Manovra Monti e l’annosa questione dell’IVA applicata alla tassa rifiuti

Ricorderete il caso della Tassa Rifiuti e della pronuncia n. 238/2009 della Corte costituzionale che sanciva la natura tributaria della tassa e quindi apriva il contenzioso per il rimborso dell’IVA, riscossa sino ad allora illecitamente. Se ricordate bene, esisteva la TARSU, quindi venne il governo Prodi, il primo, e il ministro Ronchi, e fu varata la TIA1 o TIA Ronchi, (D. Lgs. 22/97), poi fu il tempo del Prodi2 e si fece anche la TIA2 con il D.L. 152/2006, Testo Unico ambientale. Alcuni comuni passarono pertanto alla nuova tariffa, ma la formulazione della norma lasciava adito alla trasformazione della tariffa da tributo a corrispettivo per un servizio reso: e da allora si cominciò a versare la tassa sulla tassa, ovvero l’IVA sulla TIA.

La Corte costituzionale nel 2009 ha cassato la TIA1 restituendole i crismi del tributo, a cui per definizione non è applicabile l’IVA per “la rilevata inesistenza di un nesso diretto tra il servizio e l’entità del prelievo – quest’ultima commisurata, come si è visto, a mere presunzioni forfetarie di producibilità dei rifiuti interni e al costo complessivo dello smaltimento anche dei rifiuti esterni – porta ad escludere la sussistenza del rapporto sinallagmatico posto alla base dell’assoggettamento ad IVA ai sensi degli artt. 3 e 4 del d.P.R. n. 633 del 1972 e caratterizzato dal pagamento di un «corrispettivo» per la prestazione di servizi”, Corte cost. sentenza n. 238/2009).

Se, poi, si considerano gli elementi autoritativi sopra evidenziati, propri sia della TARSU che della TIA, entrambe le entrate debbono essere ricondotte nel novero di quei «diritti, canoni, contributi» che la normativa comunitaria (da ultimo, art. 13, paragrafo 1, primo periodo, della Direttiva n. 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006; come ribadito dalla sentenza della Corte di giustizia CE del 16 settembre 2008, in causa C-288/07) esclude in via generale dall’assoggettamento ad IVA, perché percepiti da enti pubblici «per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità» (ibidem).

Detto questo, ricorderete anche che nel 2010 il governo Berlusconi intervenne sulla questione per scongiurare l’ipotesi che la TIA2 fosse assimilata alla TIA1 e quindi di perdere gettito IVA, Tremonti sfornò un comma interpretativo infilato nella manovra finanziaria 2010, il DL n. 78 del 26/05/2010. Tale comma si trovava all’articolo 14 e recitava così: “33. Le disposizioni di cui all’articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si interpretano nel senso che la natura della tariffa ivi prevista non è tributaria. Le controversie relative alla predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, rientrano nella giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria“. Quindi sì all’IVA e sottrazione della competenza della Commissioni tributarie a dirimere le relative controversie.

Poi venne il momento del Federalismo Municipale e fu approvato il decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23. L’art. 14, comma 7 confermava,, sino alla revisione della disciplina relativa alla gestione dei rifiuti solidi urbani, la vigenza dei regolamenti comunali adottati in base alla normativa concernente la tassa sui rifiuti solidi urbani e la tariffa di igiene ambientale (TARSU e TIA1) nonché la possibilità per i comuni di adottare la tariffa integrata ambientale (TIA2).

Si potrebbe dire che le cose fossero state sistemate definitivamente. E invece il governo Monti ha operato anche sulla TIA2, cambiandola nuovamente.

La TIA2 non ha mai visto la luce. L’art. 238 del DL 152/2006 abrogava la TIA1 ma poneva una condizione per la nascita della TIA2, ovvero l’emanazione di un decreto attuativo, mai avvenuta. Con quesata manovra, invece, si ripristina la natura tributaria della tariffa sui servizi relativi alla raccolta e allo smaltimento dei rifiuti.

