Duemiladiciotto

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Continuando di questo passo, nel 2018 avremo fatto meglio dei piromani nello Yellowstone Park. Non scherzo. La cosa peggiore è che tutto ciò è frutto del più grande fraintendimento elettorale della storia (recente, recentissima e fors’anche miserrima). Perché molti degli enne-milioni elettori di Matteo Renzi, alle primarie dell’8 Dicembre scorso, erano mossi dal desiderio di riscatto, un riscatto politico ma soprattutto elettorale. Erano – hanno detto – stanchi di perdere. Di perdere contro Berlusconi.

Invece l’Uomo della Pioggia ha portato una siccità improvvisa. Dice: “via dalla palude”, ma rischia di fare il deserto intorno. Il futuro Renzi I sarà quindi il terzo governo derivato dalle alchimie di palazzo dal Novembre 2011, momento della rottura dell’ordine berlusconiano. Le elezioni, questo spauracchio, sono posticipate al mitico 2018, anno in cui tutte le riforme saranno compiute e non ci sarà più bisogno di questo commissariamento della volontà popolare.

Le riforme che ci attendono saranno fortemente punitive nei confronti dell’assetto costituzionale del 1948, inteso – secondo questa voluntas riformatrice – causa di tutte le inefficienze del paese. Via il Senato, via le Province, sostituite da assemblee di nominati. E poi, cos’altro ci attenderà? Quale dovrà essere il nostro nuovo nemico da abbattere?

Il metodo della velocità, dell’energia, della immediatezza di Matteo Renzi e della sua capacità di intercettare la volontà popolare, ha soltanto provocato la sua ulteriore compressione. Quale democrazia nella scelta di continuare una legislatura caratterizzata dalla ingovernabilità e che si è avviata solo e soltanto con una formula parecchio difforme dal progetto presentato alle urne ai propri elettori?

Tutte le criticità delle Larghe Intese ritorneranno, insolute, nel Renzi I. E allora “non ti servirà l’inglese” (F. Battiato).

 

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#8Dic – Tenetevi Liberi

Vi siete augurati le peggio cose. Nei commenti su Facebook, nelle timeline di Twitter, e via discorrendo. Quel Civati lì.

Ora che vi siete sfogati, che avete dato sfoggio alla vostra arte retorica, posso dirvi che la foga con la quale vi siete precipitati a commentare, a giudicare, era – se non altro – indirizzata male. Perché quel Civati lì avrà pur perso la battaglia, ma vi ha mostrato, in tutta la pienezza, l’ipocrisia che regge questo partito e in particolar modo il governo delle Larghe Intese. Un’ipocrisia di dimensioni garguntesche.

Neanche dinanzi ad una proposta di mozione, che Civati ha voluto discutere nel gruppo parlamentare, il Pd ha potuto scegliere. E la maggior parte dei suoi deputati si è persino sentita sollevata. Ha applaudito il Presidente del Consiglio segretario ombra (mai votato da alcuno per questo doppio incarico), ha dileggiato il contestatore, isolandolo, come si fa di solito con i diversi.

Avete, abbiamo, una occasione storica per dire a questo inossidabile gruppo dirigente che non lo vogliamo più intorno. Si chiama 8 Dicembre. Tenetevi liberi. In generale, soprattutto per gli anni che seguiranno.

Fallita la mediazione di Alfano, non resta che il baratro

L’incontro Alfano-Letta di ieri, ovvero fra presidente del Consiglio e vicepresidente (paradossale questo cortocircuito), è stato nefasto per Berlusconi. Alfano si era auto-incaricato per questa missione impossibile. Si era convinto di avere possibilità e argomenti per far propendere l’indomito Letta e il PD per l’allungamento dei tempi e il rinvio alla Consulta della legge Severino sull’incandidabilità e la decadenza, altrimenti nota come Decreto Monti. Ha fallito e probabilmente con questo vano tentativo svaniranno anche i suoi sogni di futura leadership del PdL.

Ma non è questo il punto. All’ex Cavaliere è rimasta la sola carta, la carta che voleva giocarsi già ieri, quando si è frapposto Alfano fra lui e il ‘bottone rosso’. La carta è questa: entro il 30 Agosto il governo dovrà trovare due miliardi per cancellare la rata Imu di Giugno. Basterà far dimettere i ministri prima, o in conseguenza della decisione del governo sull’Imu ed aprire la crisi non già sul voto in Giunta per le autorizzazioni, previsto per il 9 Settembre e già in odore di rinvio, bensì proprio sull’odiata tassa. Poi sarà battaglia mediatica. Videomessaggi. Telegiornali viziati dalla visione del padrone. E’ abbastanza tutto prevedibile. Letta ha tradito l’accordo del governissimo. Letta non ha cancellato l’Imu. Letta di qua, Letta di là. In realtà, il battage propagandistico è già in atto. Si svolge da teleschermi e dalle rotative con un perpetuo capovolgimento della verità, per cui uno che ha frodato il fisco viene dipinto come una vittima di ingiustizia.

