Non hanno pane? Date loro i SUV. Parola di Marchionne

Asfaltato per sempre il contratto collettivo nazionale, messo a pregiudizio il diritto alla rappresentanza, instaurato il nuovo regime aziendale delle turnazioni e delle pause pranzo facoltative a fine turno; insomma, restaurato il modello operaistico di inizio novecento, dove l’operaio non è persona bensì mero fattore produttivo da applicare esclusivamente secondo criteri quantitativi di efficiacia e efficienza, ovvero l’antica menzogna del lavoro come merce, Marchionne svetta come una mannaia su tutti i lavoratori italiani.

Certo, tutti a indicare il dito: Marchionne il grande innovatore, il grande devastatore, il grande rivoluzionario. Nulla sarà come prima. L’Italia è a crescita zero, indispensabile non firmare, scrivono su Europa. Giusto firmare per salvare i posti di lavoro, questa la logica di Piero Fassino, un uomo al posto sbagliato nel momento sbagliato. Fassina, responsabile economia e lavoro del PD, braccio destro di Bersani, diverge dalla linea dei filomarchionne piddini per elaborare la tesi della “salvaguardia del lavoro ma non a scapito del diritto”: un colpo al cerchio e uno alla botte.

Marchionne, quel filubustiere: anche in Serbia lo stanno cercando e non certo per fargli dei complimenti. Gli operai della Zastava, fabbrica storica di automobili della ex Jugoslavia, comprata nel 2008 dalla Fiat al 67%, dovevano essere – secondo gli accordi – tutti riassunti. Balle: Marchionne stringe accordi per poi rimangiarseli. I lavoratori sono stati sottoposti a dei “test di qualificazione” e molti di essi non li hanno superati e per tale ragione non verranno riassunti (Finanza e Mercati, 28/12/2010, p. 8). Il governo serbo che dice? Tace, ovvio. Perché il governo serbo aveva regalato a Fiat, affinché essa spostasse la produzione della monovolume L0, scippata a Mirafiori, là, negli ex capannoni della Zastava, ben 250 milioni di euro. Gli altri 400 milioni provenivano dalla Banca Europea per gli Investimenti. La rimanenza è della Fiat. Capite? Fiat fa impresa con i soldi degli altri. Dei governi e delle banche. Un vecchio vizio che Marchionne – sì, il grande innovatore – non ha minimamente intaccato.

Pomigliano e Mirafiori non sono una casualità. Fanno parte di un progetto che Fiat teneva già in pugno nel momento dell’acquisto di Chrysler. Ebbene, Fiat anche allora ha incassato soldi da un governo, quello di Obama, a patto che Fiat riconvertisse alcune delle produzioni di Chrysler in automobili a basso impatto ambientale. Marchionne ha sciorinato dinanzi al presidente americano la vasta gamma di conoscenze di Fiat in fatto di basse emissioni inquinanti. Quali non è dato a sapersi. Forse il punto forte di tale dissertazione è stata la tecnologia motoristica al metano, che notoriamente non è una invenzione Fiat, bensì è vecchia di trent’anni. In ogni caso, che fa Marchionne? Sposta la produzione della monovolume Fiat – L0 – in Serbia, incassa i soldi del governo e della EIB mentre a Mirafiori fa produrre i Suv della Chrysler, che in America non può più fare, sennò Obama gli richiede indietro i soldi. Che strategia innovativa! Pratica la cinesizzazione delle relazioni industriali italiane al fine di produrre Suv con il marchio Chrysler da rivendere nelgi USA in barba agli accordi con Obama.

Detto questo, non serve grande acume per osservare che l’investimento nei SUV è una gran fregatura: i SUV non hanno alcun futuro sul mercato. Sono macchine costose e altamente inquinanti. Come non è ovvio dire che la contingentazione dell’orario di lavoro, le pause a fine turno, ovvero la riduzione degli spazi di recupero e di rigenerazione del lavoratore durante le fasi lavorative, vadano a diretto discapito della sicurezza qualitativa del prodotto, nonché della sicurezza del lavoratore medesimo. Si dice che l’accordo sia quanto di più necessario per far stare Fiat al passo con i tempi della globalizzazione. Sarà, ma è altrettanto vero che questo modello ha già fallito (caso della Toyota e del ritiro dal mercato di migliaia di vetture difettose). Per dirla in altre parole, Fiat Auto è senza futuro. Trasferisce i propri lavoratori in Newco che puzzano dalla testa (perché delle Newco? perché Fiat non si può chiamare Fiat e basta e invece ha mille sigle che appartengono alle mille società che Fiat fa e disfa di volta in volta a seconda di quanto salario e di quanti diritti privare i lavoratori?). Investe nei Suv. Sovraimpiega i propri lavoratori mettendo a pregiudizio la qualità dei suoi prodotti. Non ha un servizio clienti alla pari delle multinazionali estere. Soprattutto, le sue vendite sono in picchiata e non saranno le Newco di Pomigliano e Mirafiori a rilanciarle. Che dire: Fiat è un malato terminale, e non lo sa.