Art. 14 comma 1. A decorrere dal 1° gennaio 2013 è istituito in tutti i comuni del territorio nazionale il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi, a copertura dei costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento, svolto in regime di privativa dai comuni, e dei costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni.

E’, di fatto, una riedizione della TARSU. Il tributo comunale sui rifiuti e sui servizi copre:

  1. i costi relativi al servizio di gestione dei rifiuti urbani e dei rifiuti assimilati avviati allo smaltimento, svolto in regime di privativa dai comuni;
  2. i costi relativi ai servizi indivisibili dei comuni.

La tariffa, che deve assicurare la copertura integrale dei costi di investimento e di esercizio (comma 11), è composta da:

  1. una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio di gestione dei rifiuti, riferite in particolare agli investimenti per le opere ed ai relativi ammortamenti;
  2. una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione;
  3. i costi dello smaltimento dei rifiuti nelle discariche.

A decorrere dal 1° gennaio 2013 sono quindi soppressi tutti i vigenti prelievi relativi alla gestione dei rifiuti urbani, sia di natura patrimoniale sia di natura tributaria, compresa l’addizionale per l’integrazione dei bilanci degli enti comunali di assistenza. E’ infine abrogato, con la medesima decorrenza, il predetto articolo 14, comma 7, del decreto legislativo 14 marzo 2011, n. 23 in materia di federalismo fiscale municipale.

Su questo aspetto, almeno, il governo Monti ha messo le cose a posto.

Manovra, emendamento dei Radicali PD contro la norma interpretativa della TIA

Saprete dell’art. 14 comma 33 contenuto nel Decreto Legge n. 78 del 31/05/2010, la manovra finanziaria di Tremonti targata 2011-2012-2013, comprendente le misure urgenti in materia finanziaria volte a esercitare una stretta mortale ai conti pubblici, alla deriva del debito. Saprete che tale articolo contiene una norma interpretativa dell’art. 238 del DLGS  3 Aprile 2006, n. 152, volta a impedire la restituzione dell’IVA illecitamente riscossa dai Comuni con la Tariffa di Igiene Ambientale, come da pronuncia della Corte Costituzionale n. 238/2009 (se ne parla su questo blog qui e qui e qui).

I senatori Radicali del PD, Donatella Poretti e Marco Perduca, hanno proposto un emendamento interamente soppressivo dell’art. 14 c. 33, emendamento che verrà presto discusso in Va Commissione Bilancio del Senato, probabilmente già a partire da domani:

La sentenza 238/2009 della Corte Costituzionale ha chiarito la natura tributaria della vecchia TIA (Tassa Igiene Ambientale), dando luogo cosi’ alla rimborsabilita’ dell’Iva pagata ingiustamente dai contribuenti. La Corte ha giustificato la scelta con ampie motivazioni in diritto e con l’individuazione di parametri con cui poter discernere un corrispettivo da un tributo. Di certo, ha specificato, non basta chiamare “corrispettivo” un tributo mascherato perche’ muti natura giuridica e diventi, a piacere del legislatore, appunto corrispettivo (rectius “corrispettivo e dunque iva”). Nonostante cio’ ci troviamo oggi a discutere della norma contenuta in merito alla nuova TIA (Tassa integrata ambientale), con cui il Governo dichiara che la tassa, che al vaglio dei parametri indicati dalla Corte e’ uguale alla precedente, in realta’ tassa non e’.
Perche’? Per continuare a tassare doppiamente (prima con la TIA e poi con l’IVA sulla nuova TIA)? La Corte ha chiarito che non si puo’ fare, checche’ ne voglia il legislatore. Per questo si chiede la soppressione del comma 33 dell’art.14, che cosi’ recita:
Le disposizioni di cui all’articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si interpretano nel senso che la natura della tariffa ivi prevista non è tributaria. Le controversie relative alla predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, rientrano nella giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria (blog Donatella Poretti).

