Timbuctu divisa fra Qaedisti e Tuareg aspetta le bombe francesi

Così la caduta di Timbuctu nelle mani dei ribelli Tuareg ha determinato una fuga dalla città. L’esercito ufficiale maliano è in rotta, ha lasciato l’area senza combattere, appena qualche sparo, qualche elicottero in volo, nulla di più. Il golpe militare che ha agitato la capitale Bamako la scorsa settimana non ha inciso in alcun modo nel confronto bellico con i Tuareg del MNLA. Bamako è in preda ad uno stato confusionale. Reclama aiuto internazionale, ma nessun paese risponde.

Così la città è stata divisa. Il centro è occupato dal gruppo salafista di Ansar Edine. Voci parlano anche di membri del AQMI, Al Qaeda del Maghreb Islamico, i rapitori di Rossella Urru, insediatesi in alcuni quartieri della città. La parte esterna sarebbe controllata dai Tuareg. Oggi dovrebbe verificarsi l’incontro fra Mohamed Ag, Capo di Stato Maggiore nel Movimento Nazionale per la Liberazione della Azawad,e Iyad Ghali, il leader di Ansar Edine. Dovrebbero discutere delle modalità con cui dichiarare l’indipendenza dell’Azawad dal Mali.

Timbuctu si estende in forma di ferro di cavallo; è adiacente al fiume Niger e piega verso nord, nel Sahara. I suoi centri vitali sono distribuiti tra la regione meridionale e il centro della città, i quartieri con alta densità di popolazione si concentrano nel nord della città. Il MNLA è di stanza nella regione meridionale della città, oltre che nei valichi Cabara, e controlla il fiume, l’aeroporto e la zona che porta verso Bamako. Ansar Edine occupa come detto la zona centrale della città, e quindi i suoi punti vitali. La città aspetta ma è chiaro che i due gruppi si scrutano e si osservano. Non è escluso che, se l’incontro di oggi avrà un esito negativo, inizino a bombardarsi a vicenda.

E la Francia che fa? Può permettere che il Mali, sua ex colonia, venga diviso e spartito fra Tuareg e gruppi assimilabili ad Al Qaeda? Chi vive a Timbuctu pensa di no e si aspetta le bombe di Sarkozy (o di Hollande?). Il MNLA nega qualunque correlazione con Ansar Edine. Lo fa con un comunicato sul proprio sito nel quale stigmatizza gli organi di informazione del Mali e internazionale, in particolar modo France Presse, colpevole di essere l’autrice di un’opera di disinformazione globale volta a rappresentare il MNLA come un movimento di ex mercenari di Gheddafi e ora di fondamentalisti qaedisti.

Dei rapiti italiani e spagnoli nessuna notizia.

 

Il Mali cede sotto i colpi dei Tuareg

Dopo Kidali è caduta Gao, oggi Timbuctu. L’esercito maliano è in disfatta. Secondo Sahara Media il colonnello Elhadj Ag Gamou si è unito ai combattenti Tuareg. Due giorni fa il capo della autoproclamatasi Giunta Militare del Mali, Amadou Sanogo, ha lanciato un appello per un aiuto militare straniero. Viene scritto, anche sui giornali italiani – come La Repubblica – che i ribelli Tuareg si sono alleati con la cellula di Al Qaeda nel Sahel, AQMI. In realtà si tratterebbe di un gruppo minore, islamista, chiamato Ansar Edine, una formazione politico militare che vorrebbe applicare la Sharia nel nuovo stato dell’Azawad. Ma l’Azawad è la terra dei Tuareg e i Tuareg sono nomadi, seppur islamizzati, e mantengono una identità culturale ben definita.

Dire che i Tuareg si sono alleati con Al Qaeda non è completamente corretto. Il Movimento Nazionale per la Liberazione dell’Azawad (MNLA) si è formato all’inizio dell’Ottobre 2011. L’impulso per questa nuova guerra dei Tuareg (l’ultima è terminata nel 2009) è venuto alla fine del regime di Gheddafi in Libia. Tuareg di diverse tribù hanno combattuto sia per il Raìs che contro. Il comandante militare dell’MNLA, Mohammed Ag Najm è stato certamente un ufficiale libico di origini maliane ed ha servito durante il regime di Gheddafi ma si è espressamente dichiarato in disaccordo con il regime fin dall’inizio dell’insurrezione di Bengasi. Ma non si tratta di mercenari. Essi sono ex ufficiali libici di etnia Tuareg. Combattono ora per il loro vero paese.