In ogni caso, gli scenari in Parlamento potrebbero essere i seguenti:

ipotesi 1) il PD resta fermo nelle sue posizioni, viene votata la decadenza già il 9 Settembre, si apre la crisi, Napolitano rinvia alle Camere un Letta bis senza i berlusconiani e con qualche ministro che possa intercettare il voto radicale dei 5 Stelle, che a loro volta avranno perso una trentina fra deputati e senatori, numero minimo ma sufficiente per il PD e Letta a ricucire la crisi;

ipotesi 2) gli incappucciati (cfr. Puppato) del PD aiutano Berlusconi e la Giunta vota per il rinvio; il PD si spacca ma non del tutto, Letta può continuare a governare per alcuni mesi;

ipotesi 3) la linea dura di Berlusconi e dei falchi del PdL genera una rottura nel partito del predellino e Letta può beneficiare di venti senatori di centrodestra, passati al nemico; Letta può far valere la sua rete relazionale, vastissima e sotterranea;

ipotesi 4) le minacce di B. impediscono ai venti senatori traditori di fuoriuscire; la crisi mette al tappeto Letta e il PD che si divide di nuovo fra chi cerca un dialogo con i 5 Stelle e chi no; entra in campo Renzi, che chiama le primarie e di conseguenza le urne;

ipotesi 5) il M5S resta unito; Napolitano rifiuta di sciogliere le Camere e si dimette; caos istituzionale; il PD si divide in aula in due gruppi, i letto-franceschiniani, per responsabilità verso il paese, diventano sostenitori dell’incostituzionalità del decreto Monti; un berlusconiano viene eletto al Colle e viene predisposto un governo con il centro destra, la Lega, i letto-franceschiniani, Casini, i resti di Scelta Civica, che come primo provvedimento emetterà un decreto salvacondotto finendo per violare definitivamente lo Stato di Diritto.

Questo è un racconto fantasioso, anche se non esaustivo, delle possibili evoluzioni della crisi di governo (che vive e lotta in mezzo a noi) ricostruite attraverso le elucubrazioni giornalistiche di questi giorni. Sarà poi tanto lontano dal vero?

Mai più candido

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La sentenza è definitiva. Lo spazio per le opinioni e le interpretazioni è finalmente ridotto a zero. Ci fu evasione fiscale con frode, organizzata da Berlusconi Silvio e messa in opera per il tramite dell’Avvocato David Mills e di un sistema di società off-shore che drenavano denari dalla medesima Mediaset verso conti in nero in banche estere. L’aggravante – tutta politica – risiede nel fatto che quanto sopra veniva definito e condotto mentre Berlusconi era presidente del Consiglio. Mentre, cioè, doveva mettere in atto politiche per combattere l’evasione fiscale.

La condanna di quattro anni passata in giudicato, rimasta integra lungo i tre gradi di giudizio (a parte la pena accessoria dell’interdizione dai pubblici uffici, che dovrà essere rideterminata secondo la disciplina fiscale contenuta in una legge del 2000), dovrebbe, a questo punto, costituire impedimento perpetuo alla ricandidabilità di Berlusconi. La legge Severino, n. 190/2012, conversione del cosiddetto Decreto Anticorruzione, conteneva all’articolo 1, comma 63, una delega al Governo per la pubblicazione di un decreto legislativo recante testo unico della normativa in tema di incandidabilità, fra l’altro, alle cariche di deputato e di senatore. La delega, ricorderete, era stata soddisfatta dal governo Monti per il rotto della cuffia alla fine del 2012 con il decreto legislativo n. 235/2012.

L’articolo 1, comma 1, lettera c, prevede infatti che siano incandidabili:

c)  coloro  che  hanno  riportato  condanne  definitive  a   pene superiori  a  due  anni  di  reclusione,  per  delitti  non  colposi, consumati  o  tentati,  per  i  quali  sia  prevista  la  pena  della reclusione non inferiore nel massimo a quattro anni,  determinata  ai sensi dell’articolo 278 del codice di procedura penale (D. Lgs. 235/2012, Gazzetta Ufficiale).

E’ sufficiente questa norma per stabilire l’esclusione dalla politica in maniera definitiva di Berlusconi? Sarà probabilmente il dibattito che il paese subirà nei prossimi mesi, nel tempo che ci separa dalla ridefinizione della pena accessoria e l’approvazione della nuova legge elettorale, il cui iter è improvvisamente passato dal binario morto alla procedura d’urgenza in un batter d’ali.

Il governo Letta conosce sin da oggi la sua data di scadenza, che coinciderà – grosso modo – con il Congresso Nazionale del Partito Democratico. La stagione congressuale si aprirà mentre Berlusconi preparerà l’esilio. E Letta, oggi più che mai con le valigie pronte, molto probabilmente diventerà attore in campo, o personalmente o per mezzo di un suo candidato forte, nella battaglia congressuale.

Per dirla con un eufemismo: ne vedremo delle belle. Restate connessi (e democratici).

Il caso di Alma Shalabayeva e il silenzio della politica italiana

Un fatto che farebbe scoppiare una polemica politica infinita. Ma non in Italia. Una madre e una bambina di sei anni vengono sequestrati e letteralmente deportati in Kazakistan e in Italia né i partiti di maggioranza, né quelli di opposizione (a parte Sinistra Ecologia e Libertà), sollevano domande o dubbi in merito.

Il nome della donna è Alma Shalabayeva.  E’ stata prelevata dalla propria abitazione insieme alla figlia da venti agenti della Digos. A quanto riporta il Financial Times, né il Presidente del Consiglio, Enrico Letta, né il Ministro degli Interni, Angelino Alfano, né il ministro della Giustizia, Anna Maria Cancellieri, sarebbero stati informati dell’operazione. La donna è moglie di Mukhtar Ablyazov, un uomo d’affari kazako, fondatore (nel 1992) della Astana Holding, poi presidente della banca BTA Bank e quindi, a partire dal 2001, presidente del Partito Democratico kazako, principale oppositore di Nursultan Nazarbayev, al potere sin dal 1989 quando al vertice dello Stato Kazako vi erano i resti del locale Soviet Supremo. La presidenza di Nazarbayev è annoverata fra le più dure dittature al mondo.

Ablyazov è stato oggetto di sette indagini presso la High Court inglese, che gli sono costate in multe e sequestri almeno 3,7 miliardi di dollari. Nell’ottobre 2010, Ablyazov perse una battaglia legale e i suoi beni furono oggetto di un ordine di amministrazione controllata. La sua stessa Banca, divenuta ora JSC BTA, ha vinto una sentenza presso la medesima High Court inglese, la quale ha deciso che Ablyazov deve restituire circa altri 4 miliardi di dollari alla banca, presumibilmente sottratti negli anni dal 2005 al 2009. Nessuno dei beni è stato ancora recuperato e il signor Ablyazov nega gli illeciti. In patria è ricercato per frode. E’ fuggito dal Kazakistan nel 2009 ed ha ottenuto asilo politico nel Regno Unito solo nel 2011.

Il silenzio di Alfano è stato interpretato da alcuni come un silenzio complice: Alfano, un sodale di Berlusconi che a sua volta è stato, in un recente passato, in stretti rapporti con il discusso Nazarbayev al fine di “promuovere” le industrie italiane e i relativi investimenti. Secondo un funzionario del Ministero della Giustizia, l’operazione di rimpatrio della moglie e della figlia di Ablyazov è stata condotta nell’alveo della legge sull’Immigrazione: Alma Shalabayeva era in possesso di un passaporto falso e risiedeva illegalmente nel nostro paese. Ablyazov ha accusato Nazarbayev di aver fatto rapire sua moglie. Nessuno dei solerti funzionari della Digos si è preoccupato di valutare le conseguenze politiche e umanitarie dell’operazione di rimpatrio. Alla donna sarebbe stato impedito di comunicare con il proprio avvocato; nessuno ha previsto di chiamare un interprete per spiegare alla signora Alma Shalabayeva di cosa era accusata. Nessun giudice si è pronunciato sulla sua condizione di immigrata illegale. Questo è lo stato dello Stato di Diritto in Italia.

L’Agenzia di stampa Reuters ha citato l’ufficio del procuratore generale kazako, il quale ha affermato che la signora Shalabayeva è sotto inchiesta per concorso nella presunta corruzione di funzionari dell’immigrazione nel rilascio di passaporti ai parenti del signor Ablyazov. Ora risiede nella sua abitazione in Kazakistan. Ha firmato una specie di impegno scritto a non lasciare la città di Almaty. Che è diventata la sua prigione.