Stando al silenzio dei media, anche di quelli più impegnati nella campagna antigovernativa sul fronte intercettazioni, questo emendamento verrà rapidamente accantonato e consapevolmente verrà approvata una norma che è apertamente in contrasto con la sentenza della Corte Costituzionale. Il legislatore, nella figura di Tremonti e del governo, non si è nemmeno immaginato di riformare il tributo della TIA per riconfigurarlo come tassa, onde continuare ad applicarle l’IVA. No, il legislatore ha scelto la contrapposizione istituzionale, rischiando di veder impugnata la norma ed esser condotto nuovamente dinanzi al Giudice delle Leggi. Una norma inaccettabile, oltreché illegittima.

E’ il caso forse di cominciare a farsi sentire.

Manovra Finanziaria, il testo completo (…di norma interpretativa)

Cliccando sull’immagine potete accedere al testo ufficiale della manovra finanziaria 2011-2013. Il volume, disponibile anche sul sito del governo, non è affatto agevole nella consultazione: trattasi infatti di pdf derivato dalle scansioni per immagini delle singole pagine del provvedimento come pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale, con le firme del presidente del Consiglio e del presidente della Repubblica. In ogni caso, a pagina 77, potete trovare il comma fantasma sul blocco dei rimborsi IVA della Tariffa di Igiene Ambientale o TIA. Si tratta dell’art. 14, comma 33, norma interpretativa della legge 238/2006 che riforma il tributo comunale dovuto per la raccolta e lo smaltimento dei rifiuti. La norma, introdotta da Tremonti, interpreta detta legge in senso diametralmente opposto a quanto fatto dalla Consulta, ribaltando di fatto una sua pronuncia.

Se ne è già detto abbastanza qui:

Manovra, la norma interpretativa che annulla i ricorsi della Tassa Rifiuti

Il CorSera pubblica oggi il testo completo della manovra finanziaria del governo Berlusconi per gli anni 2011-2013. A parte il giallo sulla mancata firma del (finto) premier, il quale pretendeva di apporre il suo sigillo soltanto dopo il benestare del Presidente della Repubblica, atto assolutamente irrituale, il testo contiene veramente la norma interpretativa dell’art. 238 del DLGS  3 Aprile 2006, n. 152, volta a impedire la restituzione dell’IVA illecitamente riscossa dai Comuni con la Tariffa di Igiene Ambientale, come da pronuncia della Corte Costituzionale n. 238/2009 (se ne parla su questo blog qui).

La norma di Tremonti ribalta l’interpretazione della Corte Costituzionale, la quale invece considerava la TIA equivalente alla TARSU, quindi attribuendole valore di tributo pagato dai cittadini per la prestazione di un servizio dal parte dell’amministrazione comunale, pertanto non assogettabile ad IVA. E’ possibile ribaltare per legge una sentenza della Corte Costituzionale?

Art. 14 – Patto di stabilità interno ed altre disposizioni sugli enti territoriali

33. Le disposizioni di cui all’articolo 238 del decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, si interpretano nel senso che la natura della tariffa ivi prevista non è tributaria. Le controversie relative alla predetta tariffa, sorte successivamente alla data di entrata in vigore del presente decreto, rientrano nella giurisdizione dell’autorità giudiziaria ordinaria.

Occorre innazitutto dire che la Corte si pronuncia sulla vecchia TIA Ronchi (DLGS 22/97), ma la nuova TIA non sembra presentare alcun elemento di difformità dalla precedente. Il DLGS n. 152/2006 parla chiaro: Art. 238 – Tariffa per la gestione dei rifiuti urbani, comma 1: ” Chiunque possegga o detenga a qualsiasi titolo locali, o aree scoperte ad uso privato o pubblico non costituenti accessorio o pertinenza dei locali medesimi, a qualsiasi uso adibiti, esistenti nelle zone del territorio comunale, che producano rifiuti urbani, è tenuto al pagamento di una tariffa. La tariffa costituisce il corrispettivo per lo svolgimento del servizio di raccolta, recupero e smaltimento dei rifiuti solidi urbani […] comma 4: “La tariffa è composta da una quota determinata in relazione alle componenti essenziali del costo del servizio”[… ] “nonché da una quota rapportata alle quantità di rifiuti conferiti, al servizio fornito e all’entità dei costi di gestione” (DLGS n. 152/2006).

