Regionali, divieto di terzo mandato: il silenzio del PD, il silenzio di tutti.

Il PD in Umbria rischia la presidenza. Ed è pure dilaniato dalla faida fra bersanian-dalemiani e veltru-franceschiniani: fatto che ha consigliato alla gran parte del Partito di ripiegare sulla Lorenzetti, presidente in carica, benedetta dai sondaggi, ma con un piccolo neo: è al terzo mandato elettivo. Ecco come ne parlano:

    • Il "Gruppo Democratiche e Democratici di Foligno per la Lorenzetti Presidente" sostengono la candidatura di Maria Rita Lorenzetti alla Presidenza della Giunta Regionale per le elezioni del 2010

    • Gli attuali contrasti fondati esclusivamente sul divieto a priori circa il terzo mandato della Presidente Lorenzetti, senza un confronto politico sul Progetto per l’Umbria e su chi può meglio rappresentarlo, non ci convince e ci preoccupa perché prefigura una idea di politica, nelle istituzioni e nel Partito Democratico, che esclude l’ascolto e il confronto sui problemi che toccano migliaia di persone e le loro condizioni di vita.

    • Maria Rita Lorenzetti è in grado di garantire la CONTINUTA’ e l’INNOVAZIONE necessarie in virtù della sua esperienza politica ed amministrativa

Ora, la querelle del divieto di terzo mandato, prescritto da Legge dello Stato n. 165/2004, all’art. 2 comma 1, lett. f, non ha ancora raggiunto i media del mainstream nazionale. Striscia come nelle trincee nelle colonne dei blog e in documenti a carattere giuridico – ce ne sono almeno tre che circolano in rete, e ognuno risponde alla domanda "da quando si applica il divieto di terzo mandato" in maniera diversa e sollevando interrogativi diversi.
In primis fu il prof. Stefano Ceccanti a fugare il dubbio, stabilendo:
– la liceità della sospensione del diritto fondamentale di elettorato passivo "per evitare che esso, pur nella sua natura di diritto politico fondamentale, non diventi ab-solutus, cioè illimitato, ossia capace di intaccare direttamente la natura democratica del nostro ordinamento, rendendo alcuni eletti a vita, uomini o donne che siano, a discapito di altri";
– l’immediata applicabilità della norma contenuta nel comma 1-f dell’art. 2 della predetta legge, in virtù della sua "compiutezza;
– la norma è fonte di grado inferiore, una legge statale, di principio, limitativa di un diritto fondamentale;
– pertanto, stante alla "indubbia e unanime collocazione dottrinale del diritto di elettorato passivo, sancito dall’art. 51, comma primo della Costituzione, nel novero dei diritti politici fondamentali, questa collocazione porta con sé l’illegittimità di
interpretazioni che possano condurre a una retroattività dei limiti introdotti con legge".

Per contro, la ricorstruzione di Ceccanti ha subito un duro attacco dal parere dello Studio Legale Vittorio Angiolini:
– la norma  si configura come “principio fondamentale” sulla base dell’art. 122 della Costituzione: la legge statale stabilisce i pèrincipi fondamentali a cui la legge regionale deve ispirarsi;
– la non retroattività della norma contenuta nel comma 1 lett. f, sulla base del principio assoluto di irretroattività di norme volte a circoscrivere l’elettorato passivo, è “giuridicamente insostenibile” poiché il carattere retroattivo viene in questo contesto travisato;
– l’irretroattività della legge consiste nell’applicare una nuova disciplina legislativa solo a fatti verificatisi posteriormente alla sua entrata in vigore, con esclusione non solo di fatti e vicende al momento di detta entrata in vigore ormai esauriti, ma anche a fatti o vicende nel momento dell’entrata in vigore in corso di svolgimento, e perciò intrapresi in precedenza, sotto la vigenza di una disciplina diversa;
– l’ art. 2, comma 1 lett. f) della l. n. 165 del 2004 non detta alcuna disciplina innovativa, ed anzi non detta alcuna disciplina che abbia la benché minima influenza sul conferimento e sull’espletamento dei primi due mandati consecutivi come Presidente della Regione;
– Formigoni, invece, così come Lorenzetti, non è affatto in una posizione di non-conoscenza del divieto di terzo mandato, poiché tale norma sussiste dal 2004, ben prima di essersi proposto per la terza volta Governatore della Lombardia. Egli è quindi pienamente informato circa il divieto.

