Dietro ACTA la strategia ultra repressiva della Commissione Barroso

[tradotto da cubicamente] Articolo originale su LQDN
La Commissione europea sta inesorabilmente difendendo ACTA, l’Anti-Counterfeiting Trade Agreement, tanto che deve affrontare l’opposizione diffusa in Europa e fuori. Raffigurando falsamente ACTA come un accordo accettabile, la Commissione sta preparando la strada per la sua agenda ultra-repressiva in fatto di rafforzamento del copyright, come rivelato nei documenti appena pubblicati. I cittadini e i loro rappresentanti eletti in tutta Europa devono denunciare questa pericolosa deriva del processo di decisione politica, che è destinato a minare le libertà online e la stessa architettura di Internet, che invece richiedono una profonda riforma del diritto d’autore.
La scorsa settimana, Neelie Kroes (Commissario UE per l’Agenda digitale) e Viviane Reding (commissario europeo per la Giustizia, Cittadinanza e diritti fondamentali) hanno entrambi espresso il loro sostegno ad ACTA, aiutando così Karel De Gucht, commissario per il Commercio Internazionale, nella ‘vendita’ di questo infame accordo al Parlamento Europeo. Il commissario De Gucht ha passato un sacco di tempo la scorsa settimana facendo lobbying presso il Parlamento Europeo, incontrandosi con i vari gruppi politici per convincerli che l’opposizione ad ACTA si basa sulla disinformazionee che i membri del Parlamento Europeo (MEP) dovrebbe accettarlo.E’ estremamente preoccupante vedere sia Neelie Kroes che Viviane Reding indifferenti alle numerose critiche contro ACTA. La Quadrature du Net, come sottolinea in un documento (1), sostiene che gli argomenti addotti dai commissari UE a favore di ACTA non resistono ad una verifica dei fatti.
Ancor più preoccupante è che, senza nemmeno aspettare la decisione del Parlamento europeo di accettare o rifiutare ACTA, il commissario Michel Barnier, responsabile del mercato interno, sta già spingendo per la nuova applicazione di misure repressive in materia di copyright analoghe a quelle dei disegni di legge Sopa / PIPA negli Stati Uniti. Una ‘roadmap’ pubblicata di recente sulla revisione dell'”Intellectual Property Rights Enforcement direttiva” (IPRED – 2), conferma che la Commissione intende specificamente affrontare casi di violazione on-line, utilizzando ACTA per implementare meccanismi di censura privati ​​nell’ordinamento normativo europea (3).
Il documento suggerisce che un rapido, extra-giudiziale oscuramento dei contenuti online, blocchi nelle forme di finanziamento dei siti web che si presume siano in violazione e anche misure di filtraggio del traffico Internet potrebbe essere considerati (4) con il pretesto della cooperazione tra gli operatori di Internet e le industrie del copyright (5). Inoltre, vi è una chiara volontà di estendere la portata delle sanzioni attraverso una definizione di “scala commerciale”, che dovrebbe includere qualsiasi attività che possa provocare perdite di ricavi per le major del cinema e della musica (6).
“La Commissione europea sta cercando di aggirare la democrazia per imporre misure repressive che saranno rese inevitabili da ACTA. Mentre Michel Barnier sta già lavorando per implementare le misure repressive di ACTA nel diritto comunitario nella revisione di IPRED, i commissari De Gucht, Kroes e Reding chiedono al Parlamento di accettare ACTA, come se si trattasse di un accordo commerciale innocuo. La verità è che la Commissione sta cercando di imporre l’agenda scritta dalle Industrie del settore per far rispettare le politiche obsolete sul copyright, sui brevetti e sui marchi attraverso dure sanzioni penali e misure extra-giudiziarie” ha dichiarato Jérémie Zimmermann, portavoce del gruppo di difesa dei cittadini La Quadrature du Net.
“Ciò che è necessario non è una maggiore repressione, ma un aperto dibattito per la positiva riforma di un regime del copyright che è sempre più in contrasto con i diritti fondamentali e l’innovazione. Se ratificato, ACTA creerebbe nuovi significativi ostacoli alla riforma. I cittadini dell’UE devono continuare ad invitare i loro rappresentanti eletti a respingere ACTA. E’ l’unico modo per bloccare questa corsa agli armamentie sviluppare un quadro positivo per l’attività creativa in un ambiente digitale e le nuove pratiche culturali” dichiara Philippe Aigrain, co-fondatore de La Quadrature du Net.

Entra in contatto con i membri del Parlamento Europeo per assicurarsi che essi sappiano di che cosa tratta davvero ACTA.