La Serbia verso l’UE, Fiat e Marchionne si fregano le mani

Marchionne chiede più flessibilità agli operai italiani? Dice, pesantemente, che non un euro del profitto di Fiat del 2009 proviene dall’Italia – ah! e gli incentivi? certo sono andati alla Fiat solo per la propria quota di mercato italiano; pensate, solo per il 30% – ma non dice una parola sulla Zastava. Oggi, dall’America, giunge un grido di allarme. Non già per gli operai italiani che si vedrebbero sottrarre quote impportanti di lavoro, ma perché gli americani vedono profilarsi all’orizzonte uno spettro automobilistico che per anni li ha tormentati: la Yugo.

Yugo era un progetto di auto che Fiat vendette alla Zastava, storica azienda della Yugoslavia di Tito. Fu la prima autovettura costruita al di là della cortina di ferro ad essere esportata in America. In Italia doveva sostituire la 127, ma Ghidella le preferì la Uno (che intuito). Ebbene, la Yugo in USa se la ricordano bene: è divenuta negli anni sinonimo di scarsa o nulla affidabilità.

Ora che Fiat si è appropriata di Chrysler, sta cercando di vendere, di piazzare auto italiane in ogni modo sul mercato statunitense. Il sito DriveOn ci ricorda che Fiat sta investendo milioni di euro, con lo sponsor del governo italiano e di quello serbo, proprio nell’ex stabilimento Zastava in Serbia.

Fiat in Serbia ha avuto un grosso sconto: dal governo serbo 50 mln di capitale più 150 mln in incentivi; dalle autorità locali serbe, l’esenzione dai dazi e dalle tasse locali per dieci anni; dal comune di Kragujevac, i terreni su cui sorgeranno i nuovi stabilimenti, gratis. Pensate che il governo italiano sia stato all’oscuro di tutto questo? (Yes, political, 26/07/2010).

Il governo italiano sapeva tutto ed ha incoraggiato Fiat ad investire in Serbia. L’alternativa investimento Zastava/investimento in Italia è falsa perché gli accordi sono già stati presi e Fiat è quasi pronta a produrre una monovolume in Serbia, la L0. Lo scorso 11 Ottobre, Bloomberg BusinnessWeek spiega come la Fiat abbia già presentato a funzionari del governo serbo i modelli che saranno prodotti nel sito di Kragujevac a partire dal 2012, quando sarà completata la ristrutturazione:

Un modello a cinque posti progettato per l’UE e un veicolo a sette posti che sarà venduto in UE e negli Stati Uniti saranno costruiti presso lo stabilimento Fiat a Kragujevac circa nel secondo trimestre del 2012, ha detto Mladjan Dinkic, Vice Primo Ministro della Serbia e il responsabile dell’economia  in un comunicato inviato via e-mail ieri dopo che i funzionari hanno visitato la sede della Fiat a Torino, Italia. Il progetto aumenterà di 1.433 unità i posti di lavoro di una forza lavoro esistente presso l’impianto pari 1000, e la capacità produttiva sarà pari a 200.000 vetture all’anno, con espansione a 300.000 veicoli possibilmente, ha detto il ministero. Le esportazioni dei modelli nel 2012 ammonteranno a circa 500 milioni di euro (697 milioni dollari) e l’aumento a 1,3 miliardi di euro è previsto  nel 2013, ha detto. Ciò equivarrebbe a circa il 20 per cento delle vendite all’estero della Serbia nel 2009 (Bloomberg).

Naturalmente per Fiat l’esportare i veicoli prodotti dalla Serbia all’UE rappresenta un costo. E nonostante le intemperanze dei tifosi della nazionale che sono venuti in Italia, a Genova, con intenti bellicosi non più di dieci giorni fa, è ripartito a spron battuto il processo di avvicinamento della Serbia all’Unione Europea. Non si può abbattere il costo del lavoro in Italia? Non si può nemmeno abbattere la pressione fiscale, considerato il rapporto debito/pil, il più alto d’Europa? Chi se ne importa: si investe in un paese dell’Est, là dove i diritti degli operai sono stati depennati in nome della libertà ritrovata dopo gli anni del comunismo, si ridipinge la facciata dei palazzi della politica per metterne in mostra il profondo spirito democratico che li anima (ricordate come fu deposto Milosevic? non una goccia di sangue fu sparsa ed era certamente una rivoluzione genuina e spontanea quella dei giovani serbi; ma Mladic, il macellaio dei bosniaci, è ancora a piede libero): ecco abbattuto l’ultimo diaframma che divide la Fiat Zastava dalla libera circolazione dei suoi veicoli. La Serbia in UE conviene. A Marchionne e agli Agnelli (o quel che ne resta). E il governo Berlusconi?

