Formigoni ineleggibile, la Corte di Appello non si pronuncia sul ricorso: troppo complesso. La vittoria dei Radicali sulla lista PdL lombarda.

Il doppio ricorso contro Formigoni – raccota firme lista e ineleggibilità per terzo mandato elettivo -ha avuto un doppio esito: da un lato la Corte d’Appello ha dichiarato fuori della propria competenza la questione del divieto di terzo mandato contenuto nella legge 165/2004, art. 2, comma 1, lett. f. Il giudizio sui due ricorsi – Cappato per i Radicali, Angiolini, Civati e altri per il PD – è troppo complesso per essere espresso “stando ai termini temporali assai stretti”, ovvero le 24 ore dalla presentazione delle liste. Perciò “la competenza a decidere sulla validità dell’eventuale rielezione per la terza volta di Roberto Formigoni spetterà in via amministrativa al Consiglio Regionale, «fatta salva la competenza dell’autorità giudiziaria a decidere sui relativi ricorsi» in via successiva” (fonte: ciwati). Il quadro che si profila è dunque quello di una discussione sulla ineleggibilità solo in un momento successivo alle elezioni, che di conseguenza saranno gravate dal vizio della legittimità della candidatura di Formigoni. Sarà il Consiglio Regionale appena eletto, la cui maggioranza sarà alle strette dipendenze del Governatore Seriale, a dover decidere, in via amministrativa, sulla causa di ineleggibilità (quindi si può già immaginare quale sarà la decisione). Tutto ciò salvo ricorsi all’autorità giudiziaria, ovvero al Tar: ci ha già pensato l’UDC, che ha presentato analogo provvedimento in Emilia-Romagna contro Vasco Errani, ma anche Cappato, dei Radicali, ha annunciato di essere pronto a ricorrere al Tar:

«Finisce— attacca Cappato— come temevamo: la coalizione del Pdl e della Lega e lo stesso Formigoni si assumono la responsabilità di esporre la Regione Lombardia al rischio di far tornare al voto 10 milioni di cittadini a poche settimane dall’elezione di fine marzo, cioè quando il Tar dovesse pronunciarsi sulla candidatura di Roberto Formigoni» (fonte: Esclusi Cappato e la Destra – CorSera).
Questo perché se decade il Presidente di Regione, con lui decade l’intero Consiglio Regionale, ai sensi dell’art. 126 della Costituzione. Si permetterà a Formigoni di governare illecitamente per alcune settimane, poi la decisione del Tar.

Naturalmente tutto ciò potrebbe essere inutile se la Corte d’Appello respingesse il ricorso di Formigoni sulla questione delle irregolarità nelle firme raccolte per la presentazione della lista che lo sostiene. Irregolarità che “riguardano la «mancanza del timbro tondo sui moduli» (126 casi), «mancanza data autenticità» (121), «mancanza luogo autenticità» (229), «mancanza qualifica autenticante» (28)”.

«Nessun problema – ha assicurato il capogruppo del Pdl al Parlamento europeo – le firme valide che abbiamo presentato sono più che sufficienti. Abbiamo già verificato che più sentenze del Consiglio di Stato rendono irrilevanti e non più necessarie alcune specifiche che invece la Corte di Appello di Milano ha ritenuto indispensabili. Il numero di firme valide da noi presentato è dunque largamente superiore al necessario. Stiamo perfezionando – conclude Mauro – il ricorso e la Corte d’Appello non potrà che accettarlo» (fonte: Regionali Lombardia: non ammessa la lista per Formigoni – Milano).

Intanto però Formigoni è “fuori”, lui e tutte le liste collegate:

Formigoni, allo stato attuale, non si può presentare alle elezioni. Poi faranno ricorsi, leggine, de-cretini e altro ancora, ma per ora, Formigoni è escluso dalla competizione elettorale. Questo perché Formigoni è il «primo della lista» (del cosiddetto «listino»). Decadono lui e il listino, perché non hanno firme a sufficienza, e, di conseguenza, tutte le liste collegate. Cioè, tutti. Effetto domino, tipo. (fonte: ciwati).