1. https :/ / www.laquadrature.net / wiki / Counter-Arguments_Against_ACTA
2. Vedi la nostra webdossier il IPRED: http://www.laquadrature.net/en/anti-sharing-directive-ipred
3. Secondo questo documento, “il relativo anonimato di Internet, la sua natura transfrontaliera e dei suoi servizi ai consumatori e user-friendly accessibili da tutto il mondo hanno creato un ambiente online in cui tali soggetti non possono essere facilmente identificati, le prove digitali sono difficili da preservare, i danni derivanti dalle vendite su internet sono difficili da quantificare e, dopo essere stato scoperto, i trasgressori in fretta possono”riapparire” sotto un nome diverso”. Vedi: http://ec.europa.eu/governance/impact/planned_ia/docs/2011_markt_006_rev
4. Come dice l’articolo 27 di ACTA, IPRED prevede già misure per “scoraggiare ulteriori violazioni”. Sembra che la Commissione voglia imporre misure ad hoc per impedire le violazioni.
Nel corso di una udienza presso il Parlamento Europeo sui marchi di fabbrica a metà gennaio, Jean Bergevin, capo unità per l’applicazione della proprietà intellettuale presso la Commissione europea, ha sottolineato che il blocco DNS veniva considerata come una misura di ultima istanza, quando di diritto civile non riesce a fermare l’infrazione.
5. La cooperazione è una parola make-up per celare misure extra-giudiziarie. ACTA incoraggia la cooperazione per affrontare i contenuti online in presunta violazione del copyright (art. 27,4). Il documento indica una tabella di marcia che recita:
“Misure complementari in strumenti di soft-law destinati a distruggere il businness/catena del valore della contraffazione e ad accrescere la cooperazione tra i titolari dei diritti di proprietà intellettuale e gli intermediari (ad esempio fornitori di servizi Internet, gli spedizionieri e corrieri, i service provider di pagamernto, ecc.) non si possono escludere”.
Questo chiaramente fa eco alle misure di SOPA e PIPA. Previa notifica da parte delle industrie di intrattenimento, i motori di ricerca così come i fornitori di pagamento e gli inserzionisti sarebbero stata impossibilitata a fornire prestazioni o di contrattare con determinati siti web, senza alcuna decisione giudiziaria. Per un’analisi dettagliata di tali disposizioni, si veda: http://benkler.org/WikiLeaks_PROTECT-IP_Benkler.pdf
Osservate come “cooperazione” è diventata una parola chiave nelle politiche di tutela del copyright: http://www.laquadrature.net/wiki/Cooperation
6. Vedi argomentazioni contrarie a quanto sostenuto dalla Commissione Europea che ACTA è relativo solo alla contraffazione su larga scala: https://www.laquadrature.net/wiki/Arguments_Against_ACTA # 0,22 ACTA_does_no …

Rom, ovvero sporco, ladro e scippatore

Sarebbe molto importante che a tutti gli scolari si raccontasse chi sono “gli zingari”. Quanti sono, quanti anni hanno, quanti sono italiani e da quante generazioni, quanti abitano in case e quanti vorrebbero abitarci, e quanti furono sterminati, e che storia millenaria di paura e attrazione, di brutalità e demonizzazione si è rovesciata su loro, e quale incomparabile avversione ai rom di Romania nutrano i romeni… Quanti bambini risulta che abbiano rapito – per esempio: nessuno – e quanti bambini furono rapiti a loro, in paesi civilissimi, in nome dell’assimilazione (Adriano Sofri, La Repubblica2 Diario, 26/08/2010).

Rom, ovvero ladro di bambini e scippatore: il grande uomo nero che si nasconde alle porte della città delle persone per bene è Rom. Non importa che i Rom siano un popolo senza nazione, non importa che siano pochi e relativamente innocui, essi sono la categoria residuale utile a spiegare la malvagità della nostra società. Sono la categoria del ripugnante, dell’usurpatore, dello sporco, del malato, dell’ignorante che non possiamo vedere affibiata a noi, gente civile che vive nelle case con la corrente elettrica e la tv e internet. No, i Rom nemmeno possono essere cacciati del tutto: gli sgomberi dei campi nomadi sono sempre temporanei. Passata la burrasca, essi possono tornare, come in uno stato di latenza, per esser poi riadoperati per paventare al cittadino-suddito l’immagine del mostro alla soglia dell’uscio di casa. Gli zingari servono ai governanti. Servono a instillare nel cittadino-suddito l’idea che sia necessario qualcuno che li protegga dai pericoli portati da questi barbari accampati alle perifierie. Servono a giustificare il potere.

Questo ha fatto Sarkozy. Questo fanno da anni i leghisti, assommando ai Rom anche l’extra-comunitario, l’immigrato irregolare, che porta via il lavoro ai nostri figli, che viene nel nostro paese e vive con i nostri soldi, che non lavora e diventa sicuramente un delinquente e si introduce nelle nostre case, di notte, quando nel sonno siamo soli e indifesi.