Il governo italiano ha caldeggiato e sposato sin dall’inizio la nuova fase dell’avventura di Fiat in Serbia. E’ nell’interesse strategico italiano (?) far riavvicinare la Serbia all’Europa. Qualcuno ha intelligentemente osservato il silenzio del ministro degli Esteri Frattini sulla sentenza di piena legittimità della dichiarazione di indipendenza del Kosovo del 2008 pronunciata nei giorni scorsi dal Tribunale Internazionale di Giustizia de L’Aia. Frattini si è esibito in seguito in un capolavoro di cerchiobottismo: sentenza giusta, ma rimanga caso isolato. Oggi ha affermato che bisogna accelerare il processo di adesione della Serbia alla Unione Europea. Ma perché il governo Berlusconi è diventato filo-serbo? Quali sono i reali interessi del nostro paese in Serbia? Ai posteri l’ardua sentenza (Yes, political, 26/07/2010).

A quanto pare, il nostro ministro degli Esteri ha fatto proprio un bel lavoro. La svolta nei negoziati con Bruxelles è avvenuta proprio oggi:

Fiat in Serbia? Era tutto scritto. Firmato: il ministro degli Esteri Frattini

Scandaloso Marchionne: gli operai di Pomigliano si dividono sull’accordo “cappio al collo” e lui che fa? Minaccia di portare le nuove produzioni della monovolume L0 in Serbia. Mirafiori si arrangi. Colpa del sindacato, fa sapere. Subito il governo corre al capezzale dell’AD Fiat ed è un profluvio di preghierine: riapriamo la trattativa, dice Epifani, trattiamo su tutto, ma proprio tutto. Per darvi un’idea, questi i titoli di oggi:

CORRIERE DELLA SERA – FIAT, I PALETTI DI BONANNI “IL CONTRATTO NON SI TOCCA”

REPUBBLICA – BOSSI: UN DANNO SE FIAT SE NE VA, TRATTIAMO

MESSAGGERO – I VINCOLI NEGLI USA SPINGONO MARCHIONNE A FARE PRESTO

STAMPA – IL GOVERNO INSISTE “FIAT GARANTISCA IL LAVORO IN ITALIA”

STAMPA – “FIAT, IL GOVERNO INTERVENGA COME HANNO FATTO GLI USA”

MATTINO – Int. a ICHINO PIETRO – ICHINO: “SBAGLIATO ACCUSARE MARCHIONNE E’ IL SISTEMA ITALIA CHE NON ATTRAE PIU’ “

MATTINO – Int. a BONANNI RAFFAELE – BONANNI: “SI’ ALLA NEWCO A POMIGLIANO MA SUI NUOVI CONTRATTI NON TRATTEREMO”

UNITA’ – Int. a DURANTE FAUSTO – “LA NEWCO E’ INUTILE FIAT ABBANDONI LA STRATEGIA DEL PRENDERE O LASCIARE”

MESSAGGERO – Int. a CAMUSSO SUSANNA – CAMUSSO: “TOCCA AL LINGOTTO FARE UN PASSO”