I due casi di irregolarità, che hanno interessato il PdL nel Lazio e in Lombardia, mostrano tutti i limiti del partito del (finto) premier: l’incapacità di selezionare i candidati, i veti incrociati, le gelosie fra ex Forza Italia e ex An, le ripicche, hanno allungato all’estremo i tempi per la composizione delle liste con l’esito di ridurre a due i giorni per la raccolta firme, il cui limite fu già portato da 5.000 a 3.500 diversi anni fa. Un vero smacco se il Governatore Seriale incappasse nella bocciatura della Corte d’Appello. Eventuali ulteriori ricorsi, al Tar e poi al Consiglio di Stato, giungerebbero a elezioni avvenute. E – forse – si griderà allo scandalo.

Formigoni ineleggibile, pronto il decreto? La risposta del ministro Raffaele Fitto.

Formigoni sembra avviarsi al muro della verità: entro lunedì verranno discussi i ricorsi contro la sua candidatura a Governatore della Lombardia per il terzo mandato elettivo consecutivo, vietato dalla legge 165/2004. Dalla parte del PdL non starebbero a guardare: sarebbe pronto un contro ricorso contro Vasco Errani (PD) in Emilia-Romagna. Giocano a puntarsi la pistola alla tempia. Ma al Governo sono pronti agli estremi rimedi:

la notizia di questa mattina (fonte Radio Radicale), circa l’impossibilità del terzo mandato di Formigoni, è che il governo Berlusconi starebbe pensando a un decreto per ‘sanare’ la situazione. Uno scandalo internazionale che conferma che avevamo ragione.
Il decreto fornirebbe l’interpretazione ‘autentica’ (sì, ciao) ribadendo la retroattività (incredibile) e rinviando alla normativa regionale la ‘precisazione’ della norma. «Uno schema non molto solido», commenta Angiolini. La retroattività è uno pseudo-argomento e, oltre a essere ovvio, lo dicono tutti (fonte: ciwati).

Un decreto d’urgenza senza che urgenza ci sia, fatto alla buona per tamponare “in corsa” la falla, che in definitiva rappresenterebbe una dimostrazione dell’illegittimità della candidatura di Formigoni (ed Errani).

Stamane, in aula al Senato, il ministro per i rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, ha risposto all’interpellanza del senatore PD Stefano Ceccanti – sostenitore della teoria della non retroattività della norma – con l’argomentazione che la causa di ineleggibilità – l’aver esperito i due mandati consecutivi – della legge 165/2004, art. 2, comma 1, lett. f, seguirebbe la medesima sorte delle altre cause indicate sempre all’art. 2, lettere dalla a alla e:

Il divieto del terzo mandato del presidente della Regione, stabilito per legge nel 2004, “non opera per le prossime elezioni regionali”. Lo chiarisce il ministro dei Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, rispondendo a un’interrogazione presentata dal senatore del Pd Stefano Ceccanti.

Il ministro precisa che è “fortemente radicata sul piano giuridico la tesi della non immediata applicabilità della disposizione statale, sulla base del tenore letterale dell’articolo 2, che espressamente rinvia alla legge regionale attuativa; detta tesi, che trova conferma anche nella giurisprudenza della Cassazione, porta a ritenere che le disposizioni dell’articolo 2 della legge 165/2004 sono, pertanto, destinate a produrre effetti dopo l’adozione delle leggi regionali sulla materia” (fonte: Regionali/ Fitto: Divieto terzo mandato non vale in queste elezioni – Politica – Virgilio Notizie).