Infine, Margherita Raveraira solleva l’ulteriore questione definita dall’art. 2, comma 1, lettera d, che "attribuisce ai Consigli regionali la competenza a decidere sulle ineleggibilità nei confronti dei propri componenti e del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto (fatta salva la competenza del’autorità giudiziaria a decidere sui relativi ricorsi), senza nulla prevedere sul regime da applicarsi al limite, di cui alla lett. f)". Chi decide sulla ineleggibilità del Governatore? E’ chiaro che l’Assemblea mai voterà contro il proprio Presidente. Il comma 1-d è una norma sulla quale già la Corte Costiotuzionale – sent. n. 84/2006 – si espresse in maniera critica: essa "non assicura la genuinità della competizione elettorale, nel caso in cui l’ineleggibilità sia successivamente accertata; induce il cittadino a candidarsi violando la norma che, in asserito contrasto con la Costituzione, ne preveda l’ineleggibilità; non consente che le cause di ineleggibilià emergano, come quelle di incandidabilità, in sede di presentazione delle liste agli uffici elettorali”. Di fatto, la decisione sulla ineleggibilità non viene valutata al momento della candidatura, bensì nella successiva fase dell’esame da parte dell’Assemblea, quindi a "fatto compiuto", lasciando agli eventuali contestatori la sola eventualità della via giudiziaria. La legge non ha alcun carattere preventivo in fatto di ineleggibilità, né tantomeno prefigura un percorso univoco per la valutazione dei casi di ineleggibilità stessa, lasciando pericolosamente aperta la strada per un contenzioso giudiziario infinito.

I link ai documenti:
Margherita Raveraira:  IL LIMITE DEL DOPPIO MANDATO ALLA IMMEDIATA RIELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE: UNA QUESTIONE COMPLESSA.

Stefano Ceccanti: IL TETTO AI MANDATI QUALIFICA L’ORDINAMENTO REGIONALE, MA NON È APPLICABILE PRIMA DEL 2015

Vittorio Angiolini: Limite all’elezione del Presidente delle Regioni ordinarie dopo due mandati consecutivi

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Regionali, il divieto di terzo mandato è un principio fondamentale. La non rieleggibilità di Formigoni.

Nessuno se ne è accorto, a parte Luca Sofri e di seguito Giuseppe Civati. Ma esisterebbe un piccolo “divietino”, che riassumiano nella formula “divieto di terzo mandato”, per i Governatori delle nostre Regioni. Ovvero, chi come Formigoni in Lombardia, ma anche Maria Rita Lorenzetti per il PD in Umbria, ha ricoperto il ruolo di Governatore per due mandati consecutivi, non può essere ricandidato. Avete capito bene: non sono rieleggibili.

Finora si sono manifestate due diverse interpretazioni giuridiche: da un lato, quella “divietista”, che valuta il limite posto dall’art.  comma , lett. f della legge 165/2004 come immediatamente applicabile, anche in assenza di una specifica legislazione regionale; dall’altro quella “permissivista”, che è stata elaborata da Stefano Ceccanti nella formula della non retroattvità della norma del 2004.