In serata, il ministro Sacconi ha dichiarato alla stampa che l’accordo Fiat-Mirafiori è possibile. Già, ma accordo su di che? A Mirafiori si era per caso messo in discussione il futuro dello stabilimento? Forse che questo allarmismo generalizzato in casa Fiat sia uno stratagemma per spingere il governo all’angolo? Finché c’erano gli incentivi alla rottamazione nessun problema. Si potevano aprire anche cento Pomigliano. Finiti i soldi, finito l’idilio. Se il governo non paga, allora paghino i lavoratori, questa la morale. Ma c’è dell’altro. Poiché Marchionne fa della comunicazione un uso formidabile e ciò mostra come egli sia in grado di sparigliare il campo avverso con solo un paio di annunci fasulli. Sì perché la Fiat in Serbia ci ha messo piede da tempo. Dal 2006 incassa le royalties sulla produzione della Punto Zastava 10, il clone della Punto Fiat, assemblata negli stabilimenti Zastava, la gloriosa azienda di stato di produzione di automobili yugoslava, poi solo serba. Ebbene, l’accordo che venne raggiunto nel 2005 con il governo serbo comportò lo spostamento di una liena di assemblaggio da Termini Imerese a Kragujevac. Il clone della Punto veniva comunque realizzato con semilavorati prodotti in Italia. Poi la svolta del 2008. Gli stabilimenti Zastava devono riprendere a pieno regime le produzioni. Ciò è parte fondante del nuovo corso politico della Serbia democratica del presidente filoeuropeo Boris Tadić. L’accordo con Fiat farebbe parte di una serie di più ampie collaborazioni con i nuovi partner europei volti a far emergere il paese dalla crisi conseguente alla guerra del Kosovo. Tanto più che lo scorso 30 novembre 2009 l’Unione Europea ha sbloccato l’Accordo di Associazione e Stabilizzazione facendo entrare la Serbia nella lista bianca Schengen. Ma Fiat e il governo italiano hanno fatto da “apri-pista”:

è stato firmato a Belgrado l’accordo tra Fiat e Zastava per uno dei più importanti investimenti stranieri in Serbia con la creazione di una società mista italo-serba (70% Fiat e 30% Stato serbo) per la realizzazione di un polo automobilistico a Kragujevac […] Con un investimento complessivo di circa 700 milioni di euro, l’accordo sottoscritto dall’amministratore delegato del gruppo Fiat, Sergio Marchionne, e dal vicepremier e ministro dell’Economia servo Mladjan Dinkic, formalizza gli impegni assunti con il Memorandum d’intesa del 30 aprile […] (Fiat e Zastava accordo fatto Da qui nascerà la Topolino – Motori – Repubblica.it  – 2008).

L’investimento di 700 mln equivale a quello promesso a Pomigliano da Marchionne per riportare la produzione della Fiat Panda in Italia. Le similitudini non finiscono qui: Fiat costituisce una “newco”, new corporation, una società ex novo che incopora Zastava, fatto che implica la liquidazione della vecchia società, con la messa in mobilità di tutti i suoi lavoratori e la loro successiva riassunzione nella nuova creatura, azzerando anzianità e mansioni. E’ ciò che si vorrebbe fare a Pomigliano (Bonanni oggi lo ha “caldamente consigliato” a Marchionne, come si evince dal titolo de Il Mattino, facendo intendere che la newco è il male minore). Ma non è vero che Fiat ha deciso oggi di portare la nuova monovolume L0 in Serbia. Marchionne mente, poiché nel 2008 aveva firmato un accordo che prevedeva proprio questo:

In parallelo, verranno predisposte le linee di produzione per la futura “city-car” e per la nuova auto di “fascia B” (lo stesso segmento della Punto) che l’azienda italiana si propone di immettere sul mercato mondiale, rispettivamente a partire dal 2010 e dal 2011, con un obiettivo finale di 300mila unità all’anno entro il 2011, una soglia che farebbe dell’Europa dell’Est il terzo polo produttivo della casa torinese, dopo Italia e Brasile (La Repubblica.it, cit.).

Fiat in Serbia ha avuto un grosso sconto: dal governo serbo 50 mln di capitale più 150 mln in incentivi; dalle autorità locali serbe, l’esenzione dai dazi e dalle tasse locali per dieci anni; dal comune di Kragujevac, i terreni su cui sorgeranno i nuovi stabilimenti, gratis. Pensate che il governo italiano sia stato all’oscuro di tutto questo?

Alla cerimonia di firma erano presenti il ministro degli Esteri, Franco Frattini, il presidente serbo e il premier Mirko Cvetkovic (ibidem).

Il governo italiano ha caldeggiato e sposato sin dall’inizio la nuova fase dell’avventura di Fiat in Serbia. E’ nell’interesse strategico italiano (?) far riavvicinare la Serbia all’Europa. Qualcuno ha intelligentemente osservato il silenzio del ministro degli Esteri Frattini sulla sentenza di piena legittimità della dichiarazione di indipendenza del Kosovo del 2008 pronunciata nei giorni scorsi dal Tribunale Internazionale di Giustizia de L’Aia. Frattini si è esibito in seguito in un capolavoro di cerchiobottismo: sentenza giusta, ma rimanga caso isolato. Oggi ha affermato che bisogna accelerare il processo di adesione della Serbia alla Unione Europea. Ma perché il governo Berlusconi è diventato filo-serbo? Quali sono i reali interessi del nostro paese in Serbia? Ai posteri l’ardua sentenza.

Sitografia: