Eurogruppo: serve più Europa, lo dicono tutti. Serve pure più democrazia (non lo dice nessuno)

Lo dicono tutti. Lo ha detto persino Tremonti, ieri, in aula alla Camera. Lo dice Berlusconi, lo ha detto Angela Merkel e persino Barack Obama, con un piede in una pozza di petrolio e l’altro paralizzato dalla paura di un nuovo attentato. Serve più Europa. Sì, ma quale? Quell’opera bizzarra uscita dal Trattato di Lisbona? Quella invenzione di ingegneria politica della peggior specie che ha prodotto un Presidente del Consiglio ectoplasmatico come Van Rompuy, un simpatico pensionato che ha messo da parte le bocce per occuparsi di Unione europea – un bel salto, non credete? E che dire dell’Alto Rappresentante della PESD, della politica estera, di sicurezza e difesa comune che risponde al nome di Catherine Ashton? Come poter infierire su tal modesta personcina.

Il problema della UE sono le persone, ma non sono solo le persone. Nel 1992 governanti del calibro di Francois Mitterand e Helmuth Kohl affrontarono l’ignoto del dopo 1989 e inventarono l’euro, come passo per una sempre più stretta integrazione economica, supponendo che l’economia avrebbe prima o poi trascinato anche la politica verso il medesimo progresso. E ora, nel 2010, sulle ceneri della finanza mondiale, distrutta dai cani di Wall Street e dalla globalizzazione in salsa blairiana, l’economia trascina verso il baratro la politica, quest’ultima incapace di scelte coraggiose. Oggi, a differenza di allora, gli uomini al governo latitano: tutti, dalla vanagloria di Sarkozy al germanocentrismo della Merkel, passando per i biechi funzionari della BCE, Trichet in primis, incapaci di parlare una lingua che non sia quella tecnica degli spread e dei tassi di crescita, sembrano condannati ai fallimenti piuttosto che al superamento della crisi. Manca quella visione del futuro che i protagonisti del 1992 avevano ben chiara dentro sé, illuminati come erano da europeisti come Jacques Delors:

Il mio obiettivo è che entro la fine del millennio, l’Europa abbia una federazione vera. La Commissione dovrebbe diventare un dirigente politico che può definire essenziali interessi comuni … responsabile dinanzi al Parlamento europeo e prima degli Stati-nazione rappresentati come credete, dal Consiglio europeo o da una seconda camera dei parlamenti nazionali – J. Delors per la televisione francese (23 Gen 1990).

Ora si scontano i danni della politica indecente dell’allargamento ad Est, affrontato senza una vera riforma del meccanismo decisionale, e degli anni post 11 Settembre, della ‘Nuova Europa’ disegnata dalla mente dissociata di George W. Bush in cui l’asse fondante Franco-Tedesco veniva messo da parte e sostituito da una costellazione di paesi filoamericanisti a cui noi italiani abbiamo dato immeritato lustro:

L’Unione europea per troppo tempo è rimasta in una condizione di incertezza e gli ultimi anni – dai referendum olandese e francese, al travaglio lunghissimo con cui si è giunti al Trattato di Lisbona – hanno fortemente logorato l’Ue e la sua credibilità. Oggi sotto l’incalzare della crisi l’Europa deve decidere: se tornare indietro alla riva da cui è partita o se approdare alla riva cui tende […] Tutto questo manifesta una debolezza strutturale che mette a repentaglio il processo di integrazione e abbiamo davvero la necessità di trarre da questa crisi un’unica conseguenza: va bandita qualsiasi suggestione alla rinazionalizzazione delle politiche, che nel tempo della globalizzazione sarebbe la scelta più sbagliata. Dalla crisi si esce non con l’Europa minima, ma con la massima Europa possibile. Non con meno Europa, ma con più Europa (http://www.europaquotidiano.it/dettaglio/118341/ora_serve_piu_europa).

