Maglietta contro Fornero, Diliberto incastrato da un video

Della serie ‘cose ridicole’, grazie a Bobbyfly96 e a nomfup, oggi sappiamo che Oliviero Diliberto ha mentito sulla vicenda della maglietta contro Fornero.

Annunci

The Berlusconi Show, la rete aggira la BBC. Ecco il documentario pubblicato su Youtube.

The Berlusconi Show, il documentario BBC ora anche su Youtube. Inizialmente oscurato agli altri paesi, sembrava dovesse rimanere off limits per l’Italia. Ma la “mano invisibile” della rete si è mobilitata: ecco i sette filmati, sottotitolati in italiano, del documentario di Mark Franchetti nel quale si ricostruiscono gli ultimi dodici mesi del “Berlusconi Empire”, dallo scandalo sessuale, al compleanno di Noemi Letizia, al divorzio con la moglie Veronica Lario, alle accuse di mafia del pentito Spatuzza, al No B Day, dal quale il documentario prende le mosse.
Ne emerge il ritratto di un’Italia che “va bene così”, che tanto non cambierà mai nulla, che Berlusconi ce lo meritiamo poiché è ciò che vogliamo, lo abbiamo votato, e se lui è un corruttore, un concussore e ha una libido patologica per la sua età, bé, che importa, si tratta dell’uomo e non del “politico”, si tratta dell’immagine e non della sostanza evidentemente tascurando – con una miopia che pare già vista in passato per altri ‘despoti’ – che Egli vive proprio dell’immagine e non della sostanza.
Il documentario pare proprio orientato a rispondere alla domanda, “ma perché gli italiani si tengono Berlusconi”, con la medesima risposta che gli inglesi si diedero a proposito di Mussolini:
Churchill ammise di essere affascinato dal capo del fascismo e aggiunse: «E’ evidente a chiunque che egli pensa soltanto al bene duraturo – del popolo italiano – se io fossi italiano, sarei stato con voi fin dal principio» (CorSera).
E’ la medesima tesi che Carlo Rossella applica al piccolo duce: agli italiani Berlusconi piace. Egli è in grado di intercettare il sentimento profondo della nazione, egli vive in armonia con lo spirito di un popolo e ne persegue il “bene duraturo”. Poco importa se per sottarsi al giudizio della magistratura sui reati commessi da privato cittadino, stravolga il sistema giudiziario, l’assetto democratico, la legalità di un paese. Poco importa se per poter essere rieletto e per poter governare anche nelle amministrazioni locali, abbia messo sotto tutela tutta l’informazione televisiva, tutta la comunicazione televisiva, riducendola a un mediocre pollaio del quale ognuno ambisce a far parte, onde poter avere il proprio quarto d’ora di celebrità e così consumarsi ed esser dimenticato. La deriva videocratica è oramai un dato di fatto: ma la fattualità, la scomoda verità delle cose, è mascherata, nascosta, messa in mora dallo schermo televisivo che la sostituisce con i rassicuranti fondali celesti, rispondenti alla sola logica della distrazione di massa e della ri-produzione del consenso. Ed è Franchetti che non riesce a dare la necessaria evidenza a ciò: ovvero che la rielezione di Berlusconi, il terzo (quarto contando i rimpasti) governo di Mr b, si è reso possibile solo con la proprietà privata del mezzo televisivo e l’appropriazione di quella parte pubblica del mezzo, la Rai, attraverso il controllo indiretto del CdA, della Commissione di Vigilanza e dell’Autorità di Garanzia. Berlusconi non governa perché è semplicemente voluto dagli italiani, viceversa è Berlusconi che ha il potere di far credere agli italiani di esser necessario per loro stessi. Berlusconi si è venduto attraverso il sogno della celebrità, della ricchezza. Attraverso un grande incantesimo di massa possibile solo laddove la conoscenza ha fatto passi indietro, parecchi passi indietro. Solo laddove è avvenuta una profonda inversione nei valori e del senso del giusto.

Rai per una notte, (e)versione di Annozero

YouTube

Rai per una notte, la trasmissione completa della (e)versione di Annozero andata in onda ieri e “dimenticata” dal Tg1.

default.jpg

Rai per una notte, (e)versione di Annozero

Il passatismo di Confalonieri. Mediaset via da Google smetterà di esistere.

Se non sei su Google, non esisti. Almeno nelle prime tre pagine. Altrimenti è oblio. E se Murdoch e News Corp. minacciano di uscire dalla pagine delle notizie di Google, condannandosi a essere un nano della rete, Mediaset pensa a farsi pagare i contenuti di proprietà che poi finiscono nelle carrellate di Youtube o di Google video. Essi non sanno la portata del danno che l’uscita dal più famoso motore di ricerca gli potrà portare. Non ne hanno idea. Confalonieri ha imbeccato il governo, sostenendo che esso debba farsi promotore di iniziative legislative a tutela della proprietà intellettuale. Mediaset non lascia Youtube, ma chiede di essere pagata, o di far pagare la visione dei propri contenuti, messi in rete dagli utenti della piattaforma. Ovvero chiede una legge fatta ad hoc. File sharing e streaming video mettono a nudo il loro passatismo. Devono ricorrere al divieto per proteggere le proprie posizioni dominanti. Murdoch minaccia di uscire da Google, ma per quanto potrà resistere? Mediaset punta tutto sul diritto d’autore, un diritto che oggi ha subito trasformazioni e sta moltiplicando le proprie forme, le quali attendono solo di essere normate.
E il governo? Il ministero della Gioventù, per mano del capo gabinetto Luigi Bobbio, ha preparato un documento in cui si afferma la necessità di forme alternative e estensive della proprietà intellettuale. Addirittura il ministro Meloni si è espressa dicendo che il diritto d’autore nell’era digitale non può essere difeso erigendo barriere, bensì puntare sulla qualità dei contenuti e sulla loro disponibilità in rete a prezzi accessibili. Certamente una non soluzione. Ciò non impedisce lo scambio libero fra utenti di un servizio web. Lo scambio e l’immediata fruibilità dell’informazione sono l’asse portante del web, che così si sostanzia e si rinnova. È esattamente questo aspetto che loro non comprendono e che invece dovrebbero cercare di fare proprio. Invece continuano a vivere di una concezione separata dei ruoli autore-editore-consumatore. Il web 2.0 rivoluziona i rapporti, rompe lo schema divisorio fra produttori di contenuti e semplici utilizzatori. Nel web 2.0 si è insieme produttori e consumatori, e il diritto d’autore nella sua concezione classica, ovvero la proprietà privata, si fa neutro.

    • Il ministro della Gioventù Giorgia Meloni torna sul tema Internet e conferma sostanzialmente le parole del suo capo gabinetto Luigi Bobbio, che nelle settimane scorse ha dato voce a un documento che offre un punto di vista molto interessante sul ruolo di Internet

    • una sorta di manifesto che tocca tutti i punti critici con cui è stato trattato in Italia il tema Internet dalle autorità, uno sguardo sempre e quasi solo esclusivamente volto alla pirateria

    • Ministro Meloni che proprio oggi affronta direttamente l’argomento: "Il diritto d’autore nell’era digitale non può essere tutelato erigendo barriere: Internet non si blocca alle frontiere"

    • necessità di "fornire prodotti di alta qualità e di facile accesso da parte di tutti a prezzi ragionevoli" e "valutare ed elaborare forme nuove di tutela del diritto d’autore"

    • sembrano spingere forme alternative di difesa della proprietà intellettuale: innanzitutto Creative Commons e Software Libero, ma anche riforma del funzionamento della SIAE

    • Nel documento di Bobbio si parlava già di contenuti di qualità, e si era affrontata la questione delle nuove forme televisive e della necessità, soprattutto per la Rai, di investigare i mezzi offerti da Internet su cui i professionisti della tv di stato sarebbero rimasti colpevolmente indietro

    • "Se sono stati investiti fiumi di denaro per la tecnologia-ponte (il digitale terrestre ndr) perché non ci si decide ad investire per le nuove generazioni che già – scriveva Bobbio – guardano sempre meno la TV?

    • I motori di ricerca attivi su Internet, da Youtube a Google, devono remunerare in qualche modo i contenuti che diffondono altrimenti chi produce questi contenuti non può più investire su essi. È in sintesi il monito che giunge dal presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri

    • «Internet -spiega Confalonieri- si avvale di una parola magica che è free: se i vari Youtube e Google non riconoscono il valore della proprietà intellettuale non si può investire» sui prodotti.

    • «serve molta attenzione da parte dei regolatori, del governo, devono prendere a cuore questo problema»

    • dichiarazione rilasciata ieri sera da Luca Nicotra (Segretario dell’associazione radicale «Agorà Digitale») e Marco Cappato (Presidente, Membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani)

    • «In un mercato in cui è chiaro a tutti che, a dispetto della retorica messa in campo dall’industria dei contenuti, il contributo di maggior valore deriva dalla connettività, e non dal contenuto, lascia sbigottiti l’appello lanciato al Governo da Fedele Confalonieri affinchè difenda aziende come Mediaset da Google, Youtube, Yahoo e altri fantomatici approfittatori. Anzi, più di un appello sembra una minaccia, considerando che, proprio ieri, Mediaset ha ribadito quanto sia centrale nella sua strategia la causa che essa stessa ha intentato contro Youtube e in cui rivendica un danno di 500 milioni di euro per violazione del diritto d’autore. Confalonieri cerca di difendere un sistema bloccato, in cui i cittadini sono semplicemente audience, e la scelta dei contenuti da trasmettere è fatta da coloro che, come lo stesso Confalonieri, hanno in mano la TV generalista. A questo punto ci appelliamo a Google e Yahoo chiedendo loro di rimuovere per almeno un mese i contenuti online del gruppo Mediaset dai loro indici. Un’azione drastica, ma potrebbe essere davvero l’unico modo per aiutare a far comprendere a coloro che difendono modelli ormai superati quanto la Rete ha cambiato l’economia, anche quella dei contenuti, e quanta parte dei ricavi degli stessi produttori derivino dalla comunità di utenti che modifica e condivide»

Posted from Diigo. The rest of my favorite links are here.