Giovanni Favia a Yes, political!: l’attacco indegno di D’alessio. Il MoVimento e i rapporti con IDV.

Questo blog ha seguito la vicenda delle primarie del MoVimento 5 Stelle in Emilia-Romagna chiedendosi se il MoVimento stesse rinunciando forse al modello democratico-partecipativo in cambio di forme di aggregazione più sbrigative.

Giovanni Favia, il candidato governatore per la lista a 5 Stelle in Emilia-Romagna, è intervenuto per smentire clamorosamente le dichiarazioni del consgiliere circoscrizionale di Bologna Savena, Valerio D’alessio, le cui critiche prima di Natale furono oggetto di un articolo su La Stampa. D’alessio è oramai in rotta con il mondo dei Meet-Up ed è approdato improvvisamente alla corte della lista bolognese di Italia Dei Valori (IDV) con capolista Grillini, l’ex presidente dell’Arcigay e navigato politico ex PCI, PDS, DS, PD.

Ecco cosa ci racconta Favia.

Favia: – Ho letto l’intervista a D’alessio.

Cubicamente: – Me l’aspettavo di sentirti. La mia intenzione era di generare dibattito. Mi sono incuriosito alla vicenda prima di Natale, quando ho letto di D’alessio in un articolo de La Stampa. Ho cercato conferme alla notizia. Devi sapere che La Stampa ogni tanto usa mettere l’articolino per gettare un po’ di discredito.

Favia: – E’ una vicenda squallida. Ho l’sms del giornalista Franco Giubilei, che ha firmato l’articolo. Il giorno dopo mi chiede scusa. L’articolo è uscito ma non è quello che ha scritto lui.

Cubicamente: – Addirittura? E pensare che quando ho contattato D’Alessio la prima volta gli ho espressamente chiesto se l’articolo corrispondesse a ciò che aveva scritto, oppure se era ravvisabile una lettura tendenziosa da parte del giornalista de La Stampa. Ma lui rispose di sì, che quello era quanto aveva scritto. E che c’erano diversi motivi di doglianza con i colleghi dei meet-up. Ho poi visto il video relativo alle primarie, quello realizzato da Ravenna.

Favia: – Sì, il famoso video. Erano sei ore di riunione. Si capisce ben poco. Sempre la famosa manipolazione: noi lo pubblicheremo integrale, fra una settimana, così poi vediamo chi è per l’informazione e la trasparenza e chi invece vuole solo fare propaganda; calunniosa, ovviamente. Tutti allora si potranno fare un’idea di cosa sono state questa sorta di primarie.

Cubicamente: – Tutto è nato dal comunicato politico n. 28, in cui Grillo ti indicava come candidato per l’Emilia-Romagna.

– Noi abbiamo iniziato una discussione a partire da Settembre, quindi tutto ha inizio molto prima. Scrivere che tutto ha inizio dal post di Grillo è un’analisi parziale: io e Roberto Fico eravamo già, dopo un ciclo di assemblee locali, favoriti come candidati, ma non per motivi particolari, bensì per il nostro semplice attivismo, la nostra dedizione al MoVimento, per quello che avevamo dimostrato nel concreto. Quando a Bologna abbiamo scelto il candidato da proporre alle altre città, c’è stato un lungo dibattito. E su un’assemblea comunale di sessanta persone, che sono gli attivisti, lo zoccolo duro del movimento, ci sono stati due astenuti e due contrari, e gli altri si sono espressi per la mia candidatura.

Io non mi sono autocandidato, mi hanno candidato: hanno pensato che l’unica persona che avesse la possibilità di svolgere la campagna elettorale fossi io. Un po’ per l’esperienza che ho accumulato in questi mesi, un po’ per il tempo che ho a disposizione. Ma ci tengo a precisare che il candidato presidente non diventa automaticamente consigliere. Quando noi abbiamo dovuto scegliere il candidato presidente abbiamo dovuto scegliere la persona che si caricasse sulle spalle la campagna elettorale. Aggiungo che è più difficile prendere le preferenze da candidato presidente che da singolo cnadidato in una lista provinciale. Questo perché le persone dovranno riscrivere il mio nome a fianco del mio nome, paradossalmente. Noi abbiamo visto i Fac Simile delle schede elettorali. Se il mio primo obiettivo fosse stato non mettermi ad disposizione del MoVimento, come ho sempre fatto, ma arrivare alla poltrona, sarei stato ben zitto, mi sarei candidato solo nella lista di Bologna e probabilmente sarei entrato nel consiglio regionale, magari a discapito del candidato Presidente.

Si è trattato di un perscorso partecipato. Nonostante ciò dobbiamo difendeci da questi attacchi che sono montati sul nulla. Grillo ha fatto quel post, ma Grillo è un libero cittadino che ha il diritto di esprimersi. Io non ero avvisato di quell’articolo sul suo blog. Noi avevano già iniziato il percorso delle primarie e avevamo già valutato i metodi: la grande giornata di elezioni a Bologna, in un teatro, le dirette web con le assemblee locali, il voto con il sistema ” una provincia un voto”. si è trattato di un lungo studio. Poi un ragazzo di Forlì – noi cerchiamo di portare avanti il concorso di idee – ha proposto il sistema dei grandi elettori, che consiste nel fatto che ogni provincia esprime un numero di delegati in base al numero dei suoi candidati alla lista regionale, e questi delegati portano avanti il mandato delle loro assemblee locali. Quindi si svolgono le assemblee locali, e ai delegati o vine loro assegnato un mandato con delega (votare esplicitamente per un candidato) o un mandato fiduciario (ascoltate i candidati e scegliete). Abbiamo lasciato le libertà di voto: segreto o palese.

Queste sono state le nostre primarie. Io non capisco perché si dica che io sono stato calato dall’alto. Noi avevamo già verificato le candidature. C’era solo da decidere la data. Nessuno può tappare la bocca a Beppe. Io avrei preferito che non si fosse espresso. Gli avevo anche scritto via sms un mese prima, avrei preferito che non avesse fatto quell’articolo, perché ci ha fatto del male. Ma lui era in assoluta buona fede.

Finché non c’è il sito online del movimento dove si potrà votare, chi c’è a garanzia della rappresentatività? I meet-up con quindici persone?