La posizione espressa sul blog di Civati trova fondamento nella analisi storico-giuridica dell’Avvocato Vittorio Angiolini, il quale così argomenta:

a) intenzione del legislatore:  durante i lavori preparatori il testo legislativo fu dal Senato modificato per “sopprimere” 
 la “libera scelta delle Regioni di avvalersi o meno di tale possibilità” di “prevedere che il Presidente, eletto a suffragio universale e diretto, non puo` essere eletto immediatamente per la terza volta”;

b) compiutezza della norma: i punti precedenti il comma1-f lascerebbero al legislatore regionale margine di intervento per “colmare i vuoti o dirimere le incertezze residue”, mentre il comma 1-f no;

c) Queste due caratteristiche rendono il comma 1-f  “immediatamente applicabile”. La norma peraltro si configura come “principio fondamentale” sulla base dell’art. 122 della Costituzione:

Art. 122

Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.

d) “disciplinati da legge della Regione nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica”: formula che presuppone un contesto di “potestà concorrente” fra Regione e Stato; la legge statale stabilisce i principi fondamentali. In questo caso, l’art. 2 comma 1-f della legge 165/2004, in quanto norma “autosufficiente”, ha il crisma di principio fondamentale. Da ciò consegue l’incostituzionalità di leggi regionali eventualmente con essa confliggenti, e l’applicabilità diretta e immediata in un contesto di legislazione regionale che non la contraddica (art. 1, comma 2 della l. 5 giugno 2003 n. 131, “le disposizioni normative statali vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge nelle materie appartenenti alla legislazione regionale continuano ad applicarsi, in ciascuna Regione, fino alla data di entrata in vigore delle disposizioni regionali in materia”);

d) i “principi fondamentali” debbono altresì configurarsi come “limite positivo” e non solo “negativo”, sono in grado di produrre effetto abrogativo, e dunque di prevalere, sulle previsioni di precedenti leggi, statali e regionali;

e) la non retroattività della norma contenuta nel comma 1 lett. f, sulla base del principio assoluto di irretroattività di norme volte a circoscrivere l’elettorato passivo, è “giuridicamente insostenibile” poiché il carattere retroattivo viene in questo contesto travisato:

  • l’irretroattività della legge consiste nell’applicare una nuova disciplina legislativa solo a fatti verificatisi posteriormente alla sua entrata in vigore, con esclusione non solo di fatti e vicende al momento di detta entrata in vigore ormai esauriti, ma anche a fatti o vicende nel momento dell’entrata in vigore in corso di svolgimento, e perciò intrapresi in precedenza, sotto la vigenza di una disciplina diversa;
  • l’ art. 2, comma 1 lett. f) della l. n. 165 del 2004 non detta alcuna disciplina innovativa, ed anzi non detta alcuna disciplina che abbia la benché minima influenza sul conferimento e sull’espletamento dei primi due mandati consecutivi come Presidente della Regione;
  • la norma, non avendo effetto su fatti e vicende del passato, o in corso di svolgimento, non ha alcun effetto retroattivo: si limita a porre il limite del terzo mandato, cioè a vietare un’azione futura;
  • l’approccio di Ceccanti “tradisce la ragione di fondo per cui in genere è stabilito il principio di irretroattività delle leggi: la salvaguardia della buona fede come ignoranza incolpevole di modificazioni che potrebbero sopraggiungere”: Formigoni, invece, così come Lorenzetti, non è affatto in una posizione di non-conoscenza del divieto di terzo mandato, poiché tale norma sussiste dal 2004, ben prima di essersi proposto per la terza volta Governatore della Lombardia. Egli è quindi pienamente informato circa il divieto;
  • la norma esplicitamente parla di  “non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo  del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto“, pertanto esclude dal computo dei due mandati consecutivi, eventuali precedenti mandati ricoperti non in virtù della elezione diretta bensì per elezione indiretta all’interno del Consiglio Regionale: questa considerazione rende manifesto come l’attribuzione della non retroattività per la definizione dell’elettorato passivo nel senso della delimitazione fra eletti a suffragio indiretto ed eletti a suffragio diretto, sia un elemento assolutamente velleitario, poiché già contenuta nella norma.