Ansar Edine è un gruppo salafista Tuareg. Certo è difficile distinguere. La presa della città di Kidal è un punto di non ritorno. Dopo sono cadute Gao – in seguito a una sanguinosa battaglia in cui l’esercito maliano ha dispiegato persino degli elicotteri, senza evidentemente ottenere l’effetto di fermare l’avanzata dei ribelli berberi – e Timbuctu. Il nord del Mali è fuori del controllo del governo di Bamako e potrebbe suggerire alla cellula di Al Qaeda in Algeria, AQMI, responsabile dei rapimenti di Rossella Urru e dei due cooperanti spagnoli, di iniziare attività terroristiche o di guerriglia in territorio algerino. Aveva ragione Giulio Sapelli sul Corriere: la caduta di Gheddafi ha spezzato l’equilibrio dell’area, importantissima per la produzione di petrolio ma anche per il traffico della droga e degli immigrati verso l’Europa. L’Azawad potrebbe nascere come narcostato, come Stato Canaglia, un nuovo Afghanistan, palestra del terrore qaedista. O forse no. Forse ci stiamo ingannando. forse siamo vittime della propaganda del governo diBamako, che già otteneva i soldi e le armi dalla Comunità Internazionale per combattere il Terrore di AQMI, soldi che invece hanno ingrassato le tasche dell’ex presidente ATT, Amadou Toumani Touré, deposto dai militari.

Cosa succederà se la guerra coinvolgerà l’Algeria? Cosa farà la Francia, da sempre dominus dell’area? Le elezioni presidenziali in Francia saranno discrimine per un intervento militare straniero, come è successo per la Libia, questa volta però in chiave conservativa, anti-ribelli? Oppure anche Francoise Hollande vede nell’Azawad una minaccia agli interessi francesi?

Il Golpe in Mali complica le trattative per liberare Rossella Urru

E’ in corso in Mali, nella capitale Bamako, un tentativo di colpo di Stato da parte di una sezione ribelle dell’esercito. Stando alla ricostruzione riportata su Il Fatto Q, la “scintilla è scoppiata nel campo militare di Kati, a una quindicina di chilometri dalla capitale, durante la visita del ministro della Difesa, Sadio Gassama”. Alcune decine di militari si sono rivoltati contro di lui, lanciandogli pietre. Gassama è quindi fuggito. Se il suo intento era quello di placare gli animi e rassicurare sull’impegno del governo di Bamako nella repressione della rivolta Tuareg nel nord del paese, possiamo dire che ha in realtà innescato una vera e propria insurrezione armata. Da Kati, i militari golpisti si sono diretti nella capitale e hanno assaltato la tv pubblica e in un secondo momento anche il palazzo presidenziale. Motivo della rivolta sono le condizioni con cui i militari sono costretti a combattere. I ribelli Tuareg del Fronte di liberazione nazionale dell’Azawad hanno “ereditato” molti degli armamenti e degli ufficiali delle ex truppe fedeli a Gheddafi, dissoltesi con la cattura del Rais. L’Azawad intende separarsi dal governo di Bamako per riunificare i popoli del Sahel, la regione intermedia tra il Sahara e l’Africa nera, a sud del Maghreb. Nella zona è operativa la cellula di Al Qaeda AQMI, responsabile del rapimento di Rossella Urru e dei suoi due colleghi cooperanti spagnoli. Molto probabilmente i tre rapiti sono tenuti nascosti in una città del nord del Mali, al confine con l’Algeria. Nelle scorse settimane era emerso che la trattativa per la liberazione di Rossella passava attraverso alcuni mediatori maliani, fra cui l’attuale presidente del Mali, Amadou Toumani Touré e uno sceicco, tale Bahla Ag Nouh. Ebbene, il primo sta per essere defenestrato; il secondo è stato ucciso lo scorso undici Marzo, tra le città di Onafis e Taodney, nel centro del paese. L’impressione è che da questo momento in poi, se il golpe dei militari dovesse concludersi con il ribaltamento dell’attuale regime, le trattative per la liberazione di Rossella dovranno ricominciare daccapo.