Io credo che in Emilia-Romagna il mondo attorno al blog di Grillo sia composto da migliaia di persone, e lui fa da garante. Partirà presto il portale con la e-democracy per il nostro MoVimento. Ma la volontà di Grillo di rispettare i dettami della democrazia dal basso si riconosce dal fatto che ha voluto fortemente costituire questo portale. Fino a ieri ha dichiarato che si tirerà fuori appena il MoVimento avrà le sue gambe. Credo che di tutte le forze poltiche in campo in questo momento, partiti e non, quella che ricerca di più l’apertura verso il basso sia proprio la nostra. Mi fa ridere leggere questi articoli. D’alessio ha scritto delle righe deliranti che i giornali locali non hanno neanche preso in considerazione. Come è possibile che La Stampa, un giornale nazionale, che quando io ho promosso gli ordini del giorno sulla trasparenza non ha fatto mezzo articolo, faccia invece un articolo per rendere conto di un consigliere di quartiere che scrive delle cose false, che nessun giornalista de La Stampa ha cercato di verificare né tantomeno di vedere se veramente avessimo fatto le primarie e come. In più il giornalista mi chiama la sera prima io gli mando tutti i verbali dellle nostre assemblee. Si capisce che gli hanno chiesto di fare questo articolo. Me lo ha detto. Lui capisce che non c’è niente dietro le parole di D’alessio. Scrive l’articolo completo con le mie dichiarazioni che smentiscono l’accusa di D’alessio. E cosa succede? Glielo mettono in terza pagina, tagliato, con solo le frasi del comunicato stampa di D’alessio. Lui, che dal primo di novembre, parola della Mura (coordinatrice regionale dell’IDV, ndr.), è già nella lista di IDV per le regionali.

Cubicamente: – Questo ha sorpreso anche me. Tanto più che quando ho contattato D’alessio la scorsa settimana per l’intervista lui non ha fatto alcun cenno a IDV, sebbene avessi supposto l’esistenza di problemi di coesistenza del MoVimento 5 Stelle con IDV. Proprio su questo vorrei avere la tua opinione. Gira un video su Fb riguardo Roberto Fico e la sua partecipazione a una trasmissione televisiva a carattere politico-regionale durante la quale è stato attaccato dall’esponente di IDV. Conosciamo i guasti di IDV soprattutto in determinate regioni, a causa della grave mancanza di direzione politica. Quale è la tua opinione in merito ai rapporti con IDV?

Favia: – IDV si pone come la novità, come l’antisistema e poi fa politica con gli stessi metodi e le stesse strutture dei partiti che hanno ridotto l’Italia in questo modo: tessere comprate, commisssari, piccole caste che fanno accordi con PD in Emilia-Romagna per avere delle poltrone. E’ un partito che non c’è sul territorio.

Noi invece siamo un gruppo di cittadini che fa volontariato politico tutti i giorni, banchetti, ricerca le idee per portare le nuove tecnolige e ridurre lo spreco nella pubblica amministrazione per un futuro sostenibile. Noi siamo frose più ingenui di loro, ma siamo orgogliosi di esserlo. Noi non siamo così terrorizzati da loro come loro lo sono da noi. Di Pietro deve ringraziare Grillo. Di Pietro raccolse alle scorse elezioni regionali in Emilia-Romagna il 2%. Alle ultime europee era all’8%. Io credo che una buona mano gliela abbia data Grillo. Noi non portiamo via voti a IDV, sono i nostri voti che tornano a noi. Prima non avevamo rappresentanza ma asesso ce l’abbiamo. Perché loro ce l’hanno con noi se teoricamente sono le battaglie che contano, i contenuti, se dicono di condividerne molte di queste battaglie? E poi perché le condividono solo a parole? Perché votano, per esempio, come è successo a Parma, a favore dell’inceneritore? Rispondano a queste domande. Io non voglio fare della mera polemica politica. Perchè dicono sì alla gestione privatistica dell’acqua? I sindiaci non saranno più in grado di controllare la gestione dell’acqua pubblica. Cosa rispondono a questo? Perché il passante nord, che è un opera che porterà alla cementificazione del territorio di questa regione, l’hanno portato avanti loro quando era ministro Di Pietro? La rete è molto attenta a queste cose. Come hanno deciso i loro candidati? Hanno fatto delle primarie? Franco Grillini come è diventato capolista in Emilia-Romagna? Hanno ascoltato la base? D’alessio critica noi su cose false e va in un partito che è completamente verticistico.

Cubicamente: – Ti ricordo solamente che IDV non va a congresso dal 2005. Forse l’unica regiopne dove funziona è il Lazio, dove c’è un coordinatore regionale come Stefano Pedica che sale sul tetto dell’ispra piuttosto che difender equelli che vengono amaazzati in carcere. E’ l’unica regione dove IDV si distingue. Purtroppo ho notato questa tensione e infatti quando ho letto l’articolo di La Stampa è venuto in mente che si trattasse di un articolo scritto con intenzioni sospette. qualche critica era già emersa con un articolo di Flores D’arcais su Micromega, ma gli ex girotondini trovano ancora posti nell’IDV, vedi il caso di Grillini.

– Io non ho mai seguito la logica del profitto politico. Ho sempre cercato, avendo degli antagonisti politicamente più pericolosi, di lasciare perdere IDV che in Emilia-Romagna è un nano politico.

Quando mi scrivono le email gli attivisti di IDV, lamentandosi del proprio partito, dei doppi incarichi, del familismo, delle poltrone, io le ignor, perché credo che un partito debba saper risolvere i propri problemi, magari con una certa emancipazione degli iscritti. Ci sono delle grandi differenze fra noi e loro. La vicinanza è data solo dal fatto che in Parlamento IDV è l’unica vera dura opposizione,e a Grillo qeusto piace. C’è una differnza fra noi e Grillo: Grillo è il detonatore, è la persona che ha messo in gioco la sua carriera per darci la possibilità di candidarci, però il MoVimento siamo noi. Io credo, e penso che anche tu sia d’accordo, che siano i cittadini a avere il potere di cambiare il paese. Non Grillo.

Cubicamente: – Il problema della politica nasce dalla casta, quello che nella Teoria Politica si chiama “circolazione delle elité”: se non esiste circolazione allora l’elité è bloccata e si riproduce campando sul privilegio. Nel nostro caso, nella formazione delle liste non si sono fatti tanti scupoli. C’è chi ha attraversato tutte le stagioni della sinistra italiana e ora è capolista di IDV.

– Io credo che tutte le posizioni siano giuste, purché animate da buone intenzioni. Alcuni attivisdti dei Meet-Up si sono candidati con IDV alle ultime elezioni. E’ possibile che uno cambi idea, che decida di andare in un partito. Non è possibile la scorrettezza, la menzogna usata in naniera sistematica. E’ un mese che D’alessio ci prende in giro dicendo che non c’enta niente con gli altri partiti, che vuole solo protestare. Capirei se rappresentasse una corrente, cioè se dietro a lui ci fossero delle altre persone. Ma lui è un consiglere di quartiere che rappresenta solo se stesso. Non è vero che noi perdiamo pezzi, come ha scritto oggi Il Resto del Carlino. E’ vero che tanti altri hanno lasciato il MoVimento, ma noi siamo un treno. C’è chi scende e c’è chi sale. Stare con noi è difficile perché faccimo attività, ci vuole tempo libero, c’è il confronto con l’assemblea in cui stiamo in minoranza. D’alessio parla del Favia pensiero. Sai quante volte io mi arrabbio e vado in minoranza?