Nessuno vi ha detto che i Rom sono un popolo. Pensate, hanno persino una bandiera. Al cui centro campeggia un sole, che non sarà quello delle Alpi, ma pur sempre un sole è. E forse nessuno si è domandato perché il nome Rom, da che deriva, quale la sua etimologia. Quando Veltroni, anni fa, ai tempi in cui era sindaco di roma, ordinò lo sgombero del campo nomadi del Testaccio per trasferirlo al Prenestino, nemmeno fece caso alla strana curiosa assonanza fra Roma e Rom – che al plurale diventa proprio romá. E cosa vorrà mai dire Rom?

L’etnonimo “Rom” nella loro lingua detta “romanes”, significa “uomo”, termine che li differenzia dai non zingari, nel loro idioma detti “gagè”, che in origine individuava i “contadini zotici e ignoranti” (Ministero degli Interni, Pubblicazione sulle minoranze senza territorio).

Pensate a quale inversione di senso ha avuto il termine nel corso dei millenni: ora rom non è più uomo è “gagè”, è lo zotico e ignorante accampato ai margini, nel fango e negli escrementi. E lo sapevate che le varie etnie nomadi si differenziano anche attraverso l’attività economica prevalente che conducevano? Esistono i Lovara (da lob =cavallo in ungherese o da love denaro in romanes); i Kalderasha (calderai e indoratori) e i Churara (da churi = fabbricanti di setacci). Tutte attività che le rivoluzioni industriali hanno spazzato via. Quando il ministro Maroni parla di imminenti sgomberi dei campi nomadi abusivi, dimentica di dire che le etnie Rom, Sinti e Caminanti sono presenti in Italia da circa 600 anni. E soprattutto ignora che la Costituzione contiene all’articolo 6 il principio della tutela con apposite norme delle minoranze linguistiche.

[A causa] della difficoltà di applicazione alla popolazione zingara di molte delle norme dell’articolato, per il mancato ancoraggio della stessa ad un territorio definito […] allo stato attuale, non esiste nel nostro ordinamento alcuna norma che preveda e disciplini “l’inclusione” e il “riconoscimento” delle popolazioni Rom nel concetto di “minoranza etnico-linguistica” (Ministero degli Interni, cit.).

Si potrebbe pensare che l’intervento della Commissaria Europea alla Giustizia, Viviane Reding, sia stato fuori luogo. L’Europa, qualcuno avrà certamente detto e scritto, non può impicciarsi negli affari interni di una nazione. Sbagliato: l’Unione Europea esiste proprio per assolvere a questa funzione; è di fatto un limite allo Stato Nazione, che non ammette disomogeneità al proprio interno. La Francia, come l’Italia, ha sottoscritto i trattati che istituiscono l’Unione Europea: ne ha quindi riconosciuto la fattispecie di organismo sovranazionale. In quanto tale, le sue istituzioni cercano di applicare e di far rispettare principi e norme contenuti nei trattati istitutivi. L’Europa riconosce e tutela le minoranze etniche linguistiche. Uniti nella diversità, questo il tanto discusso motto della UE. E ancora prima della Reding, dell’Unione Europea, le istituzioni europee sovranazionali, create dopo i genocidi della Seconda Guerra Mondiale,  si preoccuparono del caso dei popoli senza territorio:

la Risoluzione 13, sottoscritta dal Comitato dei Ministri d’Europa il 22 maggio 1975, dichiarava che “il patrimonio linguistico e l’identità dei nomadi saranno salvaguardati”. Chi siano questi “nomadi” lo precisa la Risoluzione 125 del 1981, con la quale si invitava i 23 Stati membri del Consiglio d’Europa a “riconoscere come minoranza etnica gli zingari e altri gruppi nomadi quali i Sami e, quindi, ad accordare loro il medesimo statuto e i medesimi vantaggi delle altre minoranze, soprattutto per ciò che concerne il rispetto e la tutela della loro cultura e della loro lingua” […]

[Il] Parlamento europeo nel 1994 nella “Risoluzione sulla situazione degli zingari nella comunità” (A3-0124/94), […] riconosce “che il popolo Rom è una delle minoranze più importanti dell’Unione Europea”, per cui vanno tutelate “la lingua e gli altri aspetti della cultura zingara come parte integrante del patrimonio culturale europeo”; e quindi si “raccomanda ai governi degli Stati membri di completare la Convenzione europea dei diritti umani con protocollo aggiuntivo sulle minoranze, nel quale la definizione di minoranza possa comprendere gli zingari in forma esplicita, attraverso un riferimento alle minoranze che non abbiano un territorio proprio” (Ministero degli Interni, cit.).

Il popolo Rom ha una sua cultura, una lingua, una tradizione. E’ un popolo che nella sua diaspora secolare ha perso la propria religione, adattandosi via via a quella cristiano-orotodossa o a quella cristiano-cattolica, ma ha mantenuto un senso di religiosità. Invece lo raccontiamo come un gruppo di abusivi da sgomberare poiché minaccia la nostra sicurezza. Il problema Rom è in primis un problema di narrazione.

Questo l’eccezionale documento del Ministero degli Interni, datato 2006, dal quale ho attinto per questo post: da leggere e diffondere: (download).