Il Legittimo Impedimento approvato dalla Camera. Il discorso di Bersani: “è una folle guerra alla giustizia”.

foto di Virginia Romano

Il cosiddetto Legittimo Impedimento è stato approvato dalla Camera. Non c’è storia: 595 i deputati presenti, a favore hanno votato 316 deputati, mentre i no sono stati 239 e 40 gli astenuti (tutta l’UDC). Quattro i franchi tiratori della maggioranza. Ma anche con il voto contrario dell’UDC, il provvedimento sarebbe lo stesso stato approvato. Senza una presa di posizione di Fini, la maggioranza continuerà ad oltranza su questa linea.

Ignazio Marino su Legittimo Impedimento e rapporti PD-UDC:

“Siamo arrivati al limite del ridicolo. Il legittimo impedimento significa che il premier non andrà in tribunale e il libretto delle giustificazioni lo tiene e lo firma egli stesso.” il senatore del Pd Ignazio Marino commenta la norma sul legittimo impedimento che ha avuto il via libera della Camera “Questa norma- continua Marino- non solo oscura irrimediabilmente il principio di uguaglianza davanti alla legge ma esplicita in modo chiaro l’agire di questa maggioranza: prima i problemi del Premier e poi quelli del paese. Così facendo si aggira la Costituzione e si tradiscono le aspettative dei cittadini. La giustizia ha le sue regole, non può essere manipolata per difendere gli interessi di un singolo.”

“Auspico- conclude Marino- una netta e unita opposizione al Senato di chi condivide gli stessi principi e valori. L’astensione dell’Udc mette ancora una volta l’accento su una visione diversa e distinta che il Pd ha con il partito di Casini. Prima di pensare alle alleanze dovremmo, forse, puntare su una parziale, se non totale, condivisione di programmi e valori”.

E così si è espresso Bersani alla Camera, in diretta televisiva, in un discorso certamente critico, con alcuni toni di durezza, ma pur sempre inutile a scalfire l’arroganza della maggioranza:

Signor Presidente, onorevoli colleghi, siamo qui a parlare in diretta televisiva del legittimo impedimento e dobbiamo chiederci quanti dei cittadini che stanno ascoltando sappiano cosa sia questo famoso legittimo Pag. 191impedimento. Del resto, dobbiamo confessare che anche molti di noi, prima di questa discussione, ne avevano una conoscenza vaga. Quindi, dobbiamo spiegarci davanti ai cittadini. Cosa è questa legge e cosa vuole dire? Questa legge vuol dire che fino ad oggi un Presidente del Consiglio e un Ministro imputato, che non si fossero presentati in tribunale ad un processo, dovevano, per così dire, portare una giustificazione valida. Da domani la giustificazione il Presidente del Consiglio e i Ministri se la faranno da soli e potranno non andare mai in tribunale. Perché? Perché fanno un lavoro importante, hanno molte cose da fare e hanno bisogno di stare sereni. Così si è detto e si è scritto. Ci vadano gli altri in tribunale, quelli che possono consentirsi un po’ di nervoso (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Questo è il concetto di fondo. Ma perché mai va approvata subito subito questa legge? Perché non si parla di processi per dire dei processi in generale, ma si parla dei processi per dire di quei processi lì, quelli che sono in corso adesso e che bisogna scantonare.