Io sono finito lì per caso. Avevo un altro candidato per le elezioni comunali, che però a tre mesi dal voto si è ritirato. Ci siamo trovati nel guado, molti hanno lasciato per poi tornare. Ad un certo punto eravamo rimasti in cinque come lista civica per le comunali. Ci siamo rimboccati le maniche. Mi hanno detto: “tu sei giovane, hai il tempo per farlo”, qundi sono stato buttato nell’arena con grande incoscienza. Mi sono così ritrovato in Consiglio, ma è stata una casualità. Così come è stata una casualità essere entrato nella lista per le Regionali: io avevo contattato per la candidatura Patrizia Gentilini, l’oncologa (Faenza nel 1949, si è laureata in medicina e chirurgia a Bologna nel 1975, specializzata in Oncologia a Genova nel 1980 e poi in Ematologia a Ferrara nel 1988; fa parte dell’ Associazione contro Leucemie, Linfomi, Mieloma AIL sezione Forlì-Cesena, con l’incarico di vice presidente. Fa inoltre arte dell’Asociazione Medici per l’Ambiente ISDE Italia, ndr.). Ma lei è perito terzo in molti processi per gli inceneritori e non poteva esporsi. Io mi spesi che fosse lei la candidata. Idem feci per Boschini. Solo che lui aveva la tessere del PD. Il mio nome è venuto fuori dopo.

E’ chiaro che è facile per qualcuno dire che io ho fatto il passaggio delle poltrone. Cosa c’è di più cavalcabile di me? Probabilemente non riuscirò neanche a prendere il seggio. Noi crediamo che i politici debbano essere controllati. Quando durante la campagna elettorale ho sempre specificato che io sarei stato uno strumento, che non avevo una delega in bianco per cinque anni, che avrei fatto di sei mesi in sei mesi quello che mi chiedeva l’assemblea, e se essa avesse chiesto di dimettermi, o di fare altro, io avrei fatto altro. E l’avevo detto prima che i bolognesi mi votassero. Tant’è che abbiamo firmato tutti la lettera di dimissioni in bianco nel caso in cui l’eletto non risponda più alla base. Adesso vedremo cosa farà D’alessio. Noi convochiamo gli iscritti con email tutte le settimane e a loro rendo conto di quello che ho fatto. E quando abbiamo altri impegni o riunioni straordinarie – non accade mai meno di una volta al mese – io rendo conto di quello che ho fatto in consiglio, raccolgo proposte, porto avanti delle istanze, ovvero quello che mi suggerisce l’assemblea. A noi viene la nausea quando vediamo una persona – un farabutto per come si è comportato, ha sfruttato il fatto di avere lo stemma di Grillo sul petto per entrare nell’IDV – che alle comunali, su un bacino di 219.000 lettori, ha preso 19 preferenze. E su 70 candidati alle liste di quartiere – da noi nessuno si vuole candidare e invece dovevamo candidare 70 persone, allora abbiamo lasciato la porta aperta a tutti – è stato l’unico che non ha voluto rispettare l’ordine alfabetico per la composizione della lista. Ha insistito, e ci fu anche una discussione, per farsi mettere capolista nel suo quartiere. Per questo ha preso 15 prefrenze in comune e 26 in quartiere. Perchè erano i voti che gli elettori danno a chi è primo nella lista, che di solito è consigliato dal MoVimento. Ventisei voti in un quartiere di 40.000 abitanti. Con questo curriculum, lui è entrato nella lista regionale del collegio della pprovincia di Bologna dell’IDV. Se io fossi un iscritto dell’IDV mi ribellerei.

Cubicamente: – Ha fatto un bel salto. Fra l’altro lui dice che è rimasto deluso perché proprio il 4 ottobre, il giorno dell’assemblea del MoVimento al Teatro Smeraldo di Milano, si è sentito tagliato fuori perché Grillo stesso ha imposto un tetto anagrafico nella composizione delle liste regionali. Lui essendo già ultraquarantenne non poteva rientrarci.

Favia: – Questa è una balla. Noi dobbiamo rispettare tre requisiti: non aver fatto due mandati rappresentativi, non avere pendenze penali, non essere iscritti a partiti. Sono tre gli obblighi. Non c’è scritto nessun limite d’età. Grillo lo ha detto, ma cosa c’è di male se uno dice che vuole dei trentenni in politica? Tantè che il mio oppositore alle primarie si chiama Giorgio Gustavo Rosso, ed ha sessantanni. Se avesse vinto lui, sarebbe stato il nostro candidato.

Cubicamente: – Riguardo alla questione, sollevata da D’alessio, di Decrescita Felice, il movimento di Pallante, che lui chiama in causa come fatto dimostrativo delle accuse nei tuoi confronti, cosa rispondi?

Favia: – Dovremmo chiederlo a Pallante. Noi abbiamo un circolo della Decrescita Felice. Non ho capito cosa dice riguardo all’episodio delle tovagliette. Noi siamo stati eletti a Giugno e la questione delle tovagliette è venuta fuori a Settembre, fra l’altro su proposta di un altro consigliere del quartiere Reno, Dario Bisi, ed è tuttora in corso perché non è una affatto questione semplice. C’è una società partecipata, che si chiama Seribo, la quale gestisce le mense scolastiche, e io ci sto lavorando. Ma il circolo della Decrescita lo abbiamo fatto nella primavera scorsa in seguito alla visita di Pallante a Bologna. A noi non interessava tenere la “bandierina”. E allora lo abbiamo sciolto in favore di un altro circolo bolognese. Lui dice che noi avremmo fatto un circolo parallelo in seguito alla sua proposta delle tovagliette? Questo è delirio.

Cubicamente: – Diciamo che c’era, secondo la sua ricostruzione, una sorta di firizione con il movimento principale di Decrescita Felice. Lui ha voluto dire questo. Non ne ho trovato riscontro.

Favia: – Noi come circolo abbiamo rinunciato all’identità perché ci interessa lavorare per aree tematiche e ci siamo uniti al circolo Castiglione di Bologna. Ma siamo andati al convegno con la Decrescita a Reggio Emilia, e all’ora dov’era D’alessio? Io c’ero con Maurizio. E in quella cirocstanza chiesi di fare circoli unici nelle grandi città. L’esatto contrario di quello che lui dice. Siamo al ribaltamento della verità. D’alessio, da quando è stato eletto, ha raccolto delle critiche che sono finite nei verbali delle nostre assemblee. Queste voci critiche dicono che lui non fa abbastanza, che non è abbastanza trasparente, che non condivide con la base. Ti posso dire, contatta Pallante, il diretto interessato. Quello che ti ha rifertito D’alessio è fantascienza.

