto bene”, rafforza il concetto Sandro Gozi, deputato e coordinatore nazionale della mozione. La questione delle alleanze comunque, per i sostenitori del chirurgo, va rovesciata.
    • “Cioe’ non discussa nelle segrete stanze ma valutata dopo il congresso, nel quale il Pd deve definire- spiega Casadei- una volta per tutte il suo profilo programmatico e identitario”
    • “No al nucleare, si’ alla scuola pubblica e si’ ai diritti civili”.
    • Gozi e’ piu’ sfumato sulle possibili convergenze nazionali (“Ho registrato con piacere che l’Udc condivide ora la nostra analisi sull’emergenza democratica nel paese”), ma ammette scetticismo sulle prospettive immediate di un’eventuale alleanza coi centristi. “Non vorrei che l’apertura a Casini lo aiutasse a negoziare a destra invece che col centrosinistra”
    • il punto di partenza per i sostenitori di Marino e Casadei deve essere una visione “radicalmente rinnovata” del modello emiliano nella cui nostalgia sembrano invece “indugiare” le altre due mozioni.
    • Il primo punto da riformare e’ il piano anti crisi della giunta Errani, che prima dell’estate ha lanciato un fondo di 500 milioni a sostegno degli ammortizzatori sociali nelle aziende in crisi. Molto bene per Gozi, che sottolinea pero’ che “in Regione ci sono 112.000 atipici in scadenza di contratto a fine anno. Per questi- sottolinea il deputato cesenate eletto in Umbria- servirebbe un piano straordinario, un sussidio regionale di sostegno”
    • i tempi della giustizia civile andrebbero dimezzati, se e’ vero, stimano i “sottomarini” che il tempo minimo di conclusione di una causa e’ di 10 anni
    • in tema economico Gozi, Casadei e il responsabile del programma regionale, Luca Foresti, propongono un fondo straordinario di garanzia per imprese in crisi, “a cui le banche attingerebbero in caso di difficolta’ di rientro dall’investimento”
    • “II conflitti di interesse vanno eliminati, senno’ succede come a Bologna che Hera, che da’ un dividendo di 12 milioni al Comune esercita di fatto una tassazione occulta”. E succede poi che non ci sia l’interesse a spingere sulla “raccolta differenziata porta a porta perche’ magari ritenuta non remunerativa”

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