La Corte Costituzionale, nella sentenza del 2009, ha evidentizato l’identità dei due prelievi (TIA Ronchi e TARSU)  in fatto di obbligo del pagamento e dei soggetti obbligati,  in fatto di struttura autoritativa, di criteri di commisurazione e pure in fatto di accertamento e liquidazione:

Con riguardo, poi, alla disciplina dell’accertamento e della liquidazione della TIA, la lacunosità delle statuizioni contenute nel comma 9 dell’art. 49 del d.lgs. n. 22 del 1997 (il quale si limita a prevedere che «la tariffa è applicata dai soggetti gestori nel rispetto della convenzione e del relativo disciplinare») può essere colmata con l’esercizio del potere regolamentare comunale previsto per le entrate «anche tributarie» (Corte Cost. cit.).

La TIA, in maniera analoga alla TARSU, conclude la Corte, ha “la funzione di coprire anche le pubbliche spese afferenti a un servizio indivisibile, reso a favore della collettività e, quindi, non riconducibili a un rapporto sinallagmatico con il singolo utente” (ibidem). Le poche differenze fra i due prelievi non sono sufficienti a caratterizzare in ‘senso privatistic’ la TIA:

L’unica sostanziale differenza sul punto tra i due prelievi si riduce al fatto che, mentre per la TARSU il gettito deve corrispondere ad un ammontare compreso tra l’intero costo del servizio ed un minimo costituito da una percentuale di tale costo determinata in funzione della situazione finanziaria del Comune (art. 61, comma 1, del d.lgs. n. 507 del 1993); per la TIA il gettito deve, invece, assicurare sempre l’integrale copertura del costo dei servizi (art. 49 del d.lgs. n. 22 del 1997). Tuttavia, tale differenza non è sufficiente a caratterizzare in senso privatistico la TIA, perché nulla esclude che una pubblica spesa (come il costo di un servizio utile alla collettività) possa essere integralmente finanziata da un tributo (ibidem).

Poi il passaggio fondamentale, che annulla all’istante qualsiasi effetto per la ‘norma interpretativa’ di Tremonti:

la rilevata inesistenza di un nesso diretto tra il servizio e l’entità del prelievo – quest’ultima commisurata, come si è visto, a mere presunzioni forfetarie di producibilità dei rifiuti interni e al costo complessivo dello smaltimento anche dei rifiuti esterni – porta ad escludere la sussistenza del rapporto sinallagmatico posto alla base dell’assoggettamento ad IVA ai sensi degli artt. 3 e 4 del d.P.R. n. 633 del 1972 e caratterizzato dal pagamento di un «corrispettivo» per la prestazione di servizi. Non esiste, del resto, una norma legislativa che espressamente assoggetti ad IVA le prestazioni del servizio di smaltimento dei rifiuti, quale, ad esempio, è quella prevista dall’alinea e dalla lettera b) del quinto comma dell’art. 4 del d.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633, secondo cui, ai fini dell’IVA, «sono considerate in ogni caso commerciali, ancorché esercitate da enti pubblici», le attività di «erogazione di acqua e servizi di fognatura e depurazione, gas, energia elettrica e vapore». Se, poi, si considerano gli elementi autoritativi sopra evidenziati, propri sia della TARSU che della TIA, entrambe le entrate debbono essere ricondotte nel novero di quei «diritti, canoni, contributi» che la normativa comunitaria (da ultimo, art. 13, paragrafo 1, primo periodo, della Direttiva n. 2006/112/CE del Consiglio del 28 novembre 2006; come ribadito dalla sentenza della Corte di giustizia CE del 16 settembre 2008, in causa C-288/07) esclude in via generale dall’assoggettamento ad IVA, perché percepiti da enti pubblici «per le attività od operazioni che esercitano in quanto pubbliche autorità» (come si desume a contrario dalla sentenza della Corte costituzionale n. 335 del 2008), sempre che il mancato assoggettamento all’imposta non comporti una distorsione della concorrenza (distorsione, nella specie, non sussistente, in quanto il servizio di smaltimento dei rifiuti è svolto dal Comune in regime di privativa) (ibidem).