Cubicamente: – Mi sembra da sciocchi esporsi in dichiarazioni poi non verificabili.

Favia: – Non c’è nessuno che lo difende. La Stampa ha preso un caso sociale, un consiglere di quartiere. Come mai i consigleri del PD, sui quali ci sarebbe tanto da dire, non vanno mai su La Stampa? Capisci in che condizione siamo? Siamo attaccati dappertutto. Ho presentato la lista ieri a Bologna: è possibile che nell’edizione regionale del Carlino non scrivono una parola? Lo riporta solo il Carlino di Bologna.

Cubicamente: – Se le premesse sono queste, aspettati di peggio. La disinformazione lavora così: succede, ma non ne parlano, oppure se ne parlano ne parlano male. Questo è un sistema consolidato che ho visto applicare anche alle primarie del PD. Arriveranno agli attacchi personali. Forse già questo di D’alessio può essere ravvisato come un tentativo.

Favia: – Sicuramente questo lo è stato ma lo ribadisco, non gli dò neanche tanta importanza, tanta è la pochezza degli argomenti. Se poi uno cerca di fare qualche verifica, nulla ne rimane. D’altronde D’alessio è una di quelle persone che girano di movimento politico in movimento politico, seguendo quelli che sono più in voga. Lui da giovane è stato anche nella Fiamma, nel Fronte della Gioventù. E’ una di quelle persone che fanno “le parabole”. A cui il potericchio dà alla testa. Non sono questi i nostri antagonisti. Mi dispace per IDV se crede di poterci portar via voti così, bé, fa proprio il gioco contrario prendendo una persona che ha così poco credito sociale. Forse non hanno capito bene che cosa hanno acquistato. Ma come si dice? A ciascuno il suo.

Se Giovanni Favia merita il 10 e lode. Movimento 5 Stelle fra tendenze autoritarie e principio democratico. Intervista a Valerio D’Alessio.

Giovanni Favia, miglior consigliere comunale di Bologna

La notizia è pubblicata dal blog di Beppe Grillo: Giovanni Favia, consigliere comunale di Bologna per le Liste a 5 Stelle, il movimento politico originatosi dall’esperienza dei Meet-Up della rete di Grillo, non è solo il più attivo fra gli altri consiglieri, ma in una scala da uno a dieci ha fatto segnare il massimo dei punti.

Che dire? Favia è candidato governatore per il MoVimento alle Regionali dell’Emilia Romagna. E’ primo in lista. L’obiettivo è chiaro: insediare uno del MoVimento in Consiglio Regionale. Uno che ha dieci in tutte le materie. Chi meglio di Favia? Se avrà voti sufficienti, non potrà più continuare l’attività di consigliere comunale. Abbandonerà i suoi progetti.

La realtà è che il MoVimento ha vissuto attimi di conflittualità quando si sono dovuti scegliere i candidati nelle varie Regioni. Un conflitto che si è originato nella scelta fra un modello ideale basato su principio democratico e linea autoritativa che promana “dal basso”, ed efficienza del meccanismo decisionale.

Erano partiti con l’idea delle “primarie dei cittadini”; hanno concluso in buona parte accettando una scelta imposta dall’alto, da Grillo stesso. Borrelli in Veneto, Fico in Campania, e Favia in Emilia-Romagna. Sì, proprio lui, il primo della classe.

Yes, political! ne ha già parlato qui e qui, criticando soprattutto l’aspetto della rinuncia al metodo democratico nella selezione della leadership, chiedendosi come sia possibile scegliere il migliore senza un vero confronto delle idee. E Grillo aveva inaugurato il suo impegno politico vero e proprio con una dura – e legittima – critica del modello delle primarie del PD, annunciando che avrebbe fatto delle “vere” primarie dei cittadini, in contrasto a quelle “finte” del PD. Di fatto, però, il PD è ancora l’unico esperimento di partito aperto esistente sinora in Europa, e le sue primarie rischiano di essere più vere di quelle di Grillo (sebbene poi l’esito abbia poi visto prevalere la corrente partitistica del PD rappresentata da Bersani).

Oggi questo blog ritorna sull’argomento “deficit democratico” del MoVimento 5 Stelle con una intervista esclusiva a Valerio D’Alessio, consigliere comunale a Bologna Savena e insieme al Meet-Up ravennate “Punto a Capo”, fronte della neo opposizione interna.