Ma quale disegno possibile per un’Europa Massima? La parola magica è ancora una volta il federalismo. In Italia si è fermi a un federalismo fiscale che divide ciò che è unito. L’arretratezza culturale di tale formula è evidente, poiché chi l’ha pensata è schiacciato a terra da una visione meramente localistica della politica. E’ un problema di aspettative e di capacità di vedere al di là delle banalità del quotidiano. Parlare di Federalismo Europeo, metterlo al centro del dibattito politico, sarebbe un primo passo. La struttura plurale europea, che poco somiglia a un modello vero di multi level governance, è priva di effettiva rappresentanza democratica. Il Parlamento non è il centro della discussione. Non dibatte che su questioni morte. Tutta la decisione politica passa per la diarchia Commissione Europea e Consiglio dell’Unione, ovvero attraverso il potere tecnocratico e quello nazionalistico dei governi riuniti in una sorta di Camera Alta, sovraordinata alla rappresentanza popolare del Parlamento. Questo il peccato originale che l’Unione Europea dovrebbe correggere. Ma serve un atto di coraggio politico che nessuno farà. Quel che è certo è che l’esito delle elezioni inglesi, con il primo vero caso di ingovernabilità di tutta la loro storia, e l’euroscetticismo di David Cameron, non aiuta proprio.

L’Irlanda dice sì alla UE zoppa. Ma il Parlamento europeo resta un mezzo parlamento.

L’Irlanda dice sì ma per gli europeisti c’è poco da gioire. Il Trattato avrà pure i suoi effetti positivi poiché crea la figura del presidente del Consiglio, che è l’organo di rappresentanza dei governi, ma non è un organo elettivo, crea la figura dell’Alto Rappresentante per la Politica Estera, che già esiste, ma ora siederà in Consiglio con altri poteri, limita il ricorso al voto per unanimità, aggancia nel processo legislativo i parlamenti nazionali, i quali verificano il rispetto del principio di sussidiarietà.
Il problema fondamentale è che il Parlamento Europeo, l’assemblea elettiva, l’unica espressione diretta del popolo europeo, non possiede l’iniziativa legislativa, che resta nelle mani della Commissione. Inoltre, il ruolo dei parlamenti nazionali risulta ancora limitato.
Insomma, lo Stato sovranazionale che verrà ha un deficit in termini di democrazia. La ripartizione dei poteri verte ancora sul vecchio paradigma della prevalenza del Consiglio – e quindi dei governi nazionali – sul parlamento europeo in virtù di una concezione di modello politico di tipo confederalistico, di intereazione fra le nazioni, che fallisce laddove era l’ambizione iniziale: il superamento del modello stato-nazione e l’affermazione di uno stato federale europeo. Lisbona è una conferma della multigovernance pasticciata che da Maastricht è evoluta fino al Trattato di Nizza e gli allargamenti a Est: una tecnocrazia che difetta in termini di democrazia, lontana com’è dai bisogni dei cittadini.

  • tags: no_tag

    • Il trattato di Lisbona, approvato oggi in Irlanda, è il testo che intende modificare i trattati istitutivi dell’Unione europea e della Comunità europea, adattando i meccanismi di funzionamento della vecchia Ue alle necessità di una unione che oggi conta 27 membri.

    • le principali novità previste dal nuovo trattato

    • PRESIDENTE DEL CONSIGLIO
      Viene creata la figura del Presidente dei 27, con carica di 2 anni e mezzo rinnovabile.

    • ALTO RAPPRESENTANTE POLITICA ESTERA
      Quasi un ministro degli Esteri che sarà anche vicepresidente della Commissione e riunirà in una sola persona il commissario agli esteri e l’Alto rappresentante per la politica estera e di difesa

    • RIPARTIZIONE POTERI
      Il Parlamento europeo esce rafforzato e potrà dire la sua (attraverso il processo di codecisione con il Consiglio) su nuove delicate materie: giustizia, immigrazione, trattati internazionali e bilancio.

    • SISTEMA DI VOTO
      Il potere di veto tra i 27 viene escluso in 45 ambiti di decisione, pur rimanendo in altri settori chiave, come il fisco e la difesa. Le decisioni nel Consiglio verranno prese con un sistema di voto a doppia maggioranza (55% dei Paesi che rappresentano il 65% della popolazione), lo stesso già previsto dalla defunta bozza di Costituzione. Per le resistenze della Polonia, il nuovo metodo entrerà però in vigore in maniera completa solo dal 2017 (dal 2014 in maniera parziale).

    • CITTADINI UE
      Potranno lanciare un’iniziativa legislativa, sempre che siano in grado di raccogliere almeno un milione di firme in diversi Stati membri.

    • PARLAMENTI NAZIONALI
      Fanno la loro comparsa nella mappa istituzionale tramite un meccanismo di verifica del principio di sussidiarietà (cioè per capire se sia più efficace agire con una normativa europea o con una nazionale).