Pertanto la norma di Tremonti è da ritenersi assolutamente illegittima, poiché pretende di ribaltare una sentenza della Corte e, in secondo luogo, viola la normativa comunitaria espressa dalla Direttiva n. 2006/112/CE e dalla sentenza della Corte di Giustizia CE C-288/07.

Fate il ricorso. Pretendete i vostri soldi percepiti illegalmente. Esercitate il vostro diritto.

Manovra del Governo, norma interpretativa evita rimborsi Iva sulla Tassa Rifiuti

L’abolizione delle Province con popolazione inferiore ai 220.000 abitanti, a patto che non si trovino al confine di Stato e non si tratti della provincia di residenza di Tremonti (Sondrio; la battuta è di ciwati), non è l’unica norma irrazionale introdotta dal decreto legge della iper Manovra Finanziaria del Governo.

Secondo le informazioni pubblicate dai giornali, il Governo, in tema di tagli di spesa relativi agli Enti Locali, avrebbe introdotto un comma avente carattere di ‘norma interpretativa’ (ma guarda, a volte ritornano) sull’IVA riscossa illegalmente attraverso la TIA, la Tariffa di Igiene Ambientale. La norma sarebbe volta a scongiurare i rimborsi milionari che i Comuni si troverebbero a dover sborsare in caso di ricorsi di massa dei cittadini. Tremonti ha pensato bene di ricorrere alla formula enigmatica della norma interpretativa. Ma l’interpretazione che Tremonti può fare della norma legislativa che istituisce la TIA è solo e soltanto quella già specificata dalla Corte Costituzionale con la pronuncia n. 238/2009:

[Identità di scopo TARSU-TIA] Contrastando questa visione delle cose, la Corte Costituzionale afferma che per una corretta valutazione della natura della tariffa di igiene ambientale (TIA), è invece opportuno muovere dalla constatazione che tale prelievo, pur essendo diretto a sostituire la TARSU, è disciplinato in modo analogo a detta tassa, la cui natura tributaria non è mai stata posta in dubbio né dalla dottrina né dalla giurisprudenza. Conseguentemente, deve procedersi ad una approfondita comparazione tra il prelievo tributario sostituito e quello che lo sostituisce, sotto i profili della struttura, della funzione e della disciplina complessiva della fattispecie dei prelievi […] un altro significativo elemento di analogia tra la TIA e la TARSU è costituito dal fatto che ambedue i prelievi sono estranei all’àmbito di applicazione dell’IVA.[…] Non esiste, del resto, una norma legislativa che espressamente assoggetti ad IVA le prestazioni del servizio di smaltimento dei rifiuti (Corte Cost. cit.).

La Consulta quindi sancisce l’assoluta identità fra le due formule di tassazione e tributo e ne deduce la non assoggettabilità all’IVA della TIA. Questo è scritto. Ora Tremonti può solo fornire indicazioni circa le modalità di rimborso in caso di ricorso accolto positivamente dall’autorità amministrativa. Che senso può avere la norma interpretativa? Solo spaventare i probabili ricorrenti. La norma risulterebbe inapplicabile. Non si può interpretare per legge una sentenza della Corte Costituzionale. Se ne possono sono ‘normare’ gli effetti. Tanto più che la sentenza indirettamente ascrive al cittadino un diritto, ovvero quello di vedersi restituita la parte di tassazione illecitamente riscossa che vedrebbe così violato. Si innescherebbe così un corto circuito istituzionale che avrebbe solo l’effetto di posticipare di anni i rimborsi. E forse proprio questo Tremonti va cercando.

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