– Valerio, cosa succede al MoVimento 5 Stelle in Emilia-Romagna? Vi è già una frattura?
Sì, la frattura è una conseguenza del fatto che il candidato scelto, Giovanni Favia, è stato imposto da Bologna. Lui è già consigliere. Quando ha fatto la campagna per le elezioni comunali prometteva che avrebbe ricoperto questo ruolo per anni. Promessa caduta, oramai. Per questo a me sembra una montatura. Sembra che la campagna per le comunali sia stata usata per fare carriera.
– Favia si è disvelato come un’arrivista della politica?
Ti dirò di più. Nel Meet-up di Bologna vige il “pensiero unico”. Dopo il mio comunicato, peraltro uscito in ritardo di un mese sui fatti, mi volevano convocare. E perché questo? Avevo soltanto formulato una critica. Così non ho risposto alla convocazione. Penso che non ci sarebbe comunque stata possibilità di esprimere le proprie ragioni.
– Questa è una cattiva notizia.
Non c’è dibattito nel Meet-Up di Bologna. Posso fare un esempio traendolo dal modo di relazionarsi con i movimenti, con la sfera sociale. Ti parlo del caso di “Decrescita Felice”: avevamo avviato contatti con loro nel consiglio comunale per applicare un’idea piccola e semplice come quella di eliminare i piatti di carta dalle mense scolastiche. Si pensava di farli portare da casa. Loro – si riferisce al gruppo Favia – erano in disaccordo e hanno creato un movimento “Decrescita Felice” alternativo. Ti rendi conto?
– Anziché affrontare il dibattito, hanno costituito un organo parallelo ma sotto il loro controllo.
C’è una sorta di devozione verso il Capo, a Bologna: una devozione verso Favia.
– Tutto questo in un contesto di assenza di dibattito…
Sì. A me pare che questo modo di approcciare alla politica denunci anche incompetenza nell’affrontare le cose. Un ragazzo che frequenta il MoVimento, un ragazzo di diciasette anni, aveva osato avanzare delle critiche rispetto all’operato di Favia e soci e ha rischiato di essere allontanato dal MoVimento. Perché questo? Chi contesta viene allontanato. Il risultato è che ora questo ragazzo è sfiduciato e non crede più nella politica.
– Dove sono finite le primarie “dei cittadini”?
Bisogna precisare che non c’erano candidati avversi. Per esempio, in Piemonte si era partiti con un nome, che era quello di Pallante, di Decrescita Felice. Ma in seguito ha rinunciato poiché non condivideva alcuni aspetti della linea di Grillo. In Campania, dove fra l’altro ha sede uno dei primi Meet-Up d’Italia, quello di Napoli, il candidato alle regionali, Roberto Fico, è stato eletto per consenso, come è accaduto in Emilia-Romagna, su indicazione diretta di Grillo in seguito al Comunicato Politico n. 28. Stessa cosa in Veneto: qui è stato candidato Borrelli, uno dei personaggi più noti del MoVimento di Grillo, è stato il primo consigliere comunale ad essere eletto per le Liste civiche. Solo in Lombardia c’è stato vero dibattito, c’è stato un vero coinvolgimento di tutti i Meet-Up. In Emilia-Romagna avevamo una forza tale che si sarebbe potuto organizzare delle “primarie vere”, aperte a tutti i cittadini che volessero parteciparvi. Si sarebbe potuto organizzare una sorta di “election day” con i gazebo nelle piazze, di domenica. Sarebbe stato un mezzo per farsi conoscere dai cittadini. Era un’idea che ho tentato di avanzare, ma non è nemmeno stata presa in esame.
– C’è stato quindi un avvallo diretto di Grillo al bypassaggio delle primarie.
E’ così. Fra Settembre e Ottobre c’è stata la svolta. Favia sarà primo candidato in lista, così da esser certi che lui entri in Consiglio. Beppe Grillo ha scelto i candidati che secondo la sua ottica sarebbero i più adatti a interpretare la funzione – così la chiama – del virus. Lui vuole introdurre questo virus nel sistema, sulla falsa riga di quel che fece con l’operazione “Fiato sul Collo”. La conosci?
– Certo. Entravate nei consigli comunali con la telecamera.
Oramai è una situazione passata. Oggi nessuno più si sogna di vietare le riprese. E i comuni hanno istituito dei meccanismi di trasparenza, per esempio attraverso i siti internet.
– Tu hai parlato di “deriva autoritaria” e hai citato una data ben precisa, ovvero quella del 4 Ottobre, il giorno della riunione al Teatro Smeraldo, a Milano. Cosa è successo veramente in quella circostanza? Te lo chiedo poiché sul blog di Grillo non c’è una vera e propria cronaca dell’evento.
Grillo parlò di tre regioni: Piemonte, Emilia-Romagna, Campania. Là e solo là si sarebbe creato il MoVimento a 5 Stelle. Grillo escluse tutte le altre regioni. La cosa mi lasciò sbigottito. E poi fu presa la decisione di includere solo candidati trentenni.
– Una sorta di sbarramento anagrafico?
Capisci, è una cosa abbastanza grave. E i quarantenni? Categoria d’età della quale faccio parte?
– Certo sarebbe diverso se tu avessi fatto carriera politica nei partiti da vent’anni.
La mia storia parla per me. Mi sono sempre occupato di politica dai diciottanni, nei primi anni ottanta, ma non ho mai fatto parte di alcun partito. Mi sono sempre fermato sulla soglia. Avevo sperato nel “patto Segni”. Avevo subodorato che Forza Italia era qualcosa da cui allontanarsi. Poi il MoVimento di Grillo. Avevo sperato di poter dare il mio contributo. E invece… Sono solo pentito di una cosa. Di aver fatto il comunicato senza prima aver aperto la discussione nel Meet-Up. Però quale discussione sarebbe stata possibile in un luogo senza discussione?
– Grazie Valerio.
Prego.

MoVimento 5 stelle, ma quale democrazia? Le regionali mettono in crisi le liste di Grillo.

Premessa: di quanto segue non leggerete neanche una riga sul blog di Grillo. Alla faccia della trasparenza tanto sbandierata come principio fondante del MoVimento. Questa è una storia di primarie non vere. Prima guardate cosa è successo:

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Dovevano essere le primarie “dei cittadini”, in opposizione alle primarie del partito, quelle del PD. Ma Giovanni Favia, candidato alle regionali dell’Emilia Romagna per la lista MoVimento 5 stelle, non è stato eletto dalle primarie “dei cittadini”. E’ stato nominato per mezzo blog. Grillo in persona lo ha scritto in un post l’8 novembre scorso:
Il MoVimento a Cinque Stelle si presenterà alle prossime regionali che si terranno a marzo 2010. Siamo come Davide e Golia. Noi abbiamo solo la Rete, i MeetUp, il nostro entusiasmo e il miei incontri. Loro, tutto il resto. Siamo gli ultimi, gli esclusi, i derisi. Per questo ce la faremo. La mia forza e quella dell’organizzazione che mi sostiene sono limitati, senza fondi, senza soldi, senza informazione libera che parli di noi (a parte il Fatto Quotidiano) e con tutti i media contro. Dobbiamo fare delle scelte, anche se non mi piace. Per questo mi impegnerò in particolare in Emilia Romagna, in Campania e in Piemonte. Non posso però ignorare il “grido di dolore” che viene da tante Regioni d’Italia. Dal Veneto, alle Marche, alla Lombardia, alla Liguria. Per cui, se si presenteranno delle Liste a Cinque Stelle in tutte le Regioni, tutte le supporterò con le mie possibilità. Il Movimento è in fase di formazione e i tempi elettorali stringono. Per questo mi prendo la responsabilità di presentare i due candidati per Campania e Emilia Romagna: Roberto Fico e Giovanni Favia. Ho ascoltato molte voci nelle due Regioni e mi sembrano i candidati ideali. In futuro, dopo le Regionali, con le iscrizioni on line al Movimento, ogni scelta, ogni candidato, ogni punto del programma sarà votato dagli iscritti on line (vedi: Comunicato politico numero 28 – blog di Beppe Grillo).
In sostanza, secondo Grillo, la mancanza di tempo e di risorse (soldi in primis) sono buone ragioni per “sospendere” il modello di democrazia diretta che sosteneva di voler applicare. Ed ha imposto in due regioni i candidati, ovvero Favia in Emilia-Romagna e Fico in Campania. Soltanto che in Emilia-Romagna le fantomatiche primarie “dei cittadini” si sono svolte ugualmente, ma già durante il dibattito tutti i candidati concorrenti si erano o ritirati (Cinzia Pasi per Ravenna Punto a Capo) o avevano manifestanto con parole pesanti il loro malumore per esser stati estromessi dalla competizione per la candidatura (“ma davvero non si è trovato altro in tutta la regione che presentare un consigliere comunale?”).
La denuncia delle primarie fasulle è giunta agli onori della cronaca per merito del meet-up di Ravenna, “Ravenna Punto a Capo”, che ha manifestato il proprio dissenso il 18 Novembre con un comunicato e il contemporaneo ritiro della loro candidata, Cinzia Pasi: Favia ha minimizzato sostenendo che si tratta di “due esponenti di una piccola associazione ravennate”, esterni al vero MoVimento, affermazione non fondata a mio avviso, essendo i grillini di Punto a Capo in grado addirittura di esprimere una loro candidata, quindi non tanto esigui e non tanto marginali. Ci si domanda sulla base di quale cultura politica si discrediti una critica sulla base del fatto che chi critica sono solo “due” espoenenti di una “piccolissima” associazione del ravennate, quasi che il numero sia ragione dell’infondatezza (“sono in pochi a dirlo, e sono estranei”).
Invece Favia ora dovrebbe spiegare come mai le stesse critiche siano giunte anche dal consigliere comunale di Bologna Savena, Valerio D’alessio. Forse che un consigliere comunale non ha dignità di criitca? Dovrebbe spiegare, magari con il supporto del suo celebre “investitore”, come sia possibile che critiche analoghe sulle modalità di selezione dei candidati siano giunte anche dai meet-up delle Marche e da Genova.
Dal Meet-up di Recanati si lamenta il fatto che la volontà della “base” di dar vita a una lista del MoVimento 5 stelle anche nelle Marche sia stata pregiudicata dal comportamento controproducente di molti organizzatori del MoVimento stesso, molti di questi già “impegnati” con l’IDV. Mentre da Genova si scopre che si erano svolte correttamente tutte le procedure, erano stati svolti tutti gli incontri, si erano celebrate le primarie ed era persino stato individuato un candidato, il dr. Paolo Franceschi, ma il leader nazionale ha fermato tutto dicendo che non ci sono i presupposti per partecipare alla competizione elettorale. E quello di Grillo pretende di essere un movimento dove ognuno conta uno… Se così fosse, allora in Liguria dovrebe esserci una lista a 5 stelle per le regionali perché così hanno votato i ragazzi dei meet-up. O forse no? O forse ci sono altre ragioni di carattere politico che impediscono il libero manifestarsi di queste forme di democrazia diretta? Forse che qualcuno abbia posto dei veti per non disperdere il proprio bacino d’utenza? Forse che la mancanza di “cassa” sia solo una delle tante ragioni, per giunta nemmeno così determinante come Grillo stesso vuol far credere?
Di seguito una rassegna dei comunicati e delle reazioni del web sull’argomento che Grillo si ostina a non trattare apertamente.
  • Facebook | ELEZIONI REGIONALI: COMUNICATO UFFICIALE: Ravenna Punto a Capo, Meetup-24 Ravenna, L’Occhio Verde
    • da qualche anno ognuno di noi ha deciso di rendere costruttivo il proprio malcontento. Associazioni, meetup e liberi cittadini, si sono uniti in un’unica forza per sfociare in lista civica nel 2011, ma soprattutto per unire le forze sul territorio di Ravenna.
      Siamo arrivati al tavolo tecnico (chiuso) delle regionali con molta umiltà, per dare una mano nel nostro piccolo. Non credevamo, però, di dover mettere in discussione i nostri principi etici. Abbiamo scelto di fare politica perché quella che ci viene propinata da anni ci disgusta, eppure ci siamo ritrovati di fronte proprio a quella linea politica che contestavamo da anni. C’è sembrato di camminare come i gamberi.
    • Come tutte le associazioni abbiamo uno statuto, delle regole, un regolamento etico.
    • Lavorare con un gruppo che dovrebbe coordinare tutto il territorio regionale senza statuto, né regole, non è stato facile. La totale assenza di regole non è democrazia, è anarchia, dove vince il più furbo.
    • Abbiamo presentato dei candidati autorevoli come Cinzia Pasi.
    • Nei partiti e nei movimenti, ci sono delle tappe fondamentali che o fanno crescere il movimento o lo disgregano. Non avendo delle basi per poter crescere, siamo arrivati alla disgregazione.
    • lista regionale, dovremmo essere ciechi per non vedere il dissenso di molti davanti a questa vicenda
    • stiamo pensando a Cinzia, al nostro gruppo, a tutti quelli che si ritrovano negli ideali di democrazia partecipata e dal basso e li vogliono applicare
    • Quello che c’è mancato per anni sul nazionale è un’identità politica, il metodo, la rete che unisse non solo i meetup, ma anche tutti coloro che collaborano e lavorano con noi. Queste voci dovevano arrivare al tavolo che costruiva la lista regionale, dovevano essere ascoltate e meritavano la possibilità di esprimere un voto.
    • Ritiriamo quindi la candidatura per Ravenna di Cinzia Pasi alle “ non primarie” per la presidenza della regione, le nostre candidature, i nostri tecnici, la nostra manovalanza e il nostro supporto. Siamo certi che la lista avrà il percorso che merita e incoronerà il nuovo Capezzone di una politica che non ci appartiene e non ci rappresenta.
    • Di cui ripudiamo la sola idea che si possano minacciare le persone con l’espulsione dal tavolo tecnico perché la pensano in modo diverso. Forse si sta creando una “nuova casta”. Rispettiamo comunque la scelta intrapresa da altri,come vorremmo che fosse rispettata la nostra. “Non sono d’accordo con quello che dici, ma darei la vita purché tu lo possa esprimere”. Questa è la democrazia.
  • Non c’è pace tra gli ulivi: il nostro No alla Lista Regionale di Beppe Grillo
    • Ravenna Punto a Capo meetup di Beppe Grillo di Ravenna intende comunicare e spiegare la scelta di non appoggiare la Lista Regionale del Movimento 5 stelle di Beppe Grillo, che parteciperà alle elezioni regionali nel marzo prossimo.Nei mesi scorsi abbiamo partecipato come Provincia di Ravenna alla costruzione per la Lista Regionale in questione mediante le riunioni al tavolo tecnico di Bologna. Tavolo che fin dall’inizio è stato per pochi e scelti…Durante queste riunioni s’è vista la peggior politica della prima repubblica, fatta di intrallazzi, accordi sottobanco, politica nei corridoi, minacce d’espulsione, decisioni prese, votate e poi rimaneggiate. Tutto ciò che per anni avevamo contestato portando la bandiera di Grillo.Tutto veniva portato avanti senza metodo né regole, ma la mancanza di regole non genera la democrazia, bensì l’anarchia, dove, purtroppo, vince il più scaltro.

      Nonostante ci fossero tre candidati alle primarie per il ruolo di Presidente, con un comunicato da veggente Grillo annuncia sul suo blog che il candidato è Giovanni Favia, neo eletto consigliere comunale a Bologna, che si appresta pertanto a lasciare l’incarico per il quale è stato votato dai cittadini dopo solo 5 mesi.

      Successivamente si sono inscenate delle primarie a numero chiuso, con delegati scelti in maniera poco trasparente e con voto palese per la maggioranza di essi.

      In vista della presentazione ufficiale alla stampa della Lista Regionale, Ravenna Punto a Capo, L’Occhio verde e il meetup 24 di Ravenna vogliono ribadire ai ravennati che : abbiamo ritirato ogni disponibilità per appoggiare questa politica senza etica, non saremo noi a raccogliere le firme necessarie a Ravenna, e che continueremo a costruire quell’alternativa politica in cui credevamo, fatta dai cittadini con la democrazia dal basso.

      Ravenna Punto a Capo

  • Il Meet Up di Genova in dissenso con Beppe Grillo sulle regionali
    • Relativamente alla presentazione di una Lista Civica 5 Stelle “beppegrillo.it” per la Liguria, il Meet Up Beppe Grillo Genova vuole pubblicamente sottolineare l’impegno speso ad attivare una procedura che tenesse conto in modo rigoroso di quanto il referente nazionale va predicando in modo convincente da molti anni.
    • Abbiamo avuto cura a che la partecipazione fosse la più ampia possibile, aprendo confronti con il territorio, tenendo riunioni nelle province con tutte le realtà associative interessate, oltre che con tutti i Meet Up della “rete del Grillo”. Di fronte a una molteplicità di associazioni, realtà civiche, legate o meno al Movimento 5 Stelle, si sono condivisi il metodo e il merito di una Lista Civica 5 Stelle. Abbiamo aperto a chiunque lo volesse la possibilità di candidarsi a presidente della Regione, partecipando poi alle nostre “primarie”. Questo metodo di selezione ci è parso, ed è, il più partecipativo e il più orizzontale a disposizione, anche sulla scorta di quanto hanno fatto i Meet Up di altre regioni.
    • Un altro parametro tipicamente “grillino” è stata la pubblicità degli atti: tutto è stato reso pubblico e trasparente sui forum online. Ci siamo assunti il rischio dell’accesso di disturbatori e sabotatori, o di far conoscere in anticipo ai nostri avversari le mosse che avremmo fatto, perché era nostro interesse seguire con intransigenza anche questo “must” dettato da anni da Beppe Grillo. Ancora, abbiamo imposto, sempre consensualmente, un parametro che dovrebbe essere il non plus ultra del grillismo, ossia che i candidati consiglieri e il candidato presidente non avessero alle spalle nell’ultimo anno incarichi di partito o cariche elettive in nome e per conto di un partito politico.
    • Il movimento di Beppe Grillo si dichiara apertamente anti-partitico, dunque la norma era coerente, e ci preservava
      dall’assalto di eventuali esclusi nelle liste dei partiti classici.
    • nfine sul programma abbiamo dichiarato che avremmo seguito linee progettuali rigorose e nettamente alternative non solo a quelle ordinariamente elaborate dal degenerato sistema dei partiti, ma anche e soprattutto a quelle vie di mezzo, a quelle soluzioni compromissorie a cui purtroppo anche talune frange del movimento “grillino”, anche già a Genova, tendono ad indulgere.
    • Che questo processo rigoroso e realmente “dal basso”, fatto da cittadini “con l’elmetto”, fosse la strada giusta lo dimostra l’esito, ossia la designazione di un profilo altissimo come il Dr. Paolo Franceschi, a cui si sono affiancati altri nomi noti per la severità delle loro posizioni anti-sistema e a favore di una politica e un’amministrazione vicine ai cittadini. Tanto autorevole questa designazione che in breve ha coagulato attorno a sé, facendo superare ogni divisione, il consenso di tutta la rete “grillina” ligure da La Spezia a Savona, fino a Sanremo.
    • È dunque incontrovertibile che il nostro percorso rientrasse pienamente nei parametri di consensualità, partecipazione, trasparenza e coinvolgimento “dal basso” che tanto Grillo diffonde, anche appendendosi alle statue. Quel 2,4-2,5% che i sondaggi attribuiscono a un’eventuale Lista 5 Stelle in Liguria, con un percorso del genere e un candidato come Paolo Franceschi, era probabilmente destinato a raddoppiare.
    • Stante tutto questo, il Meet Up di Beppe Grillo Genova dissente radicalmente con la valutazione del comico genovese secondo cui non ci sono nella regione le condizioni per scendere nell’agone elettorale.
    • Beppe Grillo ha così invalidato un percorso che invece avrebbe dovuto appuntarsi al bavero con orgoglio, e che avrebbe dovuto riconoscere quasi ad occhi chiusi. Sul motivo per cui non l’abbia fatto occorrerà interrogarsi nell’immediato futuro, cercando di capire se e quanto il leader di un movimento anti-partitico è davvero libero e indipendente dalle pressioni trasversali di quei partiti che sarebbero danneggiati dalla presenza di una Lista Civica 5 Stelle.
    • Il Meet Up di Genova si dichiara amareggiato e deluso dalle scelte di Beppe Grillo, che hanno come primo risultato un’incrinatura nella credibilità del personaggio per la dimostrata sua palese non consistenza con quanto predicato da anni. Ora si attendono ulteriori eventuali prese di posizione in merito alle elezioni regionali in Liguria, a seguito delle quali quello che ora è un semplice dissenso in breve potrebbe rischiare, cosa che comunque non auspichiamo, di diventare aperta rottura.
    • Il percorso ed il progetto che ha messo insieme persone e soggetti collettivi, a questo punto, indipendentemente dalle elezioni regionali del 2010, va comunque avanti, perché un impegno civile condiviso, coerente e determinato è in grado di camminare con gambe proprie.
  • Blog di Beppe Grillo – Mafia a Milano
    • MARCHE: DALLE STELLE ALLO STALLO

      LA POSSIBILITÀ DI PARTECIPAZIONE DELLA LISTA CIVICA A 5 STELLE ALLE PROSSIME ELEZIONI REGIONALI NELLE MARCHE È ORMAI DEL TUTTO TRAMONTATA, O QUASI

      MOLTI ORGANIZERS E ASSISTANTS DI DIVERSI MEETUP HANNO DATO FORFAIT, NEGANDO AI LORO ISCRITTI E AGLI ALTRI CITTADINI MARCHIGIANI LA POSSIBILITÀ DELLA “NOSTRA ALTERNATIVA” ALLE ELEZIONI REGIONALI DEL 2010; QUALCUNO ADDUCENDO MOTIVAZIONI RIDICOLE RISPETTO AL MOMENTO, DEGNE DEI BENPENSANTI, ALTRI DEFILANDOSI DIETRO IL LORO IMPEGNO CON IDV, ALTRI ANCORA MANIFESTANDO APERTAMENTE LA LORO AVVERSITÀ AL MOVIMENTO A 5 STELLE E, IN QUALCHE CASO, ANCHE VERSO BEPPE GRILLO,

      PRENDIAMO ATTO CHE I SABOTATORI, GLI INFILTRATI E I DOPPIOGIOCHISTI HANNO PORTATO A TERMINE IL LORO LAVORO; A QUESTO PUNTO NON ABBIAMO PIÙ NESSUN BISOGNO DELLA LORO CONTRO-COLLABORAZIONE E RITENIAMO CHE DOPO LA CHIAREZZA, PERCHÉ ORMAI IL QUADRO È CHIARO, VADA FATTA PULIZIA.