Ci si può chiedere: è possibile fare leggi del genere? Non c’è la Costituzione? C’è. La Corte costituzionale potrà non approvare questa legge, ma c’è bisogno di tempo – almeno qualche mese – perché la Corte decida e così parte subito questa scialuppa, poi questa verrà caricata su un bastimento, una legge costituzionale in grado di reggere il giudizio della Corte e, se non ci sarà una coincidenza fra scialuppa e bastimento, è pronto un barcone che si chiama «processo breve» per ovviare alla bisogna (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico).
Processo breve; anche questo bisogna spiegarlo, perché immagino che qualcuno che ci guarda si chieda: ma perché, c’è forse qualcuno lo vuole lungo il processo? E che cosa vuol dire discutere di «salva processi», e che cosa vuol dire «lodo Alfano 1» e «lodo Alfano 2», e cosa è mai un’ipotetica legge «salva pentiti»?
Credo che la gente del merito ci capisca poco, ma abbia compreso l’essenziale: sono tutte cose complicate che hanno dentro una cosa semplice che capiamo tutti: c’è di mezzo Berlusconi, un Presidente del Consiglio che non vuole farsi giudicare e tiene ferma su questo punto l’Italia (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Il Paese è incagliato. Viene sospinto per quella ragione ad un confronto aspro ed estenuante fra Governo e magistratura, un confronto che viene fatto tracimare strumentalmente in una folle guerra fra politica e giustizia, fino a intaccare i pilastri del nostro sistema costituzionale.
Vi chiedo una cosa: è ora che prendiate atto che grande parte del Paese che governante – voi tutti, Lega compresa – non è disposta a chiamare riforme delle norme che cambiano le regole in corso d’opera, a partita in corso, a processi in corso (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Si tratta di norme che non hanno carattere di generalità e di astrattezza, se non in modo ipocrita e fittizio, norme che oscurano il principio di uguaglianza e, mentre tutti invocano una giustizia più efficiente e moderna, le scorciatoie per uno o per pochi suscitano in tanti repulsione e indignazione e creano un solco e un’incrinatura non componibile non solo fra le forze politiche, ma nella coscienza del Paese, un Paese che peraltro ha in testa ben altre priorità.
Allora, se governate per tutto il Paese, Lega compresa, dovete prendere atto di questo e preoccuparvi di fermare questa corsa dissennata di cui il fatto di oggi è solo il primo passo. Stiamo parlando di legittimo impedimento come di un ponte, si è detto, verso un «lodo Alfano 2», ma l’impegno in questa mirabile propria opera di ingegneria, questo ponte, non ci esenterà dal dover discutere del cosiddetto «processo breve» che non rimuovete – lo ricordo al collega Casini – che non abbandonate e che avete orgogliosamente rivendicato.
Si tratta di norme che sfidano un elementare senso di giustizia che fanno dire a chiunque: finché non ci sono regole nuove per tutti, si va tutti con regole vecchie (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori), norme che distruggerebbero migliaia di processi che sono in corso. Come si fa, per salvare uno solo, fare un’amnistia per tutti i colletti bianchi, dare uno schiaffo all’esigenza di giustizia di tante vittime del reato (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori)?
Allora, vi dico così: se farete questo e se chiamerete tutto questo «riforme», allungherete ancora questa eterna transizione che ci impedisce da vent’anni di avere una politica normale. Se aveste, invece, la forza di rinunciare a tutto questo, potrebbe esserci una svolta. Questa, all’essenziale, è la vostra responsabilità.
Il Presidente del Consiglio, a questo punto della sua quindicennale vicenda politica, potrebbe compiere un atto di responsabilità: mettere davanti a sé l’Italia (dirci: «prima di tutto l’Italia»), affrontare a viso aperto la sua situazione, fruendo dell’attuale quadro di garanzia, che vale per tutti i cittadini, per i tanti che percorrono le strade tortuose e lunghe della giustizia, magari pensando di aver avuto un torto, così come – cara Lega – fanno tutti i nostri amministratori e tutti i nostri governanti (Applausi dei deputati del gruppo Partito Democratico – Commenti dei deputati del gruppo Lega Nord Padania).
Non perché noi pensiamo di non avere il peccato originale, non perché pensiamo di essere perfetti, ma perché pensiamo di essere corretti e mettiamo le regole davanti al consenso anche dove lo abbiamo. E si informi meglio Cota: il Presidente degli Stati Uniti – sentenza della Corte suprema degli Stati Uniti – 9 giudici a 0 sul caso Clinton – non ha diritto a nessun legittimo impedimento per essere giudicato (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Noi non udremo quelle parole da statista, non le udremo, non udremo uno statista che dice: «Io affronto a viso aperto da cittadino i miei problemi e voi, intanto, in Parlamento fate le riforme per tutti e lì dentro risolvete le cose che vanno risolte anche nei rapporti tra magistratura, politica e Governo». Noi sentiremmo la solita musica e ci direte: «Ma che regole e regole, abbiamo il consenso e fateci governare». Ma chi vi ha impedito di governare? In nove anni, voi avete governato per sette: in che cosa è migliorata l’Italia? Chi vi impedisce di governare adesso la crisi? Da quando voi avete detto che la crisi non c’è, è psicologica e ce l’abbiamo alle spalle, noi abbiamo – vi informo – 700 mila disoccupati più, un milione di persone sotto ammortizzatori, migliaia di piccole imprese che chiudono (Applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori).
Allora, vi dico: volete darcela – dopo 20 mesi che ve la chiediamo – l’occasione di fare una discussione in diretta televisiva sui problemi reali degli italiani? Ce la volete dare questa occasione o volete farci sempre parlare di queste leggi che noi rifiutiamo e per le quali voteremo contro (Prolungati applausi dei deputati dei gruppi Partito Democratico e Italia dei Valori – Congratulazioni – Commenti dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania)?

Stenografico Assemblea – Sed. n. 277 di mercoledì 3 febbraio 2010 – 16^ Legislatura.

Caso Cosentino, il voto in aula copre con il segreto le defezioni dell’opposizione.