Ceccanti ha riportato sul proprio blog parte della risposta dubbiosa che ha rivolto al ministro Fitto:

  • poggiando sulle sentenze della Cassazione (n. 4327 del 2005 e n. 16898 del 2006), il Governo ritiene che il principio del divieto di mandati immediatamente successivi al secondo non sia vigente fino alla legge elettorale regionale che lo recepisca.
  • Ciò consentirebbe alle Regioni di rinviare a propria discrezione un principio fissato dal legislatore in modo chiaramente autoapplicativo. La legge 165/2004 (lettera f) del comma 1 dell’art. 2) è chiaramente scritta in modo da essere auto-applicativa
  • Viceversa – aggiunge Ceccanti – le sentenze della Cassazione fanno riferimento ad altre disposizioni della medesima legge che, con tutta evidenza, sono scritte in modo da regolare l’attività legislativa regionale futura senza essere auto-applicative. L’analogia – conclude il senatore del Pd – è quindi impropria con la lettera f) che è invece stata scritta per trovare diretta applicazione e che deve trovarla sin dalla prossima tornata” (ceccanti | Il Cannocchiale blog).

L’interpretazione di Ceccanti ha grosse analogie con quella riportata nel testo del ricorso dei cinque ribelli del PD, Angiolini, Civati, Martinelli, Monguzzi e Sarfatti:
– la norma avrebbe i crismi, secondo un’altra sentenza della Cassazione (sent. Sez. I, n. 2001 del 2008) di una “ineleggibilità originaria”, ovvero il diveto di terzo mandato “attiene piuttosto alla configurazione complessiva del governo dell’ente ed al modo di intendere la rappresentanza politica”;
– “la ragione del divieto di rielezione immediata, dopo una pluralità di mandati elettivi consecutivi” è “quella di evitare che sia frenato il ricambio delle persone a copertura di incarichi più importanti di governo, nonché quella prevenire il formarsi di posizioni personali di pre-potere politico. E’ pertanto logico che il divieto di rielezione dopo più mandati consecutivi valga,    e  possa essere fatto valere, dall’inizio del procedimento elettorale, come pre-requisito del suo stesso corretto svolgimento”; al contrario, l’elezione ne risulterebbe fortemente condizionata, con il rischio della dichiarazione di ineleggibilità a livello consiliare o giudiziale con la conseguenza delle dimissioni del Governatore appena eletto e lo scioglimento del Consiglio Regionale medesimo;
– inoltre, le sentenze citate da Fitto, riguardano nella fattispecie l’art. 2, comma 1, lett. a, nonché l’art. 3 lett. a della medesima legge – entrambe disposizioni non sufficientemente determinate – quindi non riferiscono esplicitamente alla lettera f;
–  “In altre parole,” viene sostenuto nel testo del ricorso, “nelle sue pronunce n. 4327 del 2005 e 16898 del 2006, la Corte di Cassazione non va contro la tradizione legislativa, dottrinale e giurisprudenziale sopra illustrata e, quindi, non esclude affatto che la normativa statale di “principio” della l. n. 165 del 2004 possa essere di immediata e pronta applicazione, ma più semplicemente, in rapporto a norme di “principio” indeterminate e giocoforza bisognose di specificazione in fase applicativa, si rifiuta di considerare superata la previgente disciplina”.

Insomma, un bel garbuglio giuridico al quale è necessario che la giurisprudenza metta ordine. Prima che arrivi il governo.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Ineleggibilità Formigoni, il ricorso dei cinque ribelli del PD. Il Governatore Seriale: “non conoscono il diritto”.

Un’imboscata. Penati ha pestato i piedi, gridando che non ne sapeva nulla. Cinque ribelli del PD rompono la calma piatta sulla questione del divieto di terzo mandato alle Regionali 2010. I cinque, capitanati da Vittorio Angiolini, l’avvocato del caso Englaro e esponente della scomodissima Area Marino, si sommano al primo ricorso ad opera del Radicale Marco Cappato. E lui, il Governatore Seriale sbotta: i ricorrenti non conoscono il diritto:


