Occhio allo Spread

Spread Btp-Bun 10 anni

Comparazione Spread Italia vs. Spagna (in verde)

Commento laconico: le lettere non bastono.

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Borse e Mercati e Titoli di Stato: attenti, il grande “crash” è ancora da venire

In un giorno in tutti – ma proprio tutti – i mercati chiudono con un profondo rosso, con l’anomalia di Piazza Affari che in due ore di black out passa dal -1.8 al -5.5, si nota con clamore, con stupore, con sgomento, la solitudine dei mercati abbandonati dalla politica. A tutti i livelli: nazionale, europeo, americano, internazionale. Il vuoto. E il vuoto spinge i mercati – ma no, anche tutti noi – nel panico. Pa-ni-co!

Obama è dimezzato. Non riesce più a trovare le parole, non ha presa sul Congresso, si potrebbe dire che non ha nemmeno una maggioranza, vista l’apatia dell’ala democratica progressista, delusa dalla svendita delle garanzie minime del minimo sistema sociale federale americano. L’Europa è un noto fantasma politico che si aggira per banche e agenzie di rating spacciandosi per quello che non è, ovvero uno stato. Il governo nazionale? Ieri il parlamento, come misura drastica, si è tagliato le ferie di una settimana. Un sacrificio senza eguali nella storia contemporanea. Il discorso di Berlusconi, il discorso di Alfano così come quello di Bersani, di Di Pietro, di Casini, è il discorso di un alieno in visita di cortesia a noi mortali umanoidi.

Sappiatelo: il grande “crash” deve ancora venire. E verrà non appena la Germania fermerà gli impianti, non appena la Cina inizierà a produrre per sé stessa, allora resteremo con un pugno di mosche in mano e non ci resterà che la lotta:

viviamo in un’economia globalizzata, in cui gli americani sono i consumatori di ultima istanza e il dollaro è ancora il porto sicuro per il plusvalore accumulato dall’intero pianeta. La nuova recessione che i repubblicani stanno impunemente architettando metterà in dubbio di colpo tutti tre i pilastri del McWorld, già assai più traballanti di quanto si pensi: consumo americano, stabilità europea e crescita cinese (Mike Davis, Il Manifesto, 2.8.11).

Capitolo Cina. La transizione da una economia votata alle esportazioni ad una votata al consumo interno ha imboccato la pericolosa via della bolla immobiliare, il delirio orgiastico edilizio fatto di grattacieli che non serviranno a dare abitazione ad alcun cinese ma solo residenze temporanee alla élite arricchita e “global” che viaggia in first class. Di conseguenza, i privati hanno ingaggiato la corsa all’acquisto di immobili, dati gli altissimi prezzi, un vero business in cui investire tutti i denari, anche quelli che non si possiedono veramente. In Cina,

si è sviluppato un vero e proprio sistema bancario ombra grazie alle grandi banche che spostano i prestiti dal loro bilancio verso società fiduciarie fasulle, evadendo i tappi ufficiali sul prestito totale. La scorsa settimana l’agenzia di rating Moody ha riferito che il sistema bancario cinese nasconde un trilione e mezzo di dollari in prestiti sospetti, soprattutto per mastodontici progetti municipali. Un altro servizio di rating ha avvertito che i «cattivi crediti» potrebbero costituire fino al 30% dei portafogli bancari cinesi (Mike Davis, cit.).

Il mondo si regge su due solo traballanti gambe – Cina e Germania – e presto esse stesse, per ragioni diverse, verranno meno. Gli USA festeggiano oggi il superamento della soglia del 100% del rapporto debito/PIL; il downgrade dei Treasuries si fa più vicino. Il risultato finanziario sarà la conseguenza della debolezza della politica di questi giorni.

 

Mike Davis (1946) è teorico dello sviluppo urbano e sociogeografo. Molto conosciuto per le sue prese di posizione politiche, ha al suo attivo numerosi libri. Insegna alla University of California. Tra le sue opere più apprezzate: Città di quarzo (manifestolibri 1991); Cronache dall’Impero (manifestolibri 2004); Geografie della paura (Feltrinelli 1999); I latinos alla conquista degli Usa (Feltrinelli 2001); Olocausti tardovittoriani (Feltrinelli 2002); Città morte. Storie di inferno metropolitano (Feltrinelli 2002).

SPQI, sono porci questi (titoli di stato) italiani

Tremonti che strilla contro i “banksters” non è surreale? Perché dovrebbe, qualcuno se lo è chiesto? Ci sono forse dubbi sull’economia italiana? Sul suo trentennale debito – che in quanto a persistenza ha qualcosa a che fare con i rifiuti napoletani – Tremonti ha spergiurato: l’Italia non corre rischi. Ha però sforbiciato a lungo il bilancio statale, tant’è che l’istruzione pubblica è soltanto più l’ombra di sé stessa. Per non parlare dei servizi erogati dagli enti locali (trasporti e sanità), quasi a rischio di chiusura.

E allora? I soldi rastrellati con la politica delle lacrime e del sangue non bastano? La novità risiede nel fatto che l’Italia sarà la prossima vittima sacrificale sul patibolo dei mercati finanziari. Gira la voce – Fondo Monetario Internazionale – che prima o poi, più prima che poi, l’Europa dovrà occuparsi seriamente di noi. L’Italia nel mirino della speculazione, come è accaduto per la Grecia? Pare di sì, ma tranquilli, siamo in buona compagnia:

L’Italia corre seri rischi per la sua ripresa economica in conseguenza delle “tensioni” di mercato sui suoi titoli di Stato che si avranno nell’ultimo trimestre del 2010 e nel 2011. La previsione è stata fatta dal Fondo monetario internazionale nel suo World Economic Outlook e riguarda anche altri Paesi come Giappone, Francia e Stati Uniti (Rinascita).

C’è aria, insomma, di crisi sistemica. Che metterà in ginocchio l’unione monetaria (ovvero l’Euro). L’obiettivo dei banksters è quello di “far crollare sui mercati la considerazione per l’affidabilità dei nostri Cct e Bpt e di conseguenza obbligare il Tesoro ad alzare i rendimenti” (Rinascita, cit.). L’attacco verrà sferrato con il solito trio di assi di Agenzie di Rating: Moody’s, Standard & Poor’s, Fitch. I tre abbasseranno il rating dell’Italia, o della Francia, scatenando il panico. L’obiettivo di lungo termine è sfaldare l’Euro, mettendo i tedeschi dinanzi alla prospettiva di un abbandono dell’Unione. L’Euro, in questo subdolo progetto, verrà diviso in Euro dell’europa Meridionale e Euro-Marco (una riedizione della vecchia moneta tedesca).

Vi sarà chiaro il fatto che qui non si tratta più solo di economia. Ma si usa l’economia per sradicare realtà politiche – come l’Unione Europea – e incidere localmente per metter fine a ciò che resta dello Stato Sociale:

nel caso dell’Italia e della Francia, contempla l’invito ad andare avanti con le politiche di riduzione del debito e del disavanzo, attraverso tagli alle pensioni, agli stipendi dei dipendenti pubblici e più in generale alle spese dello Stato sociale, come la Sanità nella quale dovrebbe progressivamente crescere il peso degli operatori privati. Quelli del Fmi, apparentemente dei consigli, sono in realtà chiari moniti ai governi a smantellare progressivamente ogni presenza della mano pubblica, per creare un unico enorme mercato globale (Rinascita, cit.).

Un mercato globale in cui si schiacciano le persone e le comunità a cui appartengono. Questo per il benessere di pochi attempati massoni trincerati dietro le loro corporation.