    • MEMBRI DELLA COMMISSIONE
      Non ci sarà più un commissario per Paese, ma un numero pari a due terzi degli Stati membri, che così saranno presenti nell’esecutivo comunitario a rotazione.

    • MEMBRI DEL PARLAMENTO
      Ggli eurodeputati saranno al massimo 751 (l’Italia passa da 78 a 73)

    • PERSONALITÀ GIURIDICA
      Per la prima volta nella sua storia, l’Ue avrà una propria personalità giuridica e potrà quindi firmare i Trattati internazionali

    • CARTA DEI DIRITTI FONDAMENTALI
      Incorporata nel Trattato tramite un articolo, diventerà vincolante per tutti, ma non per Regno Unito e Polonia che hanno chiesto e ottenuto un’esenzione

    • CLAUSOLA DI USCITA
      Lisbona introduce la possibilità per uno Stato membro di uscire dalla Ue, dietro condizioni da negoziare con gli altri Stati

  • tags: no_tag

    • Ha vinto il sì al secondo referendum per il Trattato di Lisbona che si è tenuto ieri in Irlanda. Il 67,1% degli elettori si è pronunciato a favore, 32,9% hanno votato contro. L’affluenza è stata del 58%. E’ lo stesso premier irlandese Brian Cowen ad annunciare il risultato: "Il sì ha vinto. La gente ha parlato, questo è un buon giorno per l’Irlanda e per l’Europa", ha detto. "Insieme all’Europa, siamo migliori e più forti. Il Trattato farà nascere un’Europa più forte e un’Irlanda migliore".

    • Già ieri sera gli exit poll informali diffusi dai partiti politici Fianna Fail e Fine Gael assegnavano la vittoria al sì con il 60%. Il passaggio di voti dal No al Sì è stato del 20,5% rispetto al 2008 quando il trattato fu bocciato una prima volta con il 53% dei voti contrari.

  • tags: no_tag

    • Risultati definitivi attesi per questo pomeriggio
      Dublino, 3 ott. (Ap) – I primi dati elettorali relativi al referendum irlandese danno il "sì" al Trattato di Lisbona largamente in testa: lo hanno reso noto fonti della commissione elettorale poche ore dopo l’inizio dello spoglio dei voti; i risultati definitivi sono attesi per questo pomeriggio. I risultati parziali nelle circoscrizioni di Dublino Centrale e Dublino Nordest – che lo scorso anno avevano respinto il Trattato di Lisbona – danno infatti il sì al 56%. Nella consultazione del 12 giugno del 2008 gli irlandesi (tre milioni di aventi diritto al voto, l’1% degli elettori dell’Ue) avevano infatti respinto il Trattato con il 53% di voti contrari, paralizzandone di fatto l’applicazione: stando alle ultime rilevazioni il "sì" potrebbe oggi contare sul 60% delle preferenze. Nessun dato ufficiale è stato ancora diffuso sull’affluenza alle urne, che dovrebbe però superare quella dello scorso anno, attestatasi al 53%. Mgi

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Europa: il trattato di Lisbona è la morte del sogno federale europeo.

L’allarme è lanciato da alcuni giornalisti nascosti nel web, ma nessuno se ne occupa veramente. Il referendum sul Trattato di Lisbona che verrà sottoposto a referendum nella sola Irlanda il 2 Ottobre – qui da noi i trattati internazionali costituzionalmente non possono essere soggetti a consultazione popolare, e il trattato di Lisbona è già stato ratificato dal nostro parlamento.
Il Trattato di Lisbona non è una costituzione europea. E’ un’operazione al ribasso, che, grazie alla sua illeggibilità, si presta a essere la tomba del federalismo europeo, quel movimento che fu fondato nel 1943 da Altiero Spinelli, Ernesto Rossi , Eugenio Colorni, grandi pensatori europeisti, che credevano nell’Europa come stato federale, come Europa dei Popoli.
Il Trattato di Lisbona fallisce laddove proprio c’era più bisogno di creare un modello di superstato costruito sul concetto della multigovernance, del principio di sussidiarietà e della partecipazione a più livelli, locale e globale, fornendo così diverse possibilità di inclusione. Il Parlamento Europeo resta vuoto di compenteze, e partecipa all’iter legislativo ma non è il titolare esclusivo del potere legislativo che permane ancora in posse del Consiglio, vale a dire del consesso dei governi nazionali. Questo deficit di democrazia è aggravato dalla mancanza di etica di taluni parlamentari nazionali – gli italiani in primis – i quali accettano la candidatura a Bruxelles solo come prima tappa della carriera politica che poi condurranno nel proprio paese, che diventano parlamentari europei ma cedono subito il proprio scranno per ricoprire cariche politiche nel paese di appartenenza (triste esempio che ci ha fornito la Serracchiani, ora parlamentare europea ma presto candidata alle Regionali in Friuli).