La questione è alquanto delicata. Una probabile pronuncia dei giudici – che dovrà avvenire entro 24 ore dal deposito delle liste elttorali del prossimo 26 febbraio – favorevolemente alle tesi di ineleggibilità di Formigoni aprirebbe immediatamente la questione Vasco Errani in Emilia-Romagna. Si nota un certo nervosismo nelle file del centro-snistra. Stasera, il segretario di Prc, Paolo Ferrero, ha affermato che la discussione sulla ineleggibilità è "senza senso":

"mi sembra che ci siano precedenti che non sono sottorrenei, basti guardare il caso della piu’ grande regione d’Italia. Se poi qualcuno aveva qualcosa da dire, forse doveva dirlo prima". Ad ogni modo, prosegue Ferrero "mi sembra ci sia una prassi consolidata". In sostanza, sulla posizione di Errani, l’ex ministro taglia corto e conclude "non vedo impediementi, se ci sara’ un problema si vedra’ (Libero.it).

Le dichiarazioni di Ferrero paiono – queste sì – prive di senso. Ferrero non entra nel merito della contestazione, si limita a dire che si doveva dirlo prima. Ma prima quando? Bastava proporre un altro candidato. Rispettando la legge.

    • Un esposto di 21 pagine in cui si chiede a Roberto Formigoni, in corsa per il quarto mandato alla presidenza della Lombardia, di “considerare attentamente l’effetto della sua possibile ricandidatura obiettivamente a rischio di illegittimità in base alla legge 165 del 2004”.

    • È questo il tenore del ricorso che cinque esponenti del centrosinistra – tra cui Vittorio Angiolini, docente di diritto costituzionale alla Statale di Milano e avvocato di Beppino Englaro – hanno depositato alla Corte di Appello di Milano.

    • L’interpretazione non è  tuttavia condivisa da molti osservatori: il mandato del 2004 non sarebbe infatti da considerare in quanto già iniziato quando è stata promulgata la legge.
      Formigoni è ovviamente della stessa opinione. Ai giornalisti che gli chiedevano di commentare l’esposto, ha parlato di "un’iniziativa strumentale, perché io mi trovo nelle stesse condizioni del presidente Pd Vasco Errani e allora il Pd, se fosse onesto, dovrebbe contestare anche la sua candidatura, cosa che non fa". "Ma oltre che disonesti – ha continuato il governatore lombardo – sono anche incompetenti, perché i più noti costituzionalisti riconoscono la perfetta legittimità della nostra azione"

    • La richiesta alla Corte d’Appello non è  piaciuta nemmeno a Filippo Penati, candidato del centrosinistra e principale avversario del governatore in carica: “Non sono stato preventivamente informato dell’esposto presentato. Per quanto mi riguarda non condivido il merito dell’iniziativa – ha detto l’ex presidente della provincia di Milano – Ho chiesto personalmente diversi pareri giuridici e, pur non avendo ottenuto un parere unanime, la stragrande maggioranza delle persone consultate si è espressa per la legittimità della candidatura di Roberto Formigoni”.

    • Adesso la parola spetterà alla Corte d’Appello: il 26 febbraio scade il termine di presentazione delle liste per le regionali. I giudici avranno 24 ore di tempo per verificarle.

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Divieto di terzo mandato. Ve lo spiega Vittorio Angiolini.

Vittorio Angiolini, ordinario di Diritto Costituzionale alla Università Statale di Milano, spiega perché Formigoni ed Errani sono ineleggibili. Nonostante il silenzio che tutti si ostinano a conservare, Yes, political! non molla.

Questo invece il parere del costituzionalista Valerio Onida, docente di Giustizia Costituzionale presso l’Università degli Studi di Milano e presidente emerito della Corte Costituzionale.

Regionali, divieto di terzo mandato: il silenzio del PD, il silenzio di tutti.