Nicola Cosentino

Nicola Cosentino, accusato di collusione con la Camorra del Clan dei Casalesi, collusione con la famiglia dei vincenti, gli Schiavone, Mr Gomorra ha incassato oggi il voto contrario dell’aula al suo arresto nell’ambito delle inchieste della procura di Napoli sui rapporti Camorra e Politica.
Secondo il relatore di maggioranza, il deputato del PdL Antonino Lo Presti, trattasi di fumus persecutionis, e per tre principali ragioni:
– il tempo: Cosentino è indagato dal 2001 e la richiesta di arresto giunge solo nel 2009;
– mancanza di riscontri sulle parole del pentito Vassallo;
– Vassallo non è genuino, ha motivo di rivalsa nei confronti del Cosentino stesso.
Dette così, motivazioni comprensibili. Ma leggete l’estratto del resoconto stenografico. Cosentino è sì indagato dal 2001, ma i pentiti parlano solo dal 2007; Lo Presti ammette egli stesso che Cosentino ha dato indicazioni relative alle nomine del corsorzio CE4 e di essere coinvolto nella torbida catena della gestione dei rifiuti; Cosentino è il referente politico di quella zona, non lo ha mai smentito, ci ricorda Lo Presti; Vassallo, infine, ha motivi di rancore nei confronti del sottosegretario, perché escluso dal giro di affari in quanto appartenente alla famiglia dei Bidognetti, i perdenti. E perché dovrebbe avercela con Cosentino? Se Cosentino fosse estraneo alla vicenda, ovvero non avesse favorito nelle nomine gli Shiavone, perché il Vassallo dovrebbe avere motivi di rivalsa contro il sottosegretario? Lo Presti se lo è domandato? Se lo sono domandati oggi in aula?
Quello che segue è il passo – allucinante – della difesa di Lo Presti a Cosentino, e la replica della relatrice di minoranza, Marilena Samperi del PD.
Il voto è avvenuto con la forma dello scrutinio segreto, sicché nessuno saprà mai chi dell’opposizione ha votato contro l’autorizzazione.

    • ANTONINO LO PRESTI, Relatore per la maggioranza
    • È noto al riguardo che la giurisprudenza della Corte di cassazione (per tutte vale la sentenza delle Sezioni unite penali n. 36267 del 2006) esige che le chiamate in correità provengano da soggetti intrinsecamente attendibili e siano corroborate da riscontri esterni individualizzanti
    • non è parso alla Giunta che questo standard di accertamento sia stato pienamente raggiunto
    • È vero che il deputato Cosentino ha ammesso di aver dato l’indicazione relativa a incarichi dirigenziali nel consorzio CE4, ma questa è una prassi diffusa e trasversale rispetto a tutte le forze politiche presenti in quella realtà, e che conoscesse diversi soggetti che i vari pentiti dicono che fossero suoi sodali.
    • È anche vero che egli fosse coinvolto nelle problematiche relative alla gestione del ciclo dei rifiuti.
    • E, ancora, egli stesso non ha mai negato di essere il referente politico di quella zona.
    • Tutto ciò, però, ancora non porta al consolidarsi di precisi profili fattuali di rilievo penale. Peraltro, questa conclusione è rafforzata da alcune evidenti incongruenze nell’impianto accusatorio
    • l’inchiesta si trascina da molti anni (la notizia di reato trova la sua prima iscrizione a registro nel 2001). Se gli inquirenti non sono riusciti per almeno otto anni a trovare elementi a carico Nicola Cosentino, vuol dire che questi sono quantomeno di dubbio accertamento
    • il Vassallo, ossia il pentito che lo accusa, per sua stessa ammissione ha motivi di rancore nei confronti di Cosentino, giacché – nell’ipotesi accusatoria – sarebbe stato escluso dal giro degli affari perché collegato alla famiglia perdente dei Bidognetti e non a quella vincente degli Schiavone, che sarebbe poi secondo l’accusa divenuta il riferimento di Cosentino
    • Vassallo sostiene di essere stato un socio di fatto della ECO4, ciò che per definizione non è verificabile, dal momento che solo i soci di diritto risultano dai libri societari. Senza contare il fatto che il collaborante – in ordine alla circostanza pure da lui riferita di una dazione illecita di danaro in favore di Cosentino – confonde addirittura la denominazione delle monete
    • la stessa ordinanza di custodia cautelare riconosce che la datazione delle principali risultanze di prova indiziaria non supera l’anno 2004. Ciò oggettivamente indebolisce il ragionamento sulle esigenze cautelari, anziché rafforzarlo come deduce il GIP di Napoli
    • In quarto luogo difetta, nell’impianto accusatorio, l’indicazione degli elementi che concretamente avrebbero sostanziato, da parte delle cosche, il sostegno elettorale in favore del Cosentino e soprattutto il vantaggio che questi avrebbe conseguito in termini di accrescimento del consenso.
    • MARILENA SAMPERI, Relatore di minoranza