Ecco allora che l’appuntamento referendario del 2 Ottobre in Irlanda resta l’ultima chance per i federalisti europei per bloccare questo mostro politico e far riprendere il processo di integrazione su basi democratiche.

(Gli articoli citati sono di chiara ispirazione euroscettica, laddove invece questo post vuol ribadire la necessità di costruire una comune casa europea, ma non nell’ottica adottata dai governi con il Trattato di Lisbona bensì in una rinnovata prospettiva federalista e democratica).

  • tags: no_tag

    • mentre tutti guardano da quella parte, da quell’altra accade il nostro destino, ma non c’è nessuno a osservare
    • stiamo tutti per diventare cittadini di un enorme Paese che non è l’Italia, governati da gente non direttamente eletta da noi, sotto leggi pensate da misteriosi burocrati a noi sconosciuti, secondo principi sociali, politici ed economici che non abbiamo scelto, e veniamo privati nella sostanza di tutto ciò che conoscevamo come patria, parlamento, nazionalità, autodeterminazione, e molto altro ancora
    • E’ il Trattato di Lisbona, vi sta accadendo sotto al naso, qualcuno vi ha detto nulla?
    • fra poco Montecitorio potrebbe essere un palazzo dove qualche centinaio di burocrati dimenticati si aggirano fingendo di contare ancora qualcosina; fra poco la Costituzione italiana potrebbe essere un poemetto che viene ricordato agli alunni delle scuole come un pezzo di una vecchia storia; fra poco una maggioranza politica che non sa neppure cosa significa la parola calzino potrebbe trovarsi a decidere come noi italiani ci curiamo, se avremo le pensioni, cosa insegneremo a scuola, come invecchieremo, o se dobbiamo entrare in guerra, e così per tutto il resto della nostra vita.
    • Altro che Cavaliere, altro che Brunetta o Emilio Fede.
    • E’ un impianto di regole europee raccolte in un Trattato che non è così come ce lo immagineremmo (un unico testo), ma è formato da migliaia di emendamenti a centinaia di regole già in essere per un totale di 2800 pagine.
    • Se ratificato da tutti gli Stati, esso diventerà di fatto una Costituzione che formerà la struttura per la nascita di un super Stato d’Europa, come gli Stati Uniti d’America, con una Presidenza, con un governo centrale, un Parlamento, un sistema giudiziario.
    • Questo super Stato diventerà più forte e vincolante di qualsiasi odierna nazione europea
    • Tutti noi europei diverremo cittadini di quello Stato e soggetti più alle sue leggi che a quelle dei Parlamenti nazionali, pur mantenendo la cittadinanza presente
    • le leggi fatte da questo super Stato d’Europa saranno vincolanti sulle nostre leggi nazionali, e saranno persino più forti della nostra Costituzione
    • Ma al contrario degli Stati Uniti, tali leggi verranno scritte da burocrati che noi non eleggiamo (es. Commissione Europea), mentre l’attuale Parlamento Europeo, dove risiedono i nostri veri rappresentanti da noi votati, non potrà proporre le leggi, né adottarle o bocciarle da solo.
    • Potrà solo contestarle ma con procedure talmente complesse da renderlo di fatto secondario.
    • Il Trattato di Lisbona infatti offrirà poteri enormi a istituzioni che nessun cittadino elegge direttamente (Consiglio Europeo che sarà la presidenza – Commissione Europea e Consiglio dei Ministri che sarà l’esecutivo – Corte di Giustizia Europea, che sarà il sistema giudiziario), le quali avranno persino la facoltà di far entrare in guerra l’Europa senza il voto dell’ONU.
    • Tutto il cosiddetto Capitolo Sociale del Trattato di Lisbona (lavoro, salute, scioperi, tutele, leggi sociali, impiego…) è miserrimo, con gravi limitazioni e omissioni, mentre sono sanciti con forza i principi del Libero Mercato pro mondo degli affari.
    • Dovete ricordare mentre leggete queste righe, che stiamo parlando di un Trattato che potrebbe molto presto ribaltare la vostra vita come nulla da 60 anni a questa parte: nuovo Stato, nuova cittadinanza, nuove leggi, nuovi indirizzi di vita nella quotidianità anche più banale, sicuramente meno democrazia, e nessuno che ci abbia interpellati. Come sarà questa nuova esistenza?
    • Saremo più liberi o più schiavi degli interessi delle elite di potere?
    • Anche nel Capitolo Giustizia il Trattato pone seri problemi. Ci sarà un organo superpotente, la Corte di Giustizia Europea, che emetterà sentenze vincolanti sui nostri diritti fondamentali e sulle leggi che ci regolano; la Corte sarà superiore in potere alla nostra Cassazione, al nostro Ministero di Giustizia, ma di nuovo sarà condotta da giudici nominati da burocrati che nessuno di noi ha scelto.
    • Un Trattato col potere di ribaltare tutta la nostra vita di comunità di cittadini, viene scritto in modo da essere illeggibile ed è stato già ratificato (manca solo la firma dell’Irlanda, che terrà un referendum il 2 ottobre) dai nostri governi completamente di nascosto da noi, e volutamente di nascosto.
    • una versione simile di questo Trattato (la Costituzione Europea) e con simili scopi fu bocciato da Francia e Olanda nel 2005, proprio perché scandalosamente sbilanciato a favore delle lobby di potere europee e negligente verso i cittadini
    • Scottati da quell’umiliante esperienza, i pochi politici europei che contano (il 90% non ne sa nulla e firma senza capirci nulla) hanno architettato una riedizione di quelle Costituzione bocciata chiamandola Trattato di Lisbona, e la stanno facendo passare in segreto dietro le nostre spalle.
    • Il Trattato di Lisbona contiene anche clausole di valore, che come ogni altra sua regola sarebbero vincolanti su tutti gli Stati, dunque anche su questa arretrata e cialtrona Italia, e limitatamente a ciò per noi non sarebbe un male. Tuttavia, la mole dei cambiamenti cruciali che porterebbe è tale e di tale potenza per la nostra vita di tutti i giorni e per i nostri diritti vitali, da obbligare chi vi scrive a lanciare un allarme: il Trattato di Lisbona va divulgato alle persone d’Europa e da queste giudicato con i referendum.
  • tags: no_tag