Il PD in Umbria rischia la presidenza. Ed è pure dilaniato dalla faida fra bersanian-dalemiani e veltru-franceschiniani: fatto che ha consigliato alla gran parte del Partito di ripiegare sulla Lorenzetti, presidente in carica, benedetta dai sondaggi, ma con un piccolo neo: è al terzo mandato elettivo. Ecco come ne parlano:

    • Il "Gruppo Democratiche e Democratici di Foligno per la Lorenzetti Presidente" sostengono la candidatura di Maria Rita Lorenzetti alla Presidenza della Giunta Regionale per le elezioni del 2010

    • Gli attuali contrasti fondati esclusivamente sul divieto a priori circa il terzo mandato della Presidente Lorenzetti, senza un confronto politico sul Progetto per l’Umbria e su chi può meglio rappresentarlo, non ci convince e ci preoccupa perché prefigura una idea di politica, nelle istituzioni e nel Partito Democratico, che esclude l’ascolto e il confronto sui problemi che toccano migliaia di persone e le loro condizioni di vita.

    • Maria Rita Lorenzetti è in grado di garantire la CONTINUTA’ e l’INNOVAZIONE necessarie in virtù della sua esperienza politica ed amministrativa

Ora, la querelle del divieto di terzo mandato, prescritto da Legge dello Stato n. 165/2004, all’art. 2 comma 1, lett. f, non ha ancora raggiunto i media del mainstream nazionale. Striscia come nelle trincee nelle colonne dei blog e in documenti a carattere giuridico – ce ne sono almeno tre che circolano in rete, e ognuno risponde alla domanda "da quando si applica il divieto di terzo mandato" in maniera diversa e sollevando interrogativi diversi.
In primis fu il prof. Stefano Ceccanti a fugare il dubbio, stabilendo:
– la liceità della sospensione del diritto fondamentale di elettorato passivo "per evitare che esso, pur nella sua natura di diritto politico fondamentale, non diventi ab-solutus, cioè illimitato, ossia capace di intaccare direttamente la natura democratica del nostro ordinamento, rendendo alcuni eletti a vita, uomini o donne che siano, a discapito di altri";
– l’immediata applicabilità della norma contenuta nel comma 1-f dell’art. 2 della predetta legge, in virtù della sua "compiutezza;
– la norma è fonte di grado inferiore, una legge statale, di principio, limitativa di un diritto fondamentale;
– pertanto, stante alla "indubbia e unanime collocazione dottrinale del diritto di elettorato passivo, sancito dall’art. 51, comma primo della Costituzione, nel novero dei diritti politici fondamentali, questa collocazione porta con sé l’illegittimità di
interpretazioni che possano condurre a una retroattività dei limiti introdotti con legge".

Per contro, la ricorstruzione di Ceccanti ha subito un duro attacco dal parere dello Studio Legale Vittorio Angiolini:
– la norma  si configura come “principio fondamentale” sulla base dell’art. 122 della Costituzione: la legge statale stabilisce i pèrincipi fondamentali a cui la legge regionale deve ispirarsi;
– la non retroattività della norma contenuta nel comma 1 lett. f, sulla base del principio assoluto di irretroattività di norme volte a circoscrivere l’elettorato passivo, è “giuridicamente insostenibile” poiché il carattere retroattivo viene in questo contesto travisato;
– l’irretroattività della legge consiste nell’applicare una nuova disciplina legislativa solo a fatti verificatisi posteriormente alla sua entrata in vigore, con esclusione non solo di fatti e vicende al momento di detta entrata in vigore ormai esauriti, ma anche a fatti o vicende nel momento dell’entrata in vigore in corso di svolgimento, e perciò intrapresi in precedenza, sotto la vigenza di una disciplina diversa;
– l’ art. 2, comma 1 lett. f) della l. n. 165 del 2004 non detta alcuna disciplina innovativa, ed anzi non detta alcuna disciplina che abbia la benché minima influenza sul conferimento e sull’espletamento dei primi due mandati consecutivi come Presidente della Regione;
– Formigoni, invece, così come Lorenzetti, non è affatto in una posizione di non-conoscenza del divieto di terzo mandato, poiché tale norma sussiste dal 2004, ben prima di essersi proposto per la terza volta Governatore della Lombardia. Egli è quindi pienamente informato circa il divieto.

