Direzione PD: Fioroni e Gentiloni, dimissionari pro tempore. L’ultima ipocrisia dei MoDem

Movimento Democratico, il correntone dei 75 fedeli a Veltroni, quelli che si vedranno al Lingotto 2 nel segno del maanchismo, hanno rischiato di far capitolare il PD. In due ore sono passati dal voto contrario alla relazione del segretario, al più bieco tatticismo rifugiandosi nell’astensione. Salvifica è stata la replica di Bersani, il quale ha smussato alcuni spigoli, in ossequio alla ragion di partito che vuole che nulla accada affinché tutto si perpetui così com’è.

Insomma, lo psicodramma di oggi di Veltroni e co. è utile soltanto ad allungare il dilemma che attanaglia l’ex segretario: scissione o non scissione? L’appuntamento del Lingotto sembra fatto apposta per annunci clamorosi. Su quali critiche si sia fondata tale opposizione, è un mistero. Non uno di loro, fra Fioroni e Gentiloni, è stato in grado di dire ai giornalisti quali siano gli aspetti della linea politca di Bersani che non condividono. così Minniti, ex dalemiano poi transfuga verso i veltrones:

La relazione non e’ stata convincente perche’ non si e’ riconosciuto che il 14 dicembre ha dato un vantaggio a Berlusconi. Il Pd inoltre ha indebolito il suo profilo riformista si è trovato tra Scilla e Cariddi, tra Vendola e il Terzo Polo (Marco Minniti, l’Unità.it).

Invece, per Gentiloni i MoDem “pur apprezzando molti punti della relazione”, non condividono la linea, “soprattutto sulla Fiat”. Vuoi vedere che Veltroni sta con Marchionne ma anche con la Fiom? Continua Gentiloni: “è sbagliato continuare a inseguire il miraggio di un cartello elettorale che va da Vendola a Di Pietro fino al Terzo Polo”. Questo ha senso, ma è utopia pensare che Gentiloni sia per una alleanza con Vendola, che a rigor di logica è quella più naturale per il PD. Gentiloni, sotto sotto, propende per l’alleanza ammazza-PD con il Terzo Polo, con il quale può condividere forse soltanto la brama di vincere le prossime elezioni.

Fioroni e Gentiloni hanno poi annunciato le dimissioni, poi rientrate. I MoDem si sono astenuti e Bersani può festeggiare questa vittoria (di Pirro?). Fioroni continua a oscillare come un grosso pendolo. Soltanto qualche giorno fa, si era espresso a favore della proposta del senatore leghista Pittoni di regionalizzare le graduatorie degli insegnanti. Una fesseria che secondo il deputato PD andrebbe “approfondita”.

Ignazio Marino e Giuseppe Civati hanno anche loro, pur nella condivisione delle critiche al segretario, proposto sfaccettature diverse. Marino sul suo blog elenca in maniera sintetica quelle che per lui sono state le migliorie apportate in corso d’opera dal segretario:

  • primarie: è stato chiarito in maniera indiscutibile che non sono in discussione come strumento per rendere contendibile il partito e per selezionare la classe dirigente migliore. Si può discutere delle modalità e per questo il PD organizzerà un percorso di studio anche confrontandosi con esperienze internazionali.
  • testamento biologico: non sarà lasciato nelle mani della maggioranza che in Parlamento imposterà la discussione in modo agguerrito e con volontà di scontro. Noi avanzeremo una proposta che tenga conto di tutte le sensibilità e l’obiettivo è avere una posizione unitaria.
  • è stata condivisa la necessità di intensificare gli incontri collegiali della Direzione Nazionale.

Civati è stato accolto freddamente dalla platea, così narrano i giornali. Dice di aver evitato la sua conseuta ironia, spesso tacciata di cattivo gusto. Anche lui ha sintetizzato in tre punti la propria critica, che non ha trovato soluzioni, circa la politica di Bersani:

  • in primis, la scomparsa dell’idea di Ulivo, ovvero l’abandono delle alleanze politiche più prossime per il PD (Idv e SeL);
  • “Le primarie, dice Bersani, le vogliamo «riformare per salvarle». Formula sibillina che non chiarisce che cosa succederà nel caso di alleanze con chi le primarie non le vuole fare”;
  • questa direzione doveva essere “risolutiva, anche alla luce dei sei mesi precedenti e degli ultimi quattro passati senza che fosse mai convocata, ma alcune cose si faticano a capire, altre – purtroppo – si capiscono benissimo” (legge elettorale – alleanza con Casini) – civati

Ecco, qui si conclude questa breve rassegna sul PD a pezzi. Che dite? Siamo pronti per le elezioni?

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