Verso Epifani: il Caminetto vince su #OccupyPD?

Sul nome di Epifani, è scritto, si sarebbe raggiunto un accordo fra le varie componenti del Partito Democratico. Quali siano le suddette componenti è – e resterà – un fitto mistero. Non è chiaro, per esempio, se quei famosi 101 del killeraggio prodiano siano una squadra coesa o – per così dire – a geometria variabile. Non è chiaro affatto se essi diventeranno fieri sostenitori dell’ex segretario CGIL oppure siano mandati in ordine sparso, irriconoscibili fra i tanti, a seminare il dubbio dopo aver palesato in pubblico la propria approvazione per il nome del ‘traghettatore’.

In ogni caso il traghettatore è stato indicato preliminarmente contando sul fatto che gli altri, gli oppositori della linea del governissimo, che sono quasi certamente più di uno ma non quei 101, non sono pienamente allineati intorno a un nome che possa essere condiviso dalla restante parte. Di fatto non c’è e non ci sarà una candidatura alternativa a quella di Epifani, pertanto i giochi si possono dire già fatti. Ancora una volta la decisione è presa altrove, non dagli organismi deputati, in questo caso l’Assemblea Nazionale, ma dalle riunioni del cosiddetto Caminetto, il gruppo ristretto dei dirigenti prescelti.

Solo il dibattito di domani potrà chiarire definitivamente se e come il PD andrà a congresso in autunno. Epifani viene etichettato come traghettatore ma l’impressione è che la scelta del suo nome sia stata molto ragionata anche se non è detto che sia ragionevole. Se l’obiettivo era quello di ricompattare il partito, in realtà la sua nomina potrebbe avere l’effetto di accentuare la polarizzazione interna fra la sinistra e i neo-democristiani.

Può il PD fondare la propria esistenza sulla dicotomia Letta-Epifani? Può Epifani rappresentare una discontinuità con la segreteria dimissionaria? E che fine ha fatto il metodo democratico?

Domani i ragazzi di #OccupyPD presidieranno il Padiglione 10 della Nuova Fiera di Roma. Proporranno 4 punti, fra i quali il congresso subito. Ma il Padiglione 10, domani, potrebbe essere sufficientemente impermeabile alle loro richieste.

Il Non Giovane

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Enrico Letta è un giovane fin da quando era giovane e faceva il giovanissimo ministro nel primo governo Prodi. Che dire, è assolutamente irrilevante l’età per prestarsi ai papocchi di governo. Non è vero che, se sei giovane, i papocchi ti riescono meglio. Inoltre, da un giovane ci si aspetterebbe una visione meno allineata con le nascoste direttive della segreteria (dimissionaria) del PD. Un papocchio come il politicissimo governo PD-Pdl richiede una dote che, ai tempi della Democrazia Cristiana, si trovava abbondante in ogni parlamentare e specie negli angoli più remoti di ogni corrente e correntina: l’ipocrisia.

Letta si è prestato a questa operazione – perché il PD si assume le sue responsabilità, come se non avesse già dato – con un malcelato sospiro di sollievo e lo ha fatto pur avendo sostenuto, senza nemmeno mezza frase di critica, il suo segretario, Pierluigi Bersani, nei cinquanta giorni del dopo elezioni, dire come un ossesso che lui al governo con Brunetta e Gasparri giammai ci sarebbe stato. Ora, questa tremenda soluzione appare sul volto sornione di Letta come una cosa assolutamente normale e naturale.

Un giovane dovrebbe essere animato, io credo, da una volontà riparatrice verso il paese e non potrebbe mai – dico mai – immischiarsi in un esecutivo insieme agli stessi soggetti che lo hanno fatto precipitare nella crisi più profonda da quando esiste questa Repubblica.

Avrete ascoltato in queste ore Brunetta avanzare le proprie richieste al neo incaricato: dovete applicare tutti i punti del nostro programma, ha detto. Fra cui, ovviamente, la restituzione dell’Imu. Se queste sono le premesse, allora abbandoniamo subito le etichette di larghe intese o simili: il PD è annichilito e questi signori prenderanno il sopravvento, definendo loro medesimi l’Agenda politica del governo. Di fatto sarà un governo del centrodestra sotto mentite spoglie. E potranno realizzare tutte le più immonde porcate legislative, tanto la colpa sarà affibbiata in toto alla parte avversa. Una soluzione più comoda non ci poteva essere. Un governo di irresponsabilità nazionale.