Infine, Margherita Raveraira solleva l’ulteriore questione definita dall’art. 2, comma 1, lettera d, che "attribuisce ai Consigli regionali la competenza a decidere sulle ineleggibilità nei confronti dei propri componenti e del Presidente della Giunta eletto a suffragio universale e diretto (fatta salva la competenza del’autorità giudiziaria a decidere sui relativi ricorsi), senza nulla prevedere sul regime da applicarsi al limite, di cui alla lett. f)". Chi decide sulla ineleggibilità del Governatore? E’ chiaro che l’Assemblea mai voterà contro il proprio Presidente. Il comma 1-d è una norma sulla quale già la Corte Costiotuzionale – sent. n. 84/2006 – si espresse in maniera critica: essa "non assicura la genuinità della competizione elettorale, nel caso in cui l’ineleggibilità sia successivamente accertata; induce il cittadino a candidarsi violando la norma che, in asserito contrasto con la Costituzione, ne preveda l’ineleggibilità; non consente che le cause di ineleggibilià emergano, come quelle di incandidabilità, in sede di presentazione delle liste agli uffici elettorali”. Di fatto, la decisione sulla ineleggibilità non viene valutata al momento della candidatura, bensì nella successiva fase dell’esame da parte dell’Assemblea, quindi a "fatto compiuto", lasciando agli eventuali contestatori la sola eventualità della via giudiziaria. La legge non ha alcun carattere preventivo in fatto di ineleggibilità, né tantomeno prefigura un percorso univoco per la valutazione dei casi di ineleggibilità stessa, lasciando pericolosamente aperta la strada per un contenzioso giudiziario infinito.

I link ai documenti:
Margherita Raveraira:  IL LIMITE DEL DOPPIO MANDATO ALLA IMMEDIATA RIELEZIONE DEL PRESIDENTE DELLA GIUNTA REGIONALE: UNA QUESTIONE COMPLESSA.

Stefano Ceccanti: IL TETTO AI MANDATI QUALIFICA L’ORDINAMENTO REGIONALE, MA NON È APPLICABILE PRIMA DEL 2015

Vittorio Angiolini: Limite all’elezione del Presidente delle Regioni ordinarie dopo due mandati consecutivi

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.

Regionali, il divieto di terzo mandato è un principio fondamentale. La non rieleggibilità di Formigoni.

Nessuno se ne è accorto, a parte Luca Sofri e di seguito Giuseppe Civati. Ma esisterebbe un piccolo “divietino”, che riassumiano nella formula “divieto di terzo mandato”, per i Governatori delle nostre Regioni. Ovvero, chi come Formigoni in Lombardia, ma anche Maria Rita Lorenzetti per il PD in Umbria, ha ricoperto il ruolo di Governatore per due mandati consecutivi, non può essere ricandidato. Avete capito bene: non sono rieleggibili.

Finora si sono manifestate due diverse interpretazioni giuridiche: da un lato, quella “divietista”, che valuta il limite posto dall’art.  comma , lett. f della legge 165/2004 come immediatamente applicabile, anche in assenza di una specifica legislazione regionale; dall’altro quella “permissivista”, che è stata elaborata da Stefano Ceccanti nella formula della non retroattvità della norma del 2004.

La posizione espressa sul blog di Civati trova fondamento nella analisi storico-giuridica dell’Avvocato Vittorio Angiolini, il quale così argomenta:

a) intenzione del legislatore:  durante i lavori preparatori il testo legislativo fu dal Senato modificato per “sopprimere” 
 la “libera scelta delle Regioni di avvalersi o meno di tale possibilità” di “prevedere che il Presidente, eletto a suffragio universale e diretto, non puo` essere eletto immediatamente per la terza volta”;

b) compiutezza della norma: i punti precedenti il comma1-f lascerebbero al legislatore regionale margine di intervento per “colmare i vuoti o dirimere le incertezze residue”, mentre il comma 1-f no;

c) Queste due caratteristiche rendono il comma 1-f  “immediatamente applicabile”. La norma peraltro si configura come “principio fondamentale” sulla base dell’art. 122 della Costituzione:

Art. 122

Il sistema di elezione e i casi di ineleggibilità e di incompatibilità del Presidente e degli altri componenti della Giunta regionale nonché dei consiglieri regionali sono disciplinati con legge della Regione nei limiti dei princìpi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica, che stabilisce anche la durata degli organi elettivi.

d) “disciplinati da legge della Regione nei limiti dei principi fondamentali stabiliti con legge della Repubblica”: formula che presuppone un contesto di “potestà concorrente” fra Regione e Stato; la legge statale stabilisce i principi fondamentali. In questo caso, l’art. 2 comma 1-f della legge 165/2004, in quanto norma “autosufficiente”, ha il crisma di principio fondamentale. Da ciò consegue l’incostituzionalità di leggi regionali eventualmente con essa confliggenti, e l’applicabilità diretta e immediata in un contesto di legislazione regionale che non la contraddica (art. 1, comma 2 della l. 5 giugno 2003 n. 131, “le disposizioni normative statali vigenti alla data di entrata in vigore della presente legge nelle materie appartenenti alla legislazione regionale continuano ad applicarsi, in ciascuna Regione, fino alla data di entrata in vigore delle disposizioni regionali in materia”);

d) i “principi fondamentali” debbono altresì configurarsi come “limite positivo” e non solo “negativo”, sono in grado di produrre effetto abrogativo, e dunque di prevalere, sulle previsioni di precedenti leggi, statali e regionali;

e) la non retroattività della norma contenuta nel comma 1 lett. f, sulla base del principio assoluto di irretroattività di norme volte a circoscrivere l’elettorato passivo, è “giuridicamente insostenibile” poiché il carattere retroattivo viene in questo contesto travisato:

  • l’irretroattività della legge consiste nell’applicare una nuova disciplina legislativa solo a fatti verificatisi posteriormente alla sua entrata in vigore, con esclusione non solo di fatti e vicende al momento di detta entrata in vigore ormai esauriti, ma anche a fatti o vicende nel momento dell’entrata in vigore in corso di svolgimento, e perciò intrapresi in precedenza, sotto la vigenza di una disciplina diversa;
  • l’ art. 2, comma 1 lett. f) della l. n. 165 del 2004 non detta alcuna disciplina innovativa, ed anzi non detta alcuna disciplina che abbia la benché minima influenza sul conferimento e sull’espletamento dei primi due mandati consecutivi come Presidente della Regione;
  • la norma, non avendo effetto su fatti e vicende del passato, o in corso di svolgimento, non ha alcun effetto retroattivo: si limita a porre il limite del terzo mandato, cioè a vietare un’azione futura;
  • l’approccio di Ceccanti “tradisce la ragione di fondo per cui in genere è stabilito il principio di irretroattività delle leggi: la salvaguardia della buona fede come ignoranza incolpevole di modificazioni che potrebbero sopraggiungere”: Formigoni, invece, così come Lorenzetti, non è affatto in una posizione di non-conoscenza del divieto di terzo mandato, poiché tale norma sussiste dal 2004, ben prima di essersi proposto per la terza volta Governatore della Lombardia. Egli è quindi pienamente informato circa il divieto;
  • la norma esplicitamente parla di  “non immediata rieleggibilità allo scadere del secondo mandato consecutivo  del Presidente della Giunta regionale eletto a suffragio universale e diretto“, pertanto esclude dal computo dei due mandati consecutivi, eventuali precedenti mandati ricoperti non in virtù della elezione diretta bensì per elezione indiretta all’interno del Consiglio Regionale: questa considerazione rende manifesto come l’attribuzione della non retroattività per la definizione dell’elettorato passivo nel senso della delimitazione fra eletti a suffragio indiretto ed eletti a suffragio diretto, sia un elemento assolutamente velleitario, poiché già contenuta nella norma.