Rossella Urru, ucciso un intermediario. E nel nord del Mali infuria la guerra dei Tuareg

Nonostante il silenzio stampa, che in questo caso mi sento di non dover rispettare, emergono altre scarne notizie circa la sorte della cooperante italiana Rossella Urru, rapita in Algeria insieme a tre colleghi spagnoli da Al-Qaeda. Il giornale algerino al Khabar afferma che lo sceicco Bahla Ag Nouh, uno dei più importanti negoziatori nelle diverse trattative per la liberazione di ostaggi occidentali nel Sahel, è stato ucciso nel Mali. L’uccisione dello sceicco sarebbe conseguenza del fallito blitz delle forze militari inglesi per la liberazione di Chris McManus e di Franco Lamolinara. L’uomo sarebbe stato ucciso insieme ad altri tre, probabilmente uomini della sua scorta, in un’imboscata in una strada tangenziale di collegamento tra le città di Onafis e Taodney, nel centro del Mali.

Intanto la situazione nel nord del Mali, là dove si fronteggiano le truppe del governo maliano e i ribelli Tuareg, e soprattutto dove è probabile che Al Qaeda tenga ostaggio Rossella Urru, sta precipitando. La base militare di , a , nel nord del , sarebbe nelle mani dei ribelli del Movimento nazionale per la liberazione dell’ (). Sahara Media ne dà conferma citando le parole del ministro della difesa maliano. Il comandante operativo alla base del Tsalit ha deciso di evacuare la base militare temporaneamente, al fine di preservare la vita di più di 1500 civili che vi avevano trovato rifugio.

La base era circondata da settimane e il suo controllo è considerato strategico da parte dell’Mnla per via di un aeroporto e perché aprirebbe le strade a un’offensiva contro Kidal, uno dei principali centri dell’Azawad, la regione settentrionale del Mali (Atlas).

Il Movimento nazionale per la liberazione dell’Azawad è fondamentalmente composto di tribù Tuareg e di ex combattenti libici pro-Gheddafi. La situazione umanitaria nella zona è definita preoccupante. C’è chi parla di un forte sostegno dell’intelligence francese nelle operazioni del MNLA. Il Movimento ha un sito internet in cui si possono leggere i comunicati ufficiali. Nella home page in queste ore campeggiano i titoli trionfalistici sulla liberazione di Tessalit. Il gruppo del MNLA non è certamente da annoverarsi fra le formazioni affiliate ad Al-Qaeda. Fra due mesi il Mali andrà ad elezioni presidenziali.

La caduta di Muammar Gheddafi è un tassello importante per la costituzione dell’Mnla. Centinaia di tuareg che si erano arruolati nell’esercito libico sono ritornati in patria, fra loro anche gli “irriducibili”, capitanati da Ibrahim Ag-Bahanga (scomparso in un incidente d’auto lo scorso 26 agosto), che non avevano accettato l’ultimo accordo di pace con il governo di Bamako, firmato ad Algeri nel luglio 2006. Gli ex militari si sono uniti ai giovani del Movimento nazionale dell’Azawad (Mna, formatosi nell’ottobre 2010): intellettuali, militanti politici, blogger alla ricerca di un avvenire per il loro popolo. Dalla fusione di diverse anime, il 16 ottobre 2011 è nato l’Mnla. Con un obiettivo ben preciso: l’indipendenza dell’Azawad, la vasta fascia desertica a nord del fiume Niger, che comprende le regioni di Gao, Kidal e Timbuctu, abitate dal popolo tamasheq e dalle etnie songhai, peul, bozo, mauri (nigrizia.it).

Il movimento è quindi definibile come politico e militare, volto all’autodeterminazione dell’area, sottoposta al giogo del governo di Bamako e di funzionari di etnia bambara. Non è nemmeno lontanamente paragonabile a movimenti politici teologici che propagandano la Jihad. Bilal Ag-Chérif, segretario generale dell’Mnla, “nega categoricamente ogni contatto con l’Aqmi” (Al-Qaeda nel Maghreb islamico), il gruppo terroristico che ha rapito Rossella. Secondo MNLA, il governo di Bamako strumentalizza la presenza di Al-Qaeda nel nord del paese per richiedere forniture militari all’estero, nella cornice della lotta internazionale al terrore iniziata nel 2001. Ma il governo maliano non ha mai veramente combattuto Aqmi. Ha invece dirottato gli aiuti ricevuti nelle repressioni delle minoranze tuareg. Il Mali è uno dei paesi beneficiari del progetto ‘ Africom’, il complesso di aiuti militari che gli USA di Barack Obama hanno ‘democraticamente’ dirottato sul continente africano per combattere Al-Qaeda.