    • abbiamo verificato scrupolosamente l’impianto accusatorio, non per sostituirci all’attività della magistratura, ma perché è nostro compito appurare che l’impianto procedurale e sostanziale non sia affetto da fumus persecutionis: è questo il nostro compito, è questo il compito della Giunta, è questo il compito dell’Assemblea
    • I gravi elementi circostanziati, riscontrati e – come dice l’onorevole Lo Presti – «individualizzanti» escludono il fumus persecutionis; le dichiarazioni dei collaboratori di giustizia, ma anche dei coindagati, trovano riscontri documentali, intercettivi, dichiarativi.
    • Per quanto riguarda i tempi, tanto contestati, vorrei ricordare che solo nel 2007 il collaboratore di giustizia Vassallo comincia a parlare dell’onorevole Cosentino: il tempo trascorso da allora, dal 2007, è indice piuttosto della serietà, della laica diffidenza, della cautela con cui i giudici hanno analizzato le dichiarazioni dei collaboratori e cercato riscontri.
    • Sono del 2007 le dichiarazioni dei fratelli Orsi e di Nicola Ferraro, del 2008 quelle di Di Caterina, del 2009 – solo del 2009 – quelle del Valente, uomo di fiducia dell’onorevole Cosentino e uomo di punta del consorzio CE4 e poi della società Spa mista pubblico-privata ECO4.
    • Solo quando il quadro è compiuto, e l’impianto è solido, il GIP chiede alla Camera l’autorizzazione ad eseguire la misura cautelare nei confronti dell’onorevole Cosentino. Ma guardate che questa non è la sola ordinanza di custodia cautelare, perché anche Giuseppe Valente, che nel frattempo è stato condannato in primo grado a cinque anni e quattro mesi per fatti sempre relativi a collusioni con la camorra, è stato raggiunto, per gli stessi fatti di cui oggi discutiamo, da un’ordinanza di custodia cautelare solamente nel 2009.
    • Questi sono i fatti. Poco dopo aver cominciato a collaborare con la giustizia Michele Orsi viene ucciso come Umberto Bidognetti, padre del pentito Domenico, e come ha rischiato di essere uccisa Francesca Carrino, nipote di Anna, collaboratrice di giustizia ed ex compagna di Francesco Bidognetti, che solo per un miracolo è sfuggita ad un agguato mortale. Lo scambio elettorale tra l’onorevole Cosentino e i clan nella condivisione dell’ambizioso progetto nel settore della raccolta e trasformazione dei rifiuti è assai verosimile dagli atti di indagine.
      L’onorevole Cosentino, e concludo signor Presidente, dice di aver più volte chiesto di essere sentito. Lo ha chiesto in modo formale il 21 ottobre 2008, quando ancora non era iscritto nel registro degli indagati, lo ha chiesto il 9 novembre 2009, quando già da due giorni era stata emessa l’ordinanza. Ma quando il lunedì successivo all’emissione dell’ordinanza, il tribunale lo convoca per essere sentito, l’onorevole Cosentino chiede un rinvio.

    • Discussione della domanda di autorizzazione a eseguire la misura cautelare della custodia in carcere nei confronti del deputato Cosentino (Doc. IV, n. 5-A) (ore 11,16).
    • (Votazione – Doc. IV, n. 5-A)
    • Comunico il risultato della votazione:

      Presenti e votanti 586
      Maggioranza 294
      Voti favorevoli 360
      Voti contrari 226
      (La Camera approva – Applausi dei deputati dei gruppi Popolo della Libertà e Lega Nord Padania – Vedi votazioni).

    • «Prendo atto che c’è stato un voto che ha oltrepassato tutti gli schieramenti, al di là della stretta maggioranza» è stato il primo commento dello stesso Cosentino. Il quale, a risultato ottenuto, dice di «non aver avuto timore del voto segreto»
    • Nel tardo pomeriggio l’aula di Montecitorio ha respinto le mozioni di sfiducia presentate da Pd, Udc e Idv nei confronti del sottosegretario. «Chiediamo le dimissioni del sottosegretario Cosentin – aveva detto nella dichiarazione di voto sulla mozione il deputato del Pd Andrea Orlando – perché le 300 pagine che motivano il suo arresto, i numerosi articoli non smentiti, le indagini dell’Antimafia, fanno emergere lo spaccato di una realtà della quale egli è parte. Per questo la sua permanenza al governo indebolisce la forza delle istituzioni. Cosentino fa la vittima, sostenendo che paga la sua origine: a noi interessa di più che la gente del suo territorio trovi la forza di ribellarsi alla Camorra»
    • Pdl e Lega hanno votato contro tranne il finiano Fabio Granata, che si è sempre astenuto: la sua lucina bianca era l’unica accesa tra tutte quelle rosse dei colleghi del Pdl. Su tutti i documenti si sono astenuti i deputati radicali. L’Udc si è astenuta sulla mozione dell’Idv.

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