    • Ancora una volta i cittadini del Vecchio Continente potrebbero essere salvati dal popolo irlandese. L’apparato politico al soldo dell’Europa delle banche, prosegue i processi di ratifica del trattato di Lisbona nell’assoluta disinformazione mediatica.
    • dieci giorni fa in silenzio è stato riconfermato alla presidenza della commissione europea il portoghese José Manuel Barroso, con l’obiettivo di portare a termine il definitivo sacco d’Europa
    • Per scardinare completamente quel che resta della sovranità delle nazioni europee, ormai mancano all’appello soltanto tre Stati membri: Irlanda, Polonia e Repubblica Ceca. Ed è proprio a Dublino che si gioca la partita fondamentale.
    • La massiccia campagna d’informazione a favore del trattato di Lisbona dava quasi per scontata la “redenzione” dei ribelli irlandesi che un anno fa avevano bocciato con un referendum il monstrum in via d’approvazione in tutti gli Stati membri dell’Ue, senza neanche consultare i cittadini. L’Italia ne è l’esempio più eclatante.
    • gli ultimi sondaggi in Irlanda – pubblicati il 5 settembre – mostravano che a un mese dal secondo referendum sul trattato, il prossimo 2 ottobre, il fronte a favore di Lisbona aveva perso la maggioranza, precipitando di 8 punti dal 54 per cento dello scorso maggio al 46 per cento. Suppergiù quanto avvenuto poche settimane prima del referendum del giugno 2008, quando il popolo irlandese – unico in Europa ad essere consultato – aveva bocciato senza possibilità d’appello il trattato di Lisbona
    • gli eurocrati adottano l’ormai ben nota strategia del silenzio, se non quella della disinformazione
    • In Irlanda le manovre per scongiurare quella che sarebbe la tomba del trattato si susseguono a ritmo vertiginoso, tanto che l’amministratore delegato della Ryan Air, Michael O’Leary, ha annunciato di voler stanziare mezzo milione di euro a favore del “sì”, da impiegare anche in annunci sui velivoli della flotta.
    • Il modello industriale Ryanair si sposa perfettamente con il liberismo sponsorizzato dall’Europa delle banche: competizione e profitti, salari da fame e condizioni di lavoro miserabili.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.