      RIVOLGIAMO ANCHE AGLI ATTENDISTI, AGLI INCERTI E AI TENGOFAMIGLISTI IL NOSTRO DISAPPUNTO.

      NON POSSIAMO OMETTERE LA NOSTRA PERPLESSITA’ AL FATTO CHE DALLO STAFF DI BEPPE GRILLO NON CI SIA STATO ALCUN INTERESSAMENTO E COLLABORAZIONE, NONOSTANTE FOSSE NOTO IL TENTATIVO DI DARE VITA ALLA LISTA CIVICA REGIONALE “MARCHE A 5 STELLE”.

      Roberto, Samuele e Stefano del MEETUP di Recanati.

  • Lista ‘grillina’ alla Regionali, emergono fratture
    • Non si scompone Giovanni Favia, candidato dei grillini alle elezioni regionali, di fronte al fatto che “un’associazione privata non facente parte delle reti legate al blog di Beppe Grillo non raccogliera’ le firme” per sostenerlo. Non si scompone perche’ non reputa significativo il dissenso che arriva da Ravenna. E, inoltre, dice, “le firme per le regionali, come era gia’ previsto le raccoglieranno quelle centinaia di cittadini iscritti al sito del movimento a cinque stelle nazionale”
    • Favia, in una lunga nota, smonta poi i suoi ‘accusatori’. “Due esponenti di una piccola associazione ravennate
    • il comunicato del Meetup ravennate “e’ pura calunnia” e quindi, “probabilmente, dovendo difendere il lavoro di centinaia di attivisti in regione, dovremmo procedere per vie legali”

Qualche scricchiolio fra le fila delle Liste Civiche: Beppe Grillo e il Movimento dal “basso”.

Tensioni fra i grillini? Un articolo a sorpresa, apparso su La Stampa.it, raccoglie le proteste di Valerio D’Alessio, consigliere comunale per le Liste Civiche a Bologna, il quale sostiene che la candidatura alle elezioni regionali in Emilia Romagna di Giovanni Favia, l’uomo che alzò lo striscione "Napolitano dorme", l’uomo che ad Annozero attaccò Ghedini, l’avvocato di Berlusconi, sarebbe stata imposta dall’alto, ovvero da Grillo in persona, durante quella che è stata definta dallo stesso D’alessio come la svolta autoritaria del Movimento, avvenuta durante il meeting di Milano dello scorso 4 Ottobre. D’alessio fa sapere come le presunte "primarie" siano state una chimera, a cui hanno partecipato soltanto 40 persone. I soli iscritti alle associazioni che ruotano attorno all’etichetta del Movimento.

    • i grillini bolognesi oggi si trovano alle prese con gli inghippi del sistema tradizionale: il candidato alle prossime elezioni regionali nominato con primarie dubbie e paracadutato dall’alto dal comico genovese in persona

    • accuse di Valerio D’Alessio, consigliere del quartiere Savena di Bologna della lista civica Beppe Grillo

    • Il motivo dell’attacco è la scelta dell’attuale consigliere comunale grillino Giovanni Favia per le regionali: “E’ stata presa una decisione dall’alto da Beppe Grillo, e questo è successo in seguito alla svolta autoritaria avvenuta alla riunione di Milano lo scorso 4 ottobre – racconta D’Alessio – Da allora, con i diktat espressi riguardo ai candidati alle regionali, si è diffusa un’aria diversa in un movimento che era nato in modo spontaneistico nel 2007"

    • D’Alessio contesta la chiusura del movimento rispetto all’esterno: «La lista civica non si è minimamente aperta verso organizzazioni della società civile, né ha effettuato incontri con la cittadinanza, ma solo con coloro che seguivano con costanza il blog di Grillo, e questo modello purtroppo è stato esportato in regione»

    • è riguardo alle modalità con cui si sono tenute le primarie che la polemica è più dura: «Si sono fatte primarie chiuse pur di eleggere il candidato indicato da Beppe Grillo, col risultato di tenere fuori molte persone. Potevamo arrivare a riunire un’ottantina di partecipanti, invece si è raggiunta la quota ridicola di 40»

Ma cercando di ricostruire gli avvenimenti – rispetto ai quali, confesso, ho mantenuto una certa distanza – si scopre che Favia è stato eletto non già nel corso di primarie (termine abusato, e in questo caso proprio fuori contesto), bensì durante l’assemblea dei delegati regionali dell’Emilia Romagna:

  • La bave del MoVimento 5 stelle lancia la candidatura di Giovanni Favia, 22 nov 2009:
    • L’assemblea dei delegati provinciali dell’Emilia Romagna, rappresentativa di Liste Civiche a 5 Stelle-Beppe Grillo, Meet Up, Associazioni, ha confermato e rilanciato la candidatura del 28enne bolognese Giovanni Favia a candidato presidente per la Regione Emilia Romagna per le elezioni del marzo 2010. 28 voti favorevoli per Giovanni Favia (tra i quali i 5 rappresentanti di Reggio),6 quelli per il cesenate Giuseppe Gustavo Rosso, 1 astenuto. I rappresentanti erano in numero eguale ai candidati esprimibili per le elezioni regionali in ogni collegio provinciale. Con questo atto inizia dalla prossima settimana la grande corsa verso le elezioni dell’Assemblea Legislativa dove in ogni collegio proporremo candidati con fedina penale pulita, nessuna tessera di partito in tasca, nel caso abbiano dei trascorsi.
      Come a Reggio Emilia, anche qui nella Bassa Reggiana, verranno privilegiati candidati senza esperienza elettiva di partito in quanto vogliamo un rinnovamento totale. Siamo aperti verso tutti i cittadini.

Le accuse di D’Alessio, di per sé, possono sembrare allarmanti rispetto a un Movimento politico nato da poco e che si pregia di nascere dal "basso", dalle persone della società civile che si occupano di politica nel momento in cui il professionista della politica si dimentica dell’interesse generale. Se già al manifestarsi di un minimo grado di dissenso sul metodo, si creano crisi e scissioni, bé, si può ben prevedere che le Liste Civiche a 5 Stelle si muoveranno nella migliore tradizione della sinistra italiana, facendosi del male e frantumandosi sempre più